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La festa di Chanuccà

La festa di Chanuccà

“Ha nerot hallalu anu maddlikin al ha nissim ve al ha ghevurot……….ve en lanu reshut lehishtammesh bahem ellà lirotam bilvad _ Noi accendiamo questi lumi per i miracoli e per le vittorie……e non ci è permesso servirsene, ma guardarli soltanto”.


Il brano sopracitato, viene recitato in ogni casa ebraica, da questa sera, per otto sere quando le famiglie ebree, all’interno delle loro abitazioni, delle Sinagoghe e di altri luoghi, pubblici e privati, si accingono ad accendere la lampada a otto lumi, con la quale si celebra l’eroica vittoria dei fratelli Maccabei, contro il nemico ellenico, il quale era famoso per avere la sfrontatezza di obbligare l’accettazione della propria cultura agli abitanti delle Terre da loro conquistate.


La festa di Chanuccà è conosciuta con l’appellativo di “festa delle luci” in cui si celebra la vittoria della luce della propria cultura popolare sulle tenebre dell’imposizione delle culture estranee.
In essa si ricorda la miracolosa vittoria di un piccolo esercito con a capo Giuda della famiglia degli Asmonei, ma soprannominato Maccabeo a causa della sua forte tenacia, il quale riuscì a smuovere le coscienze di un gruppo di ebrei, per ribellarsi al dominio greco sulla Terra di Israele.
E’ un’antica storia che risale al secondo secolo avanti l’era volgare: i greci che dominarono tutto il mondo occidentale con la loro cultura, conquistarono anche la Terradi Israele e vietando l’osservanza dei precetti comandati dalla Torà al popolo ebraico, tentarono di imporre la loro cultura e le loro tradizioni idolatre su tutti gli abitanti del Paese.
La cosa più sconvolgente fu che, introducendo idoli pagani nel sacro Tempio di Gerusalemme, pretesero che tutti i sacrifici dedicati a l’unico D-o, fossero invece offerti alle divinità pagane da loro adorate e servite.
Come tutti i popoli conquistati, anche una parte del popolo ebraico, si lasciò affascinare dalla cultura ellenica e molti, rinnegarono le regole della legge mosaica, per seguire il paganesimo e le varie innovazioni, che naturalmente contrastavano con la cultura giudaica.
Fu una lotta impari quella di Giuda Maccabeo, dei suoi fratelli e di una parte del popolo, contro l’imponente esercito di Antioco Epifane, ma alla fine l’esercito ebraico ebbe la meglio:


“Ma Tu, con la Tua grande bontà hai condotto i prodi nelle mani dei deboli, i numerosi nelle mani dei pochi, i malvagi nelle mani dei giusti, gli impuri nelle mani dei puri, gli infedeli nelle mani di coloro che studiano la Tua Torà”.


Questo brano, per tutta la durata della festa, viene aggiunto, nelle preghiere quotidiane; esso racconta la storia dei Maccabei ed il grande miracolo avvenuto nella Terra di Israele.


Dopo aver sconfitto l’esercito di Antioco, gli ebrei, tornati alla loro originaria tradizione, iniziarono il lavoro di riconsacrazione del Tempio, disfacendosi di tutti gli idoli posti dai greci nel Sacro Tempio e di tutto ciò che fu adoperato per il servizio a quel culto estraneo. Persino l’olio necessario all’illuminazione del sacro luogo, fu profanato perché usato da loro.
Il midrash racconta, che al momento della cerimonia inaugurale, non si trovò l’olio per illuminare il Tempio; si cercò in ogni angolo persino i più nascosti, fino a che se ne trovò una piccola ampolla – adatta – kasher – che sarebbe potuta bastare per non più di un giorno.
 
Il tempo minimo però, necessario per fabbricarne dell’altro, adatto alla sacralità del Tempio, era di otto giorni; ma il Signore con la Sua grande bontà, volle che quell’olio durasse per tutti i giorni necessari alla fabbricazione di altro olio.


Per questo motivo la festa dura otto giorni, durante i quali si accende una speciale lampada a otto bracci, per ricordare il miracolo accaduto.
Non sappiamo se la storia dell’olio sia reale, ma il suo significato coincide perfettamente con ciò che avvenne in quel tempo a Gerusalemme. L’olio è un liquido diverso da tutti gli altri, in quanto tende a mantenere tutte le sue caratteristiche inalterate, anche se si cerca di mescolarlo con altri liquidi; così gli ebrei, attraverso l’osservanza dei loro precetti, non alterano mai le loro tradizioni e le loro caratteristiche.


Il popolo ebraico, nel corso della sua storia, più volte ha rischiato di essere sterminato e di essere annientato dal marasma della società, ma più volte, grazie al mantenimento delle tradizioni, si è sempre distinto, emergendo anche quando le prospettive non erano le più rosee.
Il miracolo della festa di Chanuccà sta nel fatto che una piccola parte del popolo, rimasta fedele alla tradizione ed all’osservanza delle leggi della Torà, sia riuscita a contrastare un esercito potente come quello di Antioco e a coinvolgere anche coloro che avevano abbandonato le tradizioni per accogliere questa nuova corrente religiosa. Viceversa, attraverso l’assimilazione ad esso, Antioco sarebbe riuscito in modo assai originale a cancellare la cultura e la presenza ebraica dalla faccia della Terra.
E’ la “festa della luce”! La supremazia della luce sulle tenebre.


Si racconta nel midrash che vi è un’attinenza tra la fase precedente la Creazione del Mondo e l’invasione ellenica sulla Terra di Israele:
Nella Genesi troviamo scritto “Ve choshech al penè tehom – E le tenebre erano al cospetto degli abissi” ossia prima ancora dell’inizio della Creazione, regnavano sul mondo le tenebre, quelle tenebre chiamate “tohu va vohu – caos primordiale”. I Maestri del Talmud insegnano dicendo: “Questo è il dominio dei greci, che oscurarono gli occhi del popolo ebraico”.
Il caos e le tenebre sono il simbolo del disordine e quindi della mancanza di libertà, intesa come la negazione del diritto di esprimere le proprie opinioni e rispettare quelle altrui, persino della minoranza.
Per nessuna religione, nemmeno per quella ebraica, non è mai previsto l’accendere lumi, senza la possibilità di usufruire di quella luce; e così invece, avviene per la festa di Chanuccà.


“Veen lanu reshut lehishtammesh bahem ellà lirotam bilvad – Non ci è permesso servirsene(dei lumi) ma guardarli soltanto!”


Contemplando i lumi di Chanuccà, si ha la possibilità di riflettere sulla volontà dell’uomo di decidere il proprio destino, attraverso le sue azioni; di riflettere sull’importanza di un mondo libero in cui ogni essere umano possa rispettare le proprie tradizioni e, attraverso la loro divulgazione, avere il diritto di essere rispettato di conseguenza.
Il motivo quindi è che, secondo l’interpretazione talmudica, quei lumi debbono essere contemplati, ricordando la prima azione divina che, con la creazione della luce, iniziò a porre ordine all’opera creativa, insegnando all’uomo la facoltà di scegliere fra il bene e il male, fra la vita e la morte.


Simboleggia quindi il passaggio dalle tenebre alla luce che sconfigge i vari tentativi di annientamento di ogni popolo e in particolare del popolo ebraico.


Vi è un uso, presso gli ebrei italiani e non solo, di accendere i lumi della lampada di Chanuccà, con una candela che si è usata nel giorno 9 del mese di Av, in cui si prega esclusivamente al buio, se non con una sola candela, in segno di grave lutto per la distruzione del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme.
Il motivo è che è predetto dai profeti, che il Signore con la Sua grande bontà, ci farà passare “meafelà le orà – dalle tenebre alla luce festiva”.


Le tenebre del lutto, della persecuzione, del paganesimo alla luce della vittoria della democrazia e della libertà simboleggiata da questa festività.


Nel breve trattato talmudico di “Meghillat taanit” viene codificata l’istituzione e le regole delle varie ricorrenze ebraiche non comandate dalla Torà, fra cui la festa di Chanuccà; si spiega che i Rabbini che lo hanno composto, hanno voluto codificare queste festività per celebrare in modo festivo le sciagure che il popolo è riuscito a scampare miracolosamente, “con lodi ed inni al Signore”.
Da qui si impara che le sciagure e le tenebre, attraversate dal popolo di Israele, nel corso dei millenni della sua vita, sono alla base della sua crescita e del rafforzamento dell’identità di popolo.
Nel libro biblico dei Re, troviamo scritto al capitolo ottavo:


“Dunque disse Salomone – il Signore ha detto di abitare nelle tenebre” Poiché quello è il luogo dove abita D-o e dove risiede la Shechinà– la presenza divina.


In tutto il racconto della Torà – dall’inizio alla fine di essa – non troviamo mai una sola volta che la presenza divina non sia simboleggiata da nubi, tenebre o caligine; basterebbe soltanto leggere il racconto della manifestazione divina nell’episodio della promulgazione del Decalogo per rendersene conto.


Cosa ha a che vedere tutto ciò con la festa di Chanuccà?
Essa è chiamata “Chag ha orim – La festa delle luci” e la luce è l’antitesi delle tenebre. Nel trattato talmudico sopracitato, troviamo detto che l’esercito di Antioco occupando la Terra di Israele, con la loro oppressione e l’istituzione coatta della loro lingua e tradizione, oscurò il mondo tenendo con gli ebrei un atteggiamento più crudele rispetto agli altri popoli.


Il nome Chanuccà fu posto a questa festa, non soltanto per indicare la cerimonia inaugurale, della riconsacrazione del Tempio all’unico D-o, quanto per indicare una delle caratteristiche fondamentale di Israele: l’insegnamento.


Il termine Chanuccà infatti, viene originato dal verbo le – chanekh che esprime l’insegnamento che un padre o una madre hanno il dovere di dare al proprio figlio, trasmettendogli, sin dalla più tenera età quell’amore per i principi millenari del nostro popolo.
L’assimilazione alla cultura dei greci duemila e cinquecento anni fa, non si allontana di molto da quella che si vive e si respira oggi nel nostro mondo.
Essa è la cultura della supremazia fisica e dell’inseguimento di quei beni che hanno un valore effimero e senza fondamenta.
Paganesimo non significa soltanto prostrarsi a degli idoli fabbricati di pietra, legno o altri materiali, bensì disprezzare il valore dell’Uomo usando su di lui una forza brutale che può ridurlo alla nullità fisica.
Paganesimo significa anche mancanza di rispetto verso chi ha una cultura e tradizioni diverse; quindi soppressione di costoro in nome di un D-o.
Paganesimo significa uccidere in nome di D-o.


Le luci della lampada di Chanuccà che da stasera, per otto giorni accenderemo nelle nostre case, nelle nostre sinagoghe e persino nelle piazze più grandi delle nostre città, vogliono essere un forte messaggio di rispetto verso tutti gli uomini, e soprattutto un inno alla vita.
Se ogni popolo ha una bandiera che simboleggia la sua storia e le sue tradizioni, la bandiera del monoteismo sarà sicuramente la lampada di Chanuccà.


I Rabbini codificatori della normativa ebraica, ci esortano a disporre le nostre lampade di Chanuccà, dinnanzi alle finestre e alle porte delle nostre abitazioni, affinché fossero ben visibili a tutti e chiunque, vedendole possa ricordarsi del sacrificio dei fratelli Maccabei, i quali, con un esiguo numero di soldati riuscirono a sconfiggere un esercito come quello dei greci, in nome della libertà di pensiero, di religione e soprattutto in nome del rispetto degli esseri umani.


Possa il Signore D-o di ogni essere vivente, liberare il Suo popolo e tutti gli uomini della Terra dal giogo della malvagità, della persecuzione e della violenza, presto ai nostri giorni, così come fece al tempo dei Maccabei contro i malvagi che volevano la distruzione del popolo di Israele.

Rav Alberto Sermoneta

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