Tag: Conte

Udienza privata

Udienza privata

Francesco riceve in udienza Giuseppe Conte

La Sala Stampa vaticana ha dato notizia dell’incontro stamattina in Vaticano tra il Papa e il premier italiano

VATICAN NEWS

“Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”. Francesco aveva aperto così, il 12 marzo scorso, la quarta Messa da S. Marta in tempi di pandemia. Con un pensiero a chi tiene le redini della cosa pubblica e deve fare scelte difficili, anche impopolari. Non è noto il contenuto del dialogo avvenuto questa mattina tra il Papa e il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giuseppe Conte, che ha incontrato il Pontefice in udienza privata. Ma è noto quanto l’Italia sta affrontando a causa del Covid-19 e quanto Francesco abbia a cuore la situazione della Penisola e non solo.

I precedenti incontri

In precedenza, il Papa e Conte si erano visti brevemente alla fine delle esequie del cardinale Achille Silvestrini. Era il 30 agosto dell’anno passato e di lì a pochi giorni sarebbe nato il secondo governo del premier. La prima udienza in Vaticano era avvenuta l’anno prima, il 15 dicembre 2018, 45 minuti di colloqui per un confronto su diseguaglianze sociali, migrazioni, ambiente e pace.

 

Condividi con:
In morte di Silvestrini, regista del Gruppo di San Gallo.

In morte di Silvestrini, regista del Gruppo di San Gallo.

Ieri mattina è morto all’età di 95 anni il cardinale Achille Silvestrini. Grande amico di Prodi, era considerato una sorta di padre spirituale del centrosinistra italiano. Pare che spinse per la scomunica di Lefebvre, contro il parere di Ratzinger. Assieme agli altri membri del “gruppo di San Gallo” cercò, nel 2005, di stoppare l’elezione di Benedetto XVI e nel 2013 accolse con favore quella di Bergoglio.

Se n’è andato proprio nel giorno in cui il suo ‘figlioccio’, Giuseppe Conte, si apprestava a ricevere l’incarico di formare un nuovo governo, retto da una maggioranza – probabilmente – più gradita a quel mondo del cattolicesimo democratico di cui per decenni fu il più influente rappresentante ecclesiastico. Il cardinale Achille Silvestrini è tornato al Signore alla veneranda età di 95 anni. Si è spento ieri mattina in Vaticano, nell’appartamento a lui in uso da tempo nella Palazzina della Zecca.

Senza dubbio il prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali è stato una delle figure più rilevanti della storia della Curia romana nella seconda metà del Novecento ed anche oltre. Basti pensare che il porporato romagnolo entrò in Segreteria di Stato nel lontano 1953, occupandosi di curare i rapporti con i Paesi del Sud-Est asiatico. Per sei anni fu sottosegretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa (di cui divenne poi anche segretario) e in tale veste guidò la delegazione vaticana alla Conferenza di Ginevra sul Trattato di non proliferazione nucleare. Fu lui a ottenere l’inserimento della menzione sulla libertà religiosa nell’Atto finale della Conferenza di Helsinki del 1975.

Al Palazzo Apostolico ebbe modo di collaborare con Domenico Tardini e Amleto Cicognani (suo concittadino), ma la sua ascesa in Curia avvenne negli anni di lavoro al fianco di Agostino Casaroli, padre della cosiddetta Ostpolitik vaticana, di cui Silvestrini fu uno dei maggiori interpreti.

Durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, che pure non aveva la sua stessa visione sulla politica da adottare nell’Europa orientale, il prelato di Brisighella divenne vescovo e potentissimo segretario per i rapporti con gli Stati. Questo incarico gli consentì di guidare la delegazione della Santa Sede nelle trattative per la revisione dei Patti lateranensi, terminate con l’accordo di Villa Madama nel 1984. Il contributo dato alla firma del nuovo concordato fece da preludio alla sua elevazione al cardinalato, nel concistoro del 28 giugno 1988. Dopo la porpora, però, Giovanni Paolo II lo nominò prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e successivamente alla guida della Congregazione per le Chiese Orientali.

Il congedo dai vertici della diplomazia vaticana non andò a intaccare la sua influenza in Curia e non gli fece venir meno il rapporto privilegiato con gli esponenti principali della politica nazionale. Silvestrini fu a lungo, e ha continuato a essere fino a tempi recenti, il punto di riferimento del cosiddetto cattolicesimo democratico nostrano, che, a Villa Nazareth, la scuola di formazione per giovani meritevoli d’umili origini di cui è stato fino all’ultimo il principale animatore, aveva trovato un po’ il suo tempio. Questo aspetto ha fatto sì che il cardinale diventasse una sorta di padre spirituale per il centrosinistra italiano, specialmente per quello dell’esperienza ulivista: grande amico di Romano Prodi, sembra che ne incoraggiò – secondo diversi retroscena – la candidatura nel 1996, garantendogli le doverose ‘coperture’ nei Sacri Palazzi.

Fu lui, inoltre, a officiare le nozze religiose tra l’allora sindaco di Roma e futuro sfidante di Berlusconi alle politiche del 2001, l’ex radicale Francesco Rutelli e la giornalista Barbara Palombelli, già sposata civilmente anni prima. Ma, d’altra parte, l’interlocuzione dell’ex ‘ministro degli esteri’ vaticano con il mondo della sinistra aveva radici ancora più lontane, visto che già nel 1988 ricevette Alessandro Natta, segretario del Partito Comunista Italiano, a Villa Nazareth, e pochi anni dopo cenò con l’ambasciatore dell’Urss in Italia, Anatoly L. Adamishin, insieme a Massimo D’Alema, numero due del neonato Pds.

Questo non gli impedì, però, di coltivare rapporti di stima e di amicizia anche con personalità politiche in apparenza lontane dalle sue personali convinzioni: con Andreotti, ad esempio, al quale espresse piena solidarietà dopo la condanna di Perugia e con Cossiga, il quale accennò alla passione politica del cardinale in un’autobiografia sull’argomento (“Direi che di tutti, il più italiano dei cardinali è Achille Silvestrini. Quello con cui magari dal punto di vista politico divergo, ma che mostra più sensibilità in materia”).

Ma questa sua particolare caratteristica di diplomatico “di parte”, se da un lato gli valse l’ammirazione di personalità laiche e di buona parte dei cosiddetti cattolici adulti, gli alienò le simpatie di molti altri nel mondo cattolico: secondo una ricostruzione, sarebbe stato proprio il prelato di Brisighella a spingere nel 1988 per la scomunica di Marcel Lefebvre, contro il parere dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, che avrebbe invece preferito ricucire con il fondatore della Fraternità San Pio X. Una circostanza che, se vera, confermerebbe le differenze di sensibilità ecclesiale esistenti tra l’ex prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e il teologo bavarese, emerse – secondo le indiscrezioni filtrate negli anni – anche nel Conclave del 2005.

All’epoca della morte di Wojtyla, Silvestrini non era più cardinale elettore per raggiunti limiti d’età, ma rivestì ugualmente – a quanto si legge in più di una ricostruzione degli eventi – il ruolo di kingmaker, cercando di sbarrare la strada all’elezione di quello che sembrava essere sin da subito il candidato più accreditato. Secondo il vaticanista Marco Politi, proprio Villa Nazareth divenne nei giorni pre-Conclave “il punto di riferimento dei riformatori”. Quegli incontri non costituivano una novità, però, come confermò il cardinal Godfried Danneels nel 2015, rivelando l’esistenza di riunioni periodiche avvenute in Svizzera tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila per discutere del futuro della Chiesa dopo la morte di Giovanni Paolo II, ipotizzandone anche il successore. Si tratta del cosiddetto “gruppo di San Gallo”, di cui molto è stato scritto, e che tra i suoi membri di punta, insieme a Danneels, Kasper, Martini e Murphy-O’Connor, vedeva anche la presenza dell’attivissimo Silvestrini.

Una precisa ricostruzione di questa complessa partita giocata per la successione papale del 2005 si trova nel libro Oltre la crisi della Chiesa di Roberto Regoli ed è stata avvalorata anche da monsignor Georg Gänswein nel corso della presentazione del volume. Il Conclave, in ogni caso, ebbe un esito diverso dagli auspici dell’ex ministro degli esteri vaticano che visse probabilmente senza entusiasmo il pontificato di Benedetto XVI, finendo talvolta al centro di retroscena – mai confermati – che lo accreditavano come ispiratore di ‘fronde’.

Le riunioni del gruppo di San Gallo continuarono anche dopo l’elezione di Ratzinger; e Kasper, rivelandolo ma smentendo l’intento cospirativo, confermò a Frédéric Martel che “Achille Silvestrini ci veniva tutte le volte ed era una delle figure centrali”.

Dopo la rinuncia di Benedetto XVI nel 2013, il porporato romagnolo accolse con favore l’elezione di Bergoglio, il candidato – presumibilmente – individuato già nel 2005 da lui e dagli altri cardinali del gruppo di San Gallo come possibile promotore di un’agenda riformatrice per la Chiesa. In quello stesso anno Francesco si recò a Villa Nazareth per rendere omaggio all’anziano prelato in occasione dei 90 anni da poco compiuti e vi ritornò ancora tre anni dopo per il 70° della fondazione della residenza universitaria.

Con la morte del cardinal Silvestrini scompare senz’altro un protagonista di primissimo piano della recente storia della Chiesa cattolica, la cui influenza capace di arrivare oltretevere viene testimoniata in queste stesse ore dalla ribalta nazionale conquistata da Giuseppe Conte, suo allievo nella scuola della Fondazione Tardini e nuovo, probabile, astro nascente di quel “cattolicesimo dem” di cui a lungo l’ex prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali fu faro e protettore.

La Nuova Bussola Quotidiana

di Testimonium Veritati

Condividi con:
Bergoglio ha “manovrato” Conte per silurare Salvini. Intanto a Medjugorje i fedeli meditano il messaggio del 25 agosto sul “Rosario” e pensano a Salvini. Bergoglio scomunicherà la Madonna o la Madonna ha scomunicato Bergoglio?

Bergoglio ha “manovrato” Conte per silurare Salvini. Intanto a Medjugorje i fedeli meditano il messaggio del 25 agosto sul “Rosario” e pensano a Salvini. Bergoglio scomunicherà la Madonna o la Madonna ha scomunicato Bergoglio?

Mai si è discusso così tanto della Madonna, nella politica italiana, come negli ultimi tempi. Alle elezioni europee Salvini si affidò a lei e Bergoglio si affidò al PD: stravinse la Lega.

Aperta la crisi, in Senato, Salvini ha sopportato le randellate di Conte (applaudite dal Vaticano), baciando il rosario di Medjugorje. E questo ha scatenato le reazioni avvelenate dei laicisti e dei bergogliani.

Ma è accaduto un fatto particolare che ha colpito i cattolici, specie i fedeli di Medjugorje. E’ noto che adesso il santuario ..della Bosnia Erzegovinae è stato “sdoganato” dalla Chiesa.

Ebbene, domenica 25 agosto, nel pieno della crisi di governo, da quel santuario è arrivata, a sorpresa, una notizia che ha creato molto malumore a Santa Marta.

Perché, a quanto pare, la Madonna stessa – che era stata al centro del furibondo attacco bergogliano a Salvini sul rosario – ha detto la sua, facendo uno straordinario “endorsement” proprio a favore del leader leghista che a lei aveva affidato, a più riprese, se stesso e le sorti dell’Italia.

Così, adesso, a meno che Bergoglio non voglia “scomunicare” anche la Madonna, sarà molto difficile attaccare Salvini sul rosario.

Ci sono degli antefatti. Il leader leghista ha fatto riferimento proprio a Medjugorje, il 5 agosto scorso, ricordando il “compleanno” di Maria, e ha spiegato che il rosario che ha mostrato pubblicamente, affidando l’Italia alla Madonna, e che teneva fra le dita anche durante la seduta del Senato, viene appunto dal santuario bosniaco.

Il Vaticano, incredibilmente, invece di approvare si è indignato come per una profanazione. Ha tuonato contro questo gesto di Salvini il presidente della Cei, eterodiretto da Santa Marta. Poi il gesuita Antonio Spadaro, braccio destro di Bergoglio, è arrivato a scrivere che quello di Salvini è “un gesto sanguisuga della fede”.

Per la verità il mondo clericale fa autogol se parla di “sanguisughe della fede” perché qualcuno potrebbe ricordare che la Chiesa deve ancora pagare l’Ici del passato alle casse pubbliche, come deciso dalla Corte di giustizia UE (inoltre da anni ottiene dallo Stato italiano un 8X1000 assai vantaggioso).

Ma, al di là di questo, il popolo cattolico è rimasto sconcertato. Si chiede: perché si bastona con questa veemenza chi affida il Paese alla Madonna e non si è fatta nessuna opposizione alle leggi laiciste dei governi PD, anzi si è fatto votare quel partito?

Perché scandalizza il rosario di Salvini e non si dice nulla – per esempio – su enormità dottrinali come quella del Generale dei gesuiti, secondo cui il diavolo non esiste come persona, ma è solo un simbolo?

Al Senato lo stesso Conte  ha “bacchettato” Salvini per quel rosario, ritenendolo un attacco alla laicità dello Stato : strano argomento dal momento che Conte ben conosce le forti pressioni del Vaticano di Bergoglio per far saltare il governo gialloverde ed espellere Salvini (questa sì che è un’ingerenza indebita di uno Stato straniero nelle vicende interne dell’Italia).

Il mondo bergogliano ha condannato Salvini, quasi che baciare il rosario, invitando a pregare  la Madre di Dio  per  l’Italia, fosse una bestemmia. Lo hanno accusato di voler volgarmente strumentalizzare la Madonna, come se avesse commesso un sacrilegio.

In tutto questo bailamme, si arriva a domenica 25 agosto. Ogni 25 del mese la veggente Marija, a Medjugorje, riceve un messaggio pubblico dalla Madonna, durante l’apparizione.

E stavolta – come dicevo – il “messaggio” ha fatto sobbalzare il Vaticano perché le parole riportate, della Madonna, sono testualmente queste: “Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei”.

fedeli di Medjugorje hanno letto questa frase in riferimento alle polemiche di questi giorni: stando a quel messaggio è la Madonna stessa che invita a non vergognarsi del rosario e a testimoniare pubblicamente la propria devozione a lei.

Una smentita più clamorosa alle parole dei bergogliani, da Spadaro a Bassetti, non si poteva immaginare. Altro che relegare i gesti di devozione all’interno delle sacrestie e delle chiese.

Del resto tutto il messaggio del 25 agosto – in perfetta consonanza con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI – è una forte esortazione a testimoniare pubblicamente la fede cattolica e a battersi perché, nella vita pubblica, non prevalga quella che Ratzinger definì “la dittatura del relativismo”.

L’esatto contrario di quanto sta facendo oggi Bergoglio che – dicono i media – sostiene a spada tratta un nuovo governo PD/M5S, ossia un governo ultralaicista e anticattolico.

Ecco l’intero messaggio di Medjugorje: “Cari figli! Pregate, lavorate e testimoniate con amore il Regno dei Cieli affinché possiate stare bene qui sulla terra. Figlioli, Dio benedirà al centuplo il vostro sforzo e sarete testimoni tra i popoli, le anime dei non credenti sentiranno la grazia della conversione ed il Cielo sarà grato per le vostre fatiche ed i vostri sacrifici. Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei e decidetevi per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Ovviamente il contenuto interessa i cattolici. Ma i non cattolici possono notare che queste parole sono perfettamente in linea con la tradizione di sempre della Chiesa e il popolo cattolico ci si riconosce e per questo – nella gran parte – alle elezioni nega il voto alla Sinistra (come è accaduto alle recenti europee).

Invece quello stesso popolo cattolico non si riconosce affatto nelle manovre politicanti dei bergogliani a sostegno del governo Pd/M5S, come non si riconosce nell’ossessiva e irresponsabile campagna migrazionista fatta da Bergoglio  dal 2013.

E’ una campagna a cui il PD si assoggettò, così avemmo, in cinque anni, centinaia di migliaia di arrivi in Italia. Invece Salvini vi si oppose e – una volta al governo – fermò tutto. Cosa che ha scatenato le ire bergogliane.

Oltretutto alle elezioni europee il voto (e anche il voto dei cattolici) ha chiaramente premiato Salvini e bocciato Bergoglio, visto dalla sinistra come suo leader.

Così dal Vaticano è stata amplificata la demonizzazione del leader leghista: appena si è affacciata la crisi di governo hanno preso a “consigliare” il premier Conte, legato da antica amicizia col Segretario di Stato vaticano, di cogliere l’occasione per rompere.

E’ stato Conte infatti a spingere verso la frattura. Prima portando il M5S sulle posizioni dell’establishment franco-tedesco a Bruxelles (l’operazione Ursula).

Poi, al momento della crisi, adoperandosi non per ricucire come avrebbe tentato di fare qualsiasi premier, ma anzi rendendo tutto irreparabile e attaccando pesantemente Salvini.

Che il piano di cui Conte è stato protagonista avesse come obiettivo  la rottura del governo e l’espulsione di Salvini, lo si è visto quando il premier ha voluto la “parlamentarizzazione” della crisi, ma l’ha usata per demolire il suo vicepremier e invece di aspettare mozioni e voti si è sfiduciato da solo dimettendosi, mentre Salvini tendeva la mano.

Anche la durezza degli epiteti usati dal premier – che hanno stupito Salvini, il quale aveva lavorato con lui fino al giorno prima – portano una firma che probabilmente non è di Conte o non solo sua. Sembra più un livore clericale.

Adesso il Vaticano deve fare i conti con l’irruzione sulla scena di una protagonista che non aveva calcolato, ma che il popolo cattolico invece ascolta devotamente: la Madonna di Medjugorje.

Bergoglio “condannerà” anche lei? La accuseranno di “strumentalizzare” il rosario? Di non essere europeista e di sabotare il governo giallorosso?

Chissà che il Cielo non rovesci, alla fine, i progetti di potere del “partito dell’odio” anti-Salvini oggi fiorente in Vaticano.

Il gesto di Salvini ha avuto un forte impatto culturale perché ha ridato legittimità pubblica alla fede cattolica e ci ha ricordato la nostra storia e l’identità profonda del nostro popolo. L’opposto del progetto di Bergoglio.

.

Antonio Socci

.

Da “Libero”, 27 agosto 2019

Condividi con: