Tag: Niram Ferretti

TRUMP/CINA/OMS

TRUMP/CINA/OMS

REPETITA IUVANT

E arriva il colpo di maglio di Trump sull’OMS. Colpo di maglio annunciato ed eseguito. I fondi americani, i più cospicui erogati all’organizzazione, come sono i più cospicui quelli erogati all’ONU, i più cospicui quelli erogati alla NATO, erano i più cospicui quelli erogati al baraccone della moltiplicazione palestinese, UNRWA, sono finalmente stati sospesi. Si tratta di 400 milioni di dollari in meno.

Motivo? Very simple. L’ossequiosità filocinese dell’organizzazione la quale attaccò il presidente americano quando mise il veto sugli ingressi dei viaggiatori dalla Cina.

La stessa organizzazione che ha atteso un mese intero prima di dichiarare la pandemia e il cui segretario l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, ex militante dell’organizzazione marxista-leninista, “Fronte di Liberazione del Popolo delle Tigri”, si recò a Pechino a baciare la pantofola di Xi Jinping tacendo su i silenzi e le censure del governo cinese che cercò di nascondere al mondo l’epidemia.

Se oggi ci troviamo in questa situazione disastrosa lo dobbiamo, non va mai dimenticato, in primis al governo cinese e al suo illuminato leader e subito di seguito all’OMS.

Al di là delle carenze organizzative, delle specifiche responsabilità di questo o quell’altro paese nell’avere gestito l’epidemia, a monte del disastro c’è la Cina, dove il virus è originato, e non sappiamo ancora come, e la colpevole carenza informativa dell’OMS.

Repetita iuvant. Non a stare meglio, ma a ribadire alcune verità fondamentali.

Niram Ferretti

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LO SPIRITO DEI TEMPI E IL SUO IMPETUOSO SOFFIO

LO SPIRITO DEI TEMPI E IL SUO IMPETUOSO SOFFIO

di Niram Ferretti

Un alto prelato gesuita tempo fa mi disse di papa Francesco, “E furbo”. Durante la conversazione privata che ebbi con lui non nascose la sua ammirazione per Benedetto XVI, mi parlò della fine ironia di questo straordinario intellettuale e pontefice che sarà ricordato come uno dei grandi Dottori della Chiesa. Sì, seppure gesuita e contento che il conclave avesse eletto il primo papa gesuita della storia non manifestava un trasporto particolare per Bergoglio.

La furbizia bergogliana. L’attuale papa sa come piacere al pubblico e ai media affamati di semplificazioni e riduzioni, di immagini ad uso dei bambini, e di bambini adulti ce ne sono tanti. E’ un demagogo, e il Sudamerica di demagoghi ce ne ha regalati tanti.

Il sorriso, le telefonate improvvise, lo stile semplice e quasi dimesso.

Squilla il telefono di un normale cittadino, “Pronto…”, “Sono Francesco”…”Francesco chi?”, “Come chi? il papa”. Ora non le fa più le telefonate. La trovata ha esaurito la sua novità.

No, Ratzinger non telefonava improvvisamente, neanche Giovanni Paolo II, preferivano confortare da lontano, essere lì, i papi, dimorare negli appartamenti vaticani dove non ci sono fasti vertiginosi ma una certa sì imponenza, infondo il papa non è proprio il primo che passa per la strada anche se da non è più il Re faraone con sedia gestatoria e flabelliferi.

Tempi che furono. Ora i tempi parlano la lingua della nuova teologia, non della liberazione, detestata e combattuta da Wojtyła e Ratzinger che vi vedevano giustamente l’innesto marxista sopra la parola di Gesù e ritenevano che la parola di Gesù non abbia bisogno di ulteriori innesti, che sia una pianta abbastanza rigogliosa di par suo. Si tratta di un’altra teologia, dicasi del Migrante, icona santa da venerare abbattendo i muri, supercategoria entro la quale fare entrare tutto, anche Gesù stesso e la sua famiglia. Anche loro erano migranti.

Chi si oppone al Migrante è prima di tutto in disaccordo con il Bene, il Bene che non è più Verbo declinato secondo i testi che la Chiesa reputa sacri, i Vangeli, ma quello della UE, della Open Society Foundations di George Soros, delle ONG, da tutta la stampa di sinistra. Perché meravigliarsi? Il papa venuto dalle pampas non disse forse che la Chiesa con lui si sarebbe trasformata in un ospedale da campo? Una grande ONLUS. E certo, chi si oppone nella Chiesa a questo nuovo corso, sono i cattivi cardinali, insomma la Curia, gente perfida che crede che più che del Migrante bisognerebbe parlare del messaggio salvifico di Cristo, ai cristiani certo, innanzitutto, ma non solo a loro, perché questa è da duemila anni la vocazione della Chiesa.

Ma queste sono cose ormai vecchiotte, come le messe in latino, i paramenti sacri, gli abiti talari, tutta roba inutile da riporre in soffitta insieme ai muri, da abbattere senza se e senza ma.

Tutti devono entrare, c’è posto per tutti, soprattutto per i musulmani, senza far loro domande imbarazzanti su valori e leggi degli ordinamenti democratici e liberali, se li condividono oppure no, se sono compatibili con l’Islam oppure no, se c’è qualche problema oppure no. L’importante è accogliere, poi si vedrà in seguito.

Voci di grandi e illuminati porporati come il Cardinale Biffi, fatto passare per un retrogrado, un reazionario, mentre era un lombardo di quelli che Manzoni avrebbe amato, così realista e robustamente razionale, si sono spente. Al loro posto impera il più bieco conformismo.

Eppure presto si romperanno gli argini.

 

di  Niram Ferretti

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IL SONNO IDEOLOGICO E I SUOI ABISSI

IL SONNO IDEOLOGICO E I SUOI ABISSI

Continueremo così fino a quando ci risveglieremo traumaticamente dal nostro sonno ideologico. Marx, come è noto, sosteneva che la religione fosse l’oppio dei popoli, ma si sbagliava come in molte altre cose. L’oppio dei popoli è l’ideologia, e certo anche la religione si può trasformare in ideologia.

Il sonno ideologico da cui l’occidente è afflitto è quello che non gli permette di vedere che due più due fa quattro, che l’alto è l’opposto del basso e che il caldo non è il freddo. L’oppio ammannito alla popolazione è lo stesso di cui una certa intellighenzia fa abbondante uso. Ed è molto più efficace per narcotizzare di quello vero tratto dalle coltivazioni di papaveri.

E’ una mistura di terzomondismo, di politically correct, di relativismo antropologico, di mea-culpismo, di antiamericanismo, di anticapitalismo, di antiatlantismo, di decostruttivismo…che produce fantasmagorie, ibridi, mostri…

Quando la ragione dorme. Come nella celebre incisione di Goya, il grande veggente della Quinta del Sordo.

Ma veniamo al dunque. L’islam oggi è più di ogni altra cosa ciò che deve essere ad ogni costo salvaguardato dallo sguardo freddo e lucido dell’intelligenza. Lo sguardo che vede la realtà e dice la realtà.

Adaequatio rei et intellectus, e ci inchiniamo come sempre davanti al Santo Dottore.

E questa adequatio ci fa dire a chi ci dice che l’Islam è grande, grande, grande come cantava la spericolata e sublime voce di Mina-e dunque non si può fare di tutta un’erba un fascio, non dei jihadisti, non dei musulmani rigoristi, non dei sessisti propugnatori della sharia, non degli stupratori o potenziali tali, o dei maschi musulmani che devono essere in quattro a testimoniare a favore dell’attendibilità di una donna vittima di stupro se no quello che dice è privo di valore-che la maggioranza di chi non si riconosce in tutto ciò non conta nulla.

Non conta nulla quando essa è simile a un corpo inerte, al coperchio di ghisa di un tombino. Non l’abbiamo mai vista in azione contro l’ISIS, né contro il radicalismo wahabita saudita né contro quello “rivoluzionario” scita, non la vediamo né la sentiamo tutte le volte che avviene qualcosa di terribile e si scopre che chi lo commette è musulmano e non buddista. Non c’era dopo l’11 settembre a riempire le piazze di tutto il mondo, né dopo Madrid, Londra, Parigi, per non parlare della violenza quotidiana in Israele (ma Israele, si sa, è un’altra storia). E non ci sarà la prossima (purtroppo) volta.

Non c’è mai l’altro Islam, quello più grande della parte che non lo rappresenta, ma che nella testa di chi lo agisce lo rappresenta eccome. La maggioranza moderata è avvolta dal suo silenzio sterminato. E sono tanti, ma con l’eccezione di due o tre gatti non si fanno mai sentire e mai vedere.

Eppure esistono. Ma esistono davvero? O come il minotauro, l’araba fenice, le arpie, sono un parto della nostra febbricitante fantasia?

No, non incolpiamo “tutto” l’Islam né per ciò che è accaduto a Parigi, Brusseles, Londra, Berlino, Manchester, Nizza, Colonia, Barcellona. Incolpiamo quella parte del tutto che si mostra senza sosta mentre il resto, assai più cospicuo, il residuo maggioritario, come le tre proverbiali scimmie non vede, non parla, non sente.

 
 di Niram Ferretti

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