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MILANO: Jules Isaac

MILANO: Jules Isaac

INCONTRI DI ECUMENISMO 

Jules Isaac

ALLA FONDAZIONE AMBROSIANEUM di Milano

martedì 29 ottobre alle ore 18.00

Massimo Giuliani parla di :

 JULES ISAAC

             “MUTARE IL DISPREZZO IN DIALOGO”


Riprende martedì 29 ottobre alle 18.00 alla FONDAZIONE CULTURALE AMBROSIANEUM di via delle Ore, la tradizione degli “Incontri di ecumenismo” coordinati da Clara Achille Cesarini in collaborazione con il SAE (Segretariato Attività Ecumeniche).

In occasione del 50° anniversario della morte di papa Giovanni XXIII e di Jules Isaac (1877 – 1963), il 29 ottobre alle ore 18.00 Massimo Giuliani, docente di Studi Ebraici all’Università di Trento, esaminerà la figura e l’opera dello storico francese, che ebbe un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei rapporti tra cristiani e popolo ebraico.

Protagonista di uno storico incontro con papa Giovanni, infatti, Isaac aveva perso moglie, figlia e genero durante la Shoah: sua la convinzione che l’ “insegnamento del disprezzo” nei confronti degli Ebrei praticato nelle Chiese cristiane fosse all’origine dell’antisemitismo contemporaneo, e che una svolta radicale nella dottrina insegnata dalla Chiesa fosse condizione necessaria per il risanamento dei rapporti tra cristiani ed ebrei.

L’incontro successivo è in programma:

mercoledì 6 novembre alle ore 18,00  

sempre alla FONDAZIONE AMBROSIANEUM, con un intervento di  

Piero Stefani 

 docente di Ebraismo alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale,su:

“CHIESA CATTOLICA E POPOLO EBRAICO DAL CONCILIO A OGGI”

Concilio Ecumenico Vaticano II

 


Per informazioni:
Fondazione Culturale Ambrosianeum
Via delle Ore, 3 – Milano (MM Duomo)
Tel. 02.86464053
www.ambrosianeum.org; info@ambrosianeum.org

Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa Fondazione Ambrosianeum
comunicazione@ambrosianeum.org
tel. 02.86464053, 339.1363491

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AEC-Roma

AEC-Roma

  AMICIZIA EBRAICO CRISTIANA
  Programma 2013 – 2014
Il primo degli incontri sarà dedicato a
Jules Isaac
nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa
Relatrice
professoressa Anna Foa
Modera
Marco Morselli
presidente AEC di Roma
l’incontro si terrà
Domenica 13 ottobre 2013 alle ore 18
presso la Sala Metodista Via Firenze, 38 –  ROMA

Programma completo 2013-2014
Domenica 13 ottobre 2013 ore 18

Sala  Metodista Via Firenze, 38

incontro dedicato a Jules Isaac

Relatrice: Anna Foa

Modera: Marco Morselli
Lunedì 18 novembre 2013 alle ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38
incontro dedicato a Barùkh Spinoza
Relatori: Pina Totaro,  studiosa di Spinoza presso il CNR
e Luigi de Salvia, presidente di Religioni per la pace
4-8 dicembre 2013 Colloqui di Camaldoli
Domenica 12 Gennaio 2014 ore 17
Monastero delle Camaldolesi all’Aventino, Clivo dei Publicii, 2
Incontro con il SAE sulla Ottava Parola: Non rubare
Lunedì 3 febbraio  ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38
incontro dedicato a Viktor Frankl e al suo libro Uno psicologo nei Lager
Relatori:  Giuseppe Mallel, medico e
Stefania Zezza, studiosa di letteratura della Shoah
Modera: Giovanna Grenga
proiezione della  testimonianza sui temi  specifici trattati dal libro di Rosa Hanan in audio video a cura di Enrico de Bernart e Adelina Bartolomei
Lunedì 10 marzo ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38  
Incontro sulle Donne in collaborazione con l’ADEI 
Modera: Marina Zola
Lunedì 7 Aprile ore 18
Sala della Chiesa dei Genovesi in via Anicia
Trialogo
Relatori: Daniela Piattelli, Paolo Ricca e Cenap Aydin
Modera: Adelina Bartolomei
Domenica 11 Maggio  ore 17
Istituto Pitigliani via Arco dei Tolomei, 1
Shavuot
Relatori: Marco Morselli e Erich Noffke
Musiche del M° Michele Gazich
Rinfresco di conclusione attività
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Conferenza di Seelisberg

Conferenza di Seelisberg

I 10 punti presentati da Jules Isaac alla Conferenza Internazionale di Seelisberg

1- Ricordare che è lo stesso Dio vivente che parla a tutti noi nell’Antico come nel Nuovo Testamento.

2- Ricordare che Gesù è nato da una madre ebrea, della stirpe di Davide e del popolo d’Israele, e che il suo amore ed il suo perdono abbracciano il suo popolo ed il mondo intero.

3- Ricordare che i primi discepoli, gli apostoli, ed i primi martiri, erano ebrei.

4- Ricordare che il precetto fondamentale del cristianesimo, quello dell’amore di Dio e del prossimo, promulgato già nell’Antico Testamento e confermato da Gesù, obbliga cristiani ed ebrei in ogni relazione umana senza eccezione alcuna.

5- Evitare di sminuire l’ebraismo biblico o post-biblico nell’intento di esaltare il cristianesimo.

6- Evitare di usare il termine “giudei” nel senso esclusivo di “nemici di Gesù” o l’espressione “nemici di Gesù” per designare il popolo ebraico nel suo insieme.

7- Evitare di presentare la passione in modo che l’odiosità per la morte inflitta a Gesù ricada su tutti gli ebrei o solo sugli ebrei. In effetti non sono tutti gli ebrei che chiesero la morte di Gesù. Né sono solo gli ebrei che ne sono responsabili, perché la croce, che ci salva tutti, rivela che Cristo è morto a causa dei peccati di tutti noi.
Ricordare a tutti i genitori e educatori cristiani la grave responsabilità che si assumono nel presentare il vangelo e sopratutto il racconto della passione in un modo semplicista. In effetti, essi rischiano in questo modo di ispirare, lo vogliano o no, avversione nella coscienza o nel subcosciente dei loro figli o degli ascoltatori. Psicologicamente parlando, negli animi semplici, mossi da un amore ardente e da una viva compassione per il Salvatore crocifisso, l’orrore che si prova in modo così naturale verso i persecutori di Gesù, si cambierà facilmente in odio generalizzato per gli ebrei di tutti i tempi, compresi quelli di oggi.

8- Evitare di riferire le maledizioni della Scrittura ed il grido della folla eccitata: “che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli”, senza ricordare che quel grido non potrebbe prevalere sulla preghiera infinitamente più potente di Gesù: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”

9- Evitare di dare credito all’empia opinione secondo la quale il popolo ebraico è riprovato, maledetto, riservato a un destino di sofferenza.

10- Evitare di parlare degli ebrei come se essi non fossero stati i primi ad appartenere alla Chiesa.

I partecipanti alla Conferenza di Seelisberg (Svizzera), tra cui Jules Isaac



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Jules Isaac – Gesù e Israele

Jules Isaac – Gesù e Israele

 Viene nuovamente presentato al lettore italiano uno dei grandi libri del XX secolo. Jules Isaac (Rennes 1877 – Aix-en-Provence 1963) iniziò a scriverlo nel 1943, quando la sua esistenza, ormai alle soglie della vecchiaia, era minacciata ed errante, sconvolta e perseguitata. Dopo quasi quarant’anni di insegnamento della Storia, nella Francia occupata dai Tedeschi egli dovette abbandonare tutto e fuggire. Vide i suoi numerosi libri, frutto di una vita intera dedicata agli studi, finire al macero.

Nascosto nella campagna francese con la moglie, la figlia, il genero e il figlio (che vennero scoperti e deportati nei campi di sterminio: solo il figlio farà ritorno) Isaac iniziò a chiedersi come fosse possibile nel cuore dell’Europa, nel cuore del Novecento una simile barbarie. Com’è stata possibile la Shoah nell’Europa da secoli cristiana?

Non vi è dubbio che l’antisemitismo nazista è altra cosa rispetto all’antiebraismo teologico, ma la sconvolgente scoperta di Isaac è che l’insegnamento del disprezzo, capillarmente diffuso per secoli, e che ha il suo culmine nel mito del popolo deicida, ha contribuito a preparare e rendere possibile la distruzione degli Ebrei d’Europa.

Terminato nel 1946 nella solitudine di un rifugio e pubblicato a Parigi nel 1948, Gesù e Israele non può essere considerato un’opera di scienza (come lo stesso Isaac riconosce). È invece “il grido di una coscienza indignata, di un cuore lacerato”.

Il libro si compone di ventun argomenti e di una conclusione pratica, che così riassumiamo:

1 – La religione cristiana è figlia della religione ebraica.
2 – Gesù è ebreo.
3 – Ebraica è la sua famiglia, ebrea è sua madre Maria (Miryam), ebraico è l’ambiente nel  quale vive.
4 – Gesù è circonciso.
5 – Il suo nome ebraico è Yeshua. Cristo è l’equivalente greco di Messia.
6 – Il Nuovo Testamento è scritto in greco, ma Gesù parlava aramaico.
7 – Nel I secolo in Israele la vita religiosa era profonda e intensa.
8 – L’insegnamento di Gesù si è svolto nel quadro tradizionale dell’ebraismo.
9 – Gesù ha osservato la Torah. Non ne ha proclamato l’abolizione.
10 – È un errore voler separare il Vangelo dall’ebraismo.
11 -La diaspora ebraica ha avuto inizio molti secoli prima della nascita di Gesù.
12 – Non si può affermare che il popolo ebraico nella sua totalità abbia rinnegato Gesù.
13 – Secondo i Vangeli, ovunque Gesù sia passato, salvo rare eccezioni, è stato accolto con entusiasmo.
14 – Non si può affermare che il popolo ebraico abbia respinto il Messia.
15 – Gesù non ha pronunciato una sentenza di condanna e di decadenza d’Israele.

Gli argomenti dal 16 al 20 sono dedicati al tema del popolo deicida: “In tutta la Cristianità, da diciotto secoli, si insegna correntemente che il popolo ebraico, pienamente responsabile della crocifissione, ha compiuto l’inesplicabile crimine del deicidio. Non vi è accusa più micidiale: effettivamente non vi è accusa che abbia fatto scorrere più sangue innocente”.

21 – Israele non ha respinto Gesù né lo ha crocifisso. Gesù non ha respinto Israele né lo ha maledetto.
22 – Conclusione pratica: necessità di una riforma (redressement) dell’insegnamento cristiano.

Nell’estate del 1947 si tenne a Seelisberg, in Svizzera, una conferenza internazionale alla quale parteciparono un centinaio di delegati cristiani (di diverse confessioni) ed ebrei, provenienti da una ventina di Paesi. Isaac aveva preparato uno schema in diciotto punti, che vennero discussi, e infine venne approvata una dichiarazione conosciuta come I dieci punti di Seelisberg. Viene riportata in appendice perché è interessante confrontare quei punti con gli argomenti di Gesù e Israele.

In quell’occasione venne anche fondato l’International Council of Christians and Jews. Aveva dunque inizio un’altra fase della vita di Isaac, il quale fu tra i promotori dell’Amitié Judéo-Chrétienne de France (fondata nel 1948) e si adoperò per la costituzione della prima Amicizia ebraico-cristiana italiana (che venne fondata a Firenze nel 1950). Altri due libri vennero a completare il lavoro iniziato con Gesù e Israele : Genèse de l’antisémitisme (Paris 1956) e L’enseignement du mépris (Paris 1965).

Incontrò due Papi: nel 1949 venne ricevuto da Pio XII e nel 1960 da Giovanni XXIII. Nel corso di questo secondo incontro consegnò un Dossier che il Papa affidò al cardinale Bea: sarebbe stato all’origine della Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II.

Da allora, si è aperta una nuova era nelle relazioni ebraico-cristiane, anche se il lavoro è enorme e le difficoltà ancora numerose. A cinquant’anni di distanza, molte cose sono cambiate, e molti degli argomenti di Isaac vengono comunemente accettati.

Ci si può chiedere però quale sia il senso di questo avvicinamento tra ebrei e cristiani. Non è in fin dei conti rischioso sia per gli uni che per gli altri? Non c’è il rischio di annullare le differenze in un confuso sincretismo?

Queste preoccupazioni sono bene espresse da uno dei grandi maestri dell’ebraismo novecentesco, R. Joseph B. Soloveitchik: “Il dialogo non deve toccare argomenti di ordine teologico, ma solo questioni laiche, di interesse comune” e più avanti: “Collaboriamo con persone appartenenti ad altre fedi in tutti i campi dello sforzo umano, ma nello stesso tempo cerchiamo di preservare la nostra distinta identità, che inevitabilmente comprende aspetti di separazione”.

Da parte cristiana questa posizione viene così presentata dal pastore Matin Cunz (che la pensa diversamente ed è uno dei protagonisti del dialogo ebraico-cristiano): “Abbiamo una grandissima colpa riguardo agli ebrei. Abbiamo frainteso il Vangelo, abbiamo tradito i precetti del Cristo, il figlio del popolo ebraico. Ma tutti questi fatti tristi e vergognosi non devono e non possono cambiare le fondamenta della teologia cristiana. Le verità rimangono le stesse, il comportamento deve cambiare”.

Isaac, da parte sua, licenziava il suo volume con queste sorprendenti parole:”Forse qualcuno si domanderà a quale confessione appartenga l’autore. La risposta è facile: non appartiene a nessuna confessione. Ma tutto il libro attesta il fervore che lo ispira e lo guida”. Accusato di ambiguità, egli preciserà: “Fervore rispetto a Israele, fervore rispetto a Gesù, figlio d’Israele”.

Se l’Alleanza con Israele non è mai stata revocata, se rav Yeshua ben Yosef non ha abolito la Torah, se la Cristianità non si è sostituita a un Israele maledetto o comunque decaduto siamo di fronte alla necessità di ridefinire la relazione tra Israele e le Chiese.

La purificazione dell’insegnamento del disprezzo e l’abbandono della teologia della sostituzione rendono possibile un riconoscimento: l’Alleanza è stata estesa alle nazioni. Il che non priva i cristiani di essere testimoni della loro fede di fronte a Israele, anzi, per la prima volta, rende la loro testimonianza credibile. Il grosso problema è sapere in che cosa propriamente tale testimonianza consista.

Per quanto possa sembrare paradossale, la testimonianza messianica delle nazioni comporta in primo luogo la consapevolezza che non è la kefirah (apostasia) d’Israele a poter essere un segno della Redenzione. Se Israele è la radice santa, ha senso sperare nella sua conversione in ramo?

Questa nuova consapevolezza rappresenterebbe una vera teshuvah, che permetterebbe di partecipare al banchetto preparato dal Signore per tutti i popoli, quando verranno distrutti il velo e la coltre posti sui loro volti (Is 25, 6-8).

Marco Morselli

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