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Fratture nel “Partito dell’odio”. Lo schiaffo di Conte. Il momentaneo sussulto di dignità dei vescovi e il tradimento di Bergoglio. L’ennesimo (vedi Post Scriptum).

Fratture nel “Partito dell’odio”. Lo schiaffo di Conte. Il momentaneo sussulto di dignità dei vescovi e il tradimento di Bergoglio. L’ennesimo (vedi Post Scriptum).

Sta naufragando rovinosamente il sogno di Giuseppe Conte e dei suoi strateghi: usare l’emergenza Covid-19 per dare, allo sconosciuto avvocato foggiano, un’aura da statista attorno alla quale costruire un nuovo partito di centrosinistra e (pseudo) cattolico.

Anzitutto perché da domenica sera è cambiata l’atmosfera: dilagano il malcontento e la rabbia. Si assiste a una sollevazione generale per l’incompetenza del governo che non ha visione, non ha un piano e, invece di varare la Fase 2, sprofonda nelle sabbie mobili di norme assurde. I danni economici e sociali sono giganteschi e ogni giorno si aggravano.

Ma, in secondo luogo, perché Conte, con il pesante schiaffo dato ai cattolici (ancora niente messe, ma solo funerali e con meno di 15 persone, possibilmente all’aperto), è riuscito a inimicarsi perfino l’unico vero sponsor di cui aveva l’appoggio: la gerarchia cattolica e vaticana (da non confondere col popolo cattolico che vota come vuole e – com’è noto – all’opposto di Bergoglio e della Cei).

Eppure da sempre la Cei – su ordine del papa argentino, mosso dalla precisa intenzione di attaccare la Lega di Salvini – era stata più che collaborativa: servile.

Tale era la sottomissione al governo che i vescovi – all’inizio dell’emergenza Covid – in Lombardia non hanno esitato a buttar fuori il popolo cristiano dalle chiese, spazzando via messe e sacramenti, mentre ancora erano aperti bar e ristoranti (il successo di Conte per loro “val bene una messa”).

Dio, nel dramma dell’epidemia, veniva dichiarato inutile: “obbedite al governo”, ha ripetuto Bergoglio. Più realisti del re, non si sono limitati a indicare lo stato di necessità, ma hanno perfino teorizzato (assurdamente) che messe e sacramenti non erano necessari perché bastava pregare da soli in casa. Guadagnandosi così lo sdegno dei fedeli i quali hanno tratto la conclusione che allora nemmeno preti e vescovi erano necessari (tanto meno l’otto per mille).

Con questo servilismo governativo i vescovi non si sono nemmeno resi conto della loro plateale contraddizione, perché – mentre sospendevano le messe per evitare assembramenti – tenevano aperte le frequentatissime mense della Caritas al fine di collaborare col governo nel nutrire chi era senza pasto (prima i migranti). I fedeli hanno capito quindi la malafede.

La Cei si è trasformata in una sorta di ufficio statale alla maniera cinese (come piace a Bergoglio) e ha accettato che la Messa venisse parificata alle attività ludico-ricreative non essenziali (perciò sospese) come la sagra della bistecca.

Non solo. Quando Matteo Salvini, nella settimana santa, si è sommessamente associato alla proposta di Davide Rondoni, per far celebrare le messe almeno a Pasqua, sono stati proprio i vescovi e i media clericali a “linciarlo”.

Tuttavia nel giro di pochi giorni il malcontento e le proteste dei fedeli e dei parroci sono assai cresciuti, anche per diversi inauditi episodi di incursione nelle chiese delle forze dell’ordine durante celebrazioni liturgiche.

Inoltre la sospensione delle attività delle parrocchie rappresenta per la Chiesa un grosso danno economico e ai soldi i vescovi sono alquanto devoti. Così la Cei, in vista della fase 2 che doveva essere varata domenica sera, ha chiesto a Conte di tornare a celebrare le messe, ovviamente con le dovute misure sanitarie. Si aspettava la sua gratitudine e il suo “sì”.

Invece è arrivato “un duro schiaffone condito da una sottile presa in giro”, come ha scritto un analista cattolico di idee moderate, Riccardo Cascioli, che ha aggiunto: “La Cei raccoglie quello che ha seminato. Da servi si sono comportati, da servi vengono ora trattati”.

Allora la Cei ha scoperto d’improvviso che il governo sta attaccando “la libertà di culto”. E ieri dappertutto si sono sentiti i vescovi protestare e strepitare. Ma can che abbaia non morde. I vescovi se volessero potrebbero riaprire subito le chiese al culto perché il governo, in realtà, non ha nessun potere di vietarlo, secondo la Costituzione.

Però non ne hanno il coraggio perché sanno che Bergoglio appoggiava il progetto politico di Conte (lo ha perfino ricevuto con tutti gli onori proprio nei giorni della chiusura totale delle chiese al popolo). Ma ora che farà il politico argentino vestito di bianco? La resa del Conte si avvicina.

Antonio Socci

Da “Libero”, 28 aprile 2020

 

POST SCRIPTUM:

Nelle ore in cui è stato scritto questo articolo tutti i vescovi erano sul piede di guerra e sembrava (a molti) che avessero dalla loro parte anche il Vaticano. Infatti la Cei, prima di pubblicare il suo durissimo comunicato contro il governo, aveva avuto il placet della Segreteria di stato vaticana.

Ma siccome io so come ragiona Bergoglio e so che lui fra il Potere e Cristo sceglie sempre il Potere, ho concluso il mio articolo con un punto interrogativo sul suo comportamento.

E infatti, puntualmente, stamani (martedì), nella sua omelia (perché lui strumentalizza le cose sacre per fare le sue personali battaglie politiche e di potere), stamani – dicevo – ha subito sconfessato la Cei e la Segreteria di Stato, esprimendo il suo appoggio alla “prudenza” di Conte che continua a tenere il popolo cristiano fuori dalle chiese e lontano dai sacramenti.

È un tradimento, contro Cristo e contro il popolo cristiano. Ma Bergoglio se ne infischia. A lui interessano solo la politica e il potere, tanto è vero che la “prudenza” che ha raccomandato oggi agli altri (per continuare a sospendere le messe) non la ebbe lui il 23 febbraio scorso quando – eravamo già nella “psicosi” del Covid – tenne il raduno di Bari dove, davanti a 40 mila persone, fece il suo stizzito comizio politico “anti sovranista”, cioè contro l’Italia).

Siccome il suo fido Conte è in grosse difficoltà, perché il suo governo (il più anticattolico della storia recente), sta facendo enormi danni al paese, Bergoglio subito è corso in suo aiuto (sempre e solo in odio a Salvini che è la sua ossessione).

L’umiliazione che ha inferto ai (pavidi) vescovi italiani per lui non è un problema. È il suo metodo di governo: umiliare i sottoposti gli serve a riaffermare il suo dominio assoluto e ad avere piena sottomissione.

Probabilmente con questo gesto spera anche di ottenere le dimissioni di Bassetti, che lui vuole sostituire con Zuppi, cioè uno ancora più sottomesso di Bassetti. L’umiliazione della Chiesa italiana è dovuta al suo oscuro odio per l’Italia e gli italiani.

Tratto da:

Lo Straniero – il blog di Antonio Socci

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Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

“Il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e Dio “non rende legittimo un singolo governo globale”. Resistere ad una immigrazione islamica su larga scala, per il cardinale americano è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo”

In Italia per partecipare al sesto Rome Life Forum (evento organizzato, tra gli altri, da Voice of the Family, dall’associazione italiana Famiglia Domani, dal Family Life International della Nuova Zelanda, dall’agenzia LifeSiteNews e dalla Società per la protezione dei bambini non nati del Regno Unito), che si è svolto nei giorni 16 e 17 maggio, il giorno prima della Marcia per la Vita, che si è tenuta nel pomeriggio di sabato 18 maggio, il cardinale americano ha dichiarato che “il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e che Dio “in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un singolo governo globale“.

Partecipando alle attività dei due giorni, assieme ad altri tre cardinali (il lettone Jānis Pujats, il tedesco Walter Brandmüller, l’olandese Willem Jacobus Eijk) ed ai massimi leader cattolici pro-vita e pro-famiglia arrivati da 30 paesi del mondo, il porporato statunitense ha lungamente spiegato che “ci sono quelli che propongono e lavorano per un singolo governo globale, cioè per l’eliminazione dei singoli governi nazionali, in modo che tutta l’umanità sia sotto il controllo di un’unica autorità politica. Per chi è convinto che l’unico modo per raggiungere il bene comune sia la concentrazione di tutto il governo in una singola autorità, la lealtà verso la propria patria o il patriottismo è diventato un male“. Per Burke, invece, “l’autorità divina, in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un unico governo globale: infatti, la legge divina illumina le nostre menti e i nostri cuori al fine di vedere che un tale governo sarebbe, per definizione, totalitario, dimenticando che è l’autorità divina a governare il mondo“.

Il Cardinale ha paragonato l’orgoglio peccaminoso che ispira il perseguimento di un singolo governo globale a quello “dei nostri antichi antenati, dopo il Diluvio, che pensavano di poter unire il cielo con la terra solo con le loro forze, costruendo la Torre di Babele“. Per Burke “al contrario, Dio ci incontra, e ordina le nostre vite per il bene, nella famiglia e nella patria“.

Il cardinale nordamericano, che è d’origine irlandese, ha poi spiegato che il rapporto con la patria “esige la pratica di quella parte della pietà che è chiamata patriottismo” aggiungendo che “l’amore per il proprio paese non è un peccato ma“, ha spiegato, “è incluso nel Quarto Comandamento“.

Il cardinale, che è stato uno dei 4 firmatari dei famosi Dubia, citando san Tommaso d’Aquino, ha ricordato che “l’uomo è debitore, dopo Dio, principalmente dei suoi genitori e del suo paese. Perciò, proprio come appartiene alla religione rendere culto a Dio, così appartiene alla pietà rendere culto ai propri genitori e al proprio paese“.

Burke ha attinto anche alla famosa New Catholic Encyclopedia per illustrare come praticare il patriottismo “è una forma della carità con la quale viviamo pienamente la verità del nostro essere in relazione con Dio e con il resto della sua creazione“.

Osservando la relazione storica tra pietà e patriottismo, il cardinale ha osservato come l’aggettivo latino “pius“, attribuito agli eroi romani, attraverso la grazia di Cristo, è stato sviluppato. “La pietà del mondo pagano è elevata e perfezionata per essere una risposta a Dio, nostro Creatore e Redentore, che ha desiderato portarci a vivere, in Cristo, in una famiglia e in una patria“.

Il cardinale ha parlato anche di onorare i leader civili, spiegando che “l’onore prestato ai governanti civili è essenzialmente connesso all’onore che dobbiamo, soprattutto, a Dio“. E nel caso delle malefatte dei governanti civili, ha spiegato il cardinale, l’onore mostrato loro non è per ciò che di negativo hanno fatto ma per “l’autorità che Dio ha loro affidato“. Tuttavia ha ricordato che i comandi dei governanti civili, se contrari alla legge morale, non vanno eseguiti.

