Tag: ebrei e cattolici

Dichiarazione di 25 rabbini ortodossi sul cristianesimo

Dichiarazione di 25 rabbini ortodossi sul cristianesimo

«Fare la volontà del Padre Nostro in cielo:
Verso un partenariato tra ebrei e cristiani»

Dopo quasi due millenni di reciproca ostilità e alienazione, noi rabbini ortodossi che conduciamo comunità, istituzioni e seminari in Israele, negli Stati Uniti e in Europa riconosciamo l’opportunità storica che si presenta ora davanti a noi. Noi cerchiamo di fare la volontà del nostro Padre celeste accettando la mano che ci viene offerta dai nostri fratelli e sorelle cristiani. Ebrei e cristiani devono lavorare insieme come partner per affrontare le sfide morali della nostra epoca.

1. La Shoah si è conclusa 70 anni fa. È stato il tragico culmine di secoli di mancanza di rispetto, di oppressione e di rifiuto degli ebrei e della conseguente ostilità che si è sviluppata tra ebrei e cristiani. Col senno di poi, è chiaro che l’incapacità di spezzare questo disprezzo e di impegnarsi in un dialogo costruttivo per il bene dell’umanità ha indebolito la resistenza alle forze del male dell’antisemitismo, che hanno sommerso il mondo nell’assassinio e nel genocidio.

2. Riconosciamo che a partire dal Concilio Vaticano II gli insegnamenti ufficiali della Chiesa cattolica sull’ebraismo sono cambiati radicalmente e irrevocabilmente. La promulgazione di Nostra Aetate cinquant’anni fa ha iniziato il processo di riconciliazione tra le nostre due comunità. Nostra Aetate e i successivi documenti ufficiali della Chiesa respingono inequivocabilmente ogni forma di antisemitismo, affermano il patto eterno tra Dio e il popolo ebraico, respingono il deicidio e sottolineano il rapporto unico tra cristiani ed ebrei, che furono indicati come “i nostri fratelli maggiori” da Papa Giovanni Paolo II e “i nostri padri nella fede” da Papa Benedetto XVI. Su questa base, i cattolici e altri esponenti del cristianesimo hanno iniziato un dialogo onesto con gli ebrei che è cresciuto nel corso degli ultimi cinque decenni. Apprezziamo l’affermazione della Chiesa del posto unico di Israele nella storia sacra e nella redenzione finale del mondo. Oggi gli ebrei hanno sperimentato l’amore sincero e il rispetto di molti cristiani che sono stati espressi in molte iniziative di dialogo, incontri e conferenze in tutto il mondo.

3. Come Maimonide e Yehudah Halevi [1], riconosciamo che il cristianesimo non è né un incidente né un errore, bensì l’esito voluto dalla volontà di Dio e dono alle nazioni. Separando ebraismo e cristianesimo, Dio ha voluto una separazione tra partner con significative differenze teologiche, non una separazione tra nemici. Il Rabbino Jacob Emden ha scritto che “Gesù ha portato un doppio bene al mondo. Da un lato ha rafforzato molto la Torah di Mosè … e nessuno dei nostri saggi ha affermato con più enfasi l’immutabilità della Torah. D’altra parte ha rimosso gli idoli dalle nazioni e le ha assoggettate ai sette comandamenti di Noè in modo che non si comportassero come animali dei campi, e ha instillato saldamente in esse le regole morali. … I cristiani sono congregazioni che lavorano per il bene del cielo, che sono destinate a durare nel tempo, il cui scopo è il bene del cielo e la cui ricompensa non sarà negata “[2]. Rabbi Samson Raphael Hirsch ci ha insegnato che i cristiani” hanno accettato la Bibbia ebraica dell’Antico Testamento come libro di rivelazione divina . Essi professano la loro fede nel Dio del Cielo e della Terra, come proclamato nella Bibbia e riconoscono la sovranità della Divina Provvidenza” [3]. Ora che la Chiesa cattolica ha riconosciuto il patto eterno tra Dio e Israele, noi ebrei possiamo riconoscere la attuale validità costruttiva del cristianesimo come nostro partner nella redenzione del mondo, senza alcun timore che ciò possa essere sfruttato per scopi missionari. Come ha dichiarato la Commissione bilaterale del Gran Rabbinato di Israele con la Santa Sede, sotto la guida del rabbino Shear Yashuv Cohen, “Non siamo più nemici, ma senza alcun dubbio partner affidabili nell’articolare i valori morali essenziali per la sopravvivenza e il benessere dell’umanità” [4 ]. Nessuno dei due può realizzare da solo la missione di Dio in questo mondo.

4. Sia gli ebrei sia i cristiani hanno una comune missione di alleanza per perfezionare il mondo sotto la sovranità dell’Onnipotente, in modo che tutta l’umanità invochi il suo nome e gli abomìni vengano rimossi dalla terra. Comprendiamo l’esitazione di entrambe le parti nell’affermare questa verità e invitiamo le nostre comunità a superare queste paure al fine di stabilire un rapporto di fiducia e di rispetto. Rabbi Hirsch ha anche insegnato che il Talmud mette i cristiani “per quanto riguarda i doveri tra uomo e uomo esattamente allo stesso livello degli ebrei. Essi hanno diritto al beneficio di tutti i doveri, non solo di giustizia, ma anche di attivo amore umano fraterno. “In passato i rapporti tra cristiani ed ebrei sono stati spesso interpretati attraverso il rapporto conflittuale di Esaù e Giacobbe, ma il rabbino Naftali Zvi Berliner ( Netziv) aveva già capito alla fine del 19° secolo che ebrei e cristiani sono destinati da D.o a essere partner amorosi: “In futuro, quando i figli di Esaù saranno mossi da puro spirito a riconoscere il popolo d’Israele e le sue virtù, allora anche noi saremo spinti a riconoscere che Esaù è nostro fratello”[5].

5. Noi ebrei e cristiani abbiamo in comune più di ciò che ci divide: il monoteismo etico di Abramo; il rapporto con l’Unico Creatore del Cielo e della Terra, che ama e si prende cura di tutti noi; le Sacre Scritture ebraiche; la fede in una tradizione vincolante; i valori della vita, della famiglia, della misericordia, della giustizia, della libertà inalienabile, dell’amore universale e della definitiva pace nel mondo. Rabbi Moses Rivkis (Be’er Hagoleh) ne dà conferma e ha scritto che “i Saggi hanno fatto riferimento solo agli idolatri dei loro tempi che non credevano nella creazione del mondo, nell’Esodo, nei gesti miracolosi di Dio e nella legge data da Dio . Al contrario, le popolazioni presso le quali siamo sparsi credono in tutti questi elementi essenziali della religione”[6].

6. La nostra partnership non minimizza in alcun modo le differenze che continuano ad esistere fra le due comunità e le due religioni. Noi crediamo che Dio impiega molti messaggeri per rivelare la sua verità, mentre affermiamo gli obblighi etici fondamentali che tutte le persone hanno di fronte a Dio che l’ebraismo ha sempre insegnato attraverso l’alleanza universale di Noè.

7. Nella imitazione di Dio ebrei e cristiani devono offrire modelli di servizio, di amore incondizionato e di santità. Siamo tutti creati ad immagine di Dio, e ebrei e cristiani rimarremo attaccati all’Alleanza svolgendo un ruolo attivo nel redimere il mondo.

Firmatari iniziali (in ordine alfabetico):

Rabbi Jehoshua Ahrens (Germany)

Rabbi Marc Angel (United States)

Rabbi Isak Asiel (Chief Rabbi of Serbia)

Rabbi David Bigman (Israel)

Rabbi David Bollag (Switzerland)

Rabbi David Brodman (Israel)

Rabbi Natan Lopez Cardozo (Israel)

Rav Yehudah Gilad (Israel)

Rabbi Alon Goshen-Gottstein (Israel)

Rabbi Irving Greenberg (United States)

Rabbi Marc Raphael Guedj (Switzerland)

Rabbi Eugene Korn (Israel)

Rabbi Daniel Landes (Israel)

Rabbi Steven Langnas (Germany)

Rabbi Benjamin Lau (Israel)

Rabbi Simon Livson (Chief Rabbi of Finland)

Rabbi Asher Lopatin (United States)

Rabbi Shlomo Riskin (Israel)

Rabbi David Rosen (Israel)

Rabbi Naftali Rothenberg (Israel)

Rabbi Hanan Schlesinger (Israel)

Rabbi Shmuel Sirat (France)

Rabbi Daniel Sperber (Israel)

Rabbi Jeremiah Wohlberg (United States)

Rabbi Alan Yuter (Israel)

STATEMENT SOURCE

[1] Mishneh Torah, Laws of Kings 11:4 (uncensored edition); Kuzari, section 4:22

[2] Seder Olam Rabbah 35-37; Sefer ha-Shimush 15-17.

