Tag: Anna Foa

Dentro e fuori dal ghetto di Micol Ferrara

Dentro e fuori dal ghetto di Micol Ferrara

Questo volume è un’indagine molto rigorosa che intende ricostruire uno spaccato della storia sociale di Roma tra XVI e XIX secolo ripercorrendo le strade del ghetto e soprattutto inserendo gli ebrei in quelle della città.


La prima parte della ricerca si concentra sulla struttura urbanistica del ghetto romano e sui relativi effetti per la vita comunitaria, mentre la seconda sezione approfondisce il fenomeno delle conversioni e dei suoi percorsi. Grazie sia all’approfondito studio delle fonti ebraiche e cattoliche disponibili sia alla trasposizione dei dati archivistici alla cartografia storica, il libro fornisce ipotesi concrete di ricostruzione dei luoghi esclusivamente ebraici così come degli spazi condivisi da ebrei e cattolici, riuscendo peraltro a ridefinire il perimetro dell’area del ghetto. L’immagine che viene restituita è quella di un luogo tutt’altro che isolato, come si è soliti credere.


“Analizzata in una prospettiva di relazione e di scambio con l’esterno – sottolinea l’autrice – seppur spesso animata da tensioni e conflitti, la storia degli ebrei romani si rileva tutt’altro che statica e isolata. Il ghetto non è un’isola separata dalla città ma nasce nel suo centro, nel Cinquecento, e tale resta nel corso dei secoli, attraversato alla luce del giorno da un flusso di cristiani che lo percorrono, cuore di un rapporto che è anche un rapporto di persone, di commercio, di legami e di contatti tra mondi.”


Corredano il volume le ricostruzioni multimediali del ghetto e del ghettarello in epoca moderna, realizzate attraverso due brevi filmati in cui viene analizzato il tessuto urbanistico di questi luoghi ormai scomparsi.


Come spiega Anna Foa nella prefazione, questo libro vuole far riemergere ai nostri occhi la realtà di un luogo ormai inesistente. Il ghetto di Roma non ha più le sue strade, le sue piazzette e i suoi vicoli, non c’è più la parte che arrivava fino al Tevere, costantemente allagata, là dove ora ci sono gli argini e il Lungotevere. Non ci sono più nemmeno i portoni e le mura che lo chiudevano. Eppure, proprio forse per questa sua scomparsa, il ghetto di Roma continua ad attrarre l’attenzione di visitatori e turisti, oltre che quella degli studiosi.


Micol Ferrara, Dottore di Ricerca in «Cultura e territorio» e Docente di «Storia Ebraica in età moderna» presso il Diploma di Laurea Triennale UCEI, collabora assiduamente anche con altri istituti di ricerca, tra i quali l’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma. Fa parte della redazione del Giornale di Storia (www.giornaledistoria.org). Tra le sue pubblicazioni: Sulle orme del parroco: la parrocchia di S. Crisogono in Trastevere nel XVIII secolo, in «Trasformazioni urbane: il caso del Rione Trastevere», a cura di L. Ermini Pane e C.M. Travaglini, Roma, 2010, pp. 363-398; La struttura edilizia del «serraglio» degli ebrei romani (secc. XVI-XIX), in «Roma moderna e contemporanea», XIX (2011), n. 1, pp. 83-102; Popolazione e territorio nella Roma del Settecento: un’analisi sugli Stati delle Anime delle parrocchie di S. Crisogono e di S. Bartolomeo all’Isola, in «Popolazione e Storia», 2011, n. 1-2, pp. 43-63.

Ha inoltre curato, assieme a S.H. Antonucci, il volume La punizione che diventò salvezza, Il salvataggio della famiglia Sonnino durante la Shoah ad opera del Prof. Giuseppe Caronia, Udine, Forum, 2014.


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Un amore Capitale.

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Salvatore Fornari e Roma. di Silvia Haia Antonucci*   

Recensione di Marco Brunazzi**


Il bel libro di Silvia Haia Antonucci, responsabile dell’Archivio storico della Comunità Ebraica di Roma, è un nuovo e interessante contributo per la messa in luce di quell’immenso patrimonio di storia e di memorie della più antica comunità ebraica d’Italia, quella di Roma.

Si tratta infatti di una monografia dedicata a Salvatore Fornari, orafo e argentiere, ma anche eclettica figura di artista, fotografo, collezionista e intellettuale del Novecento, che fu tra i protagonisti della fondazione (1960) del Museo Ebraico di Roma e suo primo Direttore. La ricerca spazia quindi dalla biografia personale alla ricostruzione degli ambienti e delle atmosfere nelle quali Fornari visse, grazie anche al bell’apparato iconografico che arricchisce il volume. Molto stimolante anche l’appendice di interviste, mentre di particolare efficacia risulta la introduzione di Anna Foa.

Questo lavoro di Silvia Haia Antonucci si segnala però anche per il contributo che arreca alla più approfondita conoscenza di quello che fu il mondo degli ebrei italiani a partire dagli anni dell’Unità nazionale e per buona parte del Novecento.

Una conoscenza che purtroppo non ha mai fatto parte della memoria diffusa e di senso comune tra gli italiani, dove invece mai del tutto scomparsi e sotto traccia continuano ad allignare pregiudizi d’antica matrice antiebraica o addirittura, più o meno camuffati di “antisionismo”, antisemiti.

Eppure, se si guarda all’apporto degli ebrei al Risorgimento nazionale e soprattutto alla rapida e profonda integrazione che ebbe luogo nei primi decenni successivi, si comprende appieno il senso di quell’acuta osservazione che fece Arnaldo Momigliano. E cioè che gli ebrei rappresentavano, nel processo unificatore, una regione senza territorio, ma certamente equivalenti alle altre regioni i cui abitanti, divenendo italiani, non per questo perdevano il senso della loro identità locale originaria. E in effetti, l’intera storia degli ebrei italiani, dal Risorgimento al 1938, non si può non leggere che in questo modo. Uno straordinario caso di profondissima integrazione nazionale, sociale, culturale, affettiva, che nondimeno preservava, con discrezione e costanza, il nucleo dell’antica e mai dismessa identità.

Il paradosso della coscienza collettiva diffusa italiana è quello di non avere mai del tutto acquisito la consapevolezza di quella vicenda storica, né, dopo, dei mutamenti intervenuti. Infatti, è evidente che quella storia esemplare e onorevole subì una drammatica cesura con l’introduzione delle ignobili leggi razziali (cioè antiebraiche) nel 1938. A quella seguirono gli anni dell’orrore della Shoah e poi ancora, ovviamente su altro e positivo piano, la nascita dello Stato di Israele. Si vuol dire insomma che dopo quei tre eventi capitali, la riflessione degli ebrei italiani su se stessi e la loro identità non poteva non mutare e che quel tormentato e intenso dibattito continua ancora.

Il superficiale e autoconsolatorio approccio che in termini di opinione pubblica e divulgazione storica continua invece a prosperare tra gli italiani non ebrei è anche frutto di questa scarsissima conoscenza storica, del “prima” come del “dopo”.

Con gli ebrei d’Italia essi hanno convissuto per secoli e, come a Roma, addirittura millenni. Con l’unificazione nazionale sono cadute le norme discriminatorie e restrittive e gli ebrei hanno condiviso senza problemi luoghi, funzioni, impieghi, lavori e ogni aspetto della vita culturale e civile. Hanno condiviso vicinati e compagni di banco e di pianerottolo, dividendosi, come tutti gli italiani, in ogni possibile varietà di posizioni politiche e scelte ideali. Ma ciononostante, allo scoccare del fatale 1938, si stenta a rintracciare, pur nelle condizioni di conformismo coatto che il fascismo a tutti imponeva, un pur minimo ma significativo moto personale, se non collettivo, di protesta o almeno di disagio critico capace di dare un segno percepibile che non fosse il celato mormorio e il borbottio privato.

Ma anche dopo, il lavoro ingrato e penoso che gli ebrei italiani hanno compiuto su se tessi per darsi ragione dell’accaduto e per trovare posizioni corrispondenti all’evoluzione storica, inevitabilmente con una revisione critica dei presupposti identitari sino allora mantenuti, è stato e poco compreso e per nulla ricollocato in un processo di autocoscienza storica della comunità nazionale.

Eppure, la storia di un ebreo italiano e romano come Salvatore Fornari, che ebbe la ventura di vivere quasi per intero l’arco del secolo (1900-1993), riassume, pur nelle peculiarità personali, quella intera vicenda, che è storica e culturale insieme.

Ecco perché il libro della Antonucci su Salvatore Fornari è di grande utilità. Perché, al di là dei meriti di una ricerca storica di eccezionale e originale valore, dà conto di una vicenda umana e culturale esemplare.

Non può non commuovere ancora leggere, tra le poesie in romanesco di Fornari, versi come questi:Quinni se domannate a li romani / de riparlà er dialetto de Pasquino / eccheme qui: comincio da domani (Romanesca, 1978). E riflettere allora su quale patrimonio di sentimenti e di affetti (per non parlare di quello storico e sociale) una piccolissima minoranza come quella ebraica (solo l’1 per mille, aveva sentenziato Mussolini per giustificarne l’esclusione da pubblici uffici e professioni) ha lasciato a tutti gli italiani, di ieri ma anche di oggi e, si spera, di domani.

Marco Brunazzi
** Vicepresidente dell’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini di Torino e docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo.  

Articolo pubblicato su : “HaKeillah“. Bimestrale ebraico torinese. Organo del Gruppo di Studi Ebraici. 

Silvia Haia Antonucci* “Un amore Capitale. Salvatore Fornari e Roma“, Esedra editrice, Padova, 2014, € 19




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AEC-Roma

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  AMICIZIA EBRAICO CRISTIANA
  Programma 2013 – 2014
Il primo degli incontri sarà dedicato a
Jules Isaac
nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa
Relatrice
professoressa Anna Foa
Modera
Marco Morselli
presidente AEC di Roma
l’incontro si terrà
Domenica 13 ottobre 2013 alle ore 18
presso la Sala Metodista Via Firenze, 38 –  ROMA

Programma completo 2013-2014
Domenica 13 ottobre 2013 ore 18

Sala  Metodista Via Firenze, 38

incontro dedicato a Jules Isaac

Relatrice: Anna Foa

Modera: Marco Morselli
Lunedì 18 novembre 2013 alle ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38
incontro dedicato a Barùkh Spinoza
Relatori: Pina Totaro,  studiosa di Spinoza presso il CNR
e Luigi de Salvia, presidente di Religioni per la pace
4-8 dicembre 2013 Colloqui di Camaldoli
Domenica 12 Gennaio 2014 ore 17
Monastero delle Camaldolesi all’Aventino, Clivo dei Publicii, 2
Incontro con il SAE sulla Ottava Parola: Non rubare
Lunedì 3 febbraio  ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38
incontro dedicato a Viktor Frankl e al suo libro Uno psicologo nei Lager
Relatori:  Giuseppe Mallel, medico e
Stefania Zezza, studiosa di letteratura della Shoah
Modera: Giovanna Grenga
proiezione della  testimonianza sui temi  specifici trattati dal libro di Rosa Hanan in audio video a cura di Enrico de Bernart e Adelina Bartolomei
Lunedì 10 marzo ore 18
Sala  Metodista Via Firenze, 38  
Incontro sulle Donne in collaborazione con l’ADEI 
Modera: Marina Zola
Lunedì 7 Aprile ore 18
Sala della Chiesa dei Genovesi in via Anicia
Trialogo
Relatori: Daniela Piattelli, Paolo Ricca e Cenap Aydin
Modera: Adelina Bartolomei
Domenica 11 Maggio  ore 17
Istituto Pitigliani via Arco dei Tolomei, 1
Shavuot
Relatori: Marco Morselli e Erich Noffke
Musiche del M° Michele Gazich
Rinfresco di conclusione attività
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