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Monastero di Camaldoli

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Foresteria del Monastero di Camaldoli

Corso di GRECO NEOTESTAMENTARIO per principianti

Presentazione del corso di GRECO NEOTESTAMENTARIO per principianti che si terrà dal 24 al 30 luglio:

Corso di Greco Neotestamentario
Per principianti
 

Il corso ha lo scopo di fornire le basi del greco del Nuovo Testamento. È pensato per coloro che non hanno basi di greco, ma anche per chi ha fatto nel passato il liceo e ha perso la familiarità con la lingua. Per apprendere il greco del Nuovo Testamento verranno usati due tipi di “grammatica”: una convenzionale e scolastica, anche se terrà conto delle nuove tecniche di apprendimento delle lingue; l’altra, non meno importante della prima, culturale, che riguarderà l’approfondimento dell’ambiente storico-religioso in cui i testi neotestamentari presi in esame si sono formati, e in generale del giudaismo dell’epoca di Gesù. Diversamente, certe parole, espressioni o frasi non sarebbero comprensibili con il solo uso del vocabolario.

Il manuale che verrà seguito al corso sarà quello di J. Swetman (Il Greco del Nuovo Testamento, 2 vol., EDB, Bologna). Il testo potrà essere acquistato precedentemente dagli studenti o presso la libreria del Monastero.



Alla conclusione del corso, i partecipanti dovranno aver appreso almeno i seguenti elementi del greco del Nuovo Testamento:
alfabeto; pronuncia; spiriti; accenti; iota sottoscritta; i tempi e modi verbali (per es. indicativo presente, imperfetto; infinito, infinito presente; congiuntivo, congiuntivo presente, ottativo, participio, futuro ecc.); la persona, numero nel verbo, la –n mobile; l’articolo; sostantivo; pronome; aggettivo; caso (nominativo, vocativo, genitivo, dativo, accusativo); declinazione dell’articolo; il pronome relativo; i casi; proposizione principale e dipendente; uso predicativo e attributivo dell’aggettivo; aggettivi sostantivati; concordanza; pronomi dimostrativi; l’apostrofo, la crasi, la dièresi; pronomi personali; i sistemi verbali in omega e in –mi; le voci attiva e passiva; prima, seconda e terza declinazione; alcuni aspetti dei tempi storici.
Verranno usati fin dalle prime lezioni parti del Nuovo Testamento, le quali verranno distribuite durante le lezioni.

Giovanni Ibba è docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Firenze. È dottore di ricerca in Ebraistica e in Teologia Biblica. Ha all’attivo un centinaio di pubblicazioni. Attualmente sta lavorando all’edizione italiana dell’intera collezione dei manoscritti di Qumran.

Le iscrizioni si ricevono telefonicamente, chiamando la Segreteria: 0575 556013

Un cordiale saluto!

A cura di

www.peramoredigerusalemme.com

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Settimane di Camaldoli 2015

Settimane di Camaldoli 2015

QUAL E’ IL VERO SIGNIFICATO DEL VANGELO DI MARCO? 
Dom 30 agosto – Sab 5 settembre 2015 
 
Corso di Esercizi spirituali guidato da Alessandro Barban, priore generale


La maggioranza dei commentari del Vangelo di Marco vede due momenti di riferimento nella narrazione di questo vangelo: la confessione di Pietro (Mc 8, 27-30), e quella del centurione romano ai piedi della croce (Mc 15,38-39). Altri studi si sono soffermati sull’attività demonologica e di guarigione da parte di Gesù, sulla questione del puro e dell’impuro (Mc. 1-7), sul cammino discepolare (Mc 8,31-9) per arrivare alla passione e morte di croce. Gli approcci e le proposte sono diverse.
 

La domanda che ci guiderà in questo corso di Esercizi spirituali è la seguente: qual è il vero significato del vangelo di Marco? Penso che per rispondere a questo interrogativo si dovrebbe tener conto dell’interezza del racconto marciano senza fare troppe divisioni, e seguire la narrazione dell’evangelista che descrive la composita umanità di Gesù illuminata e sostenuta dalla presenza agente di Dio per prendere atto che solo nel sepolcro si pone la questione decisiva: che Gesù il nazareno, il crocifisso, è risorto.
 

Pertanto, il vangelo di Marco da una parte ci educa e ci accompagna a scoprire sempre meglio la persona e l’identità di Gesù, dall’altra, ci sfida a verificare la qualità della nostra fede in lui, se arriva fin dentro al mistero cruciale della sua pasqua. 

