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Fermate l’immigrazione o per voi sarà la fine : parola del Cardinal Sarah …

Fermate l’immigrazione o per voi sarà la fine : parola del Cardinal Sarah …

Robert Sarah, cardinale e arcivescovo cattolico nato in Guinea, è tornato sulla questione immigrazione nel suo terzo libro di interviste. Il suo pensiero si distacca notevolmente da quello di Bergoglio.

Bisogna fare di tutto perché gli uomini possano restare nel Paese nel quale sono nati”. Questo il contenuto di un tweet di Robert Sarah, cardinale e arcivescovo cattolico nato in Guinea. Un messaggio che suona come una risposta alle parole di Bergoglio che proprio in questi giorni – di ritorno da Rabat dove ha incontrato esponenti del mondo islamico – ha lanciato un nuovo invito ad accogliere i migranti e a non costruire i muri. “Il Vaticano non può prenderli tutti, ma c’è l’Europa“, ha ribadito il Vescovo di Roma. Ma la linea del Pontefice al riguardo è sempre stata chiara e netta, tanto da scagliarsi contro le misure in materia immigrazione volute dal Vicepremier Matteo Salvini.

L’appello di Robert Sarah, invece, vuole affermare esattamente il contrario e suona come un chiaro messaggio a bloccare l’immigrazione. Nel suo terzo libro di interviste – “Le soir approche et déjà le jour baisse” – il cardinale della Guinea prospetta un disastroso collasso dell’Occidente, conseguente ad una crisi culturale ed identitaria dovuta ai processi migratori. Un fenomeno incontrollato che porta l’Europa ad autodistruggersi: uno scenario apocalittico che si intravede già nel titolo che, se tradotto: “La sera arriva e già il giorno volge”.

“L’Europa vuole essere aperta a tutte le culture e tutte le religioni del mondo, promette una migrazione sicura, ordinata e giusta”, sostiene nel libro, l’autore, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Eppure, il risultato è rovesciato e quello che si produce è il contrario: timori, squilibrio, situazioni incontrollate. Una visione che contrasta con quella di Papa Francesco ma che potrebbe trovare seguaci in in quanti piangono l’assenza di Ratzinger, che si espresse sulla necessità di riconoscere un diritto, prima che all’emigrazione, a restare nel proprio luogo di nascita.

Il Papa deve aver accolto di cattivo grado le idee di Robert Sarah, già diffuse in svariate occasioni. In rapporti tra i due sono tesi fin da quando il primo gli inviò una sfiducia pubblica, che potrebbe portare ad un mancato rinnovo del mandato quinquennale. La decisione è recente ma i fatti risalgono allo scorso settembre quando il Papa aveva promulgato il motu proprio Magnum Principium, che affidava alle Conferenze Episcopali nazionali tutti i poteri circa la traduzione dei testi liturgici. Sarah, qualche settimana più tardi, aveva inviato a Bergoglio un suo parere sulla questione, sostenendo che non cambiava granché e che la Congregazione per il Culto Divino da lui presieduta avrebbe avuto ugualmente voce in capitolo. Con la sfiducia, in sostanza, Bergoglio ha richiesto di fare mea culpa pubblico su questioni che attengono al culto e, soprattutto, per averlo contraddetto. Ma le scuse non sono mai arrivate.

Il libro di Robert Sarah

Nel prossimo futuro, sappiamo che ci sarà uno squilibrio in Europa di una rara pericolosa situazione demografica, culturale e religiosa”, si legge nel libro. La Chiesa farà appello all’idea di carità universale secondo la quale aiutare gli altri incondizionatamente è un dovere morale. “L’impresa multiculturale europea sfrutta un ideale incompreso di carità universale”: ma la carità, sostiene Sarah, non vuol dire negare se stessi, anzi offrire agli altri ciò che è meglio. E non sempre accogliere può essere la soluzione migliore.

“Perché la morte, la schiavitù e lo sfruttamento sono così spesso il vero risultato dei viaggi dei miei fratelli africani verso un eldorado sognato?”, si chiede non a caso l’africano. E, non a caso, secondo le stime, la riduzione degli sbarchi salva più vite umane. Il sacerdote fa notare come l’Occidente, per gli africani, sia un paradiso terrestre. Ma né fame, né violenza, né guerra possono far correre il rischio di mettere a repentaglio la vita, tentando la sorte in mare. “Ma come si svilupperanno queste nazioni se così tanti lavoratori sceglieranno l’esilio? Quali sono queste strane organizzazioni umanitarie che attraversano l’Africa per spingere i giovani a fuggire promettendo loro una vita migliore in Europa?”, si chiede Sarah. E ha ragione. Le domande e le considerazioni sono legittime, mentre sbagliata è l’idea che abolire i confini sia cosa giusta e saggia, così come abolire la natura sia cosa moderna e innovativa.

Nel caso del pericolo dell’Islamismo radicale, dice ancora il Cardinale, bisognerebbe stabilire con fermezza le condizioni entro le quali condividere il mondo con gli altri,  se gli altri mettono in pericolo vita e civiltà. Tirando le somme, l’obiettivo deve essere fare in modo che le persone possano restare nel paese in cui sono nati, in quanto “lo sradicamento culturale e religioso degli africani proiettato nei paesi occidentali che stanno vivendo una crisi senza precedenti è un terreno fertile”. L’unica soluzione duratura, per il sacerdote, è lo sviluppo economico in Africa.

FONTE   leggi qui 

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CARDINALE SARAH: LA CHIESA STA VIVENDO IL SUO VENERDÌ SANTO…

CARDINALE SARAH: LA CHIESA STA VIVENDO IL SUO VENERDÌ SANTO…

Sarah: «La Chiesa vive il suo Venerdì Santo, ma Dio non l’abbandona mai»

«Oggi tutto è buio, difficile, ma qualunque sia la difficoltà che stiamo attraversando, c’è solo una Persona che può venire in nostro soccorso»: Gesù Cristo. Il cardinale Robert Sarah risponde così in una lunga intervista concessa al settimanale francese Valeurs, spiegando la scelta di usare come titolo del suo ultimo libro – Le soir approche et déjà le jour baisse (La sera si avvicina e il giorno volge già al termine) – il celebre versetto tratto dal brano sui discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35), la cui richiesta (Resta con noi) verso quel Gesù Risorto che non avevano ancora riconosciuto è la stessa che anima ogni cuore in cerca della beatitudine eterna.

Nell’intervista il prefetto della Congregazione per il culto divino ricorda che è la Chiesa l’istituzione voluta da Dio per condurci a Lui. Perciò la Sposa di Cristo deve riscoprire «il senso della sua grande missione divina», ossia «portare gli uomini a Cristo che è la Speranza». L’arcivescovo guineano spiega l’attuale notte della fede servendosi di una similitudine con la Passione di Gesù: «Credo fermamente che la situazione che viviamo nella Chiesa assomigli in ogni modo a quella del Venerdì Santo», con l’abbandono per paura da parte di quasi tutti gli apostoli, preceduto dal tradimento di Giuda, che voleva «un Cristo a modo suo, un Cristo preoccupato per le questioni politiche», allo stesso modo di «molti sacerdoti e vescovi» di oggi che «sono letteralmente stregati da questioni politiche o sociali», dimenticando che il loro primo dovere è guidare le anime alla salvezza.

“DIO NON ABBANDONA MAI LA SUA CHIESA”
Alla luce della crisi di fede contemporanea e «per prepararci a questa situazione, Dio ci ha dato dei Papi solidi», afferma Sarah, elencando alcuni dei doni di quattro degli ultimi cinque vicari di Cristo (con la parentesi dei 33 giorni di pontificato di Giovanni Paolo I). Il Signore «ci ha dato Paolo VI, che ha difeso la vita e l’amore vero – nonostante un’opposizione molto forte – con l’enciclica Humanae Vitae». San Giovanni Paolo II «è stato un Vangelo vivente» che ha saputo insegnare l’armonia tra fede e ragione come «una luce che guida il mondo verso una vera visione dell’uomo». Benedetto XVI ha illuminato il mondo attraverso un insegnamento di «impareggiabile chiarezza, profondità e precisione». E poi «oggi, Lui ci dà Francesco, che vuole letteralmente salvare l’umanesimo cristiano». Di certo, «Dio non abbandona mai la Sua Chiesa».

GERARCHIA E SINODALITÀ
A proposito dell’uso insistente del termine «sinodalità», Sarah ha ricordato l’importanza del primato petrino e della successione apostolica, perché «Cristo ha fondato una Chiesa il cui modo di governo è gerarchico. La prima persona responsabile della Chiesa è il Papa. La prima persona responsabile della Chiesa locale è il Vescovo nella sua diocesi, e non la conferenza episcopale, che è utile per lo scambio [di punti di vista], non per imporre una direzione», in quanto manca di autorità dottrinale.

CHIESA MADRE E MAESTRA
Il cardinale spiega che «c’è una forte maggioranza di sacerdoti che rimangono fedeli alla loro missione di insegnare, santificare e governare. Ma c’è anche un piccolo numero che cede alla tentazione morbosa e maligna di allineare la Chiesa con i valori delle odierne società occidentali», dominate dal relativismo morale e religioso. Questi chierici cadono nell’errore di «voler soprattutto dire che la Chiesa è aperta, accogliente, attenta, moderna. Ma la Chiesa non è fatta per ascoltare [ciò che vuole il mondo], è fatta per insegnare: lei è Madre e maestra, Madre ed educatrice».

IL DONO DEL CELIBATO
In vista del prossimo Sinodo sull’Amazzonia, che potrebbe divenire la leva per minare il celibato ecclesiastico, Sarah spiega che quest’ultimo è una delle «più grandi ricchezze della Chiesa». Di conseguenza, «l’abbandono del celibato aggraverebbe ulteriormente la crisi della Chiesa e sminuirebbe la posizione del sacerdote, che è chiamato non solo a essere un altro Cristo, ma Cristo stesso, povero, umile e celibe», nutrendo con la sua paternità spirituale ogni anima del suo gregge.

RIFORME E CONVERSIONE
Per un’autentica riforma della Chiesa il porporato indica di guardare all’esempio dei santi, come san Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta, che hanno «trasformato la Chiesa vivendo il Vangelo radicalmente», mettendo Dio al primo posto e da Lui attingendo l’amore per il prossimo. «La vera riforma riguarda la nostra stessa conversione. Se non cambiamo noi stessi, tutte le riforme strutturali saranno inutili. Laici, sacerdoti, cardinali: tutti noi dobbiamo tornare a Dio».

Ermes Dovico   – da il Timone

30 Marzo 2019

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