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Don Nicola Bux: “Nella Chiesa serpeggia l’ateismo”.

Don Nicola Bux: “Nella Chiesa serpeggia l’ateismo”.

Nella Chiesa serpeggia l’ateismo: ecco il duro atto di accusa di don Nicola Bux, noto teologo, affermato liturgista ed ascoltato collaboratore del Papa Emerito Benedetto XVI, in questa intervista che ci ha rilasciato.

Nel corso della omelia della Messa di San Giuseppe, Lei ha parlato di uomini di Chiesa che non credono più. A chi e che cosa si riferiva?

“ Al fenomeno di pastori della Chiesa che si occupano dei vari ambiti di cui si occupa uno stato o una organizzazione di stati (lavoro, legalità, ambiente, migrazioni…) e trascurano la missione per cui la Chiesa è stata costituita e inviata nel mondo da nostro Signore Gesù Cristo: fare discepole tutte le nazioni e battezzarle nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Se la legge suprema della Chiesa è di dare gloria a Dio e di salvare le anime, sembra che molti pastori si preoccupino solo di glorificare l’uomo e salvare i corpi. Si sente dire da alcuni preti che la Chiesa non ha alcuna verità da comunicare, ma non si accorgono che così delegittimano il loro ministero: infatti, perché uno dovrebbe ascoltarli? Questo è l’ateismo che incredibilmente serpeggia nella Chiesa. L’ha additato anche il cardinal Mueller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Che il mondo si opponga a Dio e rifiuti quelli che Benedetto XVI ha chiamato i ‘principi non negoziabili’, come il rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale, la famiglia e la dignità dell’uomo, come creatura fatta a immagine di Dio, si può capire; quando l’uomo si allontana da Dio, non pensa alle cose eterne e si intrappola nella materialità di questo mondo. Ma che quei principi siano ritenuti opinabili nella Chiesa, fino a legittimare la convivenza more uxorio, il concubinato ecc…, significa che ci siamo ammalati. E’ il neo-modernismo, descritto da san Pio X come la somma di tutte le eresie, che è riuscito in questi ultimi decenni ad infiltrarsi nella mentalità degli uomini di Chiesa. Un numero crescente di sacerdoti è in “crisi d’identità”, per cui o lasciano il sacerdozio, oppure si “laicizzano”. Siamo in piena crisi di fede.”

 Il cardinal Sarah ha scritto un libro nel quale parla di tenebre nella Chiesa, condivide?

“ Condivido assolutamente. Le parole del Cardinale sono più che realistiche e non rappresentano neanche una novità; sembra attingano alle profezie mariane dei secoli XIX e XX, allusive ai nostri tempi. E’ noto che il terzo segreto di Fatima, affidato dalla Vergine a suor Lucia, predirebbe l’apostasia dalla fede cattolica, a partire dai vertici ecclesiastici. Analogo messaggio si trova nell’apparizione mariana de La Salette, con toni ancor più preoccupanti: Roma avrebbe perso la fede e sarebbe diventata la sede dell’anticristo. Certo, le profezie sono soggette ad interpretazioni e potrebbero non avverarsi, se la condotta degli uomini mutasse, convertendosi al Signore”

 Sempre nella stessa omelia lei ha detto che le marce e le fiaccolate per la legalità non servono, per quale ragione?

“ La Chiesa ha promosso dall’antichità stationes penitenziali e processioni, per affermare che solo la fede vince il mondo, come dice san Giovanni; soltanto con la conversione e la penitenza si combatte il peccato che è la radice di tutti i mali del mondo. La Chiesa non è stata istituita da Gesù per governare la società umana, non è questo il suo compito in questo mondo, per questo Egli, capo del corpo ecclesiale, ha detto: “Il mio regno non è di questo mondo”. Se invece di marce e fiaccolate, i cattolici promovessero processioni e litanie per invocare la pace e la vita morale degli uomini, le otterrebbero dall’Alto. I preti, non devono occuparsi di legalità e dei giusti al sicuro nell’ovile, ma di riconciliazione e degli ingiusti smarriti da ricondurre: questo è il ministero che è stato loro conferito: rimettere i peccati, non combattere le mafie. Marce per la pace, per la legalità e quant’altro sono riti inefficaci a cambiare il cuore e la mente dell’uomo; sono segni dell’utopia che il mondo si possa salvare, mettendo da parte Dio.”

 Che cosa pensa di Greta e del suo fenomeno?

“ Appunto che il mondo possa essere salvato dall’uomo, come se Dio, dopo averlo creato, se ne sia dimenticato e assista impotente. Dunque si vuol far credere che l’uomo possa controllare a proprio piacimento la natura. La natura risponde solamente a Colui che l’ha creata. L’uomo, nel suo egoismo e nella sua superbia, pare non volerlo accettare. Il fenomeno da Lei accennato, è l’ennesima maschera che nasconde grandi interessi finanziari. Forse le grandi multinazionali petrolifere che stanno investendo sulle fonti di energia alternative, non vorrebbero indurre le masse dei consumatori ad un cambio di mentalità che li porti ad acquistare prodotti, come le auto, alimentati con energia elettrica?”

Ritiene che dietro la bimba svedese ci siano lobbies?

“ Sono sempre gli stessi gruppi di persone, costituiti dalle grandi élites finanziarie, che credono che con il loro potere economico e la loro influenza sugli stati nazionali possano controllare il mondo e la storia. Specie negli ultimi cinquant’anni, l’economia finanziaria di tipo capitalistico ha deciso che ogni singolo individuo debba perdere la propria identità, la propria dignità, per diventare un perfetto consumatore. Gli uomini, secondo questi gruppi di potere, non devono più vivere nella libertà secondo le leggi di Dio, ma devono omologarsi alle disposizioni e alle mode imposte alla società, in cui la parola d’ordine è “consumo”. Il sociologo polacco Zigmunt Bauman, parlò dell’avvento di una società liquida, in cui le strutture preesistenti di pensiero, la morale, i valori, vengono demoliti dal modo di pensare relativistico, dove tutte le verità oggettive, chiare fino ad allora, vengono messe in discussione. Il materialismo ha certamente contribuito alla creazione di questa società liquida”

Quale la sua idea sulle marce per l’ecologia?

“ E’ la stessa delle fiaccolate per la legalità. Si vorrebbe risolvere il problema non agendo sulla causa, che è il peccato dell’uomo, la sua lontananza da Dio, ma agendo sugli effetti. Chi lotta a favore dell’ambiente dovrebbe innanzitutto porsi questa domanda: “Perché si inquina il pianeta?”. Perché si pensa che il mondo sia dell’uomo e non di Dio, per questo motivo l’uomo può fare del creato tutto quello che desidera. Dio ha messo l’uomo come creatura al vertice della creazione, ma per amministrarla secondo le sue leggi e in suo Nome, non per fini egoistici. Solo se l’essere umano si converte a Dio riuscirà a comprendere che la natura riflette l’onnipotenza di Dio, perché da lui è stata creata. E’ di moda riferirsi alla figura di san Francesco d’Assisi come ad un perfetto ecologista, citando il famoso “cantico delle creature”. Il santo d’Assisi invece apprezzava il creato perché vedeva in esso l’opera mirabile di Dio, senza mai divinizzarlo. Il vero problema dell’uomo non è l’inquinamento ambientale ma il peccato, che inquina anzitutto il suo cuore e, poi, quello che è al di fuori. A che giova guadagnare il mondo intero se poi si perde la propria anima? “Guai ˗ scrive san Francesco ˗ a quelli (gli uomini) che morranno ne le peccata mortali”. Se una persona muore nel peccato mortale perde la propria anima”.

Congresso delle famiglie, quale è la sua idea?

“ E’ una espressione dell’apostolato dei laici, fedeli alla verità cattolica. Un’iniziativa coraggiosa, che afferma i principi della vita morale, in contrasto con l’ideologia del politicamente corretto ˗ che ritiene diritti i peccati del divorzio, dell’aborto, – promossa da laici coscienti della deriva immorale della società moderna. Al convegno sono intervenuti laici e religiosi, che hanno evangelizzato la verità sulla famiglia ˗ realtà naturale formata da padre, madre e figli ˗ l’unica naturale, riconosciuta dall’art.29, comma 1, della Costituzione italiana. E’ questa realtà ad essere stata elevata da Cristo alla dignità di sacramento. Il fine della famiglia è l’amore dei coniugi e la procreazione dei figli, per continuare il progetto di Dio sul mondo, un progetto di vita, non di morte. Questo è stato riaffermato dall’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI.  Il fatto che tale convegno sia stato attaccato e oltraggiato dai mass media, col sostegno di singoli e gruppi nemici della vita, è la prova che al Convegno è stata riaffermata la verità sull’uomo: che si nasce dall’unione tra un uomo ed una donna; che il feto non è un grumo di cellule ma un essere umano, ecc; così sono smascherati quanti vogliono imporre ideologie contrarie al creatore e alla natura stessa dell’uomo. A margine del convegno di Verona, in alcune trasmissioni tv, taluni che si dichiaravano cattolici, difendevano a spada tratta le unioni civili, le coppie omosessuali e le adozioni dei bambini da esse, la pratica dell’utero in affitto etc. Forse costoro dovrebbero leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, per verificare se tali idee fossero conformi al cristianesimo. Come potrebbe una persona definirsi cattolica, per giunta praticante, se poi ammette cose che sono abominio al cospetto di Dio? Senza dire che tali attacchi alla famiglia naturale hanno come causa l’influenza demoniaca. Il cardinal Caffarra, ebbe a rivelare la lettera ricevuta da suor Lucia di Fatima, in cui gli confidava che l’attacco finale, il diavolo l’avrebbe sferrato contro la famiglia, e che la società, lontana da Dio, avrebbe perseguitato coloro che sarebbero stati chiamati a difenderla. Il Congresso di Verona ha visto proprio questo. La lettera di Suor Lucia si conclude con una frase carica di certezza e speranza: “Ma Lei, Eminenza non si preoccupi, non abbia paura e vada avanti, perché la Madonna gli (al demonio) ha già schiacciato il capo”.

Bruno Volpe

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Il diavolo e la Sacra Scrittura

Il diavolo e la Sacra Scrittura

…Veniamo alla seconda tentazione di Gesù, il cui significato esemplare sotto diversi aspetti è il più difficile da comprendere.

 La tentazione è da intendersi come una sorta di visione, in cui però è riassunta una realtà, una particolare minaccia per l’uomo e per l’incarico di Gesù. Anzitutto c’è qualcosa di strano. Per attirare Gesù nella sua trappola il diavolo cita la Sacra Scrittura. Cita il Salmo 91,11s che parla della protezione che Dio garantisce all’uomo fedele: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede”…

L’intero colloquio della seconda tentazione si configura come un dibattito tra due esperti della Scrittura…

Oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio della cosiddetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia – che dunque tutto ciò che riguarda Dio deve essere collocato nell’ambito del soggettivo. Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa vogliamo o dobbiamo fare noi.

E l’Anticristo ci dice allora, in atteggiamento di grande erudito, che un’esegesi che legga la Bibbia nella prospettiva della fede nel Dio vivente, prestandogli ascolto, è fondamentalismo; solo la “sua” esegesi, l’esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo con i tempi.

La disputa teologica fra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca e ha come oggetto la corretta interpretazione biblica, la cui domanda ermeneutica fondamentale è la domanda circa l’immagine di Dio. La disputa sull’interpretazione è in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all’immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide però concretamente nell’immagine di Cristo: Egli, che è rimasto senza potere mondano, è davvero il Figlio del Dio vivente?….

JOSEPH RATZINGER/BENEDETTO XVI – da “Gesù di Nazaret” –

 

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Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

di Aldo Maria Valli

«Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati».

Chi scrive queste parole è un arcivescovo, già nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016. Ora in pensione, ha deciso di aprire il suo cuore e di dire tutto ciò di cui è venuto a conoscenza circa la vicenda degli abusi sessuali nella Chiesa. Una testimonianza che si conclude con una richiesta dura e perentoria: papa Francesco si faccia da parte. Perché anche lui ha saputo, ma ha coperto.
Autore del memoriale, come spiega La Verità in edicola oggi, è monsignor Carlo Maria Viganò, settantasette anni, che prima di essere inviato come nunzio negli Usa è stato responsabile del Governatorato della Città del Vaticano e prima ancora nunzio in Nigeria, delegato per le rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede e membro della Commissione disciplinare della Curia romana.
«Restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da tanti abominevoli delitti». È con questa motivazione che il monsignore ha deciso di parlare. «Se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia».
E alle parole fa seguire i fatti, cioè le notizie. Documentate, circostanziate. Il tono è dolente, ma lo stile asciutto.
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del cardinale McCarrick. Quando ha visto che di fronte alle nefandezze commesse dallo “Zio Ted”, emerse in tutta la loro evidenza negli ultimi mesi, tutti ai vertici della Chiesa sono caduti dalle nuvole, tanto che è stato un diluvio di «io non sapevo», monsignor Viganò si è messo a scrivere. Un atto d’accusa che parte da lontano, da prima del pontificato di Francesco, e arriva fino a oggi.
«Ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa la mia coscienza mi impone di rivelare quelle verità delle quali in relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II, come Delegato per le Rappresentanze Pontificie dal 1998 al 2009 e da Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016».
Viganò spiega che due ex nunzi negli Stati Uniti, ambedue deceduti prematuramente, ovvero Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (che ricoprì l’incarico dal 2005 al 2011), «non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick». Ma nessuno si mosse.
In particolare Viganò rivela che «il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti in cui lo stesso Littleton raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede».
In quanto delegato per le rappresentanze pontificie, nel 2006 Viganò scrive un appunto sul caso Littleton e lo trasmette al cardinale Tarcisio Bertone e al sostituto Leonardo Sandri. Afferma che i comportamenti attribuiti a McCarrick sono di una tale gravità e nefandezza da provocare sconcerto, ma le accuse sono precise e si parla anche di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti coinvolti nelle turpitudini.
Di conseguenza nel suo appunto Viganò chiede con forza che per una volta l’autorità ecclesiastica intervenga prima di quella civile e prima che la stampa faccia esplodere il caso. Sarebbe salutare. Ma dai superiori nessuna reazione. E l’appunto non viene mai restituito.
Viganò non si arrende e torna alla carica nel 2008. Richard Sipe, psicoterapeuta e studioso dei comportamenti sessuali dei preti cattolici e dei loro superiori, scrive quell’anno a Benedetto XVI una lettera il cui titolo dice tutto: «Your Holiness, I Have the Evidence. Card. McCarrick Is a Homosexual, Please Act». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, e il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ne sono subito informati. Inoltre Viganò consegna un appunto in proposito al nuovo sostituto Fernando Filoni. E, già che c’è, allega l’appunto di due anni prima, tornando a sottolineare la gravità della situazione. Ma la reazione delle alte gerarchie è sempre la stessa: nessuna risposta.
È grazie al cardinale Giovanni Battista Re, all’epoca prefetto della Congregazione per i vescovi, che Viganò viene a sapere che papa Benedetto XVI, a conoscenza della denuncia di Sipe, ha ordinato a McCarrick di lasciare il seminario in cui risiede e gli ha proibito di celebrare in pubblico, partecipare a incontri, dare conferenze e viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e penitenza.
È il nunzio Sambi a comunicare il provvedimento a McCarrick, nel corso di un incontro burrascoso. Poi, quando Viganò diventa nunzio negli Usa, è lui stesso a ricordare gli ordini del papa a un McCarrick che riesce solo a farfugliare una risposta confusa cercando goffamente di minimizzare.
Ma come ha fatto McCarrick a diventare ciò che è diventato (arcivescovo di Washington, e cardinale, dopo essere stato arcivescovo a Newark) visto che i suoi comportamenti erano quelli che erano?
Se lo chiede anche Viganò, che attribuisce la responsabilità della carriera di McCarrrick al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato dal 1991 al 2006 e al cardinale Tarcisio Bertone, suo successore. Ma Viganò coinvolge anche l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. Quando infatti è evidente a tutti che McCarrick non obbedisce agli ordini di Benedetto XVI e anzi gira per il mondo, Viganò scrive a Parolin chiedendo se le sanzioni siano ancora in vigore, ma la sua domanda resta, tanto per cambiare, senza riposta.
Altri che certamente seppero, ma tacquero, furono, scrive Viganò, il cardinale Levada, il cardinale Sandri, monsignor Becciu (ora cardinale), i cardinali Lajolo e Mamberti. Insomma, i vertici al completo.
Non meno devastante, stando alle rivelazioni di Viganò, il quadro negli Stati Uniti. Anche lì tutti sapevano, a partire dal cardinale Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ma nessuno si mosse. E oggi le dichiarazioni di Wuerl, secondo il quale lui non seppe nulla, «sono assolutamente risibili».
Quanto al cardinale Kevin Farrell, attuale prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, il quale a sua volta ha detto di non aver mai avuto sentore degli abusi di McCarrick, Viganò scrive: «Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli». Infine del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e capo della Commissione vaticana per la protezione dei minori, Viganò afferma: «Mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità».
Ma a questo punto la drammaticità del memoriale di monsignor Viganò sale ulteriormente di tono, perché coinvolge direttamente papa Francesco.