Programma completo su:

www.camaldoli.it 



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Camaldoli: Il cammino dei padri di Israele

Camaldoli: Il cammino dei padri di Israele

Esercizi spirituali 2014
Vivere alla luce della promessa
Il cammino dei padri di Israele


la-sx
Dom 15 – Sab 21 giugno
Corso di esercizi spirituali
Vivere alla luce della promessa
Il cammino dei padri di Israele (Gn 12,1-37,1)
guidato da Flavio Dalla Vecchia, biblista

Presentazione
La Bibbia narra i primi passi di una nazione descrivendo il cammino di una famiglia: i disagi di una vita da emigrati, le tensioni generate dalla sterilità, le invidie e le gelosie tra fratelli. Vicende molto umane, ma tutte vissute all’ombra di una promessa: tra le pieghe delle situazioni quotidiane vi è il filo rosso di una parola pronunciata dall’Onnipotente, che sostiene i protagonisti anche nei momenti più bui e che li orienta al futuro, anche quando dal punto di vista umano sembrerebbe non sia alcuna via d’uscita.
Si racconta il passato per fare memoria delle proprie radici. Le radici non sono, però, solo un monumento da contemplare, ma un appello e un modello: anche oggi Dio non è muto e il cammino degli antenati può aiutare a verificare e purificare il nostro modo di stare alla Sua presenza.

Bibliografia

W. Vogels, Abraham. L’inizio della fede, San Paolo, Cinisello B. (MI) 1999.
J.-L. Ska, Abramo ei suoi ospiti. Il patriarca e i credenti nell’unico Dio, EDB, Bologna 2002.

F. Giuntoli, La storia di Giacobbe, San Paolo, Cinisello B. (MI) 2014.


Prenotazioni e informazioni
FORESTERIA MONASTERO
52014 CAMALDOLI (AR)
Tel. 0575 556013 – Fax 0575 556001
foresteria@camaldoli.it


la-dx
www.camaldoli.it
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PASTORE E OSPITE

PASTORE E OSPITE

Il Pastore guida, l’ospite accoglie.

Nel Salmo 23 (22), che risuona familiare alle nostre orecchie, sono due le immagini principali che ci parlano di Dio: il pastore e l’ospite.

Dio è cantato dal salmo innanzitutto come un pastore. Il pastore ha il compito di guidare, nutrire, spronare. La prima cosa che il salmista dice in riferimento a Dio come suo pastore è che egli “non manca di nulla” (v. 1). Il pastore è innanzitutto colui che non ti fa mancare nulla: la sicurezza del cibo per la vita, la sicurezza dai pericoli esterni, la sicurezza dalle avversità del tempo. Il pastore è per le sue pecore la garanzia di questa sicurezza che deriva dal fatto di sapere che c’è qualcuno che non ti fa mancare nulla. Gesù nel Vangelo di Giovanni si è presentato come “il buon pastore” (Gv 10,14). Egli non fa mancare nulla ai suoi discepoli, perché offre la vita per loro (Gv 10,11) e insegna loro che facendo altrettanto, cioè donando la vita, non si manca di nulla. Il buon pastore ci dice che è donando tutto che non si manca di nulla.

In secondo luogo il pastore nel Salmo è presentato come colui che fa riposare in pascoli verdeggianti. E’ colui che mi dà riposo. Nella Bibbia l’immagine del riposo appartiene al linguaggio della salvezza: entrare nel riposo di Dio, significa entrare nella sua vita, nel suo Regno. Ma poi il Salmo continua descrivendoci questo riposo nel quale il Signore ci fa entrare come un luogo dove scorrono acque tranquille che sono in grado di ricreare la nostra vita. Nel deserto, luogo comune per il pascolo nella terra di Israele, è difficile trovare acque tranquille. Quando l’acqua c’è, è impetuosa e pericolosa. Solo in alcuni posti, le oasi, c’è la possibilità di acque tranquille alle quali ci si può abbeverare senza pericolo. Gesù ha fatto sdraiare le folle che lo seguivano sull’erba verde per saziare la loro fame di Parola e di Pane (Mc 6,39). E’ l’erba verde del tempo pasquale, la primavera, che fa rifiorire il deserto, quella sulla quale il Signore fa riposare le folle per moltiplicare il pane per la loro e la nostra fame. Gesù si è mostrato capace di ricreare la vita degli uomini e delle donne che ha incontrato, dei peccatori che ha avvicinato, dei giusti che ha condotto ad interrogarsi sull’autenticità del loro rapporto con Dio. Egli, come un corso d’acqua tranquillo, ha ricreato la loro vita.

Il pastore è colui che ti mantiene sul retto cammino (v. 3). Il pastore non lascia vagare il gregge per strade sconosciute e pericolose, ma lo guida sulla strada giusta. Il pastore è colui che con il suo vincastro ti dà sicurezza (v. 4), anche quando cammini nel buio della notte. Gesù nel Vangelo di Giovanni si è presentato come la via (Gv 14,6) e di se stesso ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Gv 8,12). In Luca e in Matteo Gesù si è mostrato anche come quel pastore che, se ha anche una sola pecora che si perde, non si tira indietro dall’andarla a cercare per riportarla con gioia al pascolo insieme alle altre e fare festa per averla ritrovata. Ma Gesù è anche colui che guida il cammino dei suoi discepoli nella sua via verso Gerusalemme, che per loro era una strada “tenebrosa” e incomprensibile. La via di Gesù, per i suoi discepoli, era coperta dall’ombra della morte. Gesù è per loro il pastore che li guida su quella strada che essi non sanno comprendere e che percorrono passo dopo passo pieni di timore e impauriti (Mc 10,32). Gesù è per i suoi discepoli e per noi colui che tiene la rotta anche quando noi non comprendiamo dove stiamo andando. Anche a noi, come a Pietro, Gesù ripete: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo» (Gv 13,7).

In secondo luogo, nel Salmo, Dio si presenta come ospite: come colui che accoglie nella propria casa. Un’immagine molto forte per la cultura del Vicino Oriente Antico per la quale l’ospitalità è sacra più della propria vita e degli stessi legami familiari. Ci sono episodi, come nella storia di Lot, nei quali è più importante la vita dell’ospite che viene accolto sotto il proprio tetto, che quella dei famigliari più stretti. I doveri dell’ospitalità sono sacri: dare il cibo per il corpo, il ristoro per le fatiche, l’onore dovuto. Gesù ha sperimentato su di sé l’accoglienza nella casa altrui. Pensiamo all’accoglienza che ha ricevuto nella casa di Marta e Maria. Egli ha sperimentato su di sé l’onore dovuto agli ospiti per mano di una peccatrice che ha cosparso il suo capo di olio prezioso e ha lavato con le lacrime i suoi piedi (Mc 14,3). Ma Gesù è stato anche accogliente. Non aveva una casa di pietra dove abitare, ma accoglieva tutti alla sua mensa e sapeva ungere con l’olio della dignità filiale il capo di coloro che incontrava. Gesù stesso si è presentato come ospite accogliente per i suoi discepoli, dicendo: «io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno» (Lc 22,29-30).

Per questo, conclude il Salmo, perché Dio è mio pastore e ospite, bontà e amore mi accompagneranno per tutti i giorni della mia vita (v. 6). La bontà e l’amore sperimentata su di me, può ricreare la mia vita e farvi risplendere la stessa bellezza, per diventare anche noi pastori e ospiti.

Sant’Atanasio afferma che il Salterio «è come un giardino, tutto ciò che viene annunciato negli altri libri lo trasforma in canto» (Ad Marcellinum, 3). Il libro del Salterio, per il vescovo di Alessandria, ci parla di Cristo (Ibid. 6-9), ma anche, come uno specchio, ci parla di noi stessi: «mi sembra che i salmi diventino per chi li canta come uno specchio perché possa osservare se stesso e i moti della propria anima» (Ibid. 12). Il breve percorso che abbiamo fatto attraverso il Salmo 23 (22) ci ha fatto toccare come sia possibile leggere come in uno specchio la vita stessa di Gesù, come pastore e ospite. Ma questa contemplazione della sua vita può diventare specchio anche per noi che impariamo a leggere la nostra vita ad immagine della sua. Continua Atanasio: «ogni salmo viene detto e ordinato dallo Spirito in modo (…) farci dire ogni salmo come riferito a noi, come parole nostre per rammentarci i nostri sentimenti e correggere il nostro modo di vivere» (Ibid. 12).

Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli

Lunedì 18 marzo 2013 – V settimana di Quaresima

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Mercoledì delle Ceneri

Mercoledì delle Ceneri

La supplica individuale: il Miserere 

di Paolo Ricca 

 

Un elemento costitutivo del messaggio del Salmo 51 è la domanda di perdono. «Nella tua grande bontà, cancella il mio peccato» (v. 1). «Purificami dal mio peccato» (v. 2). «Purificami con l’issòpo e sarò puro» [l’issòpo è una pianta aromatica della famiglia della menta, usato nella notte dell’Esodo per aspergere con il sangue dell’agnello gli stipiti delle porte e l’architrave delle case degli ebrei]; «lavami, e sarò più bianco della neve» (v. 7). «Distogli lo sguardo dai miei peccati, e cancella tutte le mie colpe» (v. 9). Tanti modi diversi per dire la stessa cosa: perdonami. E qui siamo nel cuore del Salmo, che batte all’unisono con quello che possiamo chiamare il cuore di Dio. E qual è questo cuore del Salmo che batte all’unisono con il cuore di Dio? E’ il perdono dei peccati. Non c’è mistero più grande in cielo e sulla terra del perdono dei peccati. Il più grande mistero non sono gli enigmi dell’universo, gli spazi in­finiti, le tante cose inspiegabili che ci circondano, a cominciare dal miracolo della vita, il mistero più grande è il perdono — miracolo puro, miracolo assoluto. Perché? Perché Dio perdona contraddi­cendo la legge che egli stesso ha dato e che non viene per questo abrogata. Ma invece di applicare la legge, Dio applica la grazia. Invece di giustiziare, giustifica. Invece di condannare, perdona. Invece di punire il peccato, lo cancella. Il Dio della grazia prevale sul Dio della legge. E così viene fuori questa cosa incomprensibile: Dio ama l’uomo più di quanto ami la sua legge, potremmo quasi dire che Dio ama l’uomo più di quanto ami se stesso.

Il Salmista sembra conoscere queste «profondità di Dio» come le chiama l’apostolo Paolo (I Corinzi 2,19), e, nella sua disperazione, dimostra un’audacia incredibile: malgrado la legge di Dio che indiscutibilmente lo condanna, egli crede che Dio possa e voglia lavare tutto lo sporco della sua anima, cancellare tutto il male che ha fatto, purificare la sua coscienza e la sua vita regalandogli l’innocenza perduta o mai posseduta: «lavami, e sarò più bianco della neve». E Dio effettivamente cancella il peccato! E questa l’esperienza-base degli uomini e delle donne della Bibbia, che il profeta Michea ha descritto con queste parole degne di essere ricordate e tramandate: «Dio si compiace d’usar misericordia. Egli tornerà ad avere pietà di noi, si metterà sotto i piedi le nostre iniquità, e getterà nel fondo del mare tutti i nostri peccati» (Michea 7,18-19). In realtà, li getterà su suo figlio Gesù e, tramite lui, su se stesso! Il perdono è dunque il cuore di Dio. Non c’è nessuna esperienza più vera e profonda di Dio che l’esperienza del perdono. Credere in Dio significa credere nel perdono. Se uno mi chiede. «Perché credi in Dio?», rispondo: «Perché credo nel perdono». E se mi chiede ancora: «Perché credi nel perdono?», risponderò: «Perché credo in Dio». Certo Dio, come l’uomo, non è solo cuore. Ma è il cuore che fa vivere tutto il resto.
 

Paolo Ricca, Davanti a Dio, Claudiana, Torino 2008, 33-34 

 

 MONASTERO DI CAMALDOLI – Tempo di Quaresima 2013

 

E’ possibile vivere il tempo di Quaresima condividendo i momenti liturgici e di meditazione della Comunità monastica di Camaldoli.

Per gruppi che desiderassero trascorrere alcuni giorni in foresteria nel tempo di Quaresima (non solo nei fine settimana), per ritiri o esercizi spirituali contattare la segreteria della Foresteria per concordare periodo e modalità del soggiorno.
 
Prenotazioni e informazioni : FORESTERIA del MONASTERO – 52014 CAMALDOLI (AR)
tel. 0575 556013; e-mail: foresteria@camaldoli.it ; www.camaldoli.it

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Dove cercare Gesù

Dove cercare Gesù

Dove trovare Gesù? 

Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli

Veduta di Gerusalemme


Abbiamo celebrato in questi giorni la sua nascita, abbiamo cantata l’incarnazione del Verbo di Dio che ha posto la sua tenda in mezzo a noi, ma poi nella nostra vita di ogni giorno facciamo l’esperienza di Maria e Giuseppe di non trovare Gesù accanto a noi durante il viaggio. Il Vangelo di questa domenica ci può aiutare a rispondere a questa domanda così fondamentale per la nostra vita e per sperimentare per noi il senso dell’incarnazione oggi. Dove trovare Gesù?