Il cardinale Burke, infatti, ha riflettuto sui molti governi che, non riconoscendo che la loro autorità proviene da Dio, introducono leggi contrarie alla legge morale, per esempio “riguardo al rispetto dovuto a tutta la vita umana, dal momento del concepimento fino al momento della morte naturale“, oppure tutte quelle leggi che attaccano “l’integrità della sessualità umana ordinata al matrimonio e alla famiglia” o quelle norme che contrastano il “libero esercizio della religione“.

Nel corso del suo intervento il cardinale ha sottolineato che “in molte società domina una cultura anti-vita, anti-famiglia e anti-religiosa in aperta ribellione al buon ordine con cui Dio ci ha creati” e ha profetizzato che “il cittadino cristiano che vuole soddisfare le richieste del patriottismo oggi rischia il martirio“, o quello bianco (il pubblico disprezzo, l’indifferenza, l’essere considerati ridicoli) o quello rosso (l’attacco fisico vero e proprio, la persecuzione, la morte).

Il cardinale ha ribadito che il Catechismo di San Giovanni Paolo II del 1992 parla dei doveri delle autorità civili, dei cittadini e persino degli immigrati nei loro nuovi paesi. Le autorità civili devono proteggere i diritti conferiti da Dio all’individuo, i cittadini devono pagare le tasse, votare e difendere il loro paese, e gli immigrati devono “rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del paese che li riceve, obbedire alle sue leggi e assumersi gli oneri civici“. Il cardinale ha poi sottolineato che le responsabilità verso la comunità internazionale “possono essere soddisfatte solo attraverso una vita sana in famiglia e in patria, riconoscendo e rispettando le distinte identità culturali e storiche“. Burke ha pure sollevato la questione della resistenza armata a un governo ingiusto, che è “ammissibile in determinate circostanze“.

L’ex prefetto della Segnatura apostolica ha poi risposto a una domanda sugli immigrati e il loro rispetto del patrimonio culturale e spirituale del paese che li accoglie. “I musulmani hanno detto che oggi sono in grado di realizzare ciò che non erano in grado di compiere in passato con gli armamenti, perché i cristiani non sono più pronti a difendere la loro fede, ciò in cui credono. Non sono più pronti a difendere la legge morale. I cristiani non si riproducono più. Sono entrati nella mentalità contraccettiva“. Alla domanda che chiedeva lumi sulla resistenza ad una immigrazione islamica su larga scala, Burke ha risposto che è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo“. L’altro prelato, ricordando che l’insegnamento della Chiesa sull’immigrazione è relativa all’aiuto delle persone che “non sono assolutamente in grado di trovare un modo di vivere nel proprio paese“, e ai “veri rifugiati” (“che vanno ricevuti e aiutati in ogni modo“) ha invitato a resistere all’opportunismo di molti migranti economici, a contrastare le speranze islamiche di un dominio mondiale insite in questa religione, a osteggiare una immigrazione musulmana su larga scala, ad opporsi ai pericoli di creare delle enclave musulmane legali nei paesi che ospitato i migranti musulmani (“non devi essere uno scienziato missilistico per vedere cosa è successo, ad esempio, in Europa, in paesi come Francia e Germania e anche qui in Italia e che cosa sta accadendo anche negli Stati Uniti“, dove ha spiegato il cardinale gli immigrati musulmani “hanno creato il proprio ordine legale” e “resistono all’autorità legittima dello stato“). Il cardinale americano, invece, non ha voluto commentare l’ipotesi di un rifiuto di Papa Francesco relativo alla concessione di un’udienza al vice primo ministro italiano Matteo Salvini.

La “Settimana per la vita“, all’interno della quale è stato organizzato il Rome Life Forum 2019, arriva in un momento tumultuoso non solo nella Chiesa cattolica ma nel mondo. I movimenti populisti e nazionalisti si stanno sollevando per opporsi al multiculturalismo di stato e ad un nuovo ordine mondiale illiberale. E in queste spinte da parte di alcune autorità secolari sembrano coinvolti anche alcuni chierici della Chiesa Cattolica che spingono per un organismo sovranazionale da costituire per attuare, uniformemente in tutto il mondo, politiche legate al contrasto del “cambiamento climatico” e per far rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Negli altri interventi durante il Forum, il cardinale Willem Jacobus Eijk ha parlato della teoria gender e di “come sia una minaccia alla famiglia e alla proclamazione della fede cristiana“, lo storico Roberto de Mattei, della Fondazione Lepanto, ha ricordato che “un nuovo ordine mondiale” porterà “al caos globale“, il vescovo kakazo Athanasius Schneider ha spiegato che la città dell’uomo, senza Dio, porta alla disperazione, il cardinale Janis Pujats ha riflettuto su questioni di attualità per la famiglia e per la società mentre l’altro cardinale presente, Walter Brandmüller, ha parlato delle genesi del documento Humanae Vitae.

 

Matteo Orlando – Sab, 18/05/2019 – IL GIORNALE.IT

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Il Papa degli anticattolici che detesta i Cattolici. Le ultime novità.

Il Papa degli anticattolici che detesta i Cattolici. Le ultime novità.

Continua l’attivismo politico di Bergoglio. Mentre questo articolo andava in stampa, il vescovo argentino ha ricevuto il leader della Cgil Maurizio Landini  e i due – scrive “Repubblica” – “hanno condiviso i rischi di derive autoritarie”. Curiosa condivisione fra il leader del sindacato storicamente legato alla storia del Pci e il monarca assoluto di uno stato teocratico  (lo Stato Vaticano) che sarebbe tenuto a rispettare lo Stato italiano (che è uno stato democratico)  e a non interferire nella sua politica. 

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Lo sfrenato attivismo di papa Bergoglio e dei vertici episcopali (la Cei), nella campagna elettorale delle europee, aveva – com’è noto – un solo obiettivo: sconfiggere la Lega di Salvini.

Memorabili due titoli del Fatto quotidiano“Il papa è la vera opposizione a Matteo Salvini” e “Cei: ‘Votate tutti tranne Salvini’ ”.

In particolare dal Vaticano e dalla Cei si è cercato di convogliare i voti dei cattolici sul PD, su Leu, su “Più Europa” di Emma Bonino  (per la coincidenza di idee su UE, migranti e altro) e pure sul M5S  da quando Di Maio decise di fare campagna elettorale contro Salvini (un cardinale aveva confidato al “Fatto” che in Vaticano ormai “i Cinque Stelle sono di casa”).

Com’è noto l’appoggio bergogliano ha portato questi partiti alla sconfitta (i cattolici hanno in gran parte votato Lega).

Ma è significativo che proprio da questi stessi partiti, appoggiati alle elezioni da Bergoglio e dalla Cei, partiti che hanno posizioni molto laiciste sui temi etici, provengano i parlamentari che adesso hanno presentato una mozione al Senato in cui si propone di dare un colpo durissimo alla Chiesa Cattolica.

Infatti a 90 anni dal Concordato del Vaticano con lo Stato italiano essi avanzano quattro proposte micidiali contro la Chiesa.

La prima: abolire l’ora di religione nella scuola e sostituirla con un’ora obbligatoria di educazione civica.

La seconda: chiedere formalmente di avviare con la Cei la procedura per rivedere i criteri di ripartizione dell’otto per mille che sono stati finora vantaggiosi per la Chiesa (è ovvio che si avrebbe una pesante penalizzazione economica per la Chiesa).

La terza: rivedere le norme sull’Imu degli immobili della Chiesa.

La quarta: dare attuazione alla recente sentenza della Corte europea per il recupero dell’Ici non pagata dalla Chiesa negli anni passati.

Si tratta di quattro colpi di maglio pesantissimi: nel primo caso cercano di colpire a livello spirituale e culturale, cancellando il cattolicesimo dalla formazione scolastica dei giovani italiani. Negli altri casi vanno a colpire quello che ai vescovi sta più a cuore (i soldi).

Ma – come dicevo – interessante è il nome dei parlamentari che hanno firmato tale mozione, perché provengono da quei partiti che sono stati votati dai cattolici di obbedienza bergogliana.

Questa mozione – che nasce da un appello lanciato a gennaio da un dirigente dell’associazione Luca Coscioni (vicina al partito radicale) fatto proprio da associazioni laiciste come l’Uaar – è stata depositata al Senato da Riccardo Nencini che è stato viceministro con Renzi e Gentiloni e nel 2018 è stato eletto nella coalizione di centrosinistra.

La mozione è stata firmata da Emma Bonino, di “Più Europa”, da Roberto Rampi e Tommaso Cerno (Pd), Maurizio Buccarella, Elena Fattori e Matteo Mantero (tutti M5S), Loredana De Pretis (Leu) e Carlo Martelli (già M5S, ora gruppo misto).

In tale mozione si spiega il motivo per cui intendono colpire così la Chiesa: “Tutti questi privilegi  per la Chiesa Cattolica contrastano con la crescente secolarizzazione della società italiana dove i cattolici praticanti sono circa il 30% della popolazione e scendono al di sotto di questa percentuale tra i giovani”.

Non si capisce perché mai l’ora di religione, che già oggi è un’opzione facoltativa, sarebbe un privilegio della Chiesa. E’ una libera scelta di famiglie e studenti che evidentemente si riconoscono nell’identità cattolica in percentuali molto più ampie del 30% (vicine al 90%).

Sarà interessante vedere cosa accadrà. E’ chiaro che Lega e FdI (come pure Forza Italia) difenderanno l’ora di religione spiegando che – nella formazione scolastica – è essenziale la conoscenza del cattolicesimo per capire la nostra storia, la nostra cultura, il nostro patrimonio artistico e spirituale.

Così però si esporranno agli anatemi, venendo bollati da sinistra come “identitari” e “sovranisti”. E siccome Bergoglio e la Cei – con la sinistra – da mesi tuonano contro gli “identitari” e i “sovranisti” cosa faranno le gerarchie?

Difenderanno almeno l’ora di religione a costo di trovarsi con i cattivissimi “identitari” di Salvini e Meloni? O staranno con quei partiti che i vescovi hanno fatto votare e che fanno la crociata contro la Chiesa Cattolica – al contempo – esaltando Bergoglio come loro simbolo nella lotta contro Salvini?

E’ significativa la firma di Emma Bonino che è – in assoluto – la leader politica più benvoluta da papa Bergoglio.

Fra la radicale, ultra abortista, e il papa argentino c’è un forte rapporto politico  che non ha paragoni con altri leader italiani.

Tutti ricordano la famosa e calorosa stretta di mano  fra la Bonino e il papa, immortalata dai fotografi. Un gesto significativo che Bergoglio ha fatto sapere di negare a Salvini (“non posso e non voglio stringergli la mano”).

Il papa argentino inorridisce di fronte a un politico che si dice cattolico, che mostra un rosario e il Vangelo invitando la sua gente a pregare la Madonna. Invece Bergoglio stravede per la Bonino.

Oltre alla stretta di mano, nel novembre 2016 le ha concesso addirittura una udienza privata (per parlare di immigrazione).

Quell’udienza privata che negò invece ai poveri familiari di Asia Bibi, venuti a Roma a cercare aiuto (e furono liquidati frettolosamente, fra tanti altri, in piazza san Pietro).

Poi c’è stata addirittura una lode pubblica  straordinaria. Bergoglio infatti, nel febbraio 2016, citò proprio la leader radicale e Giorgio Napolitano definendoli “i grandi dell’Italia di oggi”.

La Chiesa Cattolica di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, aveva sempre considerato la Bonino e il suo partito radicale come il nemico numero 1 essendo costoro i promotori di tutte le battaglie contro “i principi non negoziabili” (nemici come il comunismo).

Con Bergoglio, la Bonino diventa invece la leader politica più esaltata dal papa. E’ cambiata la Bonino? No. E’ Bergoglio che è agli antipodi di tutti i papi precedenti.

Che la Bonino non sia cambiata lo dimostra la mozione che ha appena firmato.

D’altra parte è di queste ore la notizia secondo cui Bergoglio ha ricevuto in udienza privata una delegazione della Cgil guidata dal segretario generale, Maurizio Landini.

Evidentemente a Bergoglio non importa nulla delle posizioni ultra laiciste che la Cgil ha su temi come l’aborto e le battaglie Lgbt. Lui va in sollucchero per le organizzazioni di sinistra.

Infatti è lo stesso Bergoglio che ha ricevuto in Vaticano il Centro sociale Leoncavallo, che ha ricevuto più volte Evo Morales (quello che gli regalò la gradita scultura con Cristo su Falce e martello ) e che – a Cuba – è andato a far visita a Fidel Castro  a casa sua, conversando amabilmente con il dittatore comunista a cui teneva fraternamente le mani.

Se si considera pure l’atteggiamento di estrema apertura che Bergoglio ha verso i regimi islamici e il regime comunista cinese, si può concludere che più che il papa dei cattolici è il papa di chi avversa i cattolici.

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Antonio Socci

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DaL “Libero”, 16 giugno 2019

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Attaccano pure la Pentecoste: comizio nelle chiese per i migranti invece che testimoni della Resurrezione.

Attaccano pure la Pentecoste: comizio nelle chiese per i migranti invece che testimoni della Resurrezione.

“Servire i poveri è nel Vangelo, non è comunismo”, ha detto ieri papa Bergoglio per rispondere ai suoi critici. Dimenticando di dire che il comunismo è stato il peggior nemico dei poveri. E dimenticando che nel Vangelo c’è scritto che anzitutto bisogna servire Dio.

Gesù non vara un partito, non si occupa di elezioni e di politica, ma del Regno dei Cieli. Dei poveri Cristo parla in modo diametralmente opposto a Marx e Lenin, che non a caso detestavano il cristianesimo. Il magistero bergogliano è confusionario e genera confusione.

Secondo una ricerca della Doxa negli ultimi cinque anni, che corrispondono al pontificato di Francesco, il numero di fedeli cattolici in Italia è crollato di quasi otto punti percentuali (il 7,7 per cento).

Ma papa Bergoglio non sembra preoccupato di questa catastrofe spirituale (anzi, continua a colpire duramente gli ordini religiosi più ferventi e con più vocazioni cosicché si aggraverà tale crollo).

Ciò che lo preoccupa sembra essere il crollo del numero di migranti da quando al Viminale è arrivato Matteo Salvini , il quale peraltro sottolinea che la fine delle partenze dei barconi, significa il quasi azzeramento del numero di morti nel Mediterraneo.

Per Bergoglio i migranti rappresentano una specie di dogma di una nuova religione sociale, modello Teologia della liberazione. Con lui il cattolicesimo pare progressivamente sostituito da una religione globalista, comunisteggiante, tutta mondana, politically correct, non soprannaturale, tanto che nei giorni scorsi (sul tema dei rom) Bergoglio ha meritato addirittura un tweet di entusiastico appoggio da George Soros  in persona.

C’è chi lo ha definito “il Vescovo di Rom” , anziché “il Vescovo di Roma”. Ma anche “Vescovo di Romadan”.

Infatti i musulmani sono così felici di questo smantellamento del cattolicesimo  che gli hanno dedicato il Ramadam. Cito da “Vatican news” un titolo eloquente: “La festa di fine Ramadan, in Italia, per la prima volta dedicata a papa Francesco”.

Bergoglio raccoglie dunque il plauso di laicisti, islamici, comunisti, atei, miscredenti e mangiapreti. Mentre i cattolici, sconcertati, sempre più spesso decidono di avversare pubblicamente la politica bergogliana proprio sul suo dogma fondamentale: l’immigrazione.

E’ accaduto, in Italia, con le  elezioni europee del 26 maggio, per le quali papa Bergoglio  si era così ostinatamente schierato contro Matteo Salvini da essere indicato dalla Sinistra come suo simbolo e leader.

Proprio in queste elezioni si è avuto il boom del voto cattolico per la Lega che oggi – secondo i dati di Ilvo Diamanti (pubblicati ieri da “Repubblica”) – è il primo partito dei cattolici italiani. E il loro consenso a Salvini è cresciuto enormemente negli ultimi mesi, in concomitanza con la sua demonizzazione da parte dei media bergogliani.

Lo scontro interno alla Chiesa riemerge in queste ore per una vicenda surreale. E’ noto che con Bergoglio il Natale, più che l’Incarnazione di Dio, è diventato la festa del “Gesù migrante” (mai stato migrante). La Pasqua, più che la resurrezione di Cristo, celebra oggi la pace nel mondo e l’accoglienza del migrante.

Adesso Bergoglio, indispettito per la cocente sconfitta subita nelle urne, sembra usare a scopo politico anche la festa di Pentecoste che si celebra oggi. Pare impossibile strumentalizzare a fini politici la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su Maria, nel cenacolo di Gerusalemme, una festa che rimanda al mistero di Dio e all’eternità. Eppure lo fanno.

I vescovi del Lazio – su ovvia spinta di Bergoglio – hanno preso a pretesto la Pentecoste per scrivere una “Lettera ai fedeli”, da proclamare oggi in tutte le chiese della regione, proprio sull’accoglienza ai migranti.

Per capirne il tono riporto il titolo che ha fatto “La Bussola quotidiana”  (un sito cattolico non allineato): “Proclama immigrazionista a messa, preti laziali coscritti”.

Il sito definisce tale lettera “politicamente strumentale e quindi illegittima. Molti preti si interrogano se disubbidire a una violazione del genere: ‘Ho dato la vita per Cristo, non per un partito’ ”.

Più avanti la “Bussola” (che peraltro non ha simpatie leghiste) lo giudica “un documento veramente singolare, che sembra collocarsi a metà strada fra una forma di autolesionismo e l’ingerenza partitica”.

Il commentatore Marco Tosatti scrive ancora: “Sembra che molti parroci abbiano il buon senso di non leggere questo manifesto pro PD  nel corso della messa. Anche perché correrebbero il rischio di avere dei fedeli che si alzano in piedi e ricordano loro che in chiesa non si fa politica, e non si leggono documenti partitici”.

In effetti sull’account Twitter della diocesi di Roma, dove viene lanciata l’iniziativa, i commenti sono indignati. Uno è lapidario: “Documento squisitamente politico”.

Beatrice Leoni commenta: “Speravo fosse una notizia ‘esagerata’, al limite che la lettera esistesse, ma non (ci fosse) l’intenzione di leggerla durante le Messe.Per quanto mi riguarda mi alzerò ed uscirò alla lettura della citata lettera. A quanto pare non basta il Vangelo, ma il di più, si sa, viene dal Maligno”.

Antonio commenta sconsolato che “hanno snaturato anche la Pentecoste”. Una certa Piperita Patti conclude: “questo papa è eretico”  (sull’account della Diocesi di Roma).

Fabrizio Brasili ricorda l’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, del tutto diverso dall’attuale.

Cristina chiede ironicamente ai vescovi: “L’incoraggiamento a pregare, a evangelizzare e a non peccare l’avete poi messo nell’allegato?”

Maria scrive: “Prima fate stare bene quelli di famiglia nostra, quelli che vivono nelle macchine, quelli che non hanno lavoro, quelli che non vengono assistiti. Poi potremo volgere lo sguardo allo straniero che ha documenti, che voglia lavorare, che non stupra, non uccide e rispetta le leggi”.

Un certo “Trovo lavoro” è drastico: “Buffoni. Fondate un partito piuttosto. Così vi contiamo”. Memedesima scrive sconsolata: “Ma dobbiamo andare a messa fuori dal Lazio per non sentire strumentalizzazioni politiche? Ma cosa sta succedendo alla Chiesa?

Sangarre invita i vescovi a meditare “seriamente” sul Vangelo: “Siete immersi nel mondo caduco e transeunte tanto da non rendervi nemmeno più conto di chi parli davvero la Scrittura. E a chi”.

Zot scrive ai vescovi: “Direi che siete solo un filino eretici”. Poi riporta una pagina di Giovanni Paolo II, che definisce “vero papa”, il quale rimandava “alle autorità pubbliche” il “controllo dei flussi migratori”. Papa Wojtyla scriveva: “L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi  e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi”.

Luca cita il cardinale africano Robert Sarah e scrive: “Il card. Sarah sostiene la lettura fedele delle Sacre Scritture: ‘Dio non vuole le migrazioni… Non possiamo accogliere i migranti in occidente, le persone vanno aiutate nei loro paesi’”.

Un altro richiama il Catechismo: “L’appello all’accoglienza e all’immigrazionismo viola il Catechismo  secondo cui i pastori della Chiesa non possono intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione della vita sociale”.

In effetti il n. 2442 del Catechismo che egli riporta recita: “Non spetta ai pastori intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione della vita sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei fedeli laici, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini”.

Lucilla chiede: “è possibile parlarci di Cristo e lasciare fuori della Messa la politica?”. Un altro aggiunge: “State distruggendo un’eredità millenaria di spiritualità”. Cicnus spera “che Dio abbia pietà” di questi pastori e prega “per la loro conversione”.

Anna Rota osserva:“Che tristezza una Chiesa ridotta ad una Onlus… Il Cielo non perdonerà questa blasfemia”.

E Lorenzo Stecchetti: “Anche la solennità di Pentecoste è occasione per voi per fare politica, anziché parlare di Cristo. Vergognatevi”.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 9 giugno 2019

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UNA LUCE NELLA NOTTE. AL CUORE DELLA CRISI DEGLI ABUSI SUI MINORI, LO SGUARDO DI BENEDETTO XVI SULLA CHIESA.

UNA LUCE NELLA NOTTE. AL CUORE DELLA CRISI DEGLI ABUSI SUI MINORI, LO SGUARDO DI BENEDETTO XVI SULLA CHIESA.

Vi presentiamo la traduzione dell’intera conferenza tenutasi, in francese, a Roma presso il Centro di St. Louis, il 14 maggio 2019, da SE il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Signora Ambasciatrice, Eminenze, Eccellenze, Signore e Signori, Cari amici,

Permettetemi innanzitutto di ringraziarvi per questo invito nel prestigioso Istituto Francese Centro St. Louis in occasione della pubblicazione in francese del mio libro “Le soir approche et déjà le jour baisse” Questo libro analizza la crisi della fede, la crisi sacerdotale, la crisi della Chiesa, la crisi dell’antropologia cristiana, il collasso spirituale e la decadenza morale dell’Occidente e tutte le loro conseguenze.

Sono molto onorato di poter unirmi umilmente  nella linea dei teologi cattolici francesi e dei pensatori che hanno illustrato la vita intellettuale romana.

Eppure stasera non vi parlerò di questo libro. In effetti, le idee più fondamentali che ho sviluppato lì sono state illustrate, esposte e dimostrate con brio lo scorso aprile da Papa Benedetto XVI nelle note che aveva scritto per il Vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali sugli abusi sessuali, convocato a Roma da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio. Il Papa emerito pubblicò questi appunti su una rivista bavarese, con l’accordo del Santo Padre e del Cardinale Segretario di Stato.

Ma la sua riflessione è stata una vera fonte di luce nella notte della fede che tocca tutta la Chiesa. Ha suscitato reazioni che a volte sfiorano l’isteria intellettuale. Sono stato personalmente colpito dall’indigenza e dalla stupidità di molti commenti. Bisogna credere che ancora una volta, il teologo Ratzinger, la cui statura è quella di un vero “Padre e Dottore della Chiesa”, ha mirato giusto e ha toccato il nucleo centrale della crisi della Chiesa.

Quindi stasera vorrei lasciarci illuminare da questo pensiero esigente e luminoso. Come potremmo riassumere la tesi di Benedetto XVI? Lasciatemi solo citare: “Perché la pedofilia ha raggiunto proporzioni simili? In ultima analisi, la ragione è l’assenza di Dio “(III, 1). Questo è il principio architettonico di tutta la riflessione del Papa Emerito. Questa è la conclusione della sua lunga dimostrazione. Questo è il punto dal quale ogni ricerca sullo scandalo degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti deve partire per proporre una soluzione efficace.

La crisi della pedofilia nella Chiesa, la moltiplicazione scandalosa e spaventosa degli abusi ha una e una sola causa ultima: l’assenza di Dio. Benedetto XVI lo riassume in un’altra formula che è altrettanto chiara e cito: “È solo dove la fede non determina più le azioni dell’uomo che tali crimini sono possibili” (II, 2).

Signore e signori, il genio teologico di Joseph Ratzinger si unisce qui non solo alla sua esperienza di pastore di anime e vescovo, padre dei suoi sacerdoti, ma anche alla sua esperienza personale, spirituale e mistica. Risale alla causa principale, ci permette di capire quale sarà l’unica via d’uscita dal terribile e umiliante scandalo della pedofilia. La crisi dell’abuso sessuale è il sintomo di una crisi più profonda: la crisi della fede, la crisi del significato di Dio.

Alcuni commentatori, sia malevoli che incompetenti, fingevano di credere che Benedetto XVI affermava che solo i chierici dottrinali devianti diventavano pedofili. È chiaro che non vi è alcuna questione di scorciatoie così semplicistiche. Ciò che Papa Ratzinger vuole mostrare e dimostrare è molto più profondo e radicale. Egli afferma che un clima di ateismo e assenza di Dio crea le condizioni morali, spirituali e umane di una proliferazione di abusi sessuali.

Le spiegazioni psicologiche hanno certamente il loro interesse, ma permettono solo di identificare i soggetti fragili, disposti al passaggio all’atto. Solo l’assenza di Dio può spiegare una situazione di proliferazione e moltiplicazione così terribile di abusi.

Veniamo ora allo scritto di Papa Benedetto.

In primo luogo è opportuno tagliare con i commenti pigri e superficiali che hanno tentato di squalificare questa riflessione teologica accusandola di confondere i comportamenti omosessuali con gli abusi sui minori. Benedetto XVI non afferma da nessuna parte che l’omosessualità sia la causa dell’abuso. Inutile dire che la stragrande maggioranza degli omosessuali non pensa di voler abusare di nessuno. Ma va detto che le indagini sull’abuso di minori hanno rivelato la portata tragica delle pratiche omosessuali o semplicemente contrarie alla castità all’interno del clero. E questo fenomeno è anche una manifestazione dolorosa, come vedremo, di un clima di assenza di Dio e perdita di fede.

D’altra parte, altri lettori, troppo veloci o troppo stupidi – non so – hanno bollato Benedetto XVI di ignoranza storica con il pretesto che la sua dimostrazione inizia con l’evocazione della crisi del 1968. Ma gli abusi sono iniziati prima – ben inteso – Benedetto XVI lo sa e lo afferma. Vuole dimostrare che la crisi morale del 1968 è già di per sé una manifestazione e un sintomo della crisi della fede e non una causa ultima. Da questa crisi del 1968, poté dire: “È solo dove la Fede non determina più le azioni degli uomini, che tali cose diventano possibili”.

*

Seguiamo ora la sua dimostrazione passo dopo passo. Occupa la prima parte del suo testo. Vuole mostrare il processo profondo che è al lavoro qui. Dice, sottolineo, che questo processo è “ben preparato” e che è “ancora in corso”.

Papa Benedetto usa qui un esempio, l’evoluzione della teologia morale, per tornare alla fonte di questa crisi. Identifica tre fasi nella crisi della teologia morale.

Il primo passo è il completo abbandono della legge naturale come fondamento della moralità con l’intenzione – e tuttavia lodevole – di basare la teologia morale sulla Bibbia. Questo tentativo porta a un fallimento illustrato dal caso del moralista tedesco Schüller.

Porta inevitabilmente al secondo stadio, cioè “una teologia morale determinata esclusivamente per gli scopi dell’azione umana” (I, 2). Qui riconosciamo l’attuale teleologia il cui consequenzialismo è stato la dimostrazione più drammatica. Questa corrente che è caratterizzata dall’ignoranza della nozione di oggetto morale arriva ad affermare che, secondo i termini stessi di Benedetto XVI: “nulla è fondamentalmente cattivo”, “il bene non esiste ma solo il meglio relativo, a seconda del tempo e delle circostanze “(I, 2).

Infine, il terzo passo è l’affermazione che il magistero della Chiesa non sarebbe competente in materia morale. La Chiesa può insegnare infallibilmente solo su questioni di fede. Tuttavia, come dice Benedetto XVI, ci sono “principi morali inestricabilmente legati ai principi fondamentali della fede”. Rifiutando il magistero morale della Chiesa, si rimuove dalla fede ogni legame con la vita concreta. Alla fine, è quindi la fede che viene svuotata del suo significato e della sua realtà.

Vorrei sottolineare come fin dall’inizio di questo processo è l’assenza di Dio all’opera. Dal primo passo, il rifiuto della legge naturale manifesta l’oblio di Dio. In effetti, la natura è il primo dono di Dio. È in un certo senso la prima rivelazione del Creatore. Rifiutare la legge naturale come fondamento della moralità per opporsi alla Bibbia manifesta un processo intellettuale e spirituale già all’opera nelle mentalità. È il rifiuto da parte dell’uomo di ricevere dall’essere di Dio e le leggi dell’essere che manifestano la sua coerenza.

La natura delle cose, dice Benedetto XVI, è “l’opera ammirevole del Creatore, portando in sé una” grammatica “che indica una finalità e un criterio”. “L’uomo ha anche una natura che deve rispettare e che non può manipolare a suo piacimento. L’uomo non è solo una libertà auto-creata, è spirito e volontà, ma è anche la natura e la sua volontà hanno ragione quando rispetta la natura, ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, accetta di non essersi creato “. Per scoprire la natura come saggezza, ordine e legge è incontrare l’autore di questo ordine. “È davvero privo di senso riflettere per sapere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non supponga una Ragione Creativa, un ‘Creatore Spiritus’?”

Credo con Joseph Ratzinger che il rifiuto di questo creatore, Dio, si sia insinuato a lungo nel cuore dell’uomo occidentale. Da molto prima della crisi del 1968, questo rifiuto di Dio è all’opera.

Ma dobbiamo mostrare a Papa Benedetto XVI tutte le manifestazioni successive. Il rifiuto della natura come dono divino lascia il soggetto umano disperatamente solo. Solo allora contano le sue intenzioni soggettive e la sua coscienza solitaria. La moralità si riduce a cercare di comprendere i motivi e le intenzioni dei soggetti. Non può più guidarli alla felicità secondo un ordine oggettivo naturale che le consente di scoprire la bontà ed evitare il male. Il rifiuto della legge naturale porta inevitabilmente al rifiuto della nozione di oggettività morale. Pertanto, non ci sono più atti oggettivamente e intrinsecamente cattivi, sempre e ovunque, qualunque siano le circostanze.

A questo riguardo San Giovanni Paolo II ha voluto ricordare l’oggettività del bene nella “Veritatis Splendor”, alla cui stesura ha contribuito in modo sostanziale l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

“Veritatis splendor” può così affermare con forza che ci sono atti “intrinsecamente cattivi, sempre e in se stessi, a causa del loro vero scopo, indipendentemente dalle intenzioni successive di colui che agisce e delle circostanze” (n. 80) e questo perché questi atti sono “in radicale contraddizione con il bene della persona”.

Vorrei sottolineare con Benedetto XVI che questa affermazione è solo la conseguenza dell’oggettività della fede e, in definitiva, dell’oggettività dell’esistenza di Dio. Se Dio esiste, non è una creazione della mia soggettività, poi c’è, nelle parole del Papa emerito “valori che non dovrebbe mai essere abbandonati” (II, 2). Per la morale relativista, tutto diventa una questione di circostanze. Non è mai necessario sacrificare la propria vita per la verità di Dio, il martirio è inutile. A differenza di Benedetto XVI ha detto che “il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana. Il fatto che il martirio non è moralmente necessario in questa teoria dimostra che l’essenza stessa del cristianesimo è in gioco” ( I, 2). Per dirla in una parola:

Nel cuore della crisi della teologia morale, vi è quindi un rifiuto dell’assoluto divino, dell’irruzione di Dio nella nostra vita che supera ogni cosa, che governa tutto, che governa il nostro modo di vivere. La dimostrazione di Benedetto XVI è chiara e definitiva, è riassunta nelle parole dello scrittore Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”! Se si mette in discussione l’oggettività del Divino Assoluto, allora le trasgressioni più contrarie alla natura sono possibili, anche gli abusi sessuali sul minore. Inoltre, l’ideologia del 1968 ha talvolta cercato di rendere accettabile la legittimità della pedofilia. Abbiamo ancora in mano i testi di questi eroi libertari che hanno vantato amori trasgressivi con i minori. Se qualche atto morale diventa relativo alle intenzioni e alle circostanze del soggetto, allora nulla è definitivamente impossibile e radicalmente contrario alla dignità umana. È l’atmosfera morale del rifiuto di Dio, il clima spirituale di rifiuto dell’oggettività divina che rende possibile la proliferazione dell’abuso di minori e la banalizzazione di atti contrari alla castità tra i chierici.

Nelle parole di Benedetto XVI “Un mondo senza Dio non può che essere un mondo senza significato. Da dove viene tutto ciò che esiste? (…) Il mondo è semplicemente lì, noi non sappiamo veramente come e non abbiamo né scopo né senso. Da quel momento in poi, non c’è più una norma del bene e del male, quindi solo ciò che è più forte dell’altro si può auto-affermare. Quindi il potere è l’unico principio. La verità non conta, non esiste nemmeno “(II, 1). Se Dio non è il principio, se la verità non esiste, conta solo il potere. Cosa impedisce quindi l’abuso di questo potere da parte di un adulto su un minore? La dimostrazione di Benedetto XVI è chiara: “In ultima analisi la ragione [degli abusi] è l’assenza di Dio”, “è solo dove la Fede non determina più le azioni dell’uomo che tali crimini sono possibili. “.

*

Dopo aver esposto questo principio, il Papa emerito mostra le conseguenze. Sono stato personalmente molto toccato dal fatto che, per lui, la prima conseguenza si manifesta nella “questione della vita sacerdotale” (II, 1) e nella formazione dei seminaristi. Mi rafforza in una delle intuizioni fondamentali del mio ultimo libro.

Benedetto XVI scrive: “Nel contesto della riunione delle Conferenze Episcopali dei presidenti del mondo con Papa Francesco, la questione della vita sacerdotale, come seminari è di primaria importanza” Indica qui la conseguenza immediata della dimenticanza di Dio: la crisi del sacerdozio. Si può dire che i sacerdoti sono i primi ad essere colpiti dalla crisi della fede e che hanno portato con sé il popolo cristiano. La crisi dell’abuso sessuale è il punto emergente e particolarmente rivoltante di una profonda crisi del sacerdozio.

Cos’è? Riprenderemo qui le parole del Papa Emerito. Abbiamo visto, a lungo, diffondere una “vita sacerdotale” che non è più “determinata dalla Fede”. Ora, se c’è una vita che deve essere interamente ed assolutamente determinata dalla Fede, è la vita sacerdotale. È e deve essere una vita consacrata, cioè data, riservata e offerta a Dio solo e totalmente sepolta in Dio. Ma abbiamo spesso visto i sacerdoti vivere come se Dio non esistesse.

Benedetto XVI cita le parole del teologo Balthasar: “Non fare di Dio un presupposto” (III, 1). Cioè, non farne una nozione astratta. Al contrario, nelle parole di Papa Benedetto “Soprattutto, dobbiamo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita invece di lasciarlo da parte come una parola che diventa inoperosa” (III, 1). ”

“Il tema di Dio”, continua, “sembra così irreale, così lontano dalle cose che ci riguardano. “. Fondamentalmente, con queste parole, Benedetto XVI descrive uno stile di vita sacerdotale secolarizzato e profano. Una vita in cui Dio prende il secondo posto. Lui dà delle illustrazioni. Si pensava che la prima preoccupazione dei vescovi non dovesse più essere Dio stesso, ma “una relazione radicalmente aperta con il mondo” (II, 1), dice. I seminari sono stati trasformati in luoghi secolarizzati che, secondo Benedetto XVI, il clima “non poteva sostenere la vocazione sacerdotale”. In effetti, la vita di preghiera e adorazione è stata trascurata, il significato della consacrazione a Dio è stato dimenticato. Il Papa emerito cita i sintomi di questa svista: miscelazione con il mondo secolare che introduce rumore e nega il fatto che ogni sacerdote per il suo sacerdozio uomo distinto nel mondo, messo da parte per Dio (II, 1). Egli cita anche la costituzione di club omosessuali nei seminari. Questo fatto non è tanto la causa, ma il segno di una dimenticanza di Dio già ampiamente installato. Infatti, i seminaristi che vivono apertamente in contraddizione con la moralità naturale e rivelata mostrano che non vivono per Dio, che non appartengono a Dio, che non cercano Dio. Forse stanno cercando un lavoro, forse apprezzano gli aspetti sociali del ministero. Ma hanno dimenticato l’essenziale: un prete è un uomo di Dio, un uomo per Dio. Questo fatto non è tanto la causa, ma il segno di una dimenticanza di Dio già ampiamente installato. Infatti, i seminaristi che vivono apertamente in contraddizione con la moralità naturale e rivelata mostrano che non vivono per Dio, che non appartengono a Dio, che non cercano Dio. Forse stanno cercando un lavoro, forse apprezzano gli aspetti sociali del ministero. Ma hanno dimenticato l’essenziale: un prete è un uomo di Dio, un uomo per Dio. Questo fatto non è tanto la causa, ma il segno di una dimenticanza di Dio già ampiamente installato. Infatti, i seminaristi che vivono apertamente in contraddizione con la moralità naturale e rivelata mostrano che non vivono per Dio, che non appartengono a Dio, che non cercano Dio. Forse stanno cercando un lavoro, forse apprezzano gli aspetti sociali del ministero. Ma hanno dimenticato l’essenziale: un prete è un uomo di Dio, un uomo per Dio. forse apprezzano gli aspetti sociali del ministero. Ma hanno dimenticato l’essenziale: un prete è un uomo di Dio, un uomo per Dio. forse apprezzano gli aspetti sociali del ministero. Ma hanno dimenticato l’essenziale: un prete è un uomo di Dio, un uomo per Dio.

Forse il più grave è che i loro insegnanti non hanno detto nulla o hanno volontariamente promosso la concezione orizzontale e mondana del sacerdozio. Come se anche vescovi e seminaristi avessero rinunciato alla centralità di Dio. Come se anche loro avessero messo la fede in secondo piano, rendendolo inutilizzabile. Come se anche loro avessero sostituito il primato di una vita per Dio e secondo Dio dal dogma dell’apertura al mondo, del relativismo e del soggettivismo. È sorprendente vedere che l’obiettività di Dio è stata eclissata da una forma di religione della soggettività umana. Papa Francesco parla giustamente di autoreferenzialità. Credo che la peggiore forma di autoreferenzialità sia quella che nega il riferimento a Dio, la sua obiettività di mantenere solo il riferimento all’uomo nella sua soggettività.

Come in un simile clima vive una vita autenticamente sacerdotale? Come mettere un limite alla tentazione di ogni potere? Un uomo che ha solo lui per riferimento, che non vive per Dio ma per se stesso, non secondo Dio ma secondo i propri desideri, finirà per cadere nella logica dell’abuso del potere e dell’abuso sessuale. Chi metterà un freno ai suoi desideri, anche i più perversi, se solo la sua soggettività conti? Dimenticare Dio apre la porta a tutti gli abusi. L’avevamo già visto nella società. Ma l’oblio di Dio viene introdotto anche nella Chiesa e persino tra i sacerdoti. Inabitabilmente abusi di potere e abusi sessuali si diffondono tra i sacerdoti. Purtroppo, ci sono sacerdoti che praticamente non credono più, non pregare più o molto poco, non vivere più i sacramenti come una dimensione vitale del loro sacerdozio. Divennero tiepidi e quasi atei.

L’ateismo pratico rende il letto delle psicologie dei molestatori. La Chiesa è stata invasa da tempo da questo ateismo liquido. Non dovrebbe essere sorpresa di trovare abusatori e pervertiti in mezzo a lei. Se Dio non esiste, tutto è permesso! Se Dio non esiste concretamente, tutto è possibile!

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Vorrei sottolineare la bella riflessione di papa Benedetto XVI sul diritto canonico in generale e sul diritto penale in particolare.

In effetti, il diritto canonico è fondamentalmente una struttura che mira a proteggere l’obiettività della nostra relazione con Dio. Come sottolinea Benedetto XVI, la legge deve “proteggere la fede, che è anche un bene legale” (II, 2). La fede è il nostro primo bene comune. Attraverso di lei diventiamo figli della Chiesa. È un bene oggettivo, e il primo dovere dell’autorità è di difenderlo. Ora, come osserva il Papa emerito, “nella coscienza generale della legge, la fede non sembra più avere il rango di un bene che deve essere protetto. di una situazione allarmante che deve essere seriamente presa in considerazione dai pastori della Chiesa “(II, 2). I vescovi hanno il dovere e l’obbligo di difendere il deposito della fede cattolica,

Questo è un punto cruciale. La crisi dell’abuso sessuale ha rivelato una crisi dell’obiettività della fede che si manifesta anche in termini di autorità nella Chiesa. Infatti, proprio come i pastori si rifiutano di punire i chierici che insegnano dottrine contrarie all’oggettività della fede, così si rifiutano di punire i chierici colpevoli di pratiche contrarie alla castità o anche agli abusi sessuali. È la stessa logica. È un’espressione distorta del “garante”, che Papa Benedetto definisce “solo i diritti dell’imputato devono essere garantiti, al punto che, in realtà, ogni condanna è esclusa” (II, 2 ).

Troviamo ancora la stessa ideologia. Il soggetto, i suoi desideri, le sue intenzioni soggettive, le circostanze diventano l’unica realtà. L’obiettività della fede e della moralità prende il secondo posto. Tale idolatria del soggetto esclude efficacemente qualsiasi punizione o punizione, sia per i teologi eretici sia per i chierici abusivi. Rifiutando di considerare l’oggettività degli atti, come osserva Benedetto XVI, si abbandonano i “piccoli” e i deboli alle delusioni di ogni potere dei carnefici. Sì, abbiamo, per così dire, misericordia, abbandonata la fede dei deboli e dei piccoli. Sono stati lasciati nelle mani degli intellettuali che avevano l’idea di decostruire la fede con le loro teorie fumanti che si rifiutavano di condannare. Allo stesso modo, le vittime degli abusi sono state abbandonate. Abbiamo trascurato di condannare i violentatori, i tormentatori dell’innocenza e della purezza dei bambini, e talvolta dei seminaristi o delle suore. Tutto ciò con il pretesto di comprendere i temi, rifiutando l’obiettività della fede e della moralità. Credo che condannare e infliggere punizioni, sia nell’ordine della fede che nella morale, sia prova di grande misericordia da parte dell’autorità.

Come sottolinea Benedetto XVI, l’abuso sessuale è oggettivamente un “crimine contro la fede”. Questa qualifica, egli dice, non è “un trucco ma una conseguenza dell’importanza della Fede per la Chiesa”. In realtà è importante capire che tali trasgressioni da parte dei chierici sono in ultima analisi dannose. viene alla fede “(II, 2).

Credo che l’atteggiamento degli impiegati che ascoltano, io sono con i fedeli, io sono con la mia vita morale, con un sentimento di impunità, questo può essere visto come clericalismo. Sì, il clericalismo è il rifiuto delle pena e delle punizioni in caso di atti contro la fede e la morale. Il clericalismo ti respinge dell’oggettività dell’etica e della morale della parte degli impiegati. Il clericalismo che papa Francesco ci ha chiesto di eradicare è, in ultima analisi, questo soggettivismo impenitente dei chierici.

*

Mi resta di avvicinarmi a un’ultima conseguenza dell’oblio di Dio e dell’oggettività della fede. Se la fede non modella più il nostro comportamento, allora la Chiesa è per noi, non una realtà divina e ricevuta come un dono, ma una realtà da costruire secondo le nostre idee e il nostro programma. Sono rimasto profondamente scioccato e ferito dalla ricezione del testo di Benedetto XVI da parte di alcuni. È stato detto che “questo messaggio non è udibile” non è ciò di cui la Chiesa ha bisogno per essere nuovamente credibile.

Signore e signori, la Chiesa non ha bisogno di esperti di comunicazione. Non è una ONG in crisi che ha bisogno di diventare popolare di nuovo! La sua legittimità non è nelle urne, lei è in Dio!

Come dice Benedetto XVI: “La crisi causata dai numerosi casi di abusi sacerdotali ci spinge a considerare la Chiesa come qualcosa di infelice: qualcosa che ora dobbiamo prendere in mano e ristrutturare. Ma una Chiesa fatta da noi non può continuare a sperare! “. Come sottolinea il Papa Emerito, è proprio perché ci siamo arresi alla tentazione di fare una Chiesa a nostra immagine e di mettere da parte Dio, che oggi vediamo la moltiplicazione dei casi di abuso. Non cadiamo nella stessa trappola! Gli abusi rivelano una Chiesa che gli uomini volevano prendere in mano! Sono profondamente rattristato quando leggo sotto la firma di un teologo che la Chiesa ha commesso un “peccato collettivo” o che la Chiesa contribuisce a una “struttura peccaminosa”. La stessa sorella domenicana richiede un interrogatorio sulla “concezione della verità” propria della Chiesa cattolica. Secondo lei, la Chiesa dovrebbe rinunciare a tutte le “pretese di competenza o eccellenza in materia di santità, verità e moralità”.

