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Roma. Giovedì 9 luglio 2020, ore 17.00 Museo Storico della Liberazione, via Tasso, 145.

Roma. Giovedì 9 luglio 2020, ore 17.00 Museo Storico della Liberazione, via Tasso, 145.

Tor Vergata Università degli Studi di Roma

in collaborazione con

Museo Storico della Liberazione, Roma

Comune di Roma

Comunità Ebraica di Roma

Presentazione di

Il corpo e il nome.

Inventario della Commissione tecnica medico-legale

per l’identificazione delle vittime delle Fosse Ardeatine (1944-1963)

di Alessia A. Glielmi,

con contributi di

Raffaele Camposanto, Silvia Haia Antonucci, Martino Contu,

Roma, Viella, 2020,

primo numero della Collana del

Centro Romano di Studi sull’Ebraismo (CeRSE) Università di Roma “Tor Vergata”

Giovedì 9 luglio 2020, ore 17.00

Museo Storico della Liberazione, Via Tasso 145, Roma

Introduzione ai lavori

Lucia Ceci

Professoressa di Storia contemporanea e direttrice del CeRSE  (Università di Roma “Tor Vergata”)

Saluti

Antonio Parisella

Presidente del Museo Storico della Liberazione

Ruth Dureghello

Presidente della Comunità ebraica di Roma

Giorgio Adamo

Direttore Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società

(Università di Roma “Tor Vergata”)

Interventi

Marielisa Rossi

già prof.ssa di Bibliografia (Università di Roma “Tor Vergata”)

Claudio Procaccia

Direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali (DiBAC) della Comunità Ebraica di Roma

Raffaele Camposano

Direttore Ufficio Storico della Polizia di Stato

Gilberto Corbellini

Professore di Storia della Medicina presso Università Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento Scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche

Lutz Klinkhammer

Storico e vicedirettore dell’Istituto Storico Germanico di Roma

Illustrazione dell’Accordo scientifico stipulato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche

e l’Ufficio Storico della Polizia di Stato con Alessia A. Glielmi e Maurizio Vitale.

Conferimento del Premio CeRSE 2019 alla dott.ssa Stefania Ragaù per la tesi di dottorato

“Le utopie di Sion tra messianismo e sionismo nell’Europa di fine Ottocento e inizio Novecento”

Sarà presente l’Autrice Alessia A. Glielmi, Responsabile degli archivi del CNR e del Museo storico della Liberazione, docente presso l’Università di Roma “Tor Vergata”

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Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

Mercoledì 19 giugno 2019, ore 17

Biblioteca Comunale, via della Repubblica 26, Subiaco

 Comunità Ebraica di Roma      –       Comune di Subiaco

Chi salva una vita, salva un mondo intero (Talmud Sanhedrin 37a)

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

 —

Saluti

Francesco Pelliccia (Sindaco di Subiaco)

Mons. Mauro Parmeggiani (Vescovo di Tivoli e di Palestrina)

Rav Riccardo Di Segni (Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma)

Ruth Dureghello (Presidente della Comunità Ebraica di Roma)

 

Interventi

Tommaso Dell’Era (Università degli Studi della Tuscia): il contesto storico

Fabrizio Lollobrigida (giornalista): Mons. Igino Roscetti

— 

Le testimonianze:

Lettura di alcuni passi tratti dal manoscritto di Mons. Igino Roscetti

Laura Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti):

testimonianza riportata da Silvia Haia Antonucci

(Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”)

Sandra Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti)

— 

Modera

Claudio Procaccia (Direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali

della Comunità Ebraica di Roma)

 —

Saranno presenti Elena e Anna Fedeli (nipoti di Mons. Igino Roscetti)

 

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Ruth Dureghello: “La Fede non genera odio, non sparge sangue, richiama al dialogo”

Ruth Dureghello: “La Fede non genera odio, non sparge sangue, richiama al dialogo”

Ruth Dureghello
Auguri di Pace e prosperità

a tutto il popolo santo d’Israele.

BUON ANNO 5777 (2016-2017)

SHANA’ TOVA’ !








In occasione del Capodanno ebraico “ROSH HaSHANA’ 5777” , pubblichiamo per intero l’intervento di Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, tenuto domenica 17 gennaio 2016, durante la visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma, parole di pace e verità per la costruzione di un mondo migliore.
“Sono emozionata nel dare il benvenuto mio, e di tutta la Comunità Ebraica di Roma a Lei, Papa Francesco, terzo Pontefice a varcare la soglia del nostro Tempio Maggiore la cui distanza da S. Pietro seppur breve, è sembrata per secoli incolmabile. L’incontro odierno dimostra che il dialogo tra le grandi fedi è possibile, un impegno volto a garantire accoglienza, pace e libertà per ogni essere umano.
Questo impegno comune si è concretizzato per la prima volta il 13 aprile 1986 con la storica visita di un Papa in questa Sinagoga. Se oggi siamo qui è grazie a due grandi del nostro tempo e soprattutto grazie al loro coraggio: Giovanni Paolo II ed Elio Toaff zl. Che la loro memoria sia di benedizione.
Il 17 Gennaio del 2010 quel gesto si è rinnovato dando il segno della continuità dei rapporti di amicizia tra le due sponde del Tevere ed è per questo che un caloroso saluto voglio indirizzarlo al Papa Emerito Benedetto XVI.

Oggi scriviamo ancora una volta la storia.

Più di mezzo secolo fa incontri come quello al quale partecipiamo oggi sarebbero stati difficili da immaginare. Il Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, concepì la dichiarazione Nostra Aetate aprendo le porte di un nuovo percorso all’insegna del dialogo. Percorso che, a 50 anni di distanza, continua con la produzione di nuovi documenti, anche grazie alla Commissione Vaticana per i Rapporti con l’Ebraismo.

La Sua visita non porta con sé il segno dei ritualismi. È una tappa importante, in un momento delicato in cui le religioni devono rivendicare uno spazio nella discussione pubblica per contribuire alla crescita morale e civile della società.
Mi sento di poter dire che ebrei e cattolici, a partire da Roma, debbono sforzarsi di trovare assieme soluzioni condivise per combattere i mali del nostro tempo. Abbiamo la responsabilità di rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore per i nostri figli.

Come sappiamo Roma ha un ruolo universale. Gli ebrei sono qui da ormai 22 secoli. La nostra Comunità, che ha vissuto una storia straordinaria di sopravvivenza dell’identità nonostante le discriminazioni e le persecuzioni, è una comunità vivace, attiva e complessa. In questa Sinagoga, simbolo dell’emancipazione politica della nostra Comunità, dopo la segregazione perdurata per quasi quattrocento anni, sono oggi presenti le tante espressioni dell’ebraismo romano, italiano e internazionale.
Gli Enti Ebraici sono istituzioni con radici antiche e tradizioni solide che rappresentano un ebraismo impegnato, nei secoli, al sostegno dei bisognosi, alla cura dei malati e degli anziani e, soprattutto, all’educazione dei figli e delle nuove generazioni. Persone, nella stragrande maggioranza volontari, che lavorano ogni giorno silenziosamente, con o senza ruoli ufficiali, per tenere viva una Comunità che è il mio più grande orgoglio ed è un grande orgoglio per tutta la città.

Lei, Papa Francesco, ha dimostrato da sempre un’amicizia con il mondo ebraico. Dall’Argentina ha portato con sé un bagaglio di rapporti saldi con l’Ebraismo, ribaditi fin dai primi atti del suo pontificato. Voglio ricordare due momenti in cui mi sono sentita particolarmente toccata dalle sue parole. Il primo, quando, durante la visita della delegazione di questa Comunità in Vaticano, l’11 ottobre del 2013, al quale ho avuto l’onore di partecipare, Lei si è rivolto al nostro Rabbino Capo dicendo che “un cristiano non può essere antisemita. L’antisemitismo sia bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna”. Il secondo, quando incontrando poche settimane fa il Presidente del World Jewish Congress, ha detto che “attaccare gli ebrei è antisemitismo, ma anche un attacco deliberato a Israele è antisemitismo”. Lo ribadisco perché questa Comunità,   come tutte le comunità ebraiche nel mondo, ha un rapporto identitario con Israele. Siamo italiani, profondamente orgogliosi di esserlo e allo stesso tempo siamo parte del Popolo di Israele.  È attraverso le sue parole che riaffermo con forza che l’antisionismo è la forma più moderna di antisemitismo.


Il Suo viaggio in Israele, e nella sua capitale Gerusalemme, è stato un atto per noi importante. Anche in quell’occasione Lei ha usato parole di profondo rispetto per lo Stato Ebraico auspicando che possa vivere in pace e sicurezza.
Per vedere tutto questo realizzato, dobbiamo ricordare che la pace non si conquista seminando il terrore con i coltelli in mano, non si conquista versando sangue nelle strade di Gerusalemme, di Tel Aviv, di Ytamar, di Beth Shemesh e di Sderot. Non si conquista scavando tunnel, non si conquista lanciando missili. Possiamo affrontare un processo di pace contando i morti del terrorismo? No. Tutti noi dobbiamo dire al terrorismo di fermarsi. Non solo al terrorismo di Madrid, di Londra, di Bruxelles e di Parigi, ma anche a quello che colpisce ormai tutti i giorni Israele. Il terrorismo non ha mai giustificazioni.

La lezione dell’odio che porta solo morte è davanti agli occhi di tutti. Lo insegna la storia recente e quella meno recente. Lo ha visto Lei con i suoi occhi a Buenos Aires che ha conosciuto il terrore   antisemita il 18 luglio del 1994: ottantacinque morti e oltre duecento feriti.

Molti si chiedono se il terrorismo islamico colpirà mai Roma. Signori, Roma è già stata colpita. Un solo nome: Stefano Gaj Taché z.l, due anni, 9 ottobre 1982, ucciso da un commando di terroristi palestinesi. Ringrazio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per aver onorato la memoria del piccolo Stefano ricordandolo nel suo discorso d’insediamento a Camere riunite e il Presidente Giorgio Napolitano per averlo inserito tra le vittime italiane del terrorismo.

L’odio che nasce dal razzismo e trova il suo fondamento nel pregiudizio o peggio usa le parole ed il nome di D-o per uccidere, merita sempre il nostro sdegno e la nostra ferma condanna.

Papa Francesco, oggi abbiamo una grande responsabilità di fronte al mondo. Di fronte al sangue sparso dal terrore in Europa e in Medio Oriente, di fronte al sangue dei cristiani perseguitati e agli attentati perpetrati contro civili inermi, anche all’interno dello stesso mondo arabo, di fronte agli   orrendi crimini compiuti contro le donne. Non possiamo essere spettatori. Non possiamo restare indifferenti. Non possiamo cadere negli stessi errori del passato, fatti di silenzi assordanti e teste voltate. Uomini e donne che rimasero immobili davanti a vagoni stipati di ebrei spediti nei forni   crematori. Eccoli, oggi in prima fila i nostri sopravvissuti alla tragedia della Shoah a ricordarci che la Memoria non è un esercizio di autoconsolazione per riparare agli orrori commessi. La Memoria del più grande genocidio della Storia dell’Uomo la teniamo viva affinché nulla di simile possa ripetersi. Questo il nostro impegno più grande per il futuro e per le nuove generazioni.
Con questa visita Ebrei e Cattolici lanciano oggi un messaggio nuovo rispetto alle tragedie che hanno riempito le cronache degli ultimi mesi.  
La Fede non genera odio, la Fede non sparge sangue, la Fede richiama al dialogo.
Una convivenza ispirata all’accoglienza, alla pace e alla libertà in cui si impari a rispettare, ciascuno con la propria identità, l’altro. Come oggi qui a Roma, così in ogni luogo. Siamo certi che questa consapevolezza, che non appartiene esclusivamente alle nostre religioni, possa trovare la collaborazione anche dell’Islam. La nostra speranza è che questo messaggio giunga ai tanti Musulmani che condividono con noi la responsabilità di migliorare il mondo in cui viviamo. Insieme possiamo farcela.

Shalom Papa Francesco, Shalom a tutti voi”.

a cura di Per Amore di Gerusalemme

Discorso tratto da: www.mosaico-cem.it

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