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L’Europa morì ad Auschwitz…

L’Europa morì ad Auschwitz…

Abbiamo ucciso sei milioni di Ebrei e li abbiamo sostituiti con 20.000.000 di Musulmani. Ad Auschwitz abbiamo bruciato cultura, pensieri, creatività, talenti. Abbiamo distrutto il popolo prescelto, davvero prescelto, perché hanno prodotto persone grandi e meravigliose che hanno cambiato il mondo. Il contributo dato da queste persone si è esteso a tutte le aree della vita; scienza, arte, commercio internazionale e, soprattutto, alla coscienza del mondo. Queste sono le persone che abbiamo bruciate e, fingendo tolleranza, volendo provare a noi stessi che eravamo guariti dalla malattia del razzismo, abbiamo aperto le porte a 20.000.000 di Musulmani che ci hanno portato stupidità e ignoranza, estremismo religioso e mancanza di tolleranza, crimine e povertà a causa di un assente desiderio di lavorare e di provvedere alle loro famiglie con orgoglio.
Costoro hanno fatto saltare i nostri treni, hanno trasformato le nostre belle città spagnole in città del terzo mondo inondandole di sporcizia e di crimine.
Chiusi nei loro appartamenti, ricevono aiuti gratuiti dai governi e intanto pianificano assassini e distruzione degli ingenui ospitanti. E così, ciechi come siamo, abbiamo scambiato cultura con odio fanatico, abilità creative con abilità distruttive, intelligenza con arretratezza e superstizione. Abbiamo scambiato la ricerca di pace dei Giudei d’Europa e il loro talento, col creare un futuro migliore per i loro figli, il loro attaccamento alla vita perché la vita è santa, con coloro che cercano la morte, con persone piene di desiderio di morte per se stesse e per gli altri, per i nostri figli e per i loro.
Che errore terribile ha fatto questa misera Europa!

La popolazione islamica totale è di circa 1.200.000.000 (un miliardo e 200 milioni), il 20% della popolazione mondiale:

Questi i premi Nobel che hanno ricevuto:
Letteratura:
1988 Nagib Mahfooz
Pace:
1978. Mohammed Anwar el Sadat
1990 Elias James Corey
1994 Yasser Arafat
1999 Ahmed Zewai
Economia:
Zero
Fisica.
Zero
Medicina:
1960 Peter Brian Medawar
1998 Ferid Mourad
Totale: 7 Premi Nobel
La popolazione ebrea è approssimativamente di 14.000.000 (14 milioni), circa lo 0,02 % della popolazione mondiale:
Hanno conseguito i seguenti premi Nobel:
Letteratura:
1910 Paul Heyse
1927 Henri Bergson
1958 Boris Pasternak
1966 Shmueal Yosef Agnon
1966 Nelly Sachs
1975 Saul Bellow
1978 Isaac Singer
1981 Elias canetti
1987 Yosef Brodsky
1991 Nadine Gordimer
Pace:
1911 Alfred Fried
1911 Tobias Asser
1968 Renè Cassin
1973 Henri Kissinger
1978 Menachem Begin
1986 Elie Wiesel
1994 Shimon Perez
1994 Yitzak Rabin
Fisica
1905 Adolph von Baeyer
1906 Henri Moissan
1907 Albert Michelson
1908 Garbriel Lippmann
1910 Otto Wallach
1915 Richard Willstaetter
1918 Fritz Haber
1921 Albert Einstein
1922 Niels Bohr
1925 James Franck
1925 Gustav Hertz
1943 Gustev Stern
1943 George Cjarles de Hevesy
1944 Isidor Rabi
1952 Felx Bloch
1954 Max Born
1958 Igor Tamm
1959 Emilio Segre
1960 Donald Glaser
1961 Robert Hoffstadter
1961 Melvin Calvin
1962 Lev Davidovitch Landay
1962 Max Perutz
1965 Richard Feynmann
1965 Julian Schwinger
1969 Morrai Gell-Man
1971 Dennis Gabor
1972 William Stein
1973 Brian Josephson
1975 Benjamim Mottleson
1976 Burton Richter
1977 Ilya Prigogine
1978 Arno Allan Penzias
1978 Petere. L. Kapitza
1979 Stephen Weinberg
1979 Sheldon Glashow
1979 Herber Charles Brown
1980 Paul Berg
1980 Walter Gilbert
1981 Roald Hoffmann
1982 Aaron Klug
1985 Albert Hauptmann
1985 Jerome Karle
1986 Dudley Herchbach
1988 Leon Ledermann
1988 Robert Huber
1988Melvin Schwartz
1988 Jack Steinberger
1989 Sidney Haltman
1990 Jerome Friedman
1992 Ridolph Marcus
1995 Martin Perl
2000 Alan. J, Heeger
Economia:
1970 Paul Samuelson
1971 Simon Kutznetz
1972 Kenneth Arrow
1975 Leonid Kantorowitch
1976 Milton Fiedman
1978 Herbert Simon
1980 Lawrence Robert Klein
1985 Franco Modigliani
1987 Robert Solow
1990 Harry Marcovitz
1990 Merton Miller
1992 Gary Becker
1993 Robert Vogel
Medicina:
1908 Elie Metchnikoff
1908 Paul Erlich
1914 Robert Barany
192 Otto Meyerhof
1930 Karl Landsteiner
1931 Otto Wardburg
1936 Otto Loewi
1944 Josef Erlanger
1944 Herbert Spencer Gasser
1945 Ernst Chain
1946 Herman Mueller
1950 Tadeus Reichstein
1952 Selman Abraham Waksman
1953 Hans Krebs
1953 Fritz Lippmann
1958 Josua Leberberg
1959 Arthur Kornberg
1964 Konrad Bloch
1965 Francois Jacob
1965 Abdreè Lwoff
1967 George Wald
1968 Marshal Nierenberg
1969 Salvador Luria
1970 Julius Axelrod
1970 Sir Bernard Katz
1972 Gerald Edelman
1975 Howard Tenin
1976 Baruch Blumberg
1977 Roselyn Yalow
1978 Daniel Natans
1980 Baruj Benecerraf
1984 Cesar Milstein
1985 Michael Stewart Brown
1985 Josef Goldstein
1986 Stanley Cohen e Rita Levy Montalcini
1988 Gertrude Elion
1985 Arolda Varmus
1981 Ervin Neher
1991 Bert Sackmann
1993 Richard Roberts
1993 Philip Sharp
1994 Al