[3] Principles of Education, “Talmudic Judaism and Society,” 225-227.

[4] Fourth meeting of the Bilateral Commission of the Chief Rabbinate of Israel and the Holy See’s Commission for Religious Relations with Jewry, Grottaferrata, Italy (19 October 2004).

[5] Commentary on Genesis 33:4.

[6] Gloss on Shulhan Arukh, Hoshen Mishpat, Section 425:5. Social Sharing Toolkit v2.2

Documento datato 3 Dicembre 2015




Condividi con:
MANIFESTO Intellettuali ebrei e cattolici

MANIFESTO Intellettuali ebrei e cattolici

“Solidarietà al Popolo Armeno, al Catholicos e al Papa”.    
 

MANIFESTO (testo integrale)    

In relazione al Genocidio Armeno lasciano sconcertati, turbati e profondamente feriti le parole del Sotto-Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi, a maggior ragione considerando il fatto che è italiana la responsabile della politica estera dell’Unione Europea. Preoccupano inoltre i timori e i silenzi di altri governi occidentali. Eppure esistono coraggiose voci di intellettuali turchi e di persone di quella società civile che hanno apertamente riconosciuto il Genocidio Armeno.

Quanto sofferto dal Popolo Armeno (e dalle altre antiche Comunità cristiane orientali dell’Impero Ottomano) non è questione di interpretazioni, bensì un fatto innegabile, drammatico e terribile, con i suoi orrori documentati, i suoi testimoni, i suoi aguzzini. E gli storici si sono già sufficientemente espressi, in maniera inoppugnabile.

Si tratta di un fatto che per decenni è stato parzialmente occultato e abbondantemente negletto da una certa “cultura”. Colpevolmente.

Il Genocidio Armeno coinvolse in primo luogo i turchi, ma non solo: fu certo una questione etnico-politica, ma fu anche una questione di “teologia politica” (il jihad contro gli Armeni), come testimoniano le conversioni forzate dei bambini armeni, la compravendita di schiavi armeni e altre ignominie perpetrate. E su tutte queste cose, anche in relazione all’attualità delle persecuzioni delle antichissime comunità cristiane di Oriente oggi la cultura e la politica occidentale non hanno ancora sufficientemente meditato –quando non si tratta, invece, di abissale ignoranza-.

Il Genocidio Armeno coinvolse Oriente e Occidente. Molti Paesi europei (in primo luogo la Germania) sapevano, non intervennero, ma anzi collaborarono. Un’intesa tra persecutori. Lo stesso è accaduto, pur con molte imprescindibili differenze, con la Shoah, che coinvolse Occidente (fascista e nazista) e parti del mondo arabo-islamico. Basti pensare al Gran Muftì di Gerusalemme dell’epoca. E che dire di alcuni militari tedeschi (e/o dei loro figli) che, dopo aver collaborato a uccidere gli Armeni, furono attivi aguzzini nelle varie macchine della morte della Germania nazista e dei suoi alleati? Certamente vi furono eroi solitari che si opposero in vario modo al male, ma furono purtroppo troppo pochi. In Oriente e in Occidente sembrano esserci oggi non pochi individui disposti ad avallare entrambi i negazionismi: la negazione della Shoah in buona parte del mondo islamico, assieme ai negazionisti occidentali e a molti musulmani di Occidente; la negazione del Genocidio Armeno in Turchia e in ampia parte del mondo islamico, assieme agli imbarazzi, alle cautele e ai silenzi di non pochi pavidi governi occidentali.

C’è poi la questione del rapporto tra ebrei e cristiani. E dei cristiani, di diverse confessioni, tra di loro. Molti armeni (cristiani dunque, in quanto prima Nazione che accettò la fede cristiana al mondo) furono salvati dagli ebrei, ben prima del difficile cammino di riconciliazione, successivo alla Shoah, tra Chiese ed ebraismo, quando gli ebrei erano ancora vittime della secolare persecuzione antiebraica, della “teologia della sostituzione” e dell’ “insegnamento del disprezzo”. Ci sono poi stati, ieri come oggi, i molti silenzi dei cristiani occidentali, cattolici o riformati che fossero. Vien da pensare a che servano i tanti incontri interconfessionali tra le Chiese cristiane su questioni dottrinali forse “lontane”, quando non si è capaci di preservare, con dignità, fermezza e tenacia, il ricordo comune, commosso e orante, dei centinaia di migliaia di martiri armeni di ieri, al pari dell’impegno per salvare i cristiani di Oriente oggi?

E vien da porre una domanda ai governi occidentali e agli esponenti della cultura occidentale: se non riuscite a indignarvi e a impegnarvi per il tentativo in atto di cancellazione del ricordo di centinaia di migliaia di uccisi di ieri, e voltate silenti e imbarazzati le spalle, cosa dobbiamo aspettarci –Dio non voglia- per le minoranze cristiane -ed ebraica- nel Vicino Oriente? E ancora, che futuro per l’Occidente e per il mondo libero?

È evidente che i “prudenti” politici ed intellettuali più o meno apertamente negazionisti del Genocidio Armeno, lo sono per un malinteso senso di “opportunità” politica ed economica, che va dai petrodollari agli scambi commerciali, dalle strategie geopolitiche sino alle nuove demografie religiose in Europa. Noi viviamo in un’epoca in cui, per la prima volta, l’economia detta potentemente, e senza quasi possibilità di appello, l’agenda alla politica. Ed è così che, per motivi economici, le conquiste, tanto giuridico-sociali che economiche, del cd. welfare, negli ultimi anni sono state esposte a insidiose erosioni. Si pensi a questo, a un certo Occidente (imbelle, edonista, nichilista e dimentico -scientemente e non- delle proprie viventi radici bibliche e greche) e al fatto che sempre maggiori fette della produttività e dell’economia occidentali sono in mano a capitali stranieri legati, per esempio, ai petrodollari: perdita di sovranità economica e quindi potenziale futura perdita di sovranità politica e culturale. E se si inizia “per opportunità” a negare un Genocidio, per motivi di diversa “opportunità” se ne potrà domani negare un altro, chiudere gli occhi su quello dei cristiani di Oriente (e di zoroastriani e yazidi) in corso e magari, perché no, commetterne poi uno.

Chi scrive ha origini, cultura e confessione religiosa differente e crede, specie nella nostra tormentata e difficile contemporaneità, che la necessaria e continuamente rinnovantesi pacificazione tra le persone e i popoli debba basarsi sul rispetto e sulla vicendevole, approfondita e onesta conoscenza. Un cammino difficile, estraneo a silenzi, revisionismi o negazioni della verità.

Chi scrive, infine, desidera ricordare, manifestando piena solidarietà e vicinanza ai figli e alle figlie del Popolo Armeno, al loro Catholicos e a Papa Francesco.

Coro giovani Armene – Basilica  S. Pietro – Domenica 12 aprile 2015






Andrée Ruth Shammah

Annamaria Samuelli

Antonia Arslan

Antonietta Cargnel

Maria e Paolo De Benedetti

Marina Mavian

Rosellina Archinto

Rav Giuseppe Laras

Rav Roberto Della Rocca

Rav Alfonso Arbib

S.E. Mons. Luciano Monari

S.E. Mons. Luigi Negri

p. Pierbattista Pizzaballa, ofm

p. Lino Dan, sJ

p. Giulio Michelini, ofm

Mons. Gianantonio Borgonovo

Mons. Luigi Nason

Mons. Francesco Iannone

don Maurizio Ventura

Philippe Daverio

Salvatore Natoli

Alberto Jori

Carlo Sini

Riccardo Calimani

Guido Guastalla

Vittorio Robiati Bendaud

Cosimo Buongiorno

Aldo Ferrari

Bruno Dapei

Stefano Boeri

Beppe Severgnini 





Condividi con: