Tag: antisionismo

Giorno della Memoria 2016

Giorno della Memoria 2016

Pubblichiamo qui di seguito gli eventi che si terranno in Italia in occasione del Giorno della memoria.


DA DOMENICA 24 FINO A MERCOLEDÌ 27 GENNAIO 2016

il Memoriale della Shoah di Milanoaprirà le sue porte a tutti i cittadini interessati a scoprire questo luogo unico in Europa, in quanto il solo teatro delle deportazioni ad essere rimasto intatto. In questi quattro giorni di apertura al pubblico, si potranno effettuare visite sia guidate che libere dalle ore 10.00 alle 18.30. Per ciascuna tipologia di visita, è vivamente consigliata la prenotazione attraverso la piattaforma www.ticketone.com, dove sarà possibile selezionare la fascia oraria desiderata. Nei giorni dell’evento e compatibilmente con la capienza e con le prenotazioni già pervenute, sarà comunque possibile riservare le visite anche in loco, nelle fasce orarie rimaste disponibili. La visita è gratuita, fatto salvo il costo di gestione della prevendita TicketOne, pari a 1,50 €.


DA DOMENICA 24 GENNAIO FINO A FINE FEBBRAIO

Memoriale della Shoahall’interno dello Spazio Mostre Bernardo Caprotti, sarà possibile visitare la mostra “Dalle leggi antiebraiche alla Shoah”, organizzata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e allestita dagli architetti Guido Morpurgo e Annalisa de Curtis. La mostra è dedicata alle persecuzioni antiebraiche, agli eventi storici generali e alle vicende personali vissute nell’Italia del regime fascista e dell’occupazione tedesca, riportate alla memoria attraverso l’esposizione dei testi delle leggi persecutorie, dei diari delle vittime e di lettere, fotografie e pubblicazioni originali dell’epoca.


DOMENICA 24 GENNAIO
Teatro Manzoni, dalle 11.00. La musica come strumento di emozione, partecipazione, raccoglimento e ricordo. Melodia e tragedia saranno strettamente legate fra loro, per il Giorno della Memoria”,  quando l’orchestra del trombettista ebreo newyorchese Frank London si esibirà con il suo “The Glass House Project”   in un emozionante concerto inserito nel calendario  degli appuntamenti della prestigiosa rassegna musicale di “Aperitivo in concerto”.


DOMENICA 24 GENNAIO
MILANO

ore 17.30, Memoriale della Shoah: presso l’Auditorium Joseph e Jeanne Nissim verrà proiettato il film “Pecore in Erba”, diretto da Alberto Caviglia. La pellicola, in concorso nella sezione Orizzonti al Festival di Venezia 2015, hacome tema portante l’antisemitismo, affrontato per la prima volta in chiave satirica, attraverso il particolare genere del mockumentary, il falso documentario surreale. La riproduzione del film verrà preceduta da una breve introduzione.


ROMA
Ore 11.50, Palazzo del Quirinale,
“I concerti della Cappella Paolina”.
Salmi ebraici che incontrano ritmi e armonie dell’occidente. Quando il dialogo tra culture e religioni diverse diventa scontro, alimentando tensioni che tengono tutti col fiato sospeso, brilla un’iniziativa che vuole dimostrare come la musica sia un efficace modello di integrazione. Domenica 24 gennaio 2016, in occasione del “Giorno della Memoria” il Palazzo del Quirinale ospiterà un concerto dell’Ensemble Salomone Rossi fondato dalla violinista milanese Lydia Cevidalli. In programma, arie, danze e sinfonie commissionate tra il Sei e il Settecento dalle più importanti sinagoghe europee: musiche di grande suggestione dove l’antica tradizione del salmodiare giudaico e gli stili rinascimentale e barocco di matrice europea si fondono in perfetta armonia, come a indicare la strada di una possibile felice convivenza tra civiltà. Per quanto riguarda gli autori: si va dal portoghese-olandese sefardita Avraham  Caceres a Salomone Rossi, l’”Hebreo di Mantova” che ha suggerito il nome all’ensemble, sino all’italo-viennese Christian Joseph Lidarti. L’appuntamento fa parte della rassegna “I concerti della Cappella Paolina” e verrà trasmesso in diretta da Rai Radio3 ed Euroradio.
Per ragioni di sicurezza è obbligatoria la prenotazione ed è necessario presentarsi 50 minuti prima dell’inizio del concerto, muniti di un documento di riconoscimento.


LUNEDì 25 GENNAIO
Amicizia Ebraico-Cristiana di Milano Carlo Maria Martini e Comunità Ebraica di Milano in occasione del Giorno della memoria 2016,“Frammenti di Memorie dimenticate”.

Programma
Saluto del Presidente dell’Amicizia Ebraico-Cristiana, Yoram Ortona
Canto introduttivo Anì Ma’amin, eseguito da Rav David Sciunnach
Antonia Arslan, Armeni che salvarono ebrei, ebrei che salvarono armeni
Vittorio Robiati Bendaud, L’onda lunga della Shoah nel Mediterraneo e oltre
Saluto dell’Ecc.mo  Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano
Modera Paolo Liguori, Direttore di TGCom24
L’evento avrà luogo alle ore 20.45 di lunedì 25 gennaio 2016 presso la Sinagoga Maggiore di via Guastalla a Milano, straordinariamente aperta alla Cittadinanza per l’occasione


LUNEDì 25 GENNAIO
La Compagnia Teatrale Chronos3 vi invita, dal 25 al 31 gennaio 2016 al Teatro Libero, a vedere lo spettacolo Testastorta– la storia inventata, tratto dal romanzo “Testastorta” di Nava Semel. Drammaturgia di Tobia Rossi. Regia di Manuel Renga. Con Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò
Info: www.compagniachronos3.wix.com/compagniachronos3


MARTEDì 26 GENNAIO
Ore 10.15: in via Corti 12,
 presso l’Area di Ricerca Uno del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della memoria verrà inaugurata la mostra “Auschwitz – I luoghi della memoria” del fotografo Enzo Catalano, allestita dal Comitato Unico di Garanzia del CNR (CUG) e aperta al pubblico fino al 28 febbraio. Nel corso della manifestazione verrà lanciata anche  l’iniziativa “Insegnare la Shoah, attraverso la quale formatori diplomati allo Yad Vashem di Gerusalemme trasmetteranno le loro competenze agli insegnanti che si trovano ad affrontare tematiche così difficili con i loro studenti.

MARTEDì 26 GENNAIO
ore 18.30
allo spazio SEICENTRO in via Savona 99, Milano, Musica e Parole per la Memoria dei Giusti, con Miriam Camerini, Bruna Di Virgilio, Andrea Gottfried

MARTEDì 26 GENNAIO
Spettacolo teatrale “Der Doktor”

ore 21.00 Teatro Wagner, piazza R. Wagner 2 – Milano
In occasione del “Giorno della Memoria” delle vittime della Shoah, andrà in scena lo spettacolo “Der Doktor, Etty e Ruth”. Un testo originale e inedito, per ricordare i milioni di vittime della follia nazifascista degli anni ’40. La regia è di Emanuele Drago, le musiche originali di Piero Chianura, la compagnia Progetto4 Milano, collettivo di artisti milanesi. Tre protagonisti in scena, il male e l’incapacità di capirne la portata, la vittima e la sua voglia di rinascita. Musiche dalle sonorità contemporanee, un pianoforte acustico che diventa a tratti elettronico, video e pochi oggetti in scena. L’allestimento scenico, pensato per trasportare lo spettatore in una dimensione cruda come un quadro di Francis Bacon, è il sottofondo di uno spettacolo che racconta fatti  realmente accaduti da non dimenticare. In scena Marco Marzari, Fiorella Fruscio, Ketty Capra e Letizia Randazzo.


MERCOLEDì 27 GENNAIO
L’Associazione Figli della Shoah, la Comunitàebraica di Milano, il Conservatorio Verdi di Milano, la Fondazione CDEC e il Memoriale della Shoah di Milano invitano a “Dalla Shoah al ritorno alla vita. Parole, musiche e silenzi”. Sala Verdi del Conservatorio, ore 20.00

A cura dell’Associazione Figli della Shoah, si svolgono i seguenti incontri:
XVI GIORNO DELLA MEMORIA
27 gennaio 2016 ore 10.30
Testimonianza di Liliana Segre
Teatro Arcimboldi di Milano
Diretta Streaming sul sito del Corriere della Sera.
www.corriere.it


27 gennaio 2016 ore 10.30
Scuola Ebraica di Milano
Testimonianza di Goti Bauer

27 gennaio 2016 ore 10.30
Conservatorio G. Verdi di Milano
Testimonianza di Franco Schonheit

10 febbraio 2016 ore 10.30
Conservatorio G.Verdi di Milano.
Testimonianza di Sami Modiano


MERCOLEDì 27 GENNAIO
Ore 18.00, Sistema Bibliotecario Milano, gli INCONTRI CON L’AUTORE,
Via Valvassori Peroni 56, Esther Fintz Menascé, eccezionale appassionata testimone di momenti di storia ebraica. Esposizione con letture, immagini,
canzoni. Introducono un rappresentante dell’Associazione Scuola
Stoppani e Alberta Bezzan della Fondazione Centro di
Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano
CDEC-onlus. L’incontro si inserisce all’interno del progetto
“La memoria degli archivi scolastici. Recupero e
valorizzazione dell’archivio storico dell’Istituto Comprensivo
Antonio Stoppani” dell’Associazione Scuola Stoppani.


GIOVEDì 28 GENNAIO
Presso la Casa della Cultura in via Borgogna 3 alle ore 11.00 il  CDEC, Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea in collaborazione con la Comunità Ebraica di Milano presentano il “Rapporto nazionale sull’antisemitismo”. Saranno illustrati i principali casi di antisemitismo in Italia, con uno speciale focus su quanto emerge da Facebook. Sarà poi presentata una panoramica dedicata all’antisemitismo in Europa. Interverranno:Betti Guetta(responsabile del settore Osservatorio Antisemitismo del Cdec), Stefano Gatti (Responsabile dell’Antenna Antisemitismo) e Davide Romano (Assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano).

Ore 18.30, Centro Ceco di Milano (via G.B. Morgagni 20).
Incontro al alle ore 18.30 con Helga Weiss-Hošková, un’autrice ceca di origine ebraica che ha raccolto le sue memorie dei campi di concentramento nel libro “Il diario di Helga” (2014, Einaudi). Questo libro verrà presentato durante l’incontro con l’autrice, che vedrà anche la partecipazione di prof. Alessandro Vitale di Dipartimento di studi internazionali di UNIMI. L´evento è organizzato dal Centro Ceco di Milano.  “Il diario di Helga” è una testimonianza sull’orrore del nazismo, un volume scritto da Helga Weiss-Hošková quando era ancora una ragazza e cercava di sopravvivere nei campi di concentramento di Terezin e Auschwitz. Una testimonianza tremenda ma sempre attuale.


GIOVEDì 28 GENNAIO
Senago (MI) ore 21.00, via Repubblica 7, ingresso libero. Il progetto TEMPO SCADUTO – NOTE SALVATE propone un viaggio attraverso le opere di grandi compositori ebrei del ‘900 in cui la musica classica si intreccia a temi popolari, chassidici, klezmer, tradizionali ebraici. Il recital è composto dall’esecuzione dei brani per l’insolito trio violino, corno e pianoforte, accompagnata da letture e racconti. Voce recitante Miriam Camerini.


DOMENICA 31 GENNAIO
Ore 16.00, Memoriale della Shoah: il Memoriale ospiterà lo spettacolo teatrale “Che non abbiano fine mai…” di Eyal Lerner, dedicato alla storia e alla cultura ebraiche, ma soprattutto alla tragedia della Shoah. Per assistere allo spettacolo è richiesta la prenotazione, al costo di 5 euro comprensivi di prevendita, attraverso il sito Ticketone, che offrirà la possibilità di scegliere il posto in pianta.

Ore 18.00, Memoriale della Shoah: incontro dal titolo “Porte chiuse, porte aperte”, organizzato da Comunità di Sant’Egidio e Comunità Ebraicadi Milano, a cui parteciperanno Liliana Segre e i profughi ospitati dal Memoriale nel 2015, i quali racconteranno le loro testimonianze.


DOMENICA 7 FEBBRAIO
ore 9.00, Memoriale della Shoah: incontro “Medicina e Shoah. Dalle politiche razziste dell’800 alla bioetica”, organizzato dall’Associazione Medica Ebraica in collaborazione con il CDEC e la Fondazione Memorialedella Shoah di Milano. Nel corso della mattinata, presentata da Michele Sarfatti e moderata da Giorgio Mortara, interverranno Antonio Pizzutti dell’Università Sapienza di Roma, Marcello Buiatti del Centro Interuniversitario di Filosofia dell’Università di Firenze, Marcello Pezzetti della Fondazione Museo della Shoah di Roma e Laura Boella dell’Università Statale di Milano.


LUNEDÌ 8 FEBBRAIO
ore 18.00, Memoriale della Shoah:presentazione del libro “Un amore ad Auschwitz. Edek e Mala: una storia vera” (UTET) di Francesca Paci, che dà voce a Edek e Mala: un giovane prigioniero politico polacco e una ragazza ebrea bella e vitale che s’innamorano nel campo di sterminio di Auschwitz. Una storia d’amore, ma anche di lotta, solidarietà e speranza, inspiegabilmente e ingiustamente dimenticata, che la giornalista Francesca Paci ricostruisce per la prima volta in tutti i suoi aspetti grazie a documenti dell’archivio del museo statale di Auschwitz e testimonianze dirette dei sopravvissuti. L’autrice ne parla con Marcello Pezzetti, Direttore del Museo della Shoah di Roma. In collaborazione con l’Associazione Figli della Shoah.


“NOI NON DIMENTICHIAMO!”

“Per Amore di Gerusalemme” è e sarà
sempre accanto ai fratelli ebrei, nella gioia
e nel dolore – con rispetto e gratitudine!

Israele ama la vita! Israele vive! 

www.peramoredigerusalemme.com


Condividi con:
Un amore Capitale.

Un amore Capitale.

Salvatore Fornari e Roma. di Silvia Haia Antonucci*   

Recensione di Marco Brunazzi**


Il bel libro di Silvia Haia Antonucci, responsabile dell’Archivio storico della Comunità Ebraica di Roma, è un nuovo e interessante contributo per la messa in luce di quell’immenso patrimonio di storia e di memorie della più antica comunità ebraica d’Italia, quella di Roma.

Si tratta infatti di una monografia dedicata a Salvatore Fornari, orafo e argentiere, ma anche eclettica figura di artista, fotografo, collezionista e intellettuale del Novecento, che fu tra i protagonisti della fondazione (1960) del Museo Ebraico di Roma e suo primo Direttore. La ricerca spazia quindi dalla biografia personale alla ricostruzione degli ambienti e delle atmosfere nelle quali Fornari visse, grazie anche al bell’apparato iconografico che arricchisce il volume. Molto stimolante anche l’appendice di interviste, mentre di particolare efficacia risulta la introduzione di Anna Foa.

Questo lavoro di Silvia Haia Antonucci si segnala però anche per il contributo che arreca alla più approfondita conoscenza di quello che fu il mondo degli ebrei italiani a partire dagli anni dell’Unità nazionale e per buona parte del Novecento.

Una conoscenza che purtroppo non ha mai fatto parte della memoria diffusa e di senso comune tra gli italiani, dove invece mai del tutto scomparsi e sotto traccia continuano ad allignare pregiudizi d’antica matrice antiebraica o addirittura, più o meno camuffati di “antisionismo”, antisemiti.

Eppure, se si guarda all’apporto degli ebrei al Risorgimento nazionale e soprattutto alla rapida e profonda integrazione che ebbe luogo nei primi decenni successivi, si comprende appieno il senso di quell’acuta osservazione che fece Arnaldo Momigliano. E cioè che gli ebrei rappresentavano, nel processo unificatore, una regione senza territorio, ma certamente equivalenti alle altre regioni i cui abitanti, divenendo italiani, non per questo perdevano il senso della loro identità locale originaria. E in effetti, l’intera storia degli ebrei italiani, dal Risorgimento al 1938, non si può non leggere che in questo modo. Uno straordinario caso di profondissima integrazione nazionale, sociale, culturale, affettiva, che nondimeno preservava, con discrezione e costanza, il nucleo dell’antica e mai dismessa identità.

Il paradosso della coscienza collettiva diffusa italiana è quello di non avere mai del tutto acquisito la consapevolezza di quella vicenda storica, né, dopo, dei mutamenti intervenuti. Infatti, è evidente che quella storia esemplare e onorevole subì una drammatica cesura con l’introduzione delle ignobili leggi razziali (cioè antiebraiche) nel 1938. A quella seguirono gli anni dell’orrore della Shoah e poi ancora, ovviamente su altro e positivo piano, la nascita dello Stato di Israele. Si vuol dire insomma che dopo quei tre eventi capitali, la riflessione degli ebrei italiani su se stessi e la loro identità non poteva non mutare e che quel tormentato e intenso dibattito continua ancora.

Il superficiale e autoconsolatorio approccio che in termini di opinione pubblica e divulgazione storica continua invece a prosperare tra gli italiani non ebrei è anche frutto di questa scarsissima conoscenza storica, del “prima” come del “dopo”.

Con gli ebrei d’Italia essi hanno convissuto per secoli e, come a Roma, addirittura millenni. Con l’unificazione nazionale sono cadute le norme discriminatorie e restrittive e gli ebrei hanno condiviso senza problemi luoghi, funzioni, impieghi, lavori e ogni aspetto della vita culturale e civile. Hanno condiviso vicinati e compagni di banco e di pianerottolo, dividendosi, come tutti gli italiani, in ogni possibile varietà di posizioni politiche e scelte ideali. Ma ciononostante, allo scoccare del fatale 1938, si stenta a rintracciare, pur nelle condizioni di conformismo coatto che il fascismo a tutti imponeva, un pur minimo ma significativo moto personale, se non collettivo, di protesta o almeno di disagio critico capace di dare un segno percepibile che non fosse il celato mormorio e il borbottio privato.

Ma anche dopo, il lavoro ingrato e penoso che gli ebrei italiani hanno compiuto su se tessi per darsi ragione dell’accaduto e per trovare posizioni corrispondenti all’evoluzione storica, inevitabilmente con una revisione critica dei presupposti identitari sino allora mantenuti, è stato e poco compreso e per nulla ricollocato in un processo di autocoscienza storica della comunità nazionale.

Eppure, la storia di un ebreo italiano e romano come Salvatore Fornari, che ebbe la ventura di vivere quasi per intero l’arco del secolo (1900-1993), riassume, pur nelle peculiarità personali, quella intera vicenda, che è storica e culturale insieme.

Ecco perché il libro della Antonucci su Salvatore Fornari è di grande utilità. Perché, al di là dei meriti di una ricerca storica di eccezionale e originale valore, dà conto di una vicenda umana e culturale esemplare.

Non può non commuovere ancora leggere, tra le poesie in romanesco di Fornari, versi come questi:Quinni se domannate a li romani / de riparlà er dialetto de Pasquino / eccheme qui: comincio da domani (Romanesca, 1978). E riflettere allora su quale patrimonio di sentimenti e di affetti (per non parlare di quello storico e sociale) una piccolissima minoranza come quella ebraica (solo l’1 per mille, aveva sentenziato Mussolini per giustificarne l’esclusione da pubblici uffici e professioni) ha lasciato a tutti gli italiani, di ieri ma anche di oggi e, si spera, di domani.

Marco Brunazzi
** Vicepresidente dell’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini di Torino e docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo.  

Articolo pubblicato su : “HaKeillah“. Bimestrale ebraico torinese. Organo del Gruppo di Studi Ebraici. 

Silvia Haia Antonucci* “Un amore Capitale. Salvatore Fornari e Roma“, Esedra editrice, Padova, 2014, € 19




Condividi con:
Antisionismo…

Antisionismo…

…fragile maschera dell’antisemitismo

di Rav Riccardo Di Segni

La Shoà è stata l’epilogo violento di una storia di millenni di ostilità, nella quale sono confluite contro il popolo ebraico motivazioni religiose, psicologiche, economiche, nazionalistiche, razziali. Siamo tutti testimoni del fatto che l’ostilità antiebraica non si è esaurita certo con la Shoà. Continua in questo Paese oggi e si esprime in tante forme: dagli stadi alle scritte sui muri, che sono fenomeni miseri e incivili, dalla battuta quotidiana di cattivo gusto, espressione del pregiudizio, alle forme politiche organizzate e non solo nei covi neonazisti, nelle cattedre dove si insegna nega-zionismo, nelle manifestazioni di becero antisionismo, fragile maschera dell’antisemitismo, alle forme religiose – l’insegnamento del disprezzo, il popolo deicida e il dio vendicativo – ormai deplorate dalla Chiesa cattolica ma conservate e trasmesse in sede “laica” anche da personaggi autorevoli.

Davanti a tutti questi fenomeni che potrebbero portare a chissà cosa è necessario che la società vigili e ricordi, che denunci, che non ceda, che non minimizzi, che non assolva e che non si autoassolva. Ma non c’è bisogno di essere ebreo per essere oggetto di ostilità e di odio. Basta essere in qualche modo solo un po’ diverso. Le cause dell’odio per il diverso sono tante e si intrecciano in continuazione: il desiderio di mantenere privilegi, la paura di confrontarsi, il senso della minaccia, la difesa del gruppo, una situazione esistenziale difficile e a rischio. La società più civile può scoprirsi all’improvviso crudele, inospitale, aggressiva, può avere leggi democraticissime e protettive ma allo stesso tempo negare i benefici a chi è considerato diverso. Sono perfettamente convinto della unicità della Shoà, ma l’insegnamento che ne deriva non riguarda gli ebrei come vittime e una società scomparsa 70 anni fa, è un discorso attuale in una società che cambia e che si fa fatica e seguire nelle sue evoluzioni tumultuose e nei germi anche micidiali che può covare al suo interno.
 

Fonte: Il Tempo del 27 Gennaio 2014

Condividi con:
Antisemitismo in Italia e in Europa

Antisemitismo in Italia e in Europa

Attualità di un intervento

Mons. Pietro Rossano
«biblista e uomo del dialogo»

Per dire qualcosa di attendibile su un fenomeno così vasto, e guardandolo prevalentemente dal punto di vista religioso, ritengo necessario qualche preliminare.
Ricordo anzitutto che l’odissea ebraica è una delle più grandi epopee della storia. È anteriore al cristianesimo, e non si può immaginare il volto dell’Europa moderna senza l’apporto culturale, sociale ed economico degli ebrei. Ma quanto è difficile scriverla! La loro storia in questo continente è così differenziata, diacronicamente e sincronicamente, che per seguirla occorre padroneggiare non soltanto il latino, il greco e l’ebraico, ma l’aramaico, l’arabo, il yiddish, il ladino e tutte le maggiori lingue europee. Appare in ogni caso che l’antisemitismo rappresenta una patologia costante, latente o in atto, il cui punto più critico è la Germania, ma si constata anche che gli ebrei hanno conosciuto periodi di pace, di benessere e perfino di splendore che sono stati benefici per tutti.

Lo scrittore e storico inglese Hilaire Belloc parla di un «ciclo tragico» delle comunità ebraiche in Europa: «Cordiale accoglienza di una colonia ebraica, quindi disagio, seguito da un’acuta insofferenza, che esplode in persecuzioni, esìli e perfino massacri… seguiti da una reazione e dalla ripresa del processo ciclico ricordato» (Gli ebrei, trad. di A. Marioli, Milano 1934, p. 129). Lo stesso autore delinea quattro vicende nella storia ebraica in Europa: la distruzione, tentazione frequente di masse popolari o di despoti; l’espulsione, come quelle avvenute in Spagna, Inghilterra e Russia; l’assorbimento e l’assimilazione, promossa con vane tecniche, dal battesimo forzato alla obliterazione della identità sociale ebraica; la segregazione, che può essere ostile o rispettosa (op. cit. p.3 ss.).
Ritengo opportuno, dal mio punto di vista, distinguere tra antigiudaismo, antisemitismo moderno e antisionismo.

– l’antigiudaismo, di matrice per lo più religiosa, ha prevalso fino alla metà del secolo scorso. «L’affare di Damasco» e il «caso Mortara» seguiti dalla fondazione dell’Alliance Israelitique Universelle (Parigi I960) ne possono segnare la peripezia finale.

– l’antisemitismo moderno è un magma di elementi razziali, economici, nazionalistici, politici, senza escludere gli stereotipi religiosi: ha i suoi classici (E. Drumont, La France juive, 1886, W. Marr, The victory of Jewry over Germanism, A. Stocker, A. Rohling) e i suoi Pamphlets diffamatori!

– l’antisionismo del nostro secolo è nato come opposizione al Sionismo promosso da Herzl, per ridare a Israele la sua patria spirituale.

Tenendo distinti, anche se non separati, questi tre fenomeni mi sembra si possa affermare che la Chiesa cattolica ha implicazioni e responsabilità diverse in ciascuno di essi, ma nel nostro secolo, con gli ultimi Papi, e con il Concilio Vaticano II ha corretto decisamente la sua rotta, avviando un processo di eliminazione delle matrici religiose dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo, affermando il diritto alla libertà religiosa per tutti, e per il popolo ebraico il diritto a vivere nella terra che gli appartiene.

Comincio con l’antigiudaismo.

La Chiesa ha tenuto fin dagli inizi un atteggiamento bivalente verso gli ebrei. Da una parte ha sempre onorato la propria parentela religiosa con Israele, dall’altra gli ha sempre rimproverato la per-fidia, cioè la fede venuta meno davanti al Cristo-Messia. Per questo gli ebrei furono tollerati ma umiliati, accettati ma sottomessi. Per la società medievale che distingueva i popoli con criteri religiosi, c’erano i cristiani e gli infedeli. Gli ebrei stavano nel mezzo, non esclusi come gli altri infedeli, ma non cittadini come i cristiani. Il codice di Teodosio (438 d.C.) fu la base di tutta la legislazione medievale a questo riguardo, canonica e civile. L’ebraismo era tollerato come l’unica religione dissenziente in seno alla cristianità. Era riconosciuto ufficialmente, ma a condizione di non accampare diritti. Ciò faceva sì che gli ebrei non potessero fare nulla senza il permesso concesso per graziosa disposizione dai re, papi, baroni, vescovi, abati, città, ecc… Cotesta situazione offriva esca al disprezzo sociale da parte dei cristiani e al risentimento da parte degli ebrei. «Questo dualismo, osserva uno storico dell’ebraismo (F. Schweitzer, A History of the Jews, London, 1971, p.75) di condannare gli ebrei a una condizione di paria da una parte e di salvaguardare loro certi diritti dall’altra, era…molto difficile da mantenere. Perché richiedeva nelle pubbliche autorità, civili ed ecclesiastiche, di camminare sullo stretto sentiero di prevenire gli ebrei dall’’andare oltre i magri diritti che avevano nella loro ignominia, e di impedire ai cristiani di infrangere tali diritti». Ciò spiega come Papa Callisto II emanasse nel 1120 una Constitutio pro Judaeis, una specie di Magna Charta negativa che vietava i battesimi forzati, l’aggressione agli ebrei e alle loro proprietà, la dissacrazione dei cimiteri, ecc. e come il terzo e quarto Concilio Lateranense qualche decennio dopo (1179 e 1215) imponessero divieti restrittivi agli ebrei, miranti a isolarli dalla vita sociale, li obbligassero a portare un segno distintivo (un cerchio giallo o cremisi sul vestito). Tale ambivalenza è continuata con l’abbruciamento del Talmud, la costituzione del ghetto di Roma, i processi dell’Inquisizione da una parte, mentre dall’altra parte si invitavano medici ebrei alla corte papale, si promuoveva lo studio dell’ebraico nelle facoltà di teologia, e Ignazio di Loyola, a dire del suo compagno e biografo Pedro Ribadeneyra (Dicta et facta Ignatii, Vol. I, p. 24), dichiarava un giorno che «non poteva immaginare per sé un privilegio più alto che essere ebreo, perché così sarebbe stato parente secundum carnem di Gesù Cristo suo Signore e della Vergine sua madre», e amava dirsi un «semita spirituale».
In questo clima non appariva altra soluzione del problema ebraico che la conversione al Cristianesimo e si svilupparono stereotipi teologici e sociologici che offriranno esca all’antisemitismo moderno.
Questo, come ho accennato, si venne sviluppando nella seconda metà del secolo scorso in Francia, in Germania e in Unione Sovietica, mentre l’Italia, il Belgio, l’Olanda e la Gran Bretagna, ne furono meno coinvolti. Non dimentichiamo che Roma ebbe un sindaco ebreo, Nathan, e l’Italia un capo del Governo ebreo (Luigi Luzzatti,1910-11).

L’antisemitismo moderno si alimentò da matrici economiche, razziali, politiche, nazionalistiche, culturali, illuministiche (non si dimentichi Voltaire e tanti altri) e veicolò spontaneamente gli stereotipi religiosi e culturali della tradizione medievale e controriformistica, favorito, o almeno non impedito, dall’inerzia del pensiero teologico sulla realtà dell’Ebraismo religioso. Due personalità ecclesiastiche levarono per prime a Roma e in Italia la voce contro l’antisemitismo: furono il Padre Semeria e Mons. Bonomelli, poi Vescovo di Cremona, che dichiaravano assurde le ragioni razziali, non fondate quelle economiche, «non cristiano» l’atteggiamento antisemita, e che agli ebrei di oggi non si può proprio imputare la morte di Gesù.

Nel 1926 Pio XI condannava l’Action Française nei cui programmi figurava l’antisemitismo; nel 1931 riceveva in udienza il Rabbino capo di Milano, Alessandro da Fano.

Si inserisce qui la vicenda dell’Associazione Amici Israel e del suo manifesto intitolato Pax super Israel; Vi aderivano 19 Cardinali, tra cui Merry del Val, Segretario di Stato di Pio X, 278 Vescovi e 3000 sacerdoti, tra cui 5 Consultori del S. Offizio. L’Associazione si proponeva la soppressione della preghiera del Venerdì Santo «pro perfidis Judaeis», il rigetto dell’accusa di «deicidio», la cessazione delle celebrazioni liturgiche riferite a leggendari omicidi rituali compiuti dagli ebrei. Un decreto del S. Offizio del 25 marzo 1928 pose fine all’Associazione, perché non rispondente alla prassi della Chiesa, ma ne dichiarava «lodevole» lo spirito, e condannava senza mezzi termini (reprobat vel maxime damnat) l’antisemitismo, descritto come odium adversus populum olim a Deo electum.

Tutti conoscono le posizioni di Pio XI, il suo celebre «Noi siamo spiritualmente semiti» del 6 settembre 1938, giorno successivo alla promulgazione delle leggi antiebraiche in Italia e il suo progetto, impedito dalla morte, di una lettera enciclica sull’antisemitismo. Frattanto scrittori cattolici come Maritain, Mounier, Leòn Bloy prendevano ferma posizione in Francia contro l’antisemitismo, ma Giovanni Papini in Italia non ne era immune (cfr. il capitolo «Le idee di Ben Rubi» nel Gog).

Poi vennero la guerra e la Shoah. La posizione della Chiesa verso gli ebrei si consolidò ufficialmente al di là di ogni equivoco, prima con l’impegno caritativo, sotto Pio XII, poi con Giovanni XXIII, che cominciò con il piano affettivo (ricordiamo l’espressione «Io sono Giuseppe vostro fratello»), per passare nell’enciclica «Pacem in terris» a quello giuridico-teologico della libertà della professione religiosa, che deve «essere immune da ogni costrizione».

Il problema degli ebrei entrò nel Concilio con la Dichiarazione sulla libertà religiosa, e quella Nostra aetate, e venne ribadito nei due documenti del 1975 e 1985 della Commissione Pontificia per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Devono essere ricordati qui gli interventi espliciti e numerosi di Giovanni Paolo II, la dichiarazione fatta a Mainz (1980) che l’alleanza ebraica «non fu mai abolita», e la visita alla Sinagoga di Roma (1986) che intese simbolicamente chiudere un passato e consolidare una ritrovata fraternità.

Che cosa si propone la Chiesa? Educare i cristiani al rispetto e alla stima per il popolo ebraico e la sua fede, sviluppare la comprensione teologica del rapporto cristiano-ebraico e promuovere, dove è possibile, una collaborazione sociale e culturale. Tale è lo scopo della giornata annuale per l’ebraismo, fissata l’anno scorso dalla CEI per la Chiesa italiana il 17 gennaio di ogni anno.

Una parola infine sul Sionismo e l’antisionismo.

La posizione della Santa Sede è passata da un atteggiamento iniziale di benevola neutralità («la consideriamo una questione umanitaria» dichiarava il Segretario di Stato Card. Merry del Val a Theodore Herzl nel 1904) al riconoscimento, più volte affermato, del diritto di Israele di vivere al sicuro nella terra legittimamente posseduta, e alle dichiarazioni, anch’esse ripetute, che non sussistono pregiudiziali teologiche verso lo Stato d’Israele, ma che gravi cause persistenti impediscono tutt’oggi alla Santa Sede di perfezionare le relazioni politiche. In questo ambito l’antigiudaismo e l’antisemitismo sono del tutto fuori causa.

Riesce la Chiesa nel suo proposito di realizzare un nuovo corso con il popolo ebraico?

Un episodio può servire da spia per comprendere ciò che è stato fatto e ciò che resta da completare. Nella memoria dei Santi Gioacchino ed Anna, che il calendario cristiano colloca il 26 luglio, l’oremus della Messa recita nel testo ufficiale latino: «Domine Deus Patrum nostrorum… che hai preordinato Gioacchino ed Anna ad essere genitori della Madre del tuo figlio incarnato, concedici per loro intercessione… ut salutem tuo promissam populo consequamur». Il messale italiano traduce: «… concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna»: lasciando così cadere la grande categoria teologica dell’associazione dei cristiani alla promessa fatta al popolo ebraico».

Errore, svista, disattenzione? Non voglio giudicare, ma questo caso dimostra che c’è ancora da lavorare in questo campo.

Roma, 12 luglio 1990 – Camera dei Deputati – Tavola rotonda sul tema “L’Antisemitismo in Italia e in Europa”. 
Intervento di Mons. Pietro Rossano Magnifico Rettore dell’Università Lateranense

Condividi con:
COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA

DICHIARAZIONE DEL XXXIII COLLOQUIO EBRAICO-CRISTIANO 

Camaldoli – 10/12/2012

La Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane e i Colloqui Ebraico Cristiani di Camaldoli, nati 33 anni fa come luogo di incontro fraterno di ebrei e cristiani, sentono il dovere di esprimere profonda preoccupazione per l’aumento di pregiudizi e di odio verso le minoranze, in questi tempi di crisi economica, politica e sociale.

Ci angoscia constatare che in molti paesi dove non costituiscono la maggioranza, i cristiani vengono perseguitati e uccisi per la loro fede. Come ebrei e cristiani, non possiamo rimanere indifferenti al destino di queste comunità sempre più esigue a causa di un’emigrazione forzata.

E, memori della tragica storia dei secoli scorsi, siamo particolarmente turbati per il dilagare dell’antisemitismo in Italia e nel mondo. Fino ad oggi, il 2012 ha gia’ registrato un significativo aumento di episodi antiebraici in Europa, inclusi episodi categorizzati come violenti.

L’antisemitismo ha ormai assunto la forma di un fenomeno consolidato, è quasi sempre connesso al tema Israele, si sovrappone all’antisionismo, ha la tendenza ad attaccare le comunità della Diaspora per il loro legame con lo Stato ebraico, vive e si alimenta nel cyberspazio.

Richiamiamo tutti alla vigilanza sui mezzi di informazione e di formazione che spesso sono responsabili di un superficiale e parziale trattamento dei fatti, nonché di volute omissioni, e propagano in contesti pseudopolitici vecchie menzogne e miti antisemiti.

Chiediamo ai cittadini italiani un più responsabile coinvolgimento nell’ assetto futuro delle nostre democrazie.


Condividi con: