Tag: Comunità Ebraica di Roma

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

Mercoledì 19 giugno 2019, ore 17

Biblioteca Comunale, via della Repubblica 26, Subiaco

 Comunità Ebraica di Roma      –       Comune di Subiaco

Chi salva una vita, salva un mondo intero (Talmud Sanhedrin 37a)

Il salvataggio della famiglia Perugia da parte di Mons. Igino Roscetti

 —

Saluti

Francesco Pelliccia (Sindaco di Subiaco)

Mons. Mauro Parmeggiani (Vescovo di Tivoli e di Palestrina)

Rav Riccardo Di Segni (Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma)

Ruth Dureghello (Presidente della Comunità Ebraica di Roma)

 

Interventi

Tommaso Dell’Era (Università degli Studi della Tuscia): il contesto storico

Fabrizio Lollobrigida (giornalista): Mons. Igino Roscetti

— 

Le testimonianze:

Lettura di alcuni passi tratti dal manoscritto di Mons. Igino Roscetti

Laura Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti):

testimonianza riportata da Silvia Haia Antonucci

(Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma “Giancarlo Spizzichino”)

Sandra Perugia (salvata da Mons. Igino Roscetti)

— 

Modera

Claudio Procaccia (Direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali

della Comunità Ebraica di Roma)

 —

Saranno presenti Elena e Anna Fedeli (nipoti di Mons. Igino Roscetti)

 

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Shelàkh: Il tekhèlet e il ritorno dall’esilio // di Micol Mieli

Shelàkh: Il tekhèlet e il ritorno dall’esilio // di Micol Mieli

La parashà di Shelàkh si conclude con la mitzvà del Tzitzìt, come è scritto: “Parla ai figli d’Israele e dirai loro di farsi delle frange agli angoli delle loro vesti per le loro generazioni e mettano sulla frangia dell’angolo un filo di lana di color tekhèlet(azzurro). Queste saranno le vostre frange e quando le vedrete, ricorderete tutte le mitzvòt dell’Eterno per osservarle . E non andrete errando dietro al vostro cuore e ai vostri occhi, che vi hanno condotto a immoralità (Bemidbàr, 15:38-39).

Rashi (Troyes, 10149-1105) nel suo commento scrive che la Torà menziona il cuore e gli occhi perché gli occhi vedono, il cuore brama e il corpo commette le trasgressioni. 

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nella Guida dei Perplessi (I:39) per spiegare il significato della parola “cuore” nella Torà, scrive: “Lev” (cuore) è un termine equivoco. Denota il cuore, cioè quell’organo del corpo nel quale si trova la vitalità di ogni essere che ha un cuore […]. Il termine è usato in modo figurativo per designare il centro di ogni cosa […]. È anche un termine che denota il pensiero […]. E in questo senso è detto “E non andrete errando dietro il vostro cuore” che significa “non seguirete i vostri pensieri”.   

Il Nachmanide (Gerona, 1194-1270, Acco) nel suo commento scrive che le parole “Non andrete errando dietro ai vostri occhi e ai vostri cuori” vengono per avvertire di non uscire dalla retta via. Egli cita il Midràsh Sifrì (15:70) nel quale i Maestri insegnano che l’espressione “il vostro cuore” denota l’eresia e le parole “che vi hanno condotto a immoralità” denotano ‘avodà zarà (culto estraneo, idolatria). E “dietro ai vostri occhi” è la fornicazione.

R. Chayim Volozhin (Belarus, 1749-1821), che fu il principale discepolo del Gaon di Vilna, nel commento ai Pirkè Avòt (Massime dei Padri, 3: 1) afferma che i colori bianco e azzurro dei tziztiòt hanno un significato allegorico (rèmez). Il colore bianco è un rèmez delle mitzvòt proscrittive, di quelle che ci proibiscono di fare qualcosa, e prende spunto dal versetto di Kohèlet che dice: “I tuoi vestiti siano sempre bianchi” (Ecclesiaste, 9:8), cioè puliti, senza peccato. Il colore azzurro si riferisce alla mitzvòt prescrittive, a quelle che ci obbligano a fare qualcosa. Da quando i bizantini distrussero le fabbriche di tekhèlet sulla costa di Eretz Israel e il colore tekhèlet non è disponibile, il segno che ci ricorda le mitzvòt prescrittive sono i tefillìn che si posano sulla testa.

R. Joseph Beer Soloveitchik (Belarus, 1903-1993, Boston), discendente di R. Chayim Volozhin, nel volume appena pubblicato di Mesoràs Harav su questa parashà, afferma che i colori bianco e blu rappresentano l’approccio dell’uomo nei propri confronti e nei confronti del mondo che lo circonda. In modo simbolico il colore bianco rappresenta chiarezza e razionalità. Il profeta Yesha’yà riferendosi alla forza dellaTeshuvà e al perdono divino, parla del colore bianco come simbolo di purezza: “Anche se i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come la porpora, diventeranno come la lana (Isaia, 1:18). Nel linguaggio talmudico la parola aramaica per “bianco” è “chavar” o “mechuvar” che significa “chiaro” o “dimostrato”.

Il colore tekhèlet è tutto il contrario.  I maestri nel Talmud babilonese (Sotà, 17a) insegnano che “Il tekhèlet assomiglia al mare,  il mare assomiglia al cielo e il cielo assomiglia al trono celeste”. Il colore tekhèlet rappresenta la distanza e l’irraggiungibilità. Il cielo blu è molto distante. Il mare blu è vasto e senza fine e il trono divino è di là dell’universo. I Maestri denotano con tekhèlet tutto quello che non possiamo raggiungere, che è al di là del nostro controllo e che per noi è  misterioso. Mentre il colore bianco rivela quello che è chiaramente percettibile, il tekhèlet si riferisce a una sfera che può essere compresa solo vagamente.

Nella nostra vita privata abbiamo tutti dei periodi in cui tutto è razionale, ben pianificato e prevedibile, nei quali abbiamo l’impressione di controllare gli eventi. Vi sono invece altri periodi nei quali quello che accade è misterioso e ci lascia perplessi. La dura realtà ci appare talvolta bizzarra e irrazionale. Ci lascia stupefatti, scioccati  e senza spiegazioni. Questo è il tekhèlet dell’esperienza umana. Se la storia ebraica fosse controllata dal colore bianco, non avremmo bisogno di combattere per la terra d’Israele. Dal punto di vista della ragione e della geografia i nostri sforzi contro probabilità imprevedibili sono roba da pazzi. Costruire una patria in mezzo a un mare di gente che ci odia non è una cosa razionale. Con tutto ciò noi combattiamo perché questa terra ci è stata promessa quattromila anni fa. Solo un popolo sostenuto dal tekhèlet può essere motivato a ricostruire uno stato dopo duemila anni di esilio.

Shelàkh: Il tekhèlet e il ritorno dall’esilio

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

della Comunità Ebraica di Roma

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AccaddeOggi:Roma/Tempio Maggiore-5 giugno 1944/5 giugno 2017

AccaddeOggi:Roma/Tempio Maggiore-5 giugno 1944/5 giugno 2017


Il 5 giugno del 1944, all’indomani della Liberazione di Roma, il soldato americano Aron Colub ruppe i sigilli che erano stati posti al Tempio Maggiore dai nazisti. Quattro giorni dopo, ripresero le funzioni religiose nella commozione di una Comunità dilaniata dalle persecuzioni e dalle deportazioni nazifasciste. 


Oggi la Comunità ebraica di Roma è la più numerosa e florida d’Italia, attaccata alle tradizioni, alla cultura e alla religione anche più di prima. Oggi la Comunità ebraica di Roma ha quintuplicato il numero di sinagoghe presenti nella Capitale, luoghi dove le preghiere predicano la pace e la cultura è protagonista.

A cura di Vittoria Scanu 
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Mostra su Rav Elio Toaff z”l

Mostra su Rav Elio Toaff z”l

Assessorato alle Attività culturali della Comunità Ebraica di Roma

Fondazione Elio Toaff

Museo Ebraico di Roma

 Shalom Moreno!