L’anno è il 2013, il mese giugno. A Roma c’è una riunione dei nunzi di tutto il mondo e anche Viganò è presente. Emozionato per la prospettiva del primo incontro con il nuovo pontefice, l’arcivescovo si reca a Casa Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio al posto del palazzo apostolico, e chi trova lì? Un cardinale McCarrick sorridente e sereno, che indossa la veste filettata e saluta Viganò facendogli sapere in tono baldanzoso: «Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina!».
Annota Viganò: «Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova University ed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi».
Il primo, atteso incontro di Viganò con il papa ha un che di surreale e lascia il povero nunzio senza parole. Ma il peggio deve venire.
È il 23 giugno 2013, domenica. Il papa riceve Viganò prima dell’Angelus. Fa alcune affermazioni che all’arcivescovo suonano quanto meno sibilline, poi, di punto in bianco, gli chiede: «Il card. McCarrick com’è?».
Al che il nunzio risponde: «Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza».
Reazione del papa? Nessuna. Anzi, Bergoglio cambia subito argomento. Ma allora, si chiede uno sconcertato Viganò, perché mi ha fatto la domanda?
Il nunzio lo capisce una volta tornato a Washington. Lì apprende che tra il papa e McCarrick c’è uno stretto legame. La domanda posta da Bergoglio al nunzio era dunque una trappola. Sta di fatto che, secondo il racconto di monsignor Viganò, almeno dal 23 giugno 2013 papa Francesco è a conoscenza del caso McCarrick.
A questo punto Viganò commenta: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come “pettegolezzi” gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario».

Dunque Francesco sapeva. Lo sa da tempo, almeno da cinque anni. «Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale». Ma, «pur sapendo che era un corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti [nel luglio di quest’anno, ndr] per salvare la sua immagine mediatica».
«Ora – continua Viganò – negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale».

«Imploro tutti, in particolare i Vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza. Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità san Giovanni Paolo II: non abbiate paura! Non abbiate paura!»
All’Angelus del 12 agosto scorso Francesco ha detto che «ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se ciò è vero, e lo è, quanto più grave è la responsabilità per il papa, il supremo pastore! Eppure, sostiene Viganò, nel caso di McCarrick il supremo pastore «non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo».
Papa Francesco dunque «riconosca i suoi errori e, in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».
Questa la richiesta, perentoria, senza mezzi termini: dimissioni. L’unico gesto che può aiutare il risanamento.
La situazione è drammatica, ma monsignor Viganò invita a non perdere la speranza. Pur «nello sconcerto e nella tristezza», dice, pensiamo ai tanti preti e vescovi che compiono il loro dovere e non perdiamo la fede nel Signore. Anzi, è proprio in questi momenti che «la grazia del Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti; ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il tempo opportuno, per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare penitenza. Preghiamo tutti per la Chiesa e per il papa, ricordiamoci di quante volte ci ha chiesto di pregare per lui!».

Aldo Maria Valli 

26 Agosto 2018

Chi volesse leggere il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò nella versione integrale lo trova qui.

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Una questione essenziale per il futuro del nostro Continente.

Una questione essenziale per il futuro del nostro Continente.

“ll confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici, conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle” (Papa Benedetto 16°).

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Vaticano e mondo islamico

Vaticano e mondo islamico

Nel 2006, papa Benedetto XVI, nel suo discorso di Ratisbona, ha detto ciò che nessun Pontefice aveva osato mai dire: che esiste un legame tra la violenza e l’islam.

Dieci anni dopo, papa Francesco non ha mai chiamato per nome i responsabili delle violenze contro i cristiani e non ha mai scandito la parola “islam”. Dopo Ratisbona, le scuse al mondo islamico sono diventate la politica ufficiale del Vaticano.

Oggi, l’intero corpo diplomatico del Vaticano evita accuratamente di pronunciare le parole “islam” e “musulmani” e nega che esista uno scontro di civiltà.

Di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù in Polonia, papa Francesco ha detto che tutte le religioni, compreso il cattolicesimo, hanno un potenziale di violenza. Francesco ha poi detto che “l’idea della conquista” appartiene all’islam come religione, ma ha subito aggiunto che si potrebbe interpretare con la stessa idea di conquista anche il cristianesimo “.

Bergoglio ha anche dichiarato che “l’islam è una religione di pace compatibile con il rispetto dei diritti umani e la convivenza pacifica” e ha asserito che sono i mali dell’economia mondiale, e non dell’islam, a ispirare il terrorismo.

Cosa ci dicono queste dichiarazioni papali? Che l’Europa sembra aver messo a punto una nuova strategia in tempo di guerra: sacrificare le vittime per evitare di dover combattere i carnefici.

Giulio Meotti

Tratto da: Il suicidio della cultura occidentale, ed.Lindau, pag.210

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Epurato anche Padre Samir Khalil famoso islamologo di Papa Benedetto XVI.

Epurato anche Padre Samir Khalil famoso islamologo di Papa Benedetto XVI.

Che fine ha fatto il noto sacerdote gesuita egiziano padre Samir Khalil Samir? Da circa sette giorni, il famoso islamologo, teologo e docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma, nei pressi di Santa Maria Maggiore, ha cambiato aria e si trova in Egitto, ormai definitivamente.
E’ al Cairo presso la residenza-scuola dei gesuiti chiamata College de la Saint Famile, dove peraltro egli è stato dal 1943 al 1955, mentre ha insegnato al Pontificio Istituto Orientale per 42. La nuova sede del Cairo si trova spalmata in tre parti: Faggala, Heliopolis e Daher. E’ un trasferimento che lascia per lo meno perplessi ed inaspettato visto che lo stesso padre Samir non aveva cambiato i piani estivi, accettando il solito invito ad aiutare in una parrocchia della Germania.

Il noto sacerdote in numerose interviste e conferenze, pur ribadendo sempre la sua fedeltà al Papa, non ha nascosto perplessità ed anche garbata contrarietà sull’ approccio all’islam del pontefice. Inoltre, padre Samir è molto apprezzato e lo è stato anche in passato, dal Papa emerito Benedetto XVI in tema islam. Insomma, è stimato da Benedetto XVI.
La Fede Quotidiana è riuscita a contattare Padre Samir Khalil Samir nella sua residenza, nonostante l’ atteggiamento poco collaborativo della Curia Generalizia dei gesuiti e dello stesso istituto. Il sacerdote, nelle sue risposte, non alza affatto i toni, ma traspare un pizzico di amarezza: “Ho formato persone che possono continuare il mio insegnamento a modo loro”.
La sintesi, ci pare tutta in quel “a modo loro”. Il sacerdote dice: ” Pensavo di andare a Beirut dove si trova il Cedrac ed ho la biblioteca personale, ma è venuta anche la proposta di andare al Cairo dove è più facile trovare collaboratori che in Libano. Per me è una grazia ritrovare il mio Paese dopo 50 anni di assenza e vorrei finire li i miei giorni”.
Precisa come è venuta questa decisione: “Il Superiore Provinciale dei gesuiti (quello del Medio oriente , libanese n.d.r.), in comune riflessione con me, ha deciso di mandarmi al Cairo avendo esaminato la proposta Beirut, tenuto conto di vantaggi e svantaggi”. Nessuna polemica da parte di padre Samir che dice: ” Io sono contento ovunque, mi lascio guidare dalla Provvidenza Divina”. In ogni caso il sacerdote ha in programma a breve viaggi in Austria, Spagna, Portogallo, Polonia e la stessa Italia. La chiave di volta? Quella espressione ” a modo loro” relativa all’ insegnamento.
E da sette giorni un raffinato sacerdote ed intellettuale, critico col Papa sull’islam e relativi rapporti, ma soprattutto amato e stimato da Benedetto XVI, è lontano da Roma, in Egitto. Definitivamente.
Bruno Volpe

Fonte : lafedequotidiana.it

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