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Shoah: “macchia indelebile della storia”

Shoah: “macchia indelebile della storia”

SHLOMO VENEZIAun nome da ricordare


Il 1° ottobre 2012, all’età di 89 anni, è morto a Roma Shlomo Venezia, uno degli ultimi sopravvissuti alla Shoah. Internato ad Auschwitz – Birkenau, Shlomo Venezia, è stato un tenace testimone degli orrori da lui vissuti, e ne ha trasmesso la memoria alle nuove generazioni con incontri, visite guidate ad Auschwitz e con tanti suoi scritti.

“Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell’uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!”. (Benedetto XVI, dal discorso allo YAD VASHEM)

Per non dimenticare l’abisso dell’orrore messo a punto dalla follia nazista, principalmente contro il popolo ebraico, e per ricordare i sei milioni di ebrei, vittime innocenti di un regime feroce, proponiamo una nostra breve presentazione del documento vaticano: “Noi ricordiamo: Una riflessione sulla Shoah”, del 12 marzo 1998.

Giovanni Paolo II, nella lettera che accompagna il documento, ricorda innanzi tutto di avere egli stesso parlato con “profondo rammarico”, e in numerose occasioni, delle sofferenze del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale e definisce la Shoah una “macchia indelebile della storia” del nostro secolo. Non si può – aggiunge il Papa – celebrare autenticamente il Giubileo ed entrare con spirito rinnovato nel terzo millennio dell’era cristiana senza: “purificare i cuori attraverso il pentimento per gli errori e le infedeltà del passato”. Egli invita i figli e le figlie della Chiesa “a mettersi umilmente di fronte a Dio e ad esaminarsi sulle responsabilità che anch’essi hanno sui mali del nostro tempo”.

Il Papa esprime inoltre la sua “fervida speranza che il documento “Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah”, aiuti veramente a guarire le ferite delle incomprensioni ed ingiustizie del passato” affinché non sia mai più possibile in futuro “l’indicibile iniquità della Shoah”.

Giovanni Paolo II, auspica in fine che, con l’aiuto di Dio, Ebrei e Cattolici possano lavorare insieme per un mondo in cui venga rispettato il diritto alla vita e riconosciuta la dignità di ogni essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Il Documento è diviso in 5 parti:

I. La tragedia della Shoah e il dovere della memoria.

L’indicibile tragedia della Shoah, dello sterminio programmato del popolo ebraico da parte dei nazisti non potrà mai essere dimenticato! Abbiamo tutti il dovere della memoria!
Il dovere della memoria, contro qualsiasi revisionismo storico. Il dovere della memoria, perché possiamo sempre tenere presente di quali azioni abiette possa essere capace l’uomo quando disprezza l’immagine di Dio che è in lui ed in ogni altro essere umano.
Il dovere della memoria, per costruire un futuro in cui non ci sia più posto per i cosiddetti super uomini, capaci di produrre aberrazioni simili!

II. Che cosa dobbiamo ricordare?  

Dobbiamo ricordare, innanzi tutto che il popolo ebraico, a causa della sua fede nel Dio unico e per la sua adesione agli insegnamenti della Toràh, ha sempre sofferto nel corso dei secoli, tribolazioni e schiavitù. Soprattutto, il “massacro” di sei milioni di ebrei avvenuto nel nostro secolo, al centro della cristianissima Europa, “va oltre – dice il documento – la capacità di espressione delle parole”.

III. Le relazioni tra ebrei e cristiani.

Nella terza parte, il documento vaticano rileva il bilancio negativo delle relazioni tra ebrei e cristiani durante duemila anni di storia del cristianesimo, e parla di “gruppi esagitati di cristiani” che, quando il cristianesimo diventò in diverse nazioni religione di stato, di maggioranza, distruggevano templi pagani e sinagoghe. Ci sono state, inoltre, erronee interpretazioni del Nuovo Testamento – fermamente condannate dal Concilio Vaticano II – che, fino ai giorni nostri, hanno generato ostilità verso gli ebrei.

Discriminazione generalizzata, antigiudaismo, diffidenza, violenze, saccheggi e massacri degli ebrei da parte dei cristiani che “predicavano l’amore verso tutti, compresi i nemici”. Minoranza ebraica presa come capro espiatorio!

Viene ricordato che il razzismo propugnato dal nazionalsocialismo in Germania è stato condannato da parte della Chiesa cattolica di quella nazione. Con la sua Enciclica in lingua tedesca, Mit brennender Sorge, Pio XI aveva condannato l’antisemitismo come inaccettabile… “Spiritualmente siamo tutti semiti!”, aveva detto (6 settembre 1938). La prima Enciclica di Pio XII, Summi Pontificatus, del 20 ottobre 1939, metteva in guardia contro il razzismo e la deificazione dello Stato che potevano condurre all’ “ora delle tenebre”.

Il punto più controverso dell’intero documento è proprio quello in cui si parla di Pio XII. Ci sono state molte contestazioni e obiezioni al riguardo. A questo proposito, ricordiamo quanto ha detto il Cardinal Cassidy in una sua Conferenza stampa a Londra: “Noi non diciamo che questa sia l’ultima parola sui vescovi tedeschi e neanche su Pio XII… Quello che noi diciamo (di Pio XII) è che non fu lui il “cattivo” (di questa storia). Toccherà alla storia giudicare se abbia fatto o no tutto quello che avrebbe dovuto fare.” (Avvenire, 14 maggio ’98).

IV. Antisemitismo nazista e la Shoah.

Il documento Vaticano spiega la differenza tra “l’antisemitismo, basato su teorie contrarie al costante insegnamento della Chiesa circa l’unità del genere umano…e i sentimenti di sospetto e di ostilità perduranti da secoli che chiamiamo antigiudaismo, dei quali purtroppo, anche dei cristiani sono stati colpevoli”.

Il “costante insegnamento della Chiesa circa l’unità del genere umano” ha le sue radici nel Primo Testamento: tutti discendiamo da un unico uomo, Adàm , affinché nessun essere umano possa ritenersi superiore ad un altro; è quanto i rabbini insegnano da secoli! E’ scritto nella Torà!

Riguardo all’antigiudaismo, dire semplicemente che “purtroppo, anche dei cristiani sono stati colpevoli”, ci sembra veramente riduttivo! Al posto di “purtroppo”, sarebbe stato meglio dire: “soprattutto”. Pensiamo alle prediche antigiudaiche dei Padri della Chiesa; all’insegnamento del disprezzo e della “sostituzione”; alle “sacre” rappresentazioni del Venerdì Santo e ad altro ancora.

La decisione del regime nazionalsocialista di sterminare l’intero popolo ebraico fu, secondo il documento, “opera di un tipico regime moderno neopagano. Il suo antisemitismo aveva le proprie radici fuori del cristianesimo e, nel perseguire i propri scopi, non esitò ad opporsi alla Chiesa perseguitandone pure i membri”.

A questo punto, il documento si domanda quale peso abbiano potuto avere i pregiudizi antiebraici nella persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti: “Il sentimento antigiudaico rese forse i cristiani meno sensibili, o perfino indifferenti, alle persecuzioni lanciate contro gli ebrei dal nazionalsocialismo quando raggiunse il potere?”.

E’ una domanda questa sempre attuale. Certi sentimenti non sono facili da estirpare, sono come alcuni virus latenti nei portatori sani che possono scatenarsi all’improvviso e causare la morte.

Abbiamo tuttavia il dovere di ricordare che molti cristiani, anche a rischio della propria vita, hanno salvato un gran numero di fratelli ebrei dalla deportazione e dalla morte. Il documento cita giustamente quanto è stato fatto da vescovi, preti, religiosi, laici, e dallo stesso Pio XII, per salvare centinaia di migliaia di vite di ebrei. Dopo avere citato la condanna dell’antisemitismo espressa dalla Dichiarazione del Concilio Vaticano II, Nostra Aetate , il documento sulla Shoah cita le parole che Giovanni Paolo II aveva rivolto alla Comunità ebraica di Strasburgo: “Ribadisco nuovamente insieme con voi la più ferma condanna di ogni antisemitismo e di ogni razzismo, che si oppongono ai principi del cristianesimo”.

V. Guardando insieme ad un futuro comune.
 

La quinta ed ultima parte del documento vaticano, inizia con un pressante invito rivolto ai cattolici affinché rinnovino “la consapevolezza delle radici ebraiche della loro fede”; ricorda che “gli ebrei sono nostri cari ed amati fratelli”, ed esprime infine il “profondo rammarico (della Chiesa) per le mancanze dei suoi figli e delle sue figlie in ogni epoca”. Si tratta – ribadisce l’importante documento – di un dovuto e profondo atto di pentimento, per “trasformare la consapevolezza dei peccati del passato in fermo impegno per un nuovo futuro nel quale non ci sia più sentimento antigiudaico tra i cristiani e sentimento anticristiano tra gli ebrei”.  

Vittoria Scanu 




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Giorno della Memoria: 27-28 – Aprile 2014

Giorno della Memoria: 27-28 – Aprile 2014


Nel “giorno della Memoria della Shoah” la Chiesa di Roma dichiara santi due papi amici del popolo ebraico: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Discorso pronunciato da papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita in Terra d’Israele.

Gerusalemme: Mausoleo della Memoria “Yad Vashem”


Le parole dell’antico Salmo sgorgano dal nostro cuore:


Sono diventato un rifiuto.
Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.
Ma io confido in te, Signore; dico: ‘tu sei il mio Dio’
(Sal 31, 13-15). 

 
1. In questo luogo della memoria, la mente, il cuore e l’anima provano un estremo bisogno di silenzio. Silenzio nel quale ricordare. Silenzio nel quale cercare di dare un senso ai ricordi che ritornano impetuosi. Silenzio perché non vi sono parole abbastanza forti per deplorare la terribile tragedia della Shoah. Io stesso ho ricordi personali di tutto ciò che avvenne quando i Nazisti occuparono la Polonia durante la Guerra. Ricordo i miei amici e vicini ebrei, alcuni dei quali sono morti, mentre altri sono sopravvissuti.

Sono venuto a Yad Vashem per rendere omaggio ai milioni di Ebrei che, privati di tutto, in particolare della loro dignità umana, furono uccisi nell’Olocausto. Più di mezzo secolo è passato, ma i ricordi permangono.

Qui, come ad Auschwitz e in molti altri luoghi in Europa, siamo sopraffatti dall’eco dei lamenti strazianti di così tante persone. Uomini, donne e bambini gridano a noi dagli abissi dell’orrore che hanno conosciuto. Come possiamo non prestare attenzione al loro grido? Nessuno può dimenticare o ignorare quanto accadde. Nessuno può sminuirne la sua dimensione.

2. Noi vogliamo ricordare. Vogliamo però ricordare per uno scopo, ossia per assicurare che mai più il male prevarrà, come avvenne per milioni di vittime innocenti del Nazismo.

Come potè l’uomo provare un tale disprezzo per l’uomo? Perché era arrivato al punto di disprezzare Dio. Solo un’ideologia senza Dio poteva programmare e portare a termine lo sterminio di un intero popolo.

L’onore reso ai «gentili giusti» dallo Stato di Israele a Yad Vashem per aver agito eroicamente per salvare Ebrei, a volte fino all’offerta della propria vita, è una dimostrazione che neppure nell’ora più buia tutte le luci si sono spente. Per questo i Salmi, e l’intera Bibbia, sebbene consapevoli della capacità umana di compiere il male, proclamano che non sarà il male ad avere l’ultima parola. Dagli abissi della sofferenza e del dolore, il cuore del credente grida: «io confido in te, Signore; dico: ‘tu sei il mio Dio’ (Sal 31, 14).

3. Ebrei e Cristiani condividono un immenso patrimonio spirituale, che deriva dall’autorivelazione di Dio. I nostri insegnamenti religiosi e le nostre esperienze spirituali esigono da noi che sconfiggiamo il male con il bene. Noi ricordiamo, ma senza alcun desiderio di vendetta né come un incentivo all’odio. Per noi ricordare significa pregare per la pace e la giustizia e impegnarci per la loro causa. Solo un mondo in pace, con giustizia per tutti, potrà evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato.

Come Vescovo di Roma e Successore dell’Apostolo Pietro, assicuro il popolo ebraico che la Chiesa cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell’amore e non da considerazioni politiche, è profondamente rattristata per l’odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo. La Chiesa rifiuta ogni forma di razzismo come una negazione dell’immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano (cfr Gn 1, 26).

4. In questo luogo di solenne memoria, prego ferventemente che il nostro dolore per la tragedia sofferta dal popolo ebraico nel XX secolo conduca a un nuovo rapporto fra Cristiani ed Ebrei. Costruiamo un futuro nuovo nel quale non vi siano più sentimenti antiebraici fra i Cristiani o sentimenti anticristiani fra gli Ebrei, ma piuttosto il reciproco rispetto richiesto a coloro che adorano l’unico Creatore e Signore e guardano ad Abramo come il comune padre nella fede (cfr Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, V).

Il mondo deve prestare attenzione al monito che proviene dalle vittime dell’Olocausto e dalla testimonianza dei superstiti. Qui a Yad Vashem, la memoria è viva e arde nel nostro animo. Essa ci fa gridare:

«Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
io confido in te, Signore; dico: ‘tu sei il mio Dio’
(Sal 31, 13-15).


Giovedì, 23 Marzo 2000  © Copyright 2000 – Libreria Editrice Vaticana

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Viaggio in Israele del Patriarca ortodosso di Mosca

Viaggio in Israele del Patriarca ortodosso di Mosca

Una visita di rilevanza storica

Il Patriarca Kirill  e  Shimon Peres

 

Dal 9 al 14 novembre ha avuto luogo la visita in Israele del Patriarca ortodosso di Mosca, Kirill. “A livello religioso, è la visita più importante che un capo di una Chiesa effettua in Israele, dopo la visita di Benedetto XVI nel 2009” – ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Ygal Palmor. In Israele vive un numero rilevante di cittadini  provenienti dall’ex Unione sovietica. 


 

Allo Yad Vashem sono state ricordate le vittime della Seconda Guerra Mondiale

 

Visitando il Museo della Memoria, il Patriarca Kirill ha invitato i popoli della Russia e di Israele a “ricordare la tragedia della Seconda guerra mondiale, pregare per le vittime della guerra e non dimenticare mai le lezioni della storia”. Il Patriarca ortodosso ha poi aggiunto: “Sono felice di sapere che qui vengono ricordati anche i nomi di quelli che si sacrificarono per salvare il popolo ebraico. Proprio in questo luogo vorrei ricordare i soldati dell’Armata Rossa che salvarono il mondo dalla peste nazista. Insieme ai sei milioni di ebrei vorrei ricordare anche 27 milioni di cittadini sovietici, tra cui anche degli ebrei, che a prezzo della loro vita difesero il mondo e l’Europa dal potere nazista”.

Il presidente di Israele, Shimon Peres, rivolgendosi al Patriarca ha detto che ricordando la Shoah gli israeliani ricordano con gratitudine anche il ruolo che la Russia ha svolto durante la Seconda guerra mondiale:“Insieme ai paesi alleati la Russia ha vinto la Seconda guerra mondiale, pagando il prezzo più alto: quasi 30 milioni di vite umane. E’ stata la Russia a sferrare il colpo decisivo alla Germania di Hitler, salvando il mondo dalla tragedia senza precedenti, e all’Armata Rossa noi porgiamo tutto il nostro rispetto”. 

 

 

Gerusalemme – Yad Vashem
Il Patriarca di Mosca Kirill e  il Patriarca ortodosso di Gerusalemme Teofilo III
rendono omaggio alle vittime della Seconda Guerra Mondiale




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SHOAH / RICHARD WILLIAMSON

SHOAH / RICHARD WILLIAMSON

Yad Vashem , Museo della Memoria

Vescovo negazionista espulso dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X

Mons. Richard Williamson, noto per essere stato sulle prime pagine della stampa internazionale a causa delle sue posizioni antisemite e negazioniste, è stato espulso dalla Fraternità San Pio X, con un comunicato del Consiglio generale della Fraternità, pubblicato mercoledì 24 ottobre 2012 a Menzingen (Svizzera), sede della casa generalizia del movimento fondato da monsignor Marcel Lefebvre.

“Mons. Richard Williamson” – così inizia il comunicato – “avendo preso le sue distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità sacerdotale San Pio X da diversi anni, e rifiutando di manifestare il rispetto e l’ubbidienza dovuti ai suoi superiori legittimi, è stato dichiarato escluso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per decisione del Superiore generale e del suo Consiglio”. Il comunicato precisa inoltre: “Per sottomettersi gli era stata accordata un’ultima proroga, al termine della quale ha annunciato la diffusione di una ‘lettera aperta’, in cui domanda al Superiore generale di dimettersi”.

Williamson è uno dei quattro vescovi lefebvriani a cui papa Benedetto XVI aveva rimosso la scomunica imposta nel 1988. In una intervista, trasmessa dalla televisione di Stato svedese il 21 gennaio 2009, il presule negazionista aveva dichiarato: “Io credo che le prove storiche siano fortemente in contrasto con l’idea che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere a gas, a seguito di un’indicazione di Adolf Hitler. Io credo che non siano esistite le camere a gas”.
V.S.

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