Un simile approccio porta solo al soggettivismo più puro. Quindi ci rimanda alla causa che ha prodotto la crisi. Perché se non c’è più verità e la morale insegnata, chi può dire che ci sono cose che non possono mai essere fatte? Ancora una volta, se Dio non esiste oggettivamente, se la verità non prevale, allora tutto è permesso!

*

Qual è il percorso che Benedetto XVI ci offre? Esso è semplice. Se la causa della crisi è l’oblio di Dio, allora rimetti Dio al centro! Restituiamo al centro della Chiesa e alle nostre liturgie il primato di Dio, la presenza di Dio, la sua presenza oggettiva e reale. Sono stato particolarmente commosso come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino con un’osservazione di Benedetto XVI. Afferma che “conversando con le vittime della pedofilia è stato portato a una consapevolezza sempre più acuta della necessità di un rinnovamento della fede nella presenza di Gesù nel Santissimo Sacramento” e una celebrazione di l’Eucaristia rinnovata da più riverenza. (III, 2).

Signore e signori, voglio sottolineare che questa non è una conclusione esperta in teologia, ma la saggia parola di un pastore che è stato profondamente toccato dalle storie delle vittime della pedofilia. Benedetto XVI ha capito con profonda delicatezza che il rispetto per il corpo eucaristico del Signore determina il rispetto per il corpo puro e innocente dei bambini.

“L’Eucaristia è stata svalutata”, dice. È apparso un modo di trattare il Santissimo Sacramento che “distrugge la grandezza del mistero”. Con il Papa emerito Sono profondamente convinto che se noi non adoriamo il Corpo eucaristico del nostro Dio, se noi non trattiamo con stupore gioioso e pieno di riverenza, allora saremo nati tra la tentazione di profanare i corpi dei bambini.

Sottolineo la conclusione di Benedetto XVI: “quando pensiamo all’azione che sarebbe necessaria sopra ogni altra cosa, diventa chiaro che non abbiamo bisogno di una nuova Chiesa della nostra invenzione. Al contrario, ciò che è necessario in primo luogo è il rinnovamento della fede nella presenza di Gesù Cristo che ci è data nel Santissimo Sacramento “(III, 2).

Quindi, signore e signori, per concludere vi ripeto con Papa Benedetto: sì, la Chiesa è piena di peccatori. Ma lei non è in crisi, siamo noi in crisi. Il diavolo vuole farci dubitare. Vuole che crediamo che Dio sta abbandonando la sua Chiesa. No, lei è ancora “il campo di Dio”. Non c’è solo la zizzania, ma anche il raccolto di Dio. Proclamare insistentemente questi due aspetti non è una falsa apologetica: è un servizio che deve essere reso alla verità “, dice Benedetto XVI. Lo dimostra, la sua presenza orante e l’insegnante in mezzo a noi, nel cuore della Chiesa, a Roma lo conferma. Sì, ci sono tra di noi stupendi raccolti divini.

Grazie, caro papa Benedetto, per essere un collaboratore della verità, un servitore della verità. La tua parola ci conforta e ci rassicura. Sei un testimone, un “martire” della verità.

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Don Nicola Bux: “Nella Chiesa serpeggia l’ateismo”.

Don Nicola Bux: “Nella Chiesa serpeggia l’ateismo”.

Nella Chiesa serpeggia l’ateismo: ecco il duro atto di accusa di don Nicola Bux, noto teologo, affermato liturgista ed ascoltato collaboratore del Papa Emerito Benedetto XVI, in questa intervista che ci ha rilasciato.

Nel corso della omelia della Messa di San Giuseppe, Lei ha parlato di uomini di Chiesa che non credono più. A chi e che cosa si riferiva?

“ Al fenomeno di pastori della Chiesa che si occupano dei vari ambiti di cui si occupa uno stato o una organizzazione di stati (lavoro, legalità, ambiente, migrazioni…) e trascurano la missione per cui la Chiesa è stata costituita e inviata nel mondo da nostro Signore Gesù Cristo: fare discepole tutte le nazioni e battezzarle nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Se la legge suprema della Chiesa è di dare gloria a Dio e di salvare le anime, sembra che molti pastori si preoccupino solo di glorificare l’uomo e salvare i corpi. Si sente dire da alcuni preti che la Chiesa non ha alcuna verità da comunicare, ma non si accorgono che così delegittimano il loro ministero: infatti, perché uno dovrebbe ascoltarli? Questo è l’ateismo che incredibilmente serpeggia nella Chiesa. L’ha additato anche il cardinal Mueller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Che il mondo si opponga a Dio e rifiuti quelli che Benedetto XVI ha chiamato i ‘principi non negoziabili’, come il rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale, la famiglia e la dignità dell’uomo, come creatura fatta a immagine di Dio, si può capire; quando l’uomo si allontana da Dio, non pensa alle cose eterne e si intrappola nella materialità di questo mondo. Ma che quei principi siano ritenuti opinabili nella Chiesa, fino a legittimare la convivenza more uxorio, il concubinato ecc…, significa che ci siamo ammalati. E’ il neo-modernismo, descritto da san Pio X come la somma di tutte le eresie, che è riuscito in questi ultimi decenni ad infiltrarsi nella mentalità degli uomini di Chiesa. Un numero crescente di sacerdoti è in “crisi d’identità”, per cui o lasciano il sacerdozio, oppure si “laicizzano”. Siamo in piena crisi di fede.”

 Il cardinal Sarah ha scritto un libro nel quale parla di tenebre nella Chiesa, condivide?

“ Condivido assolutamente. Le parole del Cardinale sono più che realistiche e non rappresentano neanche una novità; sembra attingano alle profezie mariane dei secoli XIX e XX, allusive ai nostri tempi. E’ noto che il terzo segreto di Fatima, affidato dalla Vergine a suor Lucia, predirebbe l’apostasia dalla fede cattolica, a partire dai vertici ecclesiastici. Analogo messaggio si trova nell’apparizione mariana de La Salette, con toni ancor più preoccupanti: Roma avrebbe perso la fede e sarebbe diventata la sede dell’anticristo. Certo, le profezie sono soggette ad interpretazioni e potrebbero non avverarsi, se la condotta degli uomini mutasse, convertendosi al Signore”

 Sempre nella stessa omelia lei ha detto che le marce e le fiaccolate per la legalità non servono, per quale ragione?

“ La Chiesa ha promosso dall’antichità stationes penitenziali e processioni, per affermare che solo la fede vince il mondo, come dice san Giovanni; soltanto con la conversione e la penitenza si combatte il peccato che è la radice di tutti i mali del mondo. La Chiesa non è stata istituita da Gesù per governare la società umana, non è questo il suo compito in questo mondo, per questo Egli, capo del corpo ecclesiale, ha detto: “Il mio regno non è di questo mondo”. Se invece di marce e fiaccolate, i cattolici promovessero processioni e litanie per invocare la pace e la vita morale degli uomini, le otterrebbero dall’Alto. I preti, non devono occuparsi di legalità e dei giusti al sicuro nell’ovile, ma di riconciliazione e degli ingiusti smarriti da ricondurre: questo è il ministero che è stato loro conferito: rimettere i peccati, non combattere le mafie. Marce per la pace, per la legalità e quant’altro sono riti inefficaci a cambiare il cuore e la mente dell’uomo; sono segni dell’utopia che il mondo si possa salvare, mettendo da parte Dio.”

 Che cosa pensa di Greta e del suo fenomeno?

“ Appunto che il mondo possa essere salvato dall’uomo, come se Dio, dopo averlo creato, se ne sia dimenticato e assista impotente. Dunque si vuol far credere che l’uomo possa controllare a proprio piacimento la natura. La natura risponde solamente a Colui che l’ha creata. L’uomo, nel suo egoismo e nella sua superbia, pare non volerlo accettare. Il fenomeno da Lei accennato, è l’ennesima maschera che nasconde grandi interessi finanziari. Forse le grandi multinazionali petrolifere che stanno investendo sulle fonti di energia alternative, non vorrebbero indurre le masse dei consumatori ad un cambio di mentalità che li porti ad acquistare prodotti, come le auto, alimentati con energia elettrica?”

Ritiene che dietro la bimba svedese ci siano lobbies?

“ Sono sempre gli stessi gruppi di persone, costituiti dalle grandi élites finanziarie, che credono che con il loro potere economico e la loro influenza sugli stati nazionali possano controllare il mondo e la storia. Specie negli ultimi cinquant’anni, l’economia finanziaria di tipo capitalistico ha deciso che ogni singolo individuo debba perdere la propria identità, la propria dignità, per diventare un perfetto consumatore. Gli uomini, secondo questi gruppi di potere, non devono più vivere nella libertà secondo le leggi di Dio, ma devono omologarsi alle disposizioni e alle mode imposte alla società, in cui la parola d’ordine è “consumo”. Il sociologo polacco Zigmunt Bauman, parlò dell’avvento di una società liquida, in cui le strutture preesistenti di pensiero, la morale, i valori, vengono demoliti dal modo di pensare relativistico, dove tutte le verità oggettive, chiare fino ad allora, vengono messe in discussione. Il materialismo ha certamente contribuito alla creazione di questa società liquida”

Quale la sua idea sulle marce per l’ecologia?

“ E’ la stessa delle fiaccolate per la legalità. Si vorrebbe risolvere il problema non agendo sulla causa, che è il peccato dell’uomo, la sua lontananza da Dio, ma agendo sugli effetti. Chi lotta a favore dell’ambiente dovrebbe innanzitutto porsi questa domanda: “Perché si inquina il pianeta?”. Perché si pensa che il mondo sia dell’uomo e non di Dio, per questo motivo l’uomo può fare del creato tutto quello che desidera. Dio ha messo l’uomo come creatura al vertice della creazione, ma per amministrarla secondo le sue leggi e in suo Nome, non per fini egoistici. Solo se l’essere umano si converte a Dio riuscirà a comprendere che la natura riflette l’onnipotenza di Dio, perché da lui è stata creata. E’ di moda riferirsi alla figura di san Francesco d’Assisi come ad un perfetto ecologista, citando il famoso “cantico delle creature”. Il santo d’Assisi invece apprezzava il creato perché vedeva in esso l’opera mirabile di Dio, senza mai divinizzarlo. Il vero problema dell’uomo non è l’inquinamento ambientale ma il peccato, che inquina anzitutto il suo cuore e, poi, quello che è al di fuori. A che giova guadagnare il mondo intero se poi si perde la propria anima? “Guai ˗ scrive san Francesco ˗ a quelli (gli uomini) che morranno ne le peccata mortali”. Se una persona muore nel peccato mortale perde la propria anima”.

Congresso delle famiglie, quale è la sua idea?

