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“Cristianesimo non è buonismo”: Parla padre Elia, prete anti immigrazionista.

“Cristianesimo non è buonismo”: Parla padre Elia, prete anti immigrazionista.

Roma, 19 lug -“L’accoglienza non va mai attuata a discapito della sicurezza. La società che si riempie di sconosciuti e delinquenti è destinata a morte certa”. Non tutta la Chiesa cattolica è stata fagocitata dal vortice immigrazionista. In qualche sparuto angolo d’Italia c’è ancora chi è capace (e ha il coraggio) di pensarla diversamente dalle alte e altissime gerarchie ecclesiastiche in materia di porti da aprire, muri da abbattere, ponti e #restareumani. 

La legittimità dei confini

Uno di questi è Padre Giacobbe Elia, prete della Marsica, la cui intervista è apparsa oggi su La Verità. Elia da sempre sostiene la legittimità dei confini – che hanno avuto dall’alba dei tempi un ruolo decisivo e cruciale nell’edificazione di tutte le civiltà – e della loro difesa; elogia l’uso del crocifisso fatto dal ministro dell’interno Salvini durante la scorsa campagna elettorale, riferendosi all’invocazione della protezione di Maria come un gesto “che ha onorato Dio”, perché “ha ricordato a tutti noi le radici cattoliche della nostra fruttuosa civiltà”.  

Cristianesimo non è buonismo

Sull’immigrazione, Elia non è di manica larga: “I fedeli comprendono sempre di più che questo fenomeno è artificioso”, sostiene. “Sanno bene che i veri poveri giacciono dimenticati in Africa”. Guai a confondere “cristianesimo con buonismo“. Del resto “quelli che invitano ad aprire le porte, non accolgono nessuno nella propria casa“. Di Papa Francesco, che dice di costruire ponti, dice che “Vive in Vaticano, circondato da mura. Solo le città che hanno mura possono costruire ponti”, creati dall’economia, dal desiderio di conoscere altre civiltà. “Ma può conoscere un’altra civiltà solo chi ne possiede una propria”.

Cristina Gauri

da: LA VERITA’

 

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Quando la CEI consacrava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria in funzione anticomunista. Mentre oggi…

Quando la CEI consacrava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria in funzione anticomunista. Mentre oggi…

La Chiesa dovrebbe essere sempre la stessa, custodendo la verità rivelata (che è sempre la stessa) e guidando gli uomini all’eternità.

Ma dal 2013 è diventata un’altra cosa da ciò che è stata per duemila anni. E, al seguito di papa Bergoglio, anche i vescovi italiani sembrano essere passati dal Cuore Immacolato di Maria a quello di Maria Elena Boschi, di Greta Thunberg, di Laura Boldrini e di Emma Bonino.

Infatti si sono buttati in politica scagliandosi non contro chi propugna politiche contrarie ai valori cattolici, ma proprio contro chi si ispira a quei valori.

La pubblica devozione alla Madonna, per loro, è diventata addirittura uno scandalo : il presidente della Cei Bassetti, alla vigilia delle europee, fulminò Matteo Salvini proprio per aver mostrato un rosario in pubblico e per aver affidato l’Italia al Cuore Immacolato di Maria (Il “Fatto quotidiano” titolò: “Cei: votate tutti tranne Salvini’”).

Adesso è uscito un libro che (senza volerlo) fa capire quanto la rivoluzione bergogliana abbia ribaltato la Chiesa. Questo volume ricostruisce un grande evento popolare avvenuto proprio 60 anni fa, nel settembre 1959, per decisione dei vescovi italiani, orientati dal card. Giacomo Lercaro  (che poi sarà uno dei pilastri del Concilio): la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, in chiave esplicitamente anticomunista.

Un evento che “passerà alla storia come la prima decisione della Cei e uno dei primi atti del pontificato di Giovanni XXIII ”. Così scrive Saverio Gaeta che ha pubblicato il volume dalle edizioni San Paolo col titolo “L’eredità segreta di don Amorth (così la Madonna ha salvato l’Italia)”.

Infatti al centro di tutta questa vicenda – come infaticabile organizzatore – c’è proprio quel padre Gabriele Amorth che, negli ultimi decenni, è diventato celebre come esorcista e che – essendo morto nel 2016 – inorridirebbe oggi a sentire le incredibili esternazioni del nuovo capo dei Gesuiti (voluto da Bergoglio), secondo cui il diavolo non esiste (ha detto: “esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”, quindi non esiste).

Padre Amorth – racconta Gaeta – ha una storia sorprendente. Nasce nel 1925 in una famiglia cattolica di Modena. Il padre, avvocato, è tra i fondatori del Partito popolare e collabora con don Sturzo. Nel 1943 il giovane Gabriele, diciottenne, è già coinvolto con l’élite cattolica del momento: Dossetti, Fanfani, Vanni Rovighi e Lazzati. Pochi mesi dopo è partigiano nella formazione cattolica “Brigata Italia”.

Il suo punto di riferimento politico durante la guerra di liberazione è Ermanno Gorrieri, che diventerà poi parlamentare, esponente della Sinistra dc, e fondatore della Cisl.

Amorth è un giovane e coraggioso comandante partigiano e finita la guerra viene eletto vicedelegato nazionale dei giovani Dc: il capo era Giulio Andreotti. Quando Andreotti, di lì a pochi mesi, diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio con De Gasperi, la direzione DC chiede ad Amorth di prendere il suo posto, ma lui nel frattempo ha maturato la vocazione religiosa e diventa sacerdote.

Durante il pontificato di Pio XII l’Urss di Stalin arriva con i carri armati fino a Trieste, il comunismo conquista anche la Cina (1949) e l’Italia è il paese occidentale col più forte partito comunista, obbediente agli ordini di Stalin.

In quegli anni la Chiesa medita attentamente le apparizioni del 1917 a Fatima dove la Madonna aveva predetto la rivoluzione bolscevica di Lenin pochi mesi prima che si verificasse e dove aveva profetizzato che “la Russia spargerà i suoi errori in tutto il mondo, fomentando guerre e persecuzioni contro la Chiesa”.

Era esattamente ciò che stava accadendo. Per questo Pio XII ascoltò l’appello della Madonna che a Fatima aveva chiesto di consacrare la Russia al Suo Cuore Immacolato  (lo fece come consacrazione del mondo).

Nel giugno 1953 si verificò la rivolta operaia di Berlino Est (pochi mesi dopo la morte di Stalin) e nel 1956 un’altra rivolta operaia a Poznam, in Polonia, anch’essa repressa nel sangue dal regime comunista. Infine – di lì a pochi mesi – scoppiò la rivolta d’Ungheria, schiacciata nel sangue dai carri armati sovietici.

E’ in questo contesto che matura fra i vescovi italiani la decisione di dar seguito al gesto del papa con la consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria.

Padre Amorth diventò il segretario del Comitato promotore, ma il vero protagonista dell’evento, per il coinvolgimento della Cei, fu il card. Lercaro, vescovo di Bologna, che scriveva: “Non c’è chi non veda quanto l’Italia abbia bisogno di una particolare protezione per non cadere nel baratro del comunismo”.

La Consacrazione fu fatta, il 13 settembre 1959, al Congresso Eucaristico nazionale di Catania, dove convennero circa 80 mila persone, come scrisse trionfale “l’Avvenire d’Italia”.

Ma l’evento aveva già avuto una ben più colossale partecipazione popolare perché era stato preceduto per cinque mesi dalla “Peregrinatio” della statua della Madonna di Fatima in tutte le città d’Italia. Nelle 107 località toccate si registrarono circa 12 milioni di presenze (l’Italia aveva allora 50 milioni di abitanti) e si verificarono anche eventi straordinari, il più noto dei quali riguardò padre Pio da Pietrelcina che dalla visita della Madonna di Fatima a san Giovanni Rotondo, il 6 agosto, ebbe in dono la guarigione istantanea da una grave malattia che lo faceva penare da mesi.

L’evento della consacrazione fu accompagnato ovviamente da un messaggio di papa Giovanni XXIII e uno del presidente della Repubblica Gronchi.

La “Peregrinatio” della Madonna di Fatima ebbe come tappa finale Trieste dove si decise la costruzione di un Santuario dedicato a Maria Regina d’Italia, “in ricordo della consacrazione e quale atto di riconoscenza della patria preservata dalla tirannide del comunismo ateo”, disse il card. Lercaro (fu lui che benedì la prima pietra mentre Giovanni XXIII “pronunciò un ampio messaggio che fu trasmesso via radio”).

E oggi? Oggi i vescovi italiani attaccano chi affida l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Alle elezioni sono una macchina di propaganda del partito erede del Pci e, in questi giorni, sponsorizzano il governo ultralaicista rossogiallo. Cosa è diventata questa gerarchia clericale?

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 8 settembre 2019

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CHI ERA VERAMENTE IL CARDINALE SILVESTRINI

CHI ERA VERAMENTE IL CARDINALE SILVESTRINI

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Super Ex (Ex di Avvenire, Ex di Movimento per la Vita, Ex di altre sigle e bandiere attonite, ma NON ex cattolico, ci ha regalato un ricordo sulla carriera, le amicizie e le propensioni politiche del defunto cardinale Achille Silvestrini, il portabandiera della sinistra tout court in Vaticano, grande diffusore di giornalisti di sinistra (alterni vicibus…)nel mondo dell’informazione, e legati alla consorteria dei diplomatici vaticani, la vera sola “carriera” presente in quel mondo, e stranamente coccolata dal Pontefice regnante. Credo che nello straboccare di coccodrilli agiografici una visione lucida come quella di Super Ex sia benvenuta.

Marco Tosatti

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Nel giorno dell’apparente trionfo del suo “figlioccio” Giuseppe Conte è morto il cardinal Achille Silvestrini – amico di Sergio Matteralla, di Romano Prodi, del cardinale Parolin- e “che di Conte è stato il mentore dagli anni in cui frequentava il collegio di Villa Nazareth, il prelato a cui più di tutti il premier incaricato deve le sue entrature ecclesiastiche”.

Silvestrini è ben descritto anche nell’articolo de La Bussola quotidiana di Nico Spuntoni:

In morte di Silvestrini, regista del gruppo di San Gallo.

Vorrei solo aggiungere che di lui parlò con notevole ricchezza di dettagli un monsignore di curia, tale Marinelli, autore nel 1999, per l’editore Kaos, di un libro denuncia sui mali della chiesa intitolato Via col vento in Vaticano, firmato con lo pseudonimo I Millenari.

Quel libro ebbe un successo di vendite straordinario, analogo ai testi di Nuzzi, benché molto più serio e mosso da ben altri intenti: denunciare i tradimenti di uomini di Chiesa, non per attaccarla, ma per aiutarla a purificarsi.

Il monsignore infatti, dopo aver descritto sotterfugi, giochi di potere, logge massoniche vaticane davvero influenti e tese persino alla conquista del papato, scriveva: “Dio deprime la Chiesa per poi elevarla; taglia i rami inutili per rinvigorirla; atterra il suo orgoglio per poi sollevarla nella grandezza dell’umiltà…”.

Ebbene nel libro citato proprio Silvestrini aveva un posto d’onore come leader del “clan romagnolo”, composto anche da Pio Laghi, Luigi Bettazzi, Edoardo Menichelli, Claudio Celli… un clan, sosteneva il denunciante, quasi “massonico” e tutto teso alla conquista di posizioni di potere.

Un brutto colpo per il “sinistro” Silvestrini fu però l’elezione di Albino Luciani, del tutto ostile a certi comportamenti e forse, in quanto italiano, a conoscenza degli intrighi di alcuni uomini di curia. Silvestrini intravide la fine della sua ascesa ed ebbe a temere di non poter divenire cardinale.

Ma “fu profondo e lungo- scriveva mons Marinelli – il sospiro di sollievo quando s’accertò che dopo soli 33 giorni quel pontefice era stato trovato morto a letto. Dio sia benedetto! L’eccellente romagnolo poteva serenamente riprendere a sperare verso la scalata…”.

Scalata non solo ecclesiale, ma anche politica, tutta a sinistra: Silvestrini è stato presidente della Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, della quale basti dire che è stata organizzatrice, nel 1996,  di un convegno a cui parteciparono il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (il cattolico eletto anche grazie a Marco Pannella), il Ministro della Pubblica Istruzione, il comunista, Luigi Berlinguer, i sindaci di Roma Francesco Rutelli e quello di Venezia Massimo Cacciari. Tra i relatori: Romano Prodi e Stefano Zamagni, i catto-com bolognesi!

Nel 2013, con l’elezione di Bergoglio, caldeggiata dallo stesso Silvestrini, non mancano i riconoscimenti per l’anziano cardinale, così influente nella vita ecclesiastica e politica del paese.

Apprendiamo dal sito della fondazione che in  “occasione del novantesimo compleanno del Card. Silvestrini, viene organizzato a Villa Nazareth un convegno per riflettere sui valori di cui don Achille è stato testimone e che costituiscono oggi l’essenza del cammino della comunità: libertà (Alberto Monticone), servizio (don Luigi Ciotti), cultura (Luca Serianni), amicizia (Claudio Magris). – Viene presentato a Villa Nazareth il programma, sviluppato in partnership con l’Università per stranieri di Siena, di formazione per l’insegnamento della lingua italiana per stranieri, con particolare attenzione ad un percorso specialistico per docenti di italiano per l’ambito religioso. – Il 15 dicembre, la Comunità di Villa Nazareth, riunita per la Messa di Natale nell’Aula delle Benedizioni in San Pietro, riceve la visita di Papa Francesco, salutato con affetto ed entusiasmo da studenti, associati, amici e le loro famiglie”. Nel 2014, invece,”la comunità accoglie il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e già assistente spirituale degli studenti di Villa Nazareth”.

Nel 2015 un altro importante convegno con il card. Pietro Parolin e  Romano Prodi, e nel 2016, il 18 giugno, un’altra visita di Bergoglio!

Concludo con un passo tratto dall’articolo dell’Huffington post già citato. Prima di definire Silvestrini “un vigoroso oppositore anche pubblico di Ratzinger”, Maria Antonietta Calabrò ci dà un’altra informazione utile: “Oggi, il capo (di Villa Nazareth, ndr) è monsignor Claudio Celli, romagnolo pure lui, come Silvestrini, una carriera coronata – dopo essere stato capo dell’Apsa, Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica – dal nuovo deal concluso da Papa Francesco con la Cina, che ha portato nei giorni scorsi alla nomina d’intesa tra il Vaticano e il Governo cinese dei due primi vescovi, con l’ok comune. Secondo indiscrezioni, Celli nelle settimane della crisi agostana del Governo gialloverde si è molto speso a favore di Giuseppe Conte, il pupillo del cardinale Silvestrini”.

Fonte: Marco Tosatti – di Stilum Curiae

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In morte di Silvestrini, regista del Gruppo di San Gallo.

In morte di Silvestrini, regista del Gruppo di San Gallo.

Ieri mattina è morto all’età di 95 anni il cardinale Achille Silvestrini. Grande amico di Prodi, era considerato una sorta di padre spirituale del centrosinistra italiano. Pare che spinse per la scomunica di Lefebvre, contro il parere di Ratzinger. Assieme agli altri membri del “gruppo di San Gallo” cercò, nel 2005, di stoppare l’elezione di Benedetto XVI e nel 2013 accolse con favore quella di Bergoglio.

Se n’è andato proprio nel giorno in cui il suo ‘figlioccio’, Giuseppe Conte, si apprestava a ricevere l’incarico di formare un nuovo governo, retto da una maggioranza – probabilmente – più gradita a quel mondo del cattolicesimo democratico di cui per decenni fu il più influente rappresentante ecclesiastico. Il cardinale Achille Silvestrini è tornato al Signore alla veneranda età di 95 anni. Si è spento ieri mattina in Vaticano, nell’appartamento a lui in uso da tempo nella Palazzina della Zecca.

Senza dubbio il prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali è stato una delle figure più rilevanti della storia della Curia romana nella seconda metà del Novecento ed anche oltre. Basti pensare che il porporato romagnolo entrò in Segreteria di Stato nel lontano 1953, occupandosi di curare i rapporti con i Paesi del Sud-Est asiatico. Per sei anni fu sottosegretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa (di cui divenne poi anche segretario) e in tale veste guidò la delegazione vaticana alla Conferenza di Ginevra sul Trattato di non proliferazione nucleare. Fu lui a ottenere l’inserimento della menzione sulla libertà religiosa nell’Atto finale della Conferenza di Helsinki del 1975.

Al Palazzo Apostolico ebbe modo di collaborare con Domenico Tardini e Amleto Cicognani (suo concittadino), ma la sua ascesa in Curia avvenne negli anni di lavoro al fianco di Agostino Casaroli, padre della cosiddetta Ostpolitik vaticana, di cui Silvestrini fu uno dei maggiori interpreti.

Durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, che pure non aveva la sua stessa visione sulla politica da adottare nell’Europa orientale, il prelato di Brisighella divenne vescovo e potentissimo segretario per i rapporti con gli Stati. Questo incarico gli consentì di guidare la delegazione della Santa Sede nelle trattative per la revisione dei Patti lateranensi, terminate con l’accordo di Villa Madama nel 1984. Il contributo dato alla firma del nuovo concordato fece da preludio alla sua elevazione al cardinalato, nel concistoro del 28 giugno 1988. Dopo la porpora, però, Giovanni Paolo II lo nominò prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e successivamente alla guida della Congregazione per le Chiese Orientali.

Il congedo dai vertici della diplomazia vaticana non andò a intaccare la sua influenza in Curia e non gli fece venir meno il rapporto privilegiato con gli esponenti principali della politica nazionale. Silvestrini fu a lungo, e ha continuato a essere fino a tempi recenti, il punto di riferimento del cosiddetto cattolicesimo democratico nostrano, che, a Villa Nazareth, la scuola di formazione per giovani meritevoli d’umili origini di cui è stato fino all’ultimo il principale animatore, aveva trovato un po’ il suo tempio. Questo aspetto ha fatto sì che il cardinale diventasse una sorta di padre spirituale per il centrosinistra italiano, specialmente per quello dell’esperienza ulivista: grande amico di Romano Prodi, sembra che ne incoraggiò – secondo diversi retroscena – la candidatura nel 1996, garantendogli le doverose ‘coperture’ nei Sacri Palazzi.

Fu lui, inoltre, a officiare le nozze religiose tra l’allora sindaco di Roma e futuro sfidante di Berlusconi alle politiche del 2001, l’ex radicale Francesco Rutelli e la giornalista Barbara Palombelli, già sposata civilmente anni prima. Ma, d’altra parte, l’interlocuzione dell’ex ‘ministro degli esteri’ vaticano con il mondo della sinistra aveva radici ancora più lontane, visto che già nel 1988 ricevette Alessandro Natta, segretario del Partito Comunista Italiano, a Villa Nazareth, e pochi anni dopo cenò con l’ambasciatore dell’Urss in Italia, Anatoly L. Adamishin, insieme a Massimo D’Alema, numero due del neonato Pds.

Questo non gli impedì, però, di coltivare rapporti di stima e di amicizia anche con personalità politiche in apparenza lontane dalle sue personali convinzioni: con Andreotti, ad esempio, al quale espresse piena solidarietà dopo la condanna di Perugia e con Cossiga, il quale accennò alla passione politica del cardinale in un’autobiografia sull’argomento (“Direi che di tutti, il più italiano dei cardinali è Achille Silvestrini. Quello con cui magari dal punto di vista politico divergo, ma che mostra più sensibilità in materia”).

Ma questa sua particolare caratteristica di diplomatico “di parte”, se da un lato gli valse l’ammirazione di personalità laiche e di buona parte dei cosiddetti cattolici adulti, gli alienò le simpatie di molti altri nel mondo cattolico: secondo una ricostruzione, sarebbe stato proprio il prelato di Brisighella a spingere nel 1988 per la scomunica di Marcel Lefebvre, contro il parere dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, che avrebbe invece preferito ricucire con il fondatore della Fraternità San Pio X. Una circostanza che, se vera, confermerebbe le differenze di sensibilità ecclesiale esistenti tra l’ex prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e il teologo bavarese, emerse – secondo le indiscrezioni filtrate negli anni – anche nel Conclave del 2005.

All’epoca della morte di Wojtyla, Silvestrini non era più cardinale elettore per raggiunti limiti d’età, ma rivestì ugualmente – a quanto si legge in più di una ricostruzione degli eventi – il ruolo di kingmaker, cercando di sbarrare la strada all’elezione di quello che sembrava essere sin da subito il candidato più accreditato. Secondo il vaticanista Marco Politi, proprio Villa Nazareth divenne nei giorni pre-Conclave “il punto di riferimento dei riformatori”. Quegli incontri non costituivano una novità, però, come confermò il cardinal Godfried Danneels nel 2015, rivelando l’esistenza di riunioni periodiche avvenute in Svizzera tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila per discutere del futuro della Chiesa dopo la morte di Giovanni Paolo II, ipotizzandone anche il successore. Si tratta del cosiddetto “gruppo di San Gallo”, di cui molto è stato scritto, e che tra i suoi membri di punta, insieme a Danneels, Kasper, Martini e Murphy-O’Connor, vedeva anche la presenza dell’attivissimo Silvestrini.

Una precisa ricostruzione di questa complessa partita giocata per la successione papale del 2005 si trova nel libro Oltre la crisi della Chiesa di Roberto Regoli ed è stata avvalorata anche da monsignor Georg Gänswein nel corso della presentazione del volume. Il Conclave, in ogni caso, ebbe un esito diverso dagli auspici dell’ex ministro degli esteri vaticano che visse probabilmente senza entusiasmo il pontificato di Benedetto XVI, finendo talvolta al centro di retroscena – mai confermati – che lo accreditavano come ispiratore di ‘fronde’.

Le riunioni del gruppo di San Gallo continuarono anche dopo l’elezione di Ratzinger; e Kasper, rivelandolo ma smentendo l’intento cospirativo, confermò a Frédéric Martel che “Achille Silvestrini ci veniva tutte le volte ed era una delle figure centrali”.

Dopo la rinuncia di Benedetto XVI nel 2013, il porporato romagnolo accolse con favore l’elezione di Bergoglio, il candidato – presumibilmente – individuato già nel 2005 da lui e dagli altri cardinali del gruppo di San Gallo come possibile promotore di un’agenda riformatrice per la Chiesa. In quello stesso anno Francesco si recò a Villa Nazareth per rendere omaggio all’anziano prelato in occasione dei 90 anni da poco compiuti e vi ritornò ancora tre anni dopo per il 70° della fondazione della residenza universitaria.

Con la morte del cardinal Silvestrini scompare senz’altro un protagonista di primissimo piano della recente storia della Chiesa cattolica, la cui influenza capace di arrivare oltretevere viene testimoniata in queste stesse ore dalla ribalta nazionale conquistata da Giuseppe Conte, suo allievo nella scuola della Fondazione Tardini e nuovo, probabile, astro nascente di quel “cattolicesimo dem” di cui a lungo l’ex prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali fu faro e protettore.

La Nuova Bussola Quotidiana

di Testimonium Veritati

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Bergoglio ha “manovrato” Conte per silurare Salvini. Intanto a Medjugorje i fedeli meditano il messaggio del 25 agosto sul “Rosario” e pensano a Salvini. Bergoglio scomunicherà la Madonna o la Madonna ha scomunicato Bergoglio?

Bergoglio ha “manovrato” Conte per silurare Salvini. Intanto a Medjugorje i fedeli meditano il messaggio del 25 agosto sul “Rosario” e pensano a Salvini. Bergoglio scomunicherà la Madonna o la Madonna ha scomunicato Bergoglio?

Mai si è discusso così tanto della Madonna, nella politica italiana, come negli ultimi tempi. Alle elezioni europee Salvini si affidò a lei e Bergoglio si affidò al PD: stravinse la Lega.

Aperta la crisi, in Senato, Salvini ha sopportato le randellate di Conte (applaudite dal Vaticano), baciando il rosario di Medjugorje. E questo ha scatenato le reazioni avvelenate dei laicisti e dei bergogliani.

Ma è accaduto un fatto particolare che ha colpito i cattolici, specie i fedeli di Medjugorje. E’ noto che adesso il santuario ..della Bosnia Erzegovinae è stato “sdoganato” dalla Chiesa.

Ebbene, domenica 25 agosto, nel pieno della crisi di governo, da quel santuario è arrivata, a sorpresa, una notizia che ha creato molto malumore a Santa Marta.

Perché, a quanto pare, la Madonna stessa – che era stata al centro del furibondo attacco bergogliano a Salvini sul rosario – ha detto la sua, facendo uno straordinario “endorsement” proprio a favore del leader leghista che a lei aveva affidato, a più riprese, se stesso e le sorti dell’Italia.

Così, adesso, a meno che Bergoglio non voglia “scomunicare” anche la Madonna, sarà molto difficile attaccare Salvini sul rosario.

Ci sono degli antefatti. Il leader leghista ha fatto riferimento proprio a Medjugorje, il 5 agosto scorso, ricordando il “compleanno” di Maria, e ha spiegato che il rosario che ha mostrato pubblicamente, affidando l’Italia alla Madonna, e che teneva fra le dita anche durante la seduta del Senato, viene appunto dal santuario bosniaco.

Il Vaticano, incredibilmente, invece di approvare si è indignato come per una profanazione. Ha tuonato contro questo gesto di Salvini il presidente della Cei, eterodiretto da Santa Marta. Poi il gesuita Antonio Spadaro, braccio destro di Bergoglio, è arrivato a scrivere che quello di Salvini è “un gesto sanguisuga della fede”.

Per la verità il mondo clericale fa autogol se parla di “sanguisughe della fede” perché qualcuno potrebbe ricordare che la Chiesa deve ancora pagare l’Ici del passato alle casse pubbliche, come deciso dalla Corte di giustizia UE (inoltre da anni ottiene dallo Stato italiano un 8X1000 assai vantaggioso).

Ma, al di là di questo, il popolo cattolico è rimasto sconcertato. Si chiede: perché si bastona con questa veemenza chi affida il Paese alla Madonna e non si è fatta nessuna opposizione alle leggi laiciste dei governi PD, anzi si è fatto votare quel partito?

Perché scandalizza il rosario di Salvini e non si dice nulla – per esempio – su enormità dottrinali come quella del Generale dei gesuiti, secondo cui il diavolo non esiste come persona, ma è solo un simbolo?

Al Senato lo stesso Conte  ha “bacchettato” Salvini per quel rosario, ritenendolo un attacco alla laicità dello Stato : strano argomento dal momento che Conte ben conosce le forti pressioni del Vaticano di Bergoglio per far saltare il governo gialloverde ed espellere Salvini (questa sì che è un’ingerenza indebita di uno Stato straniero nelle vicende interne dell’Italia).

Il mondo bergogliano ha condannato Salvini, quasi che baciare il rosario, invitando a pregare  la Madre di Dio  per  l’Italia, fosse una bestemmia. Lo hanno accusato di voler volgarmente strumentalizzare la Madonna, come se avesse commesso un sacrilegio.

In tutto questo bailamme, si arriva a domenica 25 agosto. Ogni 25 del mese la veggente Marija, a Medjugorje, riceve un messaggio pubblico dalla Madonna, durante l’apparizione.

E stavolta – come dicevo – il “messaggio” ha fatto sobbalzare il Vaticano perché le parole riportate, della Madonna, sono testualmente queste: “Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei”.

fedeli di Medjugorje hanno letto questa frase in riferimento alle polemiche di questi giorni: stando a quel messaggio è la Madonna stessa che invita a non vergognarsi del rosario e a testimoniare pubblicamente la propria devozione a lei.

Una smentita più clamorosa alle parole dei bergogliani, da Spadaro a Bassetti, non si poteva immaginare. Altro che relegare i gesti di devozione all’interno delle sacrestie e delle chiese.

Del resto tutto il messaggio del 25 agosto – in perfetta consonanza con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI – è una forte esortazione a testimoniare pubblicamente la fede cattolica e a battersi perché, nella vita pubblica, non prevalga quella che Ratzinger definì “la dittatura del relativismo”.

L’esatto contrario di quanto sta facendo oggi Bergoglio che – dicono i media – sostiene a spada tratta un nuovo governo PD/M5S, ossia un governo ultralaicista e anticattolico.

Ecco l’intero messaggio di Medjugorje: “Cari figli! Pregate, lavorate e testimoniate con amore il Regno dei Cieli affinché possiate stare bene qui sulla terra. Figlioli, Dio benedirà al centuplo il vostro sforzo e sarete testimoni tra i popoli, le anime dei non credenti sentiranno la grazia della conversione ed il Cielo sarà grato per le vostre fatiche ed i vostri sacrifici. Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei e decidetevi per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Ovviamente il contenuto interessa i cattolici. Ma i non cattolici possono notare che queste parole sono perfettamente in linea con la tradizione di sempre della Chiesa e il popolo cattolico ci si riconosce e per questo – nella gran parte – alle elezioni nega il voto alla Sinistra (come è accaduto alle recenti europee).

Invece quello stesso popolo cattolico non si riconosce affatto nelle manovre politicanti dei bergogliani a sostegno del governo Pd/M5S, come non si riconosce nell’ossessiva e irresponsabile campagna migrazionista fatta da Bergoglio  dal 2013.

E’ una campagna a cui il PD si assoggettò, così avemmo, in cinque anni, centinaia di migliaia di arrivi in Italia. Invece Salvini vi si oppose e – una volta al governo – fermò tutto. Cosa che ha scatenato le ire bergogliane.

Oltretutto alle elezioni europee il voto (e anche il voto dei cattolici) ha chiaramente premiato Salvini e bocciato Bergoglio, visto dalla sinistra come suo leader.

Così dal Vaticano è stata amplificata la demonizzazione del leader leghista: appena si è affacciata la crisi di governo hanno preso a “consigliare” il premier Conte, legato da antica amicizia col Segretario di Stato vaticano, di cogliere l’occasione per rompere.

E’ stato Conte infatti a spingere verso la frattura. Prima portando il M5S sulle posizioni dell’establishment franco-tedesco a Bruxelles (l’operazione Ursula).

Poi, al momento della crisi, adoperandosi non per ricucire come avrebbe tentato di fare qualsiasi premier, ma anzi rendendo tutto irreparabile e attaccando pesantemente Salvini.

Che il piano di cui Conte è stato protagonista avesse come obiettivo  la rottura del governo e l’espulsione di Salvini, lo si è visto quando il premier ha voluto la “parlamentarizzazione” della crisi, ma l’ha usata per demolire il suo vicepremier e invece di aspettare mozioni e voti si è sfiduciato da solo dimettendosi, mentre Salvini tendeva la mano.

Anche la durezza degli epiteti usati dal premier – che hanno stupito Salvini, il quale aveva lavorato con lui fino al giorno prima – portano una firma che probabilmente non è di Conte o non solo sua. Sembra più un livore clericale.

Adesso il Vaticano deve fare i conti con l’irruzione sulla scena di una protagonista che non aveva calcolato, ma che il popolo cattolico invece ascolta devotamente: la Madonna di Medjugorje.

Bergoglio “condannerà” anche lei? La accuseranno di “strumentalizzare” il rosario? Di non essere europeista e di sabotare il governo giallorosso?

Chissà che il Cielo non rovesci, alla fine, i progetti di potere del “partito dell’odio” anti-Salvini oggi fiorente in Vaticano.

Il gesto di Salvini ha avuto un forte impatto culturale perché ha ridato legittimità pubblica alla fede cattolica e ci ha ricordato la nostra storia e l’identità profonda del nostro popolo. L’opposto del progetto di Bergoglio.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 27 agosto 2019

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Rosari e Madonne per Salvini: perché?

Rosari e Madonne per Salvini: perché?

Salvini bacia il rosario. Tira fuori dalla manica il vangelo e il cuore immacolato di Maria dal cappello. Ma davvero, c’è chi non capisce la natura di questi gesti di Salvini o meglio, crede di capirli liquidandoli con un “servono per i voti dei bigotti”.

Da una parte il suo agitare per aria i simboli religiosi è chiaramente una provocazione. Di fatti, tempo di rimettere il rosario in tasca ed è già sui titoloni dei giornali e trend topic su twitter.

Ma più profondamente lo fa per opporsi a quel politically correct che nega i simboli religiosi nella sfera pubblica, come se fossero un’invasione di campo della laicità (falso) e non appartenenti alla natura della singola persona, quindi, se si è liberi, uno può manifestare il suo essere credente o meno: basta non imporlo.

Un politically correct europeo e per esempio non americano: God bless you, direbbe qualunque presidente degli States.
Ad ogni modo, c’è di più in quei suoi gesti. C’è tutto l’orgoglio delle radici. C’è il profumo della sua terra. C’è il sangue della Storia e delle tradizioni. C’è il no al meticciato anonimo, informe, neutrale. C’è il ribadire che i valori sono carnali, concreti, in grani di legno e pagine di carta.

E c’è anche (diciamolo) un po’ il voler percorrere la strada della Russia di Putin che bagnata di sangue dal marxismo ha risollevato la testa e diffuso incensi col cristianesimo ortodosso.

E per ultimo, c’è il fatto che Salvini è credente per davvero. Come dice lui (sempre): “Sono l’ultimo dei peccatori, ma credo e mi faccio il segno della croce appena mi alzo e vado a dormire ringraziando il Buon Dio che mi dà un altro giorno”.
Insomma, questo è il nocciolo della fede, tra l’altro. Ed è meglio di tanti sedicenti cattolici, primi nelle riunioni pastorali ma i quali non perdono occasione in politica per fare lo sgambetto alla Chiesa.

Fa sorridere che per anni, preti e cardinali hanno combattuto chi voleva “relegare la fede alle sagrestie e toglierla dalla vita pubblica“, accusando di “laicismo e non di laicità sana” e adesso si stracciano le vesti, addirittura, Famiglia Cristiana fa paragoni col demonio (Vade retro Salvini) o padre Spadaro parla di resistenza.
Quando l’unica resistenza che sembrerebbe da fare è quella verso certa Chiesa che va a nozze con personaggi come la Bonino, invitati sugli altari a predicare, ma che poi, senza il minimo della riconoscenza, suggeriscono in Parlamento di togliere l’ora di religione dalle scuole.

Come si dice? Avuta la grazia, gabbato lo Santo.

Gabriele Vallarino

https://gabrielevallarino.wordpress.com/…/rosari-e…/

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Bergoglio va alla guerra

Bergoglio va alla guerra

Condannando senza appello il sovranismo e accostandolo alla guerra e al nazismo, Papa Bergoglio ha fatto nell’agitato clima d’agosto una dichiarazione di guerra mondiale nel nome della pace e dei migranti. Non ha solo scomunicato Salvini e benedetto la santa alleanza tra grillini e pd, come molti hanno sottolineato, ma ha colpito tutti i sovranisti del mondo, da Trump a Putin, dal nazionalista indiano Modi al cattolico Orban e al brasiliano Bolsonaro che guida il paese cattolico più popoloso al mondo. Non ricordo un’accusa politica così radicale ed esplicita da parte di un Papa, almeno negli ultimi settant’anni con un paragone così infamante col nazismo e la guerra. Per trovare un vago precedente bisogna risalire alla scomunica di Papa Pio XII, nell’estate del 1949, nei confronti dei comunisti. Ma il comunismo era un regime totalitario e ateo in atto, perseguitava i credenti e i dissidenti, soffocava nel sangue e nel gulag la libertà. Qui siamo a una scomunica a priori nei confronti di leader e movimenti popolari, democratici e liberamente eletti che non si sono macchiati di alcun crimine e non hanno fatto nessuna azione o dichiarazione ostile verso la fede, la Chiesa e i credenti. Scomunicandoli, Bergoglio si è lanciato in uno spericolato paragone tratto dalla propaganda corrente, tra il sovranismo di oggi e il nazismo e la guerra di ieri e di domani. Sarebbe come accusare di comunismo antioccidentale o di complicità col fanatismo islamico chiunque voglia far sbarcare i clandestini e imporne l’accoglienza. Un processo alle intenzioni senza fondamento.

Del resto quante guerre recenti sono state combattute nel nome della pace e del Bene contro le potenze del Male; quante guerre pacifiste, quanti stermini umanitari, quante bombe progressiste sganciate sulle popolazioni, quante invasioni a fin di bene, quanti maltrattamenti e respingimenti democratici di immigrati clandestini. Fu il democratico e pacifista Kennedy a far la guerra in Vietnam e a sfiorare la guerra a Cuba con l’Urss; toccò al “cattivo conservatore” Nixon chiudere la sciagurata guerra in Vietnam e dialogare col comunismo cinese.

Con la sua dichiarazione di guerra ai sovranisti, Bergoglio ha compiuto tre atti ostili in uno: ha offeso i cattolici che liberamente votano per i “sovranisti” riducendoli a potenziali seguaci di Htler e nemici dell’umanità e della cristianità, erigendo così un muro d’odio e disprezzo nei loro confronti; proprio lui che dice di voler abbattere tutti i muri ne ha eretto uno gigantesco, insormontabile. Ha poi schiacciato la Chiesa su un versante politico a fianco di movimenti, governi e organi laicisti, atei, massonici, di sinistra radicale o all’opposto filo-islamici, comunque avversi alla cristianità e ai suoi valori, alla civiltà cattolica e alla famiglia cristiana. E si è schierato con l’Europa anticristiana degli eurocrati, con l’establishment laicista e col peggior capitalismo finanziario, contraddicendo anche il suo populismo cristiano-terzomondista. Peraltro Bergoglio deve ancora raccontarci che rapporti ebbe con la dittatura argentina quando era influente prelato in patria.

I catto-bergogliani sono insorti con livore e disprezzo (ma sempre in nome della carità) contro chi muove queste obiezioni al Papa, accusandoli d’insolenza. E’ ridicolo che questi cattolici progressisti ricorrano al dogma dell’infallibilità del papa e si trincerino dietro quel principio di autorità che hanno calpestato fino a ieri, diciamo fino a che era Papa Ratzinger.

Il problema è opposto: non è chi critica le dichiarazioni politiche di Bergoglio a mettersi al di sopra del Papa, ma è Bergoglio a scendere al di sotto del suo ruolo di Papa, fino a usare strumenti della propaganda politico-mediatica di sinistra che accusa di nazismo chiunque non la pensi come loro. Un vero Pontefice dovrebbe innalzare ponti e non steccati, dovrebbe porsi al di sopra delle parti e delle ideologie, esortare a trovare un punto di sintesi, sforzandosi di salvare un nucleo di verità in ciascuna delle parti in campo.

Per i catto-bergogliani la verità del Vangelo e della cristianità non è quella trasmessa da duemila anni di tradizione cristiana, di fede, dottrina, esempio di santi e teologi, di papi e martiri. Ma è solo nella lettura che ne fa ora Bergoglio in un volo pindarico dal cristianesimo delle origini al Concilio Vaticano II, con un breve scalo francescano. Il resto è cancellato.

È puerile e riduttiva questa rappresentazione manichea del Bene e del Male. I mali di cui è infestata la società sono molteplici, evidenti e remoti dal sovranismo: la droga e la criminalità derivata, il terrorismo e il fanatismo, la persecuzione dei cristiani nel mondo, la delinquenza diffusa e il traffico di bambini, di uteri, di organi, di donne, di migranti, solo per citarne alcuni. Mali rispetto a cui il sovranismo è considerato da molti come argine e antidoto. Elevando il sovranismo a male sovrano dell’epoca, passano in sordina questi mali globali, coi loro agenti e alleati.

In un mondo dominato dall’ateismo e minacciato dall’islamismo, Bergoglio addita come nemico principale il sovranismo e come suo gesto di massimo sfregio l’esibizione del rosario. Intanto la civiltà cristiana e la fede cristiana vengono cancellate dalla vita pubblica e privata, le chiese, i fedeli e le vocazioni sono in caduta libera, il senso religioso sparisce nell’orizzonte della gente; ma quel che conta è la mobilitazione umanitaria pro-migranti e resistenza contro un presunto pericolo nazista. E intanto i cattolici praticanti in Europa, una volta esclusi i sovranisti, si riducono all’otto per mille della popolazione…

Marcello Veneziani

MV, Panorama n. 38 (2019)

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Il gesuita Boulad al Papa: “Basta ingenuità sull’Islam”

Il gesuita Boulad al Papa: “Basta ingenuità sull’Islam”

“La politica della mano tesa di Papa Francesco sull’Islam è sempre la stessa: ingenua e angelicale”, dice il sacerdote gesuita Henri Boulad. Nato ad Alessandria nel 1931, Boulad ha compiuto gli studi di teologia in Libano, di filosofia in Francia, di psicologia negli Stati Uniti. Superiore dei gesuiti di Alessandria, Boulad è stato anche rettore del Collegio dei Gesuiti del Cairo e ha pubblicato oltre trenta libri, tradotti in quindici lingue.

“La massiccia migrazione verso l’Europa, principalmente da parte di paesi musulmani, che lui sostiene, dimostra che perde di vista i gravi problemi sociali che si presenteranno: la non integrazione e assimilazione dei musulmani nei paesi ospitanti, le incompatibilità dell’Islam con i diritti umani, laicismo, libertà e uguaglianza – per non parlare delle contraddizioni nelle dichiarazioni del Papa. I musulmani non si sono mai integrati nei paesi da loro invasi. Piuttosto, hanno costretto i paesi conquistati a perdere – spesso in modo permanente – le rispettive identità etniche e culturali, le loro religioni, le loro lingue e le loro tradizioni.

Questo è un problema serio che si pone sempre più con l’Islam politico in Europa. Il Papa sembra ignorare la storia delle conquiste musulmane e dei problemi sociali che l’Islam politico pone all’Europa. Questo mette in pericolo le identità europee, le loro tradizioni e le loro radici giudeo-cristiane”.

scrive il National Catholic Register (31/1/2019)

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Discorso di Vladimir Putin alle Nazioni

Discorso di Vladimir Putin alle Nazioni

Oggi sono stanco. Stanco di tutto.
Voglio parlare ai leader del mondo.
Cos’avete che non va? Che piano diabolico tramate?
State deliberatamente cercando di ridurre la popolazione mondiale, e lo state facendo a costo di vite innocenti, di menti fragili che credono nella vostra correzione politica.
Padri, madri, bambini…
Che razza di mostro convince una famiglia a mutilare i genitali del figlio perché un giorno si sente una bambina, sapendo perfettamente che un bambino non ha nemmeno una sua identità ben formata?
Che razza di bestia malvagia convince un Paese occidentale ad aprire le porte al terrorismo dello Stato islamico?
Lavando il cervello delle persone con nefandi e potenti sistemi mediatici che mentono spudoratamente.
State cambiando i valori della cultura occidentale. Uno per uno. Intenzionalmente.
State lasciando che il terrorismo porti via vite innocenti.
Voi stessi avete consapevolmente attaccato la vostra cultura e i vostri valori.
Avete voluto distruggere il cristianesimo, sapendo che dall’altra parte altri sarebbero venuti a imporre l’islam attraverso la violenza e il terrore.
Sapevate. E avete lasciato che accadesse.
Ora, per le vittime del terrorismo, chiedo che facciamo un minuto di silenzio.

Sono consapevole dei vostri piani diabolici per ridurre la popolazione del pianeta.
Dall’aprire le porte e i confini ai gruppi terroristici, al tentativo deliberato di omosessualizzare la popolazione.
Sono qui oggi per spiegare come e perché lo fate.
Sono stati così malvagi da approfittare dei deboli, degli oppressi.
Hanno preso i giovani per le orecchie e hanno riempito le loro menti di spazzatura.
Hanno normalizzato il cambio chirurgico del sesso.
Il Sindaco della città di Manchester ha normalizzato il terrorismo islamico: dopo un attentato ha detto che gli attacchi terroristici sono una parte normale del vivere in una grande città.
Incredibile.
Se pensi che la tua gente debba abituarsi a essere massacrata, dimettiti dal tuo incarico.
E quello che stanno facendo con la comunità omosessuale, Dio, approfittando di una parte della società che è stata da sempre oppressa e sapendo che soffrono di disturbi di disforia, per far credere loro di far parte dell’ordine naturale, e che chiunque non accetti questa premessa sia una cattiva persona e un fobico squilibrato che li odia senza ritegno.
Omosessualizzazione attraverso studi falsi e alterati che mese dopo mese riportano che l’eterosessualità non esiste, articoli su presunte mode per cui gli eterosessuali farebbero sesso tra uomini, e secondo cui l’eterosessualità non sarebbe altro che una struttura sociale.
Bene, oggi vi dico che quelle sono sciocchezze. Bugie premeditate per ridurre poco a poco la popolazione mondiale, perché sapete bene che una società omosessuale non può riprodursi.
Gli islamisti ci massacrano.
Gli islamisti bombardano e la società non si riproduce.
Il risultato è ciò che vi aspettate: un’efficace riduzione della popolazione.
Ma non finisce qui.
Promuovono anche l’odio tra uomini e donne.
Hanno distrutto il movimento femminista per trasformarlo in una guerra tra esseri in competizione biologica, uomini e donne.
Se uomini e donne si odiano, le possibilità di riproduzione scompaiono del tutto.
Questo piano mostruoso è accompagnato da una filosofia neomarxista e dall’indebolimento della mente dei giovani.
Giovani che hanno ricevuto discorsi predigeriti.
Ragazzi e ragazze che si rifiutano di pensare da soli.
Hanno lavato loro il cervello e hanno riempito le loro menti di idee assurde. Li hanno completamente rimbambiti.
Stanno sostenendo leggi jihadiste, sono assolutamente convinti che la mutilazione dei genitali non porti a un disturbo dell’identità sessuale.
Sono riusciti a convincerli che il nemico sia la famiglia tradizionale, cioè quella che si riproduce.
Ma oggi, governanti, la storia vi mostrerà che il buonsenso è più forte.
Vi chiediamo di desistere dal vostro piano.
Oggi vengo qui in pace, implorandovi di lasciare in pace le menti dei giovani e degli oppressi, ma puntando i piedi e mostrandovi che sono consapevole dei vostri piani.
Le vostre politiche devono cambiare urgentemente. I vostri media devono iniziare a dire la verità.
Smettete di cercare di confondere deliberatamente i giovani nella loro intimità.
Entrare nella vita sessuale di una persona sana è un atto spregevole e disgustoso.
Pretendere che un intero Popolo si abitui a essere massacrato da immigrati radicali è un atto codardo e rivoltante.
Scontrarsi tra uomini e donne sotto la bandiera del femminismo, canaglie, è una delle cose più deplorevoli che abbia visto in tutta la mia vita politica.
L’America e l’Europa, se non metteranno fine ai loro piani, dovranno affrontare non solo l’ira di Dio, ma anche la mia.
Desistete dal vostro piano.

Dio e Patria! O la morte!
Viva!

~ Mosca, 11 luglio 2019

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Il cardinal vicario e l’elogio dello squilibrio

Il cardinal vicario e l’elogio dello squilibrio

La lettera che il cardinale Angelo De Donatis, vicario del papa per la diocesi di Roma, ha inviato a tutti i sacerdoti sottoposti alla sua autorità merita veramente di essere conosciuta. Fulgido esempio di Chiesa in uscita, la missiva contiene perle sulle quali meditare.

“Come sai – scrive sua eminenza rivolgendosi a un immaginario prete – il processo di conversione e rinnovamento, che stiamo mettendo in atto in Diocesi e nelle nostre comunità, richiede la creazione in ogni parrocchia di un piccolo gruppo di persone, una équipe pastorale, che possa prendersi cura del cammino di tutti, custodendo la direzione comune e animando concretamente le diverse iniziative”.

Queste idee sono ottime. Occorre abbandonare la vecchia concezione, secondo cui il processo di conversione richiede la preghiera personale, il costante rivolgersi a Dio, l’amore per Gesù. No, la vera conversione richiede la creazione di un’équipe pastorale. Ed è giusto che sia tale équipe (per comodità potremmo anche chiamarla soviet, o collettivo, o cellula) a “custodire la direzione comune”. Sono finiti i tempi in cui la custodia era affidata al prete con l’ausilio dei santi. Non a caso sua eminenza insiste: “L’individuazione di una buona équipe pastorale è una priorità”.

Il consiglio è di scegliere “dodici persone”, ma il numero è simbolico. Possono essere di più, o di meno, non importa. L’importante è che queste persone, dodici, tredici o quel che siano, “non vanno cercate tra coloro che hanno dimostrato di essere prudenti, misurate e circostanziate, ma al contrario, tra persone fuori dalle righe, gente che lo Spirito Santo ha reso degli appassionati dello squilibrio”.

Questo sì che è parlare chiaro. Ci fu un tempo, ormai superato per sempre, in cui la Chiesa riteneva che i doni dello Spirito Santo  fossero la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio. La vecchia Chiesa, non ancora in uscita, li chiamava i sette doni dello Spirito Santo, ma evidentemente erano espressione di una Chiesa rigida, dottrinaria e, diciamolo, del tutto autoreferenziale. Oggi invece, ed è giusto sottolinearlo, abbiamo bisogno di squilibrati, e sua eminenza lo dice chiaro e tondo: “Non abbiamo bisogno di professionisti competenti e qualificati, quanto piuttosto di cristiani apparentemente come tutti, ma in realtà capaci di sognare, di contagiare gli altri con i loro sogni, desiderosi  di sperimentare cose nuove”. Insomma, con una formula innovativa potremmo dire: “Vogliamo la fantasia al potere”.

È molto bello che a questo punto sua eminenza, per rafforzare l’argomentazione, non citi, come si faceva una volta, un santo, un padre della Chiesa, un teologo, un papa, bensì un giornalista, ossia il bravissimo Luigi Accattoli, il quale, con un’alzata d’ingegno,  ha scritto che la comunità cristiana ha bisogno di “esploratori coraggiosi”. Giusto. Ma noi vorremmo andare anche più in là, e proporre di mettere la diocesi di Roma sotto la protezione non solo e non tanto di Pietro e Paolo, ma di Giovanni Caboto, Cristoforo Colombo,  Vasco da Gama, David Livingstone, Umberto Nobile, Roald Amundsen . Gente così. Che esplorava.

Sua eminenza il cardinale vicario ammette che magari queste persone appassionate dello squilibriopossono risultare a volte “destabilizzanti”, ma che importa? Ciò che conta è “tenerle vicine, ascoltarle, lasciarle agire”. D’altra parte, aggiungiamo noi, si sa che le persone squilibrate non vanno mai contraddette.

“Faranno degli errori?”, si chiede sua eminenza. “Li faranno fare a te e alla comunità?”. E pazienza. Come dice sempre papa Francesco, e come sua eminenza opportunamente ricorda, molto meglio una “Chiesa accidentata” che una “autoreferenziale”. E ora non state a chiedervi che cosa voglia dire, perché non è più tempo di significati rigidi.

Ciò che conta non è, come si riteneva un tempo, condurre le anime a Dio (che linguaggio!), ma “l’ascolto creativo della realtà e delle storie di vita”. E, di nuovo, non state a chiedervi che cosa voglia dire di preciso, perché la precisione è superata, roba vecchia.

“Tutta la comunità cristiana e tutti gli operatori pastorali sono chiamati a mettersi in atteggiamento di ascolto” dice sua eminenza.  E come?  Microspie? Audio-sorveglianza? Intercettazioni? Non si sa, ma saperlo non è importante. Non è il momento di spiegare. La Chiesa in uscita ascolta, non spiega.

Poi, dice sua eminenza, prioritario è anche “essere custodi del fuoco”, ben sapendo che “essere custodi del fuoco” significa “custodire il senso del cammino” in una “Chiesa-grembo di misericordia” . E a questo punto come non pensare ai nostri cari amici indios amazzonici, dai quali tanto abbiamo da imparare, e alle loro tradizioni fondate sull’idea di  Terra Madre Grembo  e Spirito di Potenza Cosmica?

Occorre notare che nella lettera c’è qualche imperfezione di contenuto e di stile. Per esempio, dopo aver sostenuto che occorre evitare uno “schiacciamento sul fare”, il testo propone tutto un elenco di cose da fare. Ma non importa. Trattasi certamente di errori voluti per sottolineare che ciò che conta è essere incidentati e squilibrati, non tutti precisini.

Ed è consolante sapere che “nello svolgere questi compiti” l’equipe non avrà l’aiuto, in fondo banale e scontato, di grandi santi e patroni, ma “sarà supportata dalla Diocesi e dagli Uffici Pastorali” (notare l’abbondanza di maiuscole), proprio come nelle grandi nomenklature.

Molti altri sarebbero i punti da sottolineare in questa lettera, piena di Fuoco e di Spirito, nella quale, giustamente, non una sola volta è nominato, almeno esplicitamente, Gesù. Ci limitiamo a osservare un pleonasmo proprio alla fine (“da questo cammino pastorale la Chiesa diocesana ne uscirà più attenta”), ma, ripetiamo, anche questa ridondanza un po’ fastidiosa sarà certamente voluta, perché gli appassionati dello squilibrio amano l’imperfezione.

Dunque, avanti così.

Che il Fuoco sia custodito!

Come direbbe il cardinale Marx,  ascoltatori di tutto il mondo, unitevi!

E come dice il cardinale Anakyn Skywalker (forse meglio conosciuto come sua eminenza Dart Fener),  che la Forza sia con voi!

Aldo Maria Valli

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