 

di Cesare Israel Moscati

 

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GERUSALEMME E LA CENTRALITÀ EBRAICA

GERUSALEMME E LA CENTRALITÀ EBRAICA

di RICCARDO DI SEGNI, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma

La Stampa, 9 dicembre 2017

 

Caro Direttore,

martedì gli ebrei di tutto il mondo festeggeranno la festa di Chanukkà, accendendo ogni sera dei lumi per otto giorni.

All’origine di questa festa c’è una storia militare: la rivolta degli ebrei ribelli contro il dominio dei greci seleucidi.

La vittoria portò alla costituzione di un regno ebraico indipendente in Giudea, con capitale Gerusalemme, il cui Tempio fu ripulito dalle contaminazioni ellenistiche. Tutto questo avveniva intorno al 165 prima dell’era cristiana.

La tradizione successiva ha cercato di concentrare l’attenzione più sul miracolo religioso della restaurazione che sull’evento militare; questa festa comunque rimane uno dei numerosi documenti della continua e intensa attenzione ebraica su Gerusalemme.

II nome della città evoca la pace; è stata invece perenne centro di scontri tra popoli e culture. Gli ebrei, conquistatori di quella città ai tempi del re David (nel X secolo prima dell’era cristiana ne fece la capitale del suo regno), esiliati, ritornati, per poco tempo sovrani indipendenti, poi di nuovo sconfitti ed esiliati, non hanno mai rinunciato a quella città, non solo come capitale dello spirito, ma come capitale reale.

Anche quando le sanguinose guerre per il dominio di Gerusalemme avevano altri protagonisti (ad esempio cristiani, crociati e musulmani) gli ebrei erano presenti e marginali, vittime di massacri da parte dei belligeranti. II pensiero sulla città comunque non veniva mai meno, sostenuto da riti, preghiere e date di calendario liturgico.

Con queste premesse, il putiferio scatenato dalle dichiarazioni del presidente Trump su Gerusalemme non può essere spiegato solo in termini politici. La prospettiva storica e religiosa è indispensabile per capire la vera entità della questione e i meccanismi profondi e ancestrali che si attivano. Da una parte la centralità ebraica, di cui si è detto. Dall’altra l’opposizione reale e dura delle altre religioni, al di là del politically correct.

Per i musulmani, in termini teologici e politici, per loro difficilmente distinguibili, la sovranità e l’indipendenza ebraica, tanto più su Gerusalemme, sono semplicemente intollerabili, gli ebrei al massimo possono essere sottomessi.

E in termini cristiani pesa ancora l’idea dell’esilio ebraico e della perdita della terra e di Gerusalemme come punizione per il mancato riconoscimento della verità cristiana. Questa idea è presente fin dalle origini e rimane ufficiale fino al XX secolo. In altri termini anche il cristianesimo, con tutte le sue recenti aperture all’ebraismo, non ha del tutto elaborato l’idea della sovranità ebraica, dello Stato di Israele (si parla sempre di «terra santa») e tanto più di Gerusalemme capitale ebraica.

Se la reazione alla dichiarazione di Trump è stata così forte e persino viscerale, ciascuno, anche non credente, si interroghi sulle sue motivazioni più o meno inconsce, sull’educazione ricevuta, sulla riluttanza a riconoscere al popolo ebraico i diritti che per altri sarebbero scontati.

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MANIFESTO Intellettuali ebrei e cattolici

MANIFESTO Intellettuali ebrei e cattolici

“Solidarietà al Popolo Armeno, al Catholicos e al Papa”.    
 

MANIFESTO (testo integrale)    

In relazione al Genocidio Armeno lasciano sconcertati, turbati e profondamente feriti le parole del Sotto-Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi, a maggior ragione considerando il fatto che è italiana la responsabile della politica estera dell’Unione Europea. Preoccupano inoltre i timori e i silenzi di altri governi occidentali. Eppure esistono coraggiose voci di intellettuali turchi e di persone di quella società civile che hanno apertamente riconosciuto il Genocidio Armeno.

Quanto sofferto dal Popolo Armeno (e dalle altre antiche Comunità cristiane orientali dell’Impero Ottomano) non è questione di interpretazioni, bensì un fatto innegabile, drammatico e terribile, con i suoi orrori documentati, i suoi testimoni, i suoi aguzzini. E gli storici si sono già sufficientemente espressi, in maniera inoppugnabile.

Si tratta di un fatto che per decenni è stato parzialmente occultato e abbondantemente negletto da una certa “cultura”. Colpevolmente.

Il Genocidio Armeno coinvolse in primo luogo i turchi, ma non solo: fu certo una questione etnico-politica, ma fu anche una questione di “teologia politica” (il jihad contro gli Armeni), come testimoniano le conversioni forzate dei bambini armeni, la compravendita di schiavi armeni e altre ignominie perpetrate. E su tutte queste cose, anche in relazione all’attualità delle persecuzioni delle antichissime comunità cristiane di Oriente oggi la cultura e la politica occidentale non hanno ancora sufficientemente meditato –quando non si tratta, invece, di abissale ignoranza-.

Il Genocidio Armeno coinvolse Oriente e Occidente. Molti Paesi europei (in primo luogo la Germania) sapevano, non intervennero, ma anzi collaborarono. Un’intesa tra persecutori. Lo stesso è accaduto, pur con molte imprescindibili differenze, con la Shoah, che coinvolse Occidente (fascista e nazista) e parti del mondo arabo-islamico. Basti pensare al Gran Muftì di Gerusalemme dell’epoca. E che dire di alcuni militari tedeschi (e/o dei loro figli) che, dopo aver collaborato a uccidere gli Armeni, furono attivi aguzzini nelle varie macchine della morte della Germania nazista e dei suoi alleati? Certamente vi furono eroi solitari che si opposero in vario modo al male, ma furono purtroppo troppo pochi. In Oriente e in Occidente sembrano esserci oggi non pochi individui disposti ad avallare entrambi i negazionismi: la negazione della Shoah in buona parte del mondo islamico, assieme ai negazionisti occidentali e a molti musulmani di Occidente; la negazione del Genocidio Armeno in Turchia e in ampia parte del mondo islamico, assieme agli imbarazzi, alle cautele e ai silenzi di non pochi pavidi governi occidentali.

C’è poi la questione del rapporto tra ebrei e cristiani. E dei cristiani, di diverse confessioni, tra di loro. Molti armeni (cristiani dunque, in quanto prima Nazione che accettò la fede cristiana al mondo) furono salvati dagli ebrei, ben prima del difficile cammino di riconciliazione, successivo alla Shoah, tra Chiese ed ebraismo, quando gli ebrei erano ancora vittime della secolare persecuzione antiebraica, della “teologia della sostituzione” e dell’ “insegnamento del disprezzo”. Ci sono poi stati, ieri come oggi, i molti silenzi dei cristiani occidentali, cattolici o riformati che fossero. Vien da pensare a che servano i tanti incontri interconfessionali tra le Chiese cristiane su questioni dottrinali forse “lontane”, quando non si è capaci di preservare, con dignità, fermezza e tenacia, il ricordo comune, commosso e orante, dei centinaia di migliaia di martiri armeni di ieri, al pari dell’impegno per salvare i cristiani di Oriente oggi?

E vien da porre una domanda ai governi occidentali e agli esponenti della cultura occidentale: se non riuscite a indignarvi e a impegnarvi per il tentativo in atto di cancellazione del ricordo di centinaia di migliaia di uccisi di ieri, e voltate silenti e imbarazzati le spalle, cosa dobbiamo aspettarci –Dio non voglia- per le minoranze cristiane -ed ebraica- nel Vicino Oriente? E ancora, che futuro per l’Occidente e per il mondo libero?

È evidente che i “prudenti” politici ed intellettuali più o meno apertamente negazionisti del Genocidio Armeno, lo sono per un malinteso senso di “opportunità” politica ed economica, che va dai petrodollari agli scambi commerciali, dalle strategie geopolitiche sino alle nuove demografie religiose in Europa. Noi viviamo in un’epoca in cui, per la prima volta, l’economia detta potentemente, e senza quasi possibilità di appello, l’agenda alla politica. Ed è così che, per motivi economici, le conquiste, tanto giuridico-sociali che economiche, del cd. welfare, negli ultimi anni sono state esposte a insidiose erosioni. Si pensi a questo, a un certo Occidente (imbelle, edonista, nichilista e dimentico -scientemente e non- delle proprie viventi radici bibliche e greche) e al fatto che sempre maggiori fette della produttività e dell’economia occidentali sono in mano a capitali stranieri legati, per esempio, ai petrodollari: perdita di sovranità economica e quindi potenziale futura perdita di sovranità politica e culturale. E se si inizia “per opportunità” a negare un Genocidio, per motivi di diversa “opportunità” se ne potrà domani negare un altro, chiudere gli occhi su quello dei cristiani di Oriente (e di zoroastriani e yazidi) in corso e magari, perché no, commetterne poi uno.

Chi scrive ha origini, cultura e confessione religiosa differente e crede, specie nella nostra tormentata e difficile contemporaneità, che la necessaria e continuamente rinnovantesi pacificazione tra le persone e i popoli debba basarsi sul rispetto e sulla vicendevole, approfondita e onesta conoscenza. Un cammino difficile, estraneo a silenzi, revisionismi o negazioni della verità.

Chi scrive, infine, desidera ricordare, manifestando piena solidarietà e vicinanza ai figli e alle figlie del Popolo Armeno, al loro Catholicos e a Papa Francesco.

Coro giovani Armene – Basilica  S. Pietro – Domenica 12 aprile 2015






Andrée Ruth Shammah

Annamaria Samuelli

Antonia Arslan

Antonietta Cargnel

Maria e Paolo De Benedetti

Marina Mavian

Rosellina Archinto

Rav Giuseppe Laras

Rav Roberto Della Rocca

Rav Alfonso Arbib

S.E. Mons. Luciano Monari

S.E. Mons. Luigi Negri

p. Pierbattista Pizzaballa, ofm

p. Lino Dan, sJ

p. Giulio Michelini, ofm

Mons. Gianantonio Borgonovo

Mons. Luigi Nason

Mons. Francesco Iannone

don Maurizio Ventura

Philippe Daverio

Salvatore Natoli

Alberto Jori

Carlo Sini

Riccardo Calimani

Guido Guastalla

Vittorio Robiati Bendaud

Cosimo Buongiorno

Aldo Ferrari

Bruno Dapei

Stefano Boeri

Beppe Severgnini 





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