“ E’ una espressione dell’apostolato dei laici, fedeli alla verità cattolica. Un’iniziativa coraggiosa, che afferma i principi della vita morale, in contrasto con l’ideologia del politicamente corretto ˗ che ritiene diritti i peccati del divorzio, dell’aborto, – promossa da laici coscienti della deriva immorale della società moderna. Al convegno sono intervenuti laici e religiosi, che hanno evangelizzato la verità sulla famiglia ˗ realtà naturale formata da padre, madre e figli ˗ l’unica naturale, riconosciuta dall’art.29, comma 1, della Costituzione italiana. E’ questa realtà ad essere stata elevata da Cristo alla dignità di sacramento. Il fine della famiglia è l’amore dei coniugi e la procreazione dei figli, per continuare il progetto di Dio sul mondo, un progetto di vita, non di morte. Questo è stato riaffermato dall’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI.  Il fatto che tale convegno sia stato attaccato e oltraggiato dai mass media, col sostegno di singoli e gruppi nemici della vita, è la prova che al Convegno è stata riaffermata la verità sull’uomo: che si nasce dall’unione tra un uomo ed una donna; che il feto non è un grumo di cellule ma un essere umano, ecc; così sono smascherati quanti vogliono imporre ideologie contrarie al creatore e alla natura stessa dell’uomo. A margine del convegno di Verona, in alcune trasmissioni tv, taluni che si dichiaravano cattolici, difendevano a spada tratta le unioni civili, le coppie omosessuali e le adozioni dei bambini da esse, la pratica dell’utero in affitto etc. Forse costoro dovrebbero leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, per verificare se tali idee fossero conformi al cristianesimo. Come potrebbe una persona definirsi cattolica, per giunta praticante, se poi ammette cose che sono abominio al cospetto di Dio? Senza dire che tali attacchi alla famiglia naturale hanno come causa l’influenza demoniaca. Il cardinal Caffarra, ebbe a rivelare la lettera ricevuta da suor Lucia di Fatima, in cui gli confidava che l’attacco finale, il diavolo l’avrebbe sferrato contro la famiglia, e che la società, lontana da Dio, avrebbe perseguitato coloro che sarebbero stati chiamati a difenderla. Il Congresso di Verona ha visto proprio questo. La lettera di Suor Lucia si conclude con una frase carica di certezza e speranza: “Ma Lei, Eminenza non si preoccupi, non abbia paura e vada avanti, perché la Madonna gli (al demonio) ha già schiacciato il capo”.

Bruno Volpe

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CARDINALE SARAH: LA CHIESA STA VIVENDO IL SUO VENERDÌ SANTO…

CARDINALE SARAH: LA CHIESA STA VIVENDO IL SUO VENERDÌ SANTO…

Sarah: «La Chiesa vive il suo Venerdì Santo, ma Dio non l’abbandona mai»

«Oggi tutto è buio, difficile, ma qualunque sia la difficoltà che stiamo attraversando, c’è solo una Persona che può venire in nostro soccorso»: Gesù Cristo. Il cardinale Robert Sarah risponde così in una lunga intervista concessa al settimanale francese Valeurs, spiegando la scelta di usare come titolo del suo ultimo libro – Le soir approche et déjà le jour baisse (La sera si avvicina e il giorno volge già al termine) – il celebre versetto tratto dal brano sui discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35), la cui richiesta (Resta con noi) verso quel Gesù Risorto che non avevano ancora riconosciuto è la stessa che anima ogni cuore in cerca della beatitudine eterna.

Nell’intervista il prefetto della Congregazione per il culto divino ricorda che è la Chiesa l’istituzione voluta da Dio per condurci a Lui. Perciò la Sposa di Cristo deve riscoprire «il senso della sua grande missione divina», ossia «portare gli uomini a Cristo che è la Speranza». L’arcivescovo guineano spiega l’attuale notte della fede servendosi di una similitudine con la Passione di Gesù: «Credo fermamente che la situazione che viviamo nella Chiesa assomigli in ogni modo a quella del Venerdì Santo», con l’abbandono per paura da parte di quasi tutti gli apostoli, preceduto dal tradimento di Giuda, che voleva «un Cristo a modo suo, un Cristo preoccupato per le questioni politiche», allo stesso modo di «molti sacerdoti e vescovi» di oggi che «sono letteralmente stregati da questioni politiche o sociali», dimenticando che il loro primo dovere è guidare le anime alla salvezza.

“DIO NON ABBANDONA MAI LA SUA CHIESA”
Alla luce della crisi di fede contemporanea e «per prepararci a questa situazione, Dio ci ha dato dei Papi solidi», afferma Sarah, elencando alcuni dei doni di quattro degli ultimi cinque vicari di Cristo (con la parentesi dei 33 giorni di pontificato di Giovanni Paolo I). Il Signore «ci ha dato Paolo VI, che ha difeso la vita e l’amore vero – nonostante un’opposizione molto forte – con l’enciclica Humanae Vitae». San Giovanni Paolo II «è stato un Vangelo vivente» che ha saputo insegnare l’armonia tra fede e ragione come «una luce che guida il mondo verso una vera visione dell’uomo». Benedetto XVI ha illuminato il mondo attraverso un insegnamento di «impareggiabile chiarezza, profondità e precisione». E poi «oggi, Lui ci dà Francesco, che vuole letteralmente salvare l’umanesimo cristiano». Di certo, «Dio non abbandona mai la Sua Chiesa».

GERARCHIA E SINODALITÀ
A proposito dell’uso insistente del termine «sinodalità», Sarah ha ricordato l’importanza del primato petrino e della successione apostolica, perché «Cristo ha fondato una Chiesa il cui modo di governo è gerarchico. La prima persona responsabile della Chiesa è il Papa. La prima persona responsabile della Chiesa locale è il Vescovo nella sua diocesi, e non la conferenza episcopale, che è utile per lo scambio [di punti di vista], non per imporre una direzione», in quanto manca di autorità dottrinale.

CHIESA MADRE E MAESTRA
Il cardinale spiega che «c’è una forte maggioranza di sacerdoti che rimangono fedeli alla loro missione di insegnare, santificare e governare. Ma c’è anche un piccolo numero che cede alla tentazione morbosa e maligna di allineare la Chiesa con i valori delle odierne società occidentali», dominate dal relativismo morale e religioso. Questi chierici cadono nell’errore di «voler soprattutto dire che la Chiesa è aperta, accogliente, attenta, moderna. Ma la Chiesa non è fatta per ascoltare [ciò che vuole il mondo], è fatta per insegnare: lei è Madre e maestra, Madre ed educatrice».

IL DONO DEL CELIBATO
In vista del prossimo Sinodo sull’Amazzonia, che potrebbe divenire la leva per minare il celibato ecclesiastico, Sarah spiega che quest’ultimo è una delle «più grandi ricchezze della Chiesa». Di conseguenza, «l’abbandono del celibato aggraverebbe ulteriormente la crisi della Chiesa e sminuirebbe la posizione del sacerdote, che è chiamato non solo a essere un altro Cristo, ma Cristo stesso, povero, umile e celibe», nutrendo con la sua paternità spirituale ogni anima del suo gregge.

RIFORME E CONVERSIONE
Per un’autentica riforma della Chiesa il porporato indica di guardare all’esempio dei santi, come san Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta, che hanno «trasformato la Chiesa vivendo il Vangelo radicalmente», mettendo Dio al primo posto e da Lui attingendo l’amore per il prossimo. «La vera riforma riguarda la nostra stessa conversione. Se non cambiamo noi stessi, tutte le riforme strutturali saranno inutili. Laici, sacerdoti, cardinali: tutti noi dobbiamo tornare a Dio».

Ermes Dovico   – da il Timone

30 Marzo 2019

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Ma quale islamofobia? Al limite è il contrario.

Ma quale islamofobia? Al limite è il contrario.

Più che giusta la condanna degli attentati in Nuova Zelanda, ma che chi ha taciuto sui tanti attentati musulmani, soprattutto quelli contro le sinagoghe, oggi voglia far passare l’idea che l’occidente sia islamofobo davvero non si può sentire.

Una premessa altrimenti ci capiamo male: non sarò mai uno di quelli che gioisce per un attentato, che sia contro i cristiani, che sia contro gli ebrei o che sia contro i musulmani.

Quindi non ho gioito per l’attentato nelle moschee in Nuova Zelanda, anzi, ne sono rimasto molto turbato. Per me quando un assassino uccide per motivi religiosi, che sia cristiano, ebreo o musulmano, è un assassino della peggior risma, un fanatico. E di fanatici purtroppo ce ne sono in ogni religione. Però mi piacerebbe da parte della società cosiddetta “civile” un minimo di coerenza.

Ciò premesso, dopo gli attentati alle moschee in Nuova Zelanda si è vista sin da subito una mobilitazione internazionale di condanna senza precedenti da parte di ogni comunità religiosa, una cosa non scontata visto che quando a compiere stragi sono i musulmani la comunità islamica spesso preferisce chiudersi in un complice silenzio.

Per fare un esempio, quando nel novembre 2014 due terroristi islamici fecero irruzione in una sinagoga di Gerusalemme durante la preghiera e uccisero diversi fedeli ferendone decine, nessun imam condannò quel deplorevole attentato. NESSUNO. E la Chiesa cattolica spese poche parole di condanna.

Lo stesso avvenne dopo i grandi attentati commessi dall’ISIS in Europa e nel resto del mondo. E nessuno ha mai parlato di “cristianofobia” o di “ebreofobia” (che poi si traduce in antisemitismo) quando a uccidere nel nome di un Dio sono stati i musulmani.

Eppure ieri non c’era una media islamico o un regime islamico che, con riferimento agli attentati in Nuova Zelanda, non parlasse di islamofobia e del rischio che un tale sentimento potesse esplodere a livello globale.

Ora, l’islamofobia, se intesa come “paura dell’islam”, è un sentimento molto diffuso e non certo per odio verso i musulmani ma per paura verso quello che l’Islam rappresenta, paura verso gli obiettivi dell’Islam. Ed è il comportamento del mondo islamico a insinuare nella gente questa paura (o fobia), non l’odio verso l’Islam. E’ il silenzio-assenso più volte mostrato dalla comunità islamica dopo i grandi attentati che hanno colpito l’Europa e il mondo intero a far crescere la paura verso l’Islam.

Non c’è reciprocità tra mondo islamico e resto del mondo. Dopo gli attacchi in Nuova Zelanda non c’è stato un paese o comunità religiosa che non abbia condannato quegli attacchi, condanna che non si è vista quando a uccidere erano (e sono) musulmani.

Prendiamo un altro esempio lampante avvenuto proprio ieri quando un terrorista islamico in Israele ha ucciso un soldato e ferito gravemente due cittadini israeliani. Non solo nessuno ha condannato quell’attentato, ma addirittura nessuno ha condannato i festeggiamenti a base di dolcetti che ne sono seguiti. E volete parlami di islamofobia?

La condanna senza se e senza ma degli attentati alle moschee in Nuova Zelanda non solo è giusta, è sacrosanta, ma dov’è la reciprocità? Dove sono le condanne islamiche contro obiettivi ebraici e cristiani? Anzi, permettetemi un’altra domanda: dov’è la condanna del “mondo civile” di fronte a quei vergognosi festeggiamenti a base di dolcetti visti ieri e in molte altre occasioni come per esempio dopo gli attacchi dell’11 settembre?