Gesù va cercato innanzitutto a Gerusalemme. 

 Per Luca la Città santa ha un significato del tutto particolare. Luca scrive un’opera in due volumi nei quali Gerusalemme è il punto di arrivo e il punto di partenza. E’ il punto di arrivo verso il quale Gesù si dirige per compiere la sua Pasqua. Gran parte del Vangelo di Luca è costituito da un grande viaggio di Gesù verso Gerusalemme come luogo nel quale doveva compiersi il suo “esodo”, il suo passaggio, l’evento della sua morte e risurrezione. Da Gerusalemme, poi, i suoi discepoli dovevano ripartire per raggiungere gli estremi confini della terra.

Gerusalemme è il luogo della Pasqua, della morte e risurrezione di Gesù, il luogo del dono della vita. Questo è il punto di arrivo e il punto di partenza per ogni uomo e donna alla ricerca di Gesù. Non si può trovare Gesù al di fuori della sua Pasqua, al di fuori da Gerusalemme.

Inoltre Gesù lo possiamo trovare nel Tempio seduto in mezzo ai maestri mentre li ascoltava e li interrogava. Il Tempio è il luogo scelto dal Signore per far abitare il suo Nome in mezzo al suo popolo. Non dobbiamo pensare il Tempio come la casa di un Dio lontano, ma come una casa tra le case. Il Tempio è il segno della presenza del Dio santo-altro in mezzo al suo popolo. Gesù lo possiamo trovare lì dove abita l’umanità che egli ha scelto per sua dimora. Non dobbiamo cercare Gesù lontano dagli uomini e dalle donne del nostro tempo, perché egli, come è nello stile del Dio di Israele, pone la sua tenda in mezzo a noi.

Ai tempo dell’esilio in Babilonia, quando i giudei sono costretti ad andare esuli lontano dalla loro terra, Ezechiele ci dice che la presenza, la gloria, del Signore si alza dal Tempio e si sposta verso oriente. Non è l’immagine di un Dio che abbandona il suo popolo nel momento del bisogno; non è un Dio che, irato, si allontana sdegnato dal suo popolo, ma è un Dio che va in esilio insieme al suo popolo proprio perché la sua presenza non è legata ad una costruzione di pietra. Dio ritorna ad essere un nomade, come lo era quando seguiva il cammino di Israele nel deserto verso la terra promessa.

Anche noi non possiamo trovare Gesù se non tra gli uomini e le donne del nostro tempo, perché egli abita lì dove essi abitano. E’ questo il senso del luogo del Tempio.

Nel Tempio Gesù è tra i maestri, mentre li ascolta e li interroga. Si tratta dei sapienti di Israele, esperti nella Legge, nelle Scritture. Non si può trovare Gesù al di fuori delle Scritture. Anche questo è un aspetto importante: non possiamo trovare Gesù se non nella sua Pasqua, nel suo abitare tra gli uomini e le donne del nostro tempo, alla luce delle Scritture, in dialogo con esse, ascoltando e interrogando.


Sono i tre luoghi nei quali anche noi oggi possiamo ritrovare Gesù: la sua Pasqua, l’umanità del nostro tempo, le Scritture ascoltate e interrogate. Ma per trovare Gesù in questi tre luoghi occorre l’atteggiamento sapiente di Maria: cercare il senso dei fatti che accadono nella nostra vita. E’ infatti la nostra esistenza il luogo nel quale ritrovare il dono della vita, l’incontro con l’umanità del nostro tempo, l’ascolto della Parola. L’atteggiamento di Maria non è un disincarnato spiritualismo, ma l’attenzione a ciò che la vita presenta. Il cuore nelle Scritture non è il luogo dei sentimenti, ma il luogo dell’intelligenza, il luogo dove si prendono le decisioni, dove si ascolta la Parola e ci si decide per Dio. Il cuore è ciò che noi chiameremmo coscienza. Ecco non basta conoscere i luoghi nei quali trovare Gesù, occorre anche l’atteggiamento intelligente di Maria che cercava il senso degli avvenimenti della sua vita. 

Monastero di Camaldoli – La Vergine 

Se avremo come Maria la capacità di meditare nel cuore, allora la vita vissuta come dono, l’umanità del nostro tempo e la guida delle Scritture sante saranno il luogo dove trovare Gesù nella nostra vita.

 Camaldoli, 30 dicembre 2012 – Domenica della Santa Famiglia




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