Documenti inediti e scritti privati

dall’archivio di Rav Toaff z”l

a cura di Lia Toaff e Serena Di Nepi

La Comunità Ebraica di Roma e la Fondazione Elio Toaff

invitano a ricordare il Maestro

giovedì 30 aprile 2015, ore 17,00

Museo Ebraico di Roma

Largo Stefano Gaj Tachè (Tempio), 00186 Roma

(ingresso via Catalana)

Con il contributo di Banca Popolare di Vicenza

La mostra,

nella quale è esposto anche materiale proveniente dal Fondo Toaff e dall’Archivio Fotografico dell’ASCER,

resterà aperta fino al 30 settembre 2015
Dott.ssa Silvia Haia Antonucci, Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma (ASCER)

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Centenario dell’Oratorio Di Castro

Centenario dell’Oratorio Di Castro


La Comunità Ebraica di Roma ha scelto di celebrare i 100 anni dell’Oratorio Di Castro nell’ambito della Giornata Europea della Cultura Ebraica, domenica 14 settembre 2014 presso l’Oratorio Di Castro in via Cesare Balbo 33           

Programma pomeridiano *

16,45: Cerimonia per il Centenario dell’Oratorio Di Castro
17,45: Cocktail
18,25: Presentazione della mostra “La Brigata Ebraica in Italia” con Bice Migliau
18,30: Presentazione del volume “L’Oratorio Di Castro, cento anni di ebraismo a Roma (1914-2014)” a cura di Claudio Procaccia, Gangemi editore, con Anna Foa (Sapienza Università di Roma, cattedra di Storia moderna e contemporanea) e Francesca Sofia (Università di Bologna, cattedra di Storia delle Istituzioni Politiche).

Saranno presenti gli autori.

Indice del volume:
 
Cap. 1, Il “Tempio di via Balbo” e la Comunità Ebraica di Roma (1914-2014). Linee di sintesi e spunti di riflessione, di Claudio Procaccia

 
Cap. 2, L’Oratorio Di Castro. Storia e architettura di una sinagoga (1914 – 2014), di Sara Cava e Sergio Amedeo Terracina
 

Cap. 3, Non solo sinagoga. Breve storia sociale e culturale dell’edificio di via Balbo, di Giuliana Piperno Beer
 

Cap. 4, Le vicende dell’edificio di via Balbo nelle parole di coloro che l’hanno vissuto, di Silvia Haia Antonucci
 

Cap. 5, Tradizioni culturali, memorie e oggetti liturgici dell’Oratorio Di Castro, di Abramo Alberto Piattelli, Georges de Canino, Olga Melasecchi

Si tratta del primo volume monografico dedicato all’Oratorio Di Castro, la terza sinagoga costruita a Roma nel ‘900 dopo il Tempio Maggiore e la Sinagoga spagnola.

 * Per quanto riguarda il Programma completo della Giornata, vedi le locandine qui sopra.

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Odio e fanatismo religioso

Odio e fanatismo religioso

Non sono ideologie lontane.Stanno già in mezzo a noi!

Rav Riccardo di Segni

L’intolleranza è una malattia infantile di molte religioni, specialmente quelle monoteistiche. La malattia può guarire crescendo, oppure cronicizzarsi con alti e bassi oppure ricomparire all’improvviso come una recidiva pericolosa. Le recidive di questa malattia hanno insanguinato abbondantemente l’Europa dei secoli scorsi. Poi ad insanguinarla ci hanno pensato i nazionalismi e i totalitarismi, anche se qualche conflitto religioso non ci è mancato negli ultimi decenni (Irlanda del Nord, ex Yugoslavia). Però una volta sconfitti i totalitarismi e spenti i focolai locali pensavamo di essercela cavati. Invece no. Ecco che il nuovo millennio comincia simbolicamente con l’attacco alle torri gemelle di New York, un evento che avrà avuto pure radici politiche complesse, ma che non sarebbe stato possibile senza una carica di odio e fanatismo religioso. Ed ecco che ora scopriamo che intere regioni del continente africano e ampie zone dell’Iraq e della Siria sono devastate da eserciti che trovano la loro forza cementante ed identitaria in una visione religiosa espansiva e minacciosa e a farne le spese con la vita, la perdita della libertà o l’esilio, per chi ci riesce, sono masse di cristiani o di altre minoranze religiose di cui sapevamo a stento l’esistenza. Chissà per quale oscuro motivo mediatico di tutto questo si inizia a parlare nei titoli dei giornali e delle Tv solo adesso, quando le cifre delle vittime vanno oltre alle decine di migliaia.

Fino a poco tempo fa quando si scendeva in piazza per manifestare contro questi fatti (siamo riusciti a farlo a Roma un paio di volte mettendo insieme cristiani ed ebrei) il numero dei presenti era minimo e benché si gridasse all’indifferenza non c’erano molte autorità -anche religiose- e pubblico sensibile disposte ad ascoltare.

Forse perché i paesi di cui si parla ci sembrano lontani e con un inconfessabile subconscio senso di superiorità occidentali pensiamo che siano cose incivili tra gente incivile. Ma forse l’inciviltà è proprio quella nostra di non capire quanto questi eventi ci siano vicini, sia spiritualmente per la dignità e i diritti umani violati, sia geograficamente: non sono posti lontani, ci si arriva in tre ore di aereo. Non sono ideologie lontane, stanno già in mezzo a noi con i loro fedeli e sostenitori e non ce ne accorgiamo. Leggiamo del virus Ebola che miete vittime in Africa ma stiamo quasi tranquilli perché qui, si dice, non arriva. Nessuno ci garantisce che il virus del fanatismo religioso non approdi da queste parti, se non è già approdato. Nella storia della nostra comunità religiosa degli ultimi millenni abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi odio, esaltazione e intolleranza, quale che ne sia la natura, ideologica o religiosa. E nel mondo occidentale si è riusciti a costruire sulle ceneri del passato un modello di convivenza al quale le diverse religioni, senza rinunciare a loro stesse, hanno portato un contributo decisivo.

Oggi tutto questo rischia di saltare avviando un micidiale processo regressivo. Bisogna fermarlo. Non si possono tollerare i morti per religione. Non si possono tollerare gli intolleranti.


Rav Riccardo Di Segni
Capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma

Fonte: La Stampa – mercoledì 13 agosto 2014

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“MEMORIA CORTA”

“MEMORIA CORTA”

FESTIVAL DI CORTOMETRAGGI 

DEDICATO ALLE TEMATICHE DELLA MEMORIA STORICA E CONTEMPORANEA ITALIANA 

1a EDIZIONE

       24-25-26 ottobre 2013, ore 20,30

ROMA – Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales 5

 INGRESSO LIBERO


Giovedì 24 ottobre, ore 20.30

1) STORIA DI EMIGRAZIONE E RESISTENZA
Regia: Vincenzo Ruggieri; soggetto: Paola Cairo e Remo Ceccarelli; anno di produzione: 2009; durata: 10’

2) LA TRATTATIVA
Regia: Alice Vivona; soggetto: Progetto Pulitzer; anno di produzione: 2013, durata: 2’.30’’

3) PINESCHI. VITE NEL CINEMA
Regia e soggetto: Giulio Latini,Valerio Varrone e Renato Vitantonio; anno di produzione: 2013; durata: 19’

4) DREAMING APECAR
Regia: Dario Samuele Leone; soggetto: Chiara Nicola e Glenda Manzi; anno di produzione: 2013; durata: 16’

5) NON DOVEVAMO ESSERE QUI Documentario realizzato dalla Comunità Ebraica di Roma e dall’Associazione Culturale “Le Cinque Scole”, con il patrocinio della Fondazione Museo della Shoah di Roma.
Regia: Marco Visalberghi DocLab s.r.l; Soggetto: Silvia Haia Antonucci e Piera Ferrara; anno di produzione: 2012; durata: 9’ 


Testimonianza dei fratelli Eugenio e Giacomo Sonnino, salvati dal dr. Giuseppe Caronia che, tra il 1943 e il 1944, dirigeva il Reparto Malattie infettive dell’ospedale Policlinico di Roma. Quell’incarico, lungi dall’essere un riconoscimento alla sua carriera, era la conseguenza della persecuzione subita fin dai primi anni del fascismo, che gli costò il trasferimento dalla Clinica Pediatrica, centro delle sue ricerche, e la perdita della cattedra all’Università di Roma: un modo per tenerlo lontano dalla ricerca e dall’insegnamento. Proprio grazie a questo, Caronia ebbe modo di nascondere e sottrarre alla deportazione del 16 ottobre 1943 e dei successivi rastrellamenti, un centinaio di persone: ebrei, antifascisti, disertori.

6) MEMORIAL

Regia e soggetto: Francesco Filippi; anno di produzione: 2013; durata: 10’

Il 26 ottobre ci sarà la premiazione

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70 anni dopo

70 anni dopo

La grande razzia del 16 ottobre 1943

In occasione delle ricorrenze associate al settantesimo anniversario della retata del 16 ottobre del 1943, cui fece seguito la deportazione del 18 ottobre, la Comunità Ebraica di Roma organizza il convegno La razzia del 16 ottobre 1943. Dimensioni e problemi della ricerca storica a settant’anni di distanza. Il coordinamento dell’iniziativa è del Dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità Ebraica di Roma in collaborazione con l’Istituto Storico Germanico di Roma. 

Convegno:  

Roma – 17 ottobre 2013 dalle ore 8,30 alle 18,30

Sede del Convegno: Istituto Storico Germanico di Roma, via Aurelia Antica 391

PROGRAMMA

08.30 Registrazione
09.00/09.30 Saluti

Martin Baumeister (Direttore dell’Istituto Storico Germanico di Roma)
Riccardo Di Segni (Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma)
Riccardo Pacifici (Presidente della Comunità Ebraica di Roma)

 
I SESSIONE: LA RAZZIA, LA DEPORTAZIONE E LE REAZIONI di fronte alla persecuzione  

Presiede: Claudio Procaccia (Comunità Ebraica di Roma)
09.30/09.50
Sara Berger (Fondazione Museo della Shoah, Roma)
I persecutori del 16 ottobre

09.50/10.10
Filomena Del Regno (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)
La comunità ebraica di Roma alla vigilia del 16 ottobre 1943: tendenze politiche e culturali

10.10/10.30
Gabriele Rigano (Università per stranieri di Perugia) Una ferita alla città: i luoghi della razzia ed un profilo dei deportati

10.30/10.50
Marcello Pezzetti (Fondazione Museo della Shoah, Roma) La sorte degli ebrei arrestati dal Collegio Militare ad Auschwitz

10.50/11.20 Pausa

11.20/11.50 Discussione

11.50/12.10
Liliana Picciotto (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano)
I percorsi della salvezza

12.10-12.30
Lutz Klinkhammer (Istituto Storico Germanico di Roma)
Diplomatici e militari tedeschi a Roma di fronte alla politica di sterminio nazionalsocialista

12.30-12.50
Amedeo Osti Guerrazzi (Istituto Storico Germanico di Roma) Roma di fronte al 16 ottobre 1943. Le conseguenze della razzia sulle dinamiche dell’occupazione nazista della Capitale

12.50-13.20 Discussione

II SESSIONE: MEMORIA E FONTI

Presiede: Martin Baumeister (Istituto Storico Germanico di Roma)
 
14.30/14.50
Mario Toscano (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)
La costruzione della memoria. I difficili inizi

14.50/15.10
Hahle Maryam Badrnejad (Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera)
La memoria della persecuzione degli ebrei a Roma alla luce delle fonti

15.10/15.30
David Meghnagi (Università degli Studi Roma Tre)
Ricomporre l’infranto. L’elaborazione del lutto individuale e collettivo

15.30/16.00 Discussione

16.00/16.30 Pausa

16.30/16.50
Silvia Haia Antonucci (Archivio storico della Comunità Ebraica di Roma)
Le fonti documentarie sul 16 ottobre conservate nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

16.50/17.10
Damiano Garofalo (Fondazione Museo della Shoah, Roma)
La razzia del 16 ottobre sullo schermo

17.10/18.30 Discussione 

 


SEDE DEL CONVEGNO
Istituto Storico Germanico di Roma
Via Aurelia Antica, 391
00165 Roma
+39.06.6604921
Fax +39.06.6623838
www.dhi-roma.it

CONTATTI
Susanne Wesely
Istituto Storico Germanico di Roma
+39.06.66049261
wesely@dhi-roma.it
 
Gabriella Yael Franzone
Comunità Ebraica di Roma
Largo Stefano Gaj Taché (Sinagoga)
00186 Roma
+39.06.68400628
Fax +39.06.68400684
dibac@romaebraica.it

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