Tag: Tempio Maggiore

13 aprile 1986/13 aprile 2013

13 aprile 1986/13 aprile 2013

                  Un anniversario da non dimenticare

Giovanni Paolo II e il Rabbino Elio Toaff

 

Ventisette anni fa, alle ore 17, Papa Giovanni Paolo II giungeva al Tempio Maggiore di Roma, dove veniva accolto dalle autorità ebraiche e dal Rabbino Capo Prof. Elio Toaff. Dopo duemila anni, il vescovo di Roma, successore di san Pietro, entrava ufficialmente in una Sinagoga. Incontro storico, indimenticabile. Inizio di un’era nuova nei rapporti ebraico-cristiani.

 

 

Svolgimento della cerimonia

All’ingresso del Papa in Sinagoga viene cantato il Salmo 150 “Lodate il Signore nel suo Santuario”, col ritornello dell’Alleluia ripetuto più volte e accompagnato dall’organo.

Applausi dei presenti.

Saliti alla Tevah, Il Papa e il Rabbino Capo si siedono e si dispongono all’ascolto di un brano della Torah. Il Rabbino Vittorio Della Rocca legge in ebraico Genesi 15 (Dio promette ad Abramo una grande discendenza). Lo stesso brano viene poi letto in italiano dal Chazzan.

Il Rabbino Della Rocca legge ora in ebraico il brano del Profeta Michea (Cap.4) :”Venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe…”. Lo stesso brano viene poi letto in italiano dal Chazzan.

Segue il benvenuto al Papa del Presidente della Comunità ebraica, che illustra la storia bimillenaria della Comunità romana.

Prende ora la parola il Rabbino Capo Toaff.

Segue il Discorso del Papa che termina con le parole in ebraico del Salmo 118 “Celebrate il Signore perché è buono: perché eterna è la sua misericordia”, che Giovanni Paolo II ha pronunciato in ebraico.

Il Rabbino Toaff conclude con le parole del Salmo dei gradini di David (124) : “Sia benedetto il Signore, che non ci ha lasciati in pasto ai loro denti. Noi siamo stati liberati… Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra”.

Il coro del Tempio intona il canto che gli ebrei cantavano andando incontro alla morte nei campi di sterminio nazisti: “Anì maamìn” (Io credo con fede certa nella venuta del Messia).

Il Rabbino Toaff invita ora i presenti a fare un momento di silenzio e di preghiera, “perché la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli”.

Dopo il silenzio, il Chazzan legge il Salmo 16 “Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio…”.

Ora il Coro canta lo stesso salmo in ebraico. Il Papa, i cardinali e i rabbini ascoltano stando in piedi sulla Tevah.

La cerimonia pubblica termina con l’abbraccio fraterno tra il Papa e il Rabbino Toaff, mentre il pubblico presente applaude calorosamente.


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Progetto Davka

Progetto Davka

I-Tal-Iah

Risvegli nella rugiada divina


Il titolo del nuovo CD dell’ensemble “Progetto Davka” rievoca il peculiare universo della tradizione musicale e liturgica degli Ebrei italiani, unendolo all’auspicio di un “risveglio”. Questi sono infatti gli intenti del nuovo album secondo Maurizio di Veroli, l’ispiratore del progetto: «La raccolta di 8 brani di ispirazione liturgica propone un risveglio culturale/cultuale per testimoniare un impegno spirituale nella evoluzione musicale che non è cambiamento o frattura ma rinnovamento nel solco della tradizione. Il testo della liturgia viene pienamente accolto senza tradire la melodia originale ma con arrangiamenti ispirati a sensibilità musicali e contesti esecutivi diversi».

Come altri giovani cantori sinagogali e musicisti, anche Maurizio di Veroli intende colmare le distanze generazionali nella musica, scegliendo di accogliere le avanguardie contemporanee allo stesso modo in cui a loro tempo avevano fatto i compositori di musica ebraica in Italia nel Novecento, con repertori che oggi sono inseriti nel culto.

La tradizione corale interpretativa nel Tempio Maggiore di Roma, ad esempio, si è più volte rinnovata. Con la sua inaugurazione, dall’inizio del XX secolo si creò un’unica liturgia anche corale che accolse e integrò le tradizioni liturgiche delle preesistenti Scole senza essere impermeabile a quanto di nuovo veniva via via proposto e composto in contesti musicali anche non ebraici.

Nelle sinagoghe di rito italiano si esegue oggi un repertorio in parte ottocentesco e novecentesco, non esente da contaminazioni di origine diversa, talvolta con mera trasposizione di testi di poesia liturgica su brani di tradizione musicale di diversa provenienza che il coro esegue con opportuni adattamenti.

Le partiture elaborate per questo CD includono percussioni, strumenti a corda e a fiato. Arrangiamenti e ritmi sono rinnovati, ma pur sempre riconoscibili. Ricerche condotte nell’Archivio storico della Comunità ebraica di Roma hanno consentito la selezione, all’interno di repertori consolidati, dei pezzi ritenuti più adatti a questa sperimentazione. Brani come Maskil Shir Yedidot; A-donai Mi Yagur, Yom ha- Shishi, Ve Ata Israel Avdì vengono proposti in una versione diversa rispetto a quella sinagogale romana solo per l’introduzione di strumenti diversi dall’usuale organo, ovvero voce, piano e clarinetto. In Veshameru, e Imloch Bachurim le percussioni, anche etniche, costituiscono il basso continuo della melodia. In Halleluja si è scelto di valorizzare i toni gioiosi del testo, alleggerendoli dalla solennità delle esecuzioni consuete.

Un brano, composto dal Maestro Elio Piattelli, sia il Suo ricordo in benedizione, è dedicato a Stefano Gay Tachè, vittima dell’attentato dell’autunno 1982 al Tempio Maggiore di Roma: ancora un richiamo, ancora un risveglio ma, questa volta, sui temi dell’antisemitismo e del terrorismo. La partitura originale è stata rielaborata dal “Progetto DAVKA” accennando in esordio le note di Les feuilles mortes, canzone composta da J. Kosma per versi di J. Prevert.

L’ensemble si avvale della collaborazione di Luana Mariani, come pianista e per la stesura degli arrangiamenti, del clarinettista Massimo Montagnolo per la parte jazzistica e del percussionista Tiziano Carfora che ha arricchito le esecuzioni con la sua conoscenza delle percussioni etniche

Marco Cassuto Morselli

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