Non c’è nulla che giustifichi la mattanza del terrorista anti-islamico in Nuova Zelanda, ma prima di parlare di islamofobia globale ci andrei cauto perché è il capovolgimento della realtà. I primi a fare distinzioni tra noi e loro sono i musulmani, non il resto del mondo. Quelli che uccidono nel nome di una religione (si uccidono anche tra di loro per questo motivo) sono i musulmani, non il resto del mondo. E mi venite a parlare di islamofobia?

Marzo 18, 2019 da Franco Londei

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La Chiesa sta sprofondando, ma il Vaticano lancia la Crociata contro Salvini

La Chiesa sta sprofondando, ma il Vaticano lancia la Crociata contro Salvini

di Antonio Socci

Ma che sta succedendo nella Chiesa cattolica? La situazione non è solo catastrofica: è anche assurda. Infatti la realtà parla di chiese che si svuotano drammaticamente in Occidente e di un Oriente dove i cristiani sono duramente perseguitati.

La realtà parla di sparizione dei tradizionali movimenti cattolici, di scontri interni alla Curia, di continui scandali e di enorme confusione fra i fedeli per le trovate rivoluzionarie di papa Bergoglio (che nei giorni scorsi ha pure “dimenticato” il dogma dell’ Immacolata Concezione).

Ma di tutto questo gli ecclesiastici non si occupano e non si preoccupano. Ai pastori non interessano le pecore che si stanno smarrendo e disperdendo.

La casta ecclesiastica è tutta presa dalla politica. È una vera febbre. Già questo è surreale, ma non basta. Infatti non vogliono portare nella politica la «dottrina sociale» della Chiesa o i «principi non negoziabili», come si potrebbe credere. Seguendo il verbo bergogliano hanno un solo tema teologico-politico da affermare con piglio fondamentalista: i migranti.

Dunque i migranti ormai sono diventati la loro bandiera ideologica da sventolare, ma anche, addirittura, una sorta di soggetto messianico con cui ribaltare l’ annuncio cristiano, perfino nel presepio: come se gli angeli avessero annunciato ai pastori l’ arrivo del «migrante Gesù», anziché la nascita del Figlio di Dio.

Secondo il sentire comune della gente, gli ecclesiastici ormai si occupano solo di migranti, solo di loro parlano. E in effetti le gerarchie clericali si tuffano in politica con il preciso intento di fare la guerra a Salvini: è lui il Satana a cui gridare «Vade retro!», come proclamò la nota copertina di °Famiglia cristiana°.

Proprio lui, che pure ha pubblicamente dichiarato di voler difendere le nostre radici cristiane, è il Male contro cui il mondo clericale si mobilita e si scatena.

Ieri Salvini, dall’ Abruzzo, ha risposto: «Sono un peccatore, ma non fesso. Quest’ anno invece che 120 mila, ne sono arrivati solo 20 mila: 100 mila in meno, con un miliardo di risparmio, molti morti in meno e molti reati in meno».

Significa che il vicepremier non demorde e non vuole che l’ Italia torni ad essere il campo profughi d’ Europa e d’ Africa. La maggioranza degli italiani e dei cattolici la pensa come lui.

Proprio per questo ormai è continua la “chiamata” all’ impegno politico contro Salvini, da parte dell’ establishment bergogliano. Rispondono “presente” i giornali clericali, la Cei e – sia pure flebilmente – le associazioni cattoliche (o quello che ne è rimasto).

Ieri perfino l’ ex presidente della Cei (oggi presidente dei vescovi europei), il cardinal Bagnasco, arcivescovo di Genova, che finora era considerato uno dei pochi rimasti in linea con il magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, si è schierato e si è guadagnato il titolo con cui La Stampa ha aperto la prima pagina: «”Obiezione di coscienza”. La mossa della Chiesa contro il decreto sicurezza». Il riferimento era proprio all’ arcivescovo di Genova: «La carica la suona il cardinale Bagnasco» che – secondo il giornale torinese – «schiera la Chiesa sul decreto sicurezza: “Sì all’ obiezione di coscienza”».

La Ue non si critica – Sul caso “migranti della Sea Watch” è intervenuto pure mons. Guerino Di Tora, presidente della commissione per le migrazioni della Cei, che ha tuonato: «Chi si tira indietro non ha la coscienza a posto».

Anche l’ arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, tuona invitando a non «rimanere in silenzio dinnanzi ai disumani decreti che aggravano la sofferenza di chi è vessato da povertà e guerra».

Non risulta si siano viste le stesse mobilitazioni, né così aspre denunce della chiesa bergogliana, negli ultimi sei anni in cui, grazie all’ euro, alle politiche della Ue e ai governi italiani allineati ad essa, da noi sono esplose la povertà e la disoccupazione (con migliaia e migliaia di aziende chiuse).

Né si ricordano mobilitazioni papali e parole di fuoco in favore delle popolazioni terremotate e dei loro inverni al freddo. Sono solo due esempi (si potrebbero aggiungere la legge sulle unioni civili e altre trovate dei precedenti governi che avrebbero dovuto far reagire la Chiesa).

Nelle (tante) invettive politiche ecclesiastiche non si trova mai la critica all’ Unione Europea, anzi: proprio la Ue (da non confondere con l’ Europa che è tutt’ altra cosa) sembra sia diventata l’ ancora di salvezza politica di questa gerarchia clericale. Proprio questa Unione Europea che è diventata la realtà politica più laicista e anticristiana dell’ Occidente. I clericali ne parlano con gli stessi argomenti entusiasti di Emma Bonino.

Quello che però sconcerta la casta ecclesiastica è il fatto che il popolo cattolico non li segua. Anzi, sembra fare la scelta opposta, dando la sua preferenza maggioritaria alla Lega e ad altri gruppi sovranisti.

I cattolici, sia quelli più praticanti, che quelli meno praticanti, preferiscono rifarsi a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, cioè al tradizionale insegnamento cattolico, piuttosto che alle “rivoluzioni” bergogliane.

Perciò il disappunto nell’ élite clericale è palpabile. Sono generali senza esercito. Lo si percepisce in queste parole di padre Antonio Spadaro, che è lo stratega di papa Bergoglio: «Non basta più formare i giardini delle élite e discutere al caldo dei “caminetti” degli illuminati. Non bastano più le accolte di anime belle… Facciamo discorsi ragionevoli e illuminati, ma la gente è altrove».

In effetti la gente è altrove, i cattolici dissentono dalla gerarchia bergogliana, applaudendo Salvini. Anche se papa Bergoglio li bastona proclamando che è meglio essere atei che essere cattolici che rifiutano l’ invasione migratoria (oltretutto islamica, dunque assai poco integrabile).

I fedeli cattolici (con tutti gli altri) percepiscono, sulla propria pelle, che questo scombussolamento di popoli che entusiasma le élite (anche delle Nazioni Unite), è devastante sia per i Paesi di arrivo che per i Paesi di partenza (la pensano così anche i vescovi africani).

Dunque padre Spadaro vorrebbe riportare “in linea” la gente che è altrove. Così nei giorni scorsi ha preso la parola per vergare una sorta di Manifesto politico, pubblicandolo sulla rivista dei gesuiti. Se il Decalogo dato da Dio a Mosè sul Sinai è chiamato «le dieci parole», padre Spadaro ha voluto far di meglio: a lui bastano «Sette parole per il 2019» per illuminare le genti (così spera).

Purtroppo però sono parole già sentite e risentite, da anni, in qualunque intervento di esponenti del Pd e nei quotidiani articoli di Repubblica: la paura, le migrazioni, l’ Europa, il populismo, la democrazia…

La sensazione è che tutto questo tuonare poi non porti alla formazione di una lista cattolica alle elezioni europee, perché contarsi sarebbe molto controproducente. I più ritengono che tutto si risolverà in un appoggio ecclesiastico al Partito democratico, ancor meglio se guidato da Zingaretti, perché – si dice oltretevere – gli ecclesiastici dell’ epoca bergogliana si trovano meglio con i post comunisti che con Renzi.

di Antonio Socci

Pubblicato domenica, 06 gennaio 2019 ‐ Libero Quotidiano

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L’affondo del noto teologo don Nicola Bux: “Il Vangelo? Non è rivoluzionario”

L’affondo del noto teologo don Nicola Bux: “Il Vangelo? Non è rivoluzionario”

“Il Papa non può propagandare le sue idee private rispetto alla perenne verità cattolica. Il Vangelo? Non è rivoluzionario”: è l’affondo del noto teologo barese don Nicola Bux, apprezzato consigliere di Papa Ratzinger, in questa intervista al Quotidiano.

Don Nicola, il Vangelo, come affermato dal Papa, è rivoluzionario?

“No. Questa è una tesi che andava in vigore negli anni ‘70, dopo la pubblicazione di alcuni libri, e risente delle idee del sessantotto e del marxismo. Venne fuori per rendere maggiormente appetibile la figura di Gesù, ma non ha fondamento teologico”.

Perché?

“Il Vangelo stesso ci dice che Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a darle compimento e questo da solo basterebbe. Una rivoluzione che si rispetti non risparmia il passato e neppure l’esistente. Gesù, al contrario, è un ricapitolatore secondo la bella espressione di San Paolo, ricapitola in sé le cose. E’ vero che nell’Apocalisse c’è scritto che egli fa nuove tutte le cose, ma quel verso va letto come portare a compimento”.

Meglio atei che cristiani che odiano?

“Io credo che il problema sia quando il Papa si allontana dal testo scritto che gli preparano ed alza gli occhi alla platea. La mia sensazione è che certe affermazioni, oltre che da un certo autocompiacimento, nascono dal fastidio che egli nutre verso la Chiesa. Papa Francesco preferisce una visione di Chiesa come popolo indistinto rispetto a quella intesa in senso vero. Non si accorge, però, che scivola in una visione contraddittoria e peronista, una schizofrenia che cozza contro la stessa idea di misericordia tanto diffusa e seguita”.

Perché?

“Se dico che chi odia, dunque effettivamente in stato di peccato, fa bene a stare fuori della Chiesa e allo stesso tempo affermo che bisogna fare entrare il divorziato risposato civilmente, ugualmente peccatore  dandogli la comunione, cosa che è impossibile, cado in contraddizione. Entrambi infatti sono in peccato. E allora perché essere severi con chi odia e misericordiosi col divorziato risposato? Torniamo al tema del peronismo. Succede che paradossalmente si vuole fare entrare quelli che sono fuori, ma poi escono quelli che sono dentro. Certe asserzioni, se cadono su fasce deboli o poco consapevoli, sono pericolose e hanno effetti deleteri. Rischiamo di svuotare ancor di più le chiese”.

E allora?

“E’ un tema di fondo. Può il Papa propagandare le sue idee private rispetto a quelle della perenne verità cattolica? No. Non è un dottore privato e non è pensabile modificare a piacimento o dare versioni che urtano contro la dottrina cattolica e il deposito della fede, che non è un museo, ed anche qui ci sarebbe da dire”.

Prego.

“Se i musei fossero roba inutile nessuno andrebbe a visitarli, non le pare? I pastori della Chiesa devono manifestare sempre fedeltà alla sana e perenne dottrina e verità senza inquinamenti, ma custodendole con cura”.

Bruno Volpe

 

Fonte: Quotidiano di Foggia Pubblicato il  4 Gennaio 2019

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