Tag: Fratelli Tutti

PG a Viganò: Come si può obbedire, Eccellenza?

PG a Viganò: Come si può obbedire, Eccellenza?

Eccellenza Reverendissima ho chiesto a Marco Tosatti di ospitare questa mia lettera dato che, non potendo firmarla, c’è un solo sito che merita la sua pubblicazione, Stilum Curiae.

Ho letto la Sua intervista su Life Site News a John-Henry Westen sulla pseudo- enciclica (chiamiamola così per non offendere le Encicliche dei grandi Papi), così come ho letto su Stilum Curiae la Sua lettera a Vincente Montesinos di Adoración y Liberación sul tema Obbedienza.

Mi riferisco ad entrambe perché è evidente come il tema – Obbedienza – si ponga verso un documento di magistero del Papa, sia pur di un livello così basso da toccare ormai il fondo del barile.

Dobbiamo obbedire a ciò che chiede Bergoglio in Fratelli Tutti?

Quando nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si concluse la Guerra Fredda, il mondo riconobbe che ciò era avvenuto grazie ad una alleanza di fatto tra il mondo Occidentale libero e democratico, che aveva gli Stati Uniti quale leader, e la Chiesa Cattolica apostolica romana guidata da Papa Giovanni Paolo II.

L’Occidente fondato su valori cristiani si sentì vincitore verso una cultura di potere perversa qual era il comunismo.

Ma questa vittoria che fine ha fatto? Le radici cristiane sono oggi fondamento costituzionale dell’Europa?

I principi etici non negoziabili sono incorporati nelle nostre leggi?

No.

I valori che si sono affermati sempre più, sostituendo progressivamente quelli cristiani, sono stati i valori illuministici (uguaglianza, fratellanza…) ben camuffati naturalmente, essendo valori utopistici ed irrealizzabili senza fede in Dio.

Senza i valori cristiani, il mondo post guerra fredda ha fatto scelte che hanno portato alla crisi economico-sociale in corso ed alla creazione di un nuovo mostro più pericoloso dell’Unione Sovietica, la Cina armata del suo pragmatismo morale.

Eppure proprio in questi ultimi tempi la chiesa di Bergoglio sposa questi valori illuministici e questa alleanza cinese, ponendo fine ai valori morali del cristianesimo e ripudiando l’occidente.

Bergoglio sta realizzando un catto-neoilluminismo, ambientalista e filocinese, destrutturando la Genesi e la dottrina sociale della Chiesa.

Cosa diventeranno i diritti umani, la libertà personale, la bioetica, la dignità dell’uomo il bene comune in un mondo dominato dalla cultura cinese-bergogliana?

Oggi il vero maggior dramma che stiamo vivendo non è economico o politico, è morale.

La mancanza di un’autorità e guida morale; anzi il suo tradimento, è il nostro dramma. Bergoglio ha innalzato lui un MURO, ma verso i cattolici.

La Chiesa non c’è più, c’è la “Rete “, le Ong e i loro barconi, Greta e BillGates. Non si propone più fede, ma si accetta il ricatto ambientalista centrato sull’igiene grazie al Covid, che per Bergoglio è dovuto alla violenza che facciamo alla natura.

Bergoglio confonde bene e male con una forma di dottrina catto-neoilluminista utopistica e pragmatica.

Come si può obbedire Eccellenza?

PezzoGrosso

17 ottobre 2020

Fonte: “Stilum Curiae” di Marco Tosatti

Condividi con:
Riccardo Cascioli:” ‘Fratelli tutti’, visione opposta a Giovanni Paolo II”

Riccardo Cascioli:” ‘Fratelli tutti’, visione opposta a Giovanni Paolo II”

Mettiamo a confronto la visione di “Fratelli tutti” con l’omelia di inizio pontificato di san Giovanni Paolo II, quella del grido “Aprite le porte a Cristo”. Si tratta di due visioni completamente diverse, l’enciclica di papa Francesco è in chiara discontinuità con le encicliche sociali che l’hanno preceduta. Cosa deve pensare e fare un semplice fedele?

Detta in estrema sintesi: la nostra stessa natura ci indica che siamo tutti fratelli e che siamo chiamati a costruire la fraternità universale; per questo dobbiamo superare i nostri egoismi individuali, le nostre chiusure, per poter creare una società aperta basata sull’inclusione, l’amore per ogni uomo, la valorizzazione dei poveri e degli ultimi; per aiutare tutte le nazioni a questo scopo è necessaria in diversi campi una “global governance”, una autorità internazionale capace di indirizzare i singoli stati e sanzionarli quando si chiudono; anche le religioni, che tutte hanno una vocazione alla fraternità universale, devono aiutare a questo scopo, e un esempio è il documento sulla fratellanza umana firmato nel febbraio 2019 da papa Francesco e il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb (la dichiarazione di Abu Dhabi) che è l’ispirazione principale di questa enciclica.

Questo per sommi capi il pensiero portante di Fratelli tutti, l’enciclica di papa Francesco pubblicata domenica 4 ottobre.

Per una curiosa coincidenza il giorno prima, alla Giornata della Bussola, abbiamo riascoltato il famoso passaggio dell’omelia di inizio pontificato di san Giovanni Paolo II (22 ottobre 1978), che è stato anche il programma e la sintesi del suo pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!».

Una breve omelia, in cui si annunciava con certezza la potestà di Cristo sul mondo e la missione evangelizzatrice della Chiesa, come peraltro definita dal Concilio Vaticano II. L’incertezza, la disperazione dei singoli uomini così come dei popoli, ha una sola risposta, diceva Giovanni Paolo II: Gesù Cristo. «Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna».

L’impostazione dell’enciclica “Fratelli tutti” non poteva dunque non riportare alla mente quelle parole di Giovanni Paolo II, appena riascoltate. Perché esprimono due visioni radicalmente diverse, direi opposte. E questo non può non suscitare alcune domande.

Per papa Francesco scopo ultimo di ogni uomo, cristiani in testa, è costruire la fraternità universale: basta la sola ragione umana per concepirla e riconoscere gli strumenti necessari a realizzarla. E le religioni, tutte indistintamente, devono essere un aiuto a questo perché a a questo scopo, tutte indistintamente, sono chiamate.

Per san Giovanni Paolo II, invece, solo Cristo è risposta esauriente alle domande dell’uomo come dei popoli, tutto il mondo è sotto la Sua potestà, solo Lui ha «parole di vita eterna».

La visione che papa Francesco esprime nella “Fratelli tutti” non è una declinazione di quella certezza espressa da san Giovanni Paolo II, è chiaramente un’altra cosa. Essa è piuttosto in sintonia con il pensiero che ispira “Our Global Neighborood” (Il nostro vicinato globale), il Rapporto della Commissione Onu sulla Global Governance, pubblicato nel 1995, che disegna un’etica globale per un mondo pacificato e fraterno. L’ispirazione e i valori fondanti di questa etica globale sono chiaramente assimilabili a quelli espressi nella “Fratelli tutti”. Si tratta di un manifesto socialisteggiante e utopistico che pretende di comprendere ogni «paese, razza, religione, cultura, lingua, stile di vita». Le religioni, che possono ritrovarsi su questi valori comuni, sono ovviamente necessarie in questo disegno, perché hanno la capacità di controllare una percentuale altissima della popolazione.

La prima domanda sorge dunque naturale: è questa prospettiva compatibile con la visione cattolica? Se stiamo a Giovanni Paolo II, che richiama il Concilio Vaticano II, decisamente no. La pace, la fraternità è possibile – dice san Giovanni Paolo II – se i confini degli Stati si aprono alla potestà di Cristo, non agli immigrati; se alla potestà di Cristo si aprono i sistemi economici, politici, la cultura, ogni aspetto della società. La Chiesa esiste solo per vivere e annunciare questo.

Non c’è bisogno di molti ragionamenti per rendersi conto che la “Fratelli tutti” è un rovesciamento di questa visione. Chiaramente non si tratta di due sensibilità diverse, o di sottolineature di aspetti diversi di una stessa visione dati dal vivere due momenti diversi della storia. Nel leggere la Rerum Novarum di Leone XIII e la Centesimus Annus di Giovanni Paolo II si percepiscono i cento anni che separano le due encicliche, ma è altrettanto chiara la continuità che esiste nella visione dei due pontefici.
Qua ci troviamo di fronte a qualcosa che invece rompe questa continuità e non può essere un caso che circa due terzi dei richiami di questa enciclica siano citazioni di precedenti discorsi, messaggi ed encicliche dello stesso papa Francesco.

E qui un’altra domanda diventa inevitabile: cosa deve pensare e fare un semplice fedele che non vuole chiudere gli occhi davanti a questa evidente discontinuità?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana di Antonio Socci .Editoriale  del 06.10.2020

lanuovabq.it

Condividi con: