Categoria: Varie

Il Papa marxista che manda la Chiesa alla deriva.

Il Papa marxista che manda la Chiesa alla deriva.

Circola una battuta: i cinesi hanno qualche imbarazzo a farsi ricevere in Vaticano, perché Bergoglio è troppo comunista. Un cliché, d’accordo, ma ogni cliché nasconde un pizzico di verità e qui più che pizzichi sono manciate, sono palate: ci sarà una ragione se il papa argentino è stato adottato dalla sinistra come ultima spes del marxismo riverniciato. Se rifiuta di accogliere Mike Pompeo, segretario di stato Usa, se con Donald Trump fa la faccia schifata come con l’ex presidente del suo paese, Macrì, se il vescovo di Hong Kong lo tiene a cuccia, se Matteo Salvini non vuole vederlo neanche dipinto e lo umilia platealmente e invece non si fa problemi coi dittatori sudamericani che gli regalano allucinanti Crocifissi sulla falce e martello.

Fama da prete di sinistra

Bergoglio riposa in fama di prete di sinistra, affiliato alla teologia della Liberazione di Romero ma è un abbaglio, Bergoglio se mai è un pastore da  barricata, vicino a posizioni anarcoidi: il Messaggero scrisse tre anni fa, mai smentito, dei suoi appoggi, anche finanziari, alla galassia dei centri sociali; all’arruffapopoli Casarini dice “vai avanti fratello mio” e sulle Ong che trafficano clandestini non trova mai altro che elogi incondizionati e sconclusionati. Arrivò perfino a giustificare, se non scusare, gli stragisti islamisti di Charlie Hebdo con la delirante uscita aerea su quelli da prendere a pugni se ti toccano la mamma. Che poi il suo marxismo appartenga a Karl o piuttosto a Groucho, è questione più sfumata, forse insolubile.

Non un Papa sociale: un Papa militante. Fazioso come lo sono le milizie a senso unico. Ma può un Papa permettersi di essere spericolatamente fazioso? Sempre tardivo, sofferente quando si tratta di difendere le mattanze dei cristiani per il mondo, entusiasta e quasi minaccioso se c’è da schierarsi in favore di altre religioni, anche nei loro aspetti antitetici e devastanti per il cristianesimo. Bergoglio lascia correre e non condanna mai episodi di devastazioni di chiese, di statue, di simboli della santità cristiana ma si scatena appena sente eccepire sulla sacralità emblematica dell’Islam. C’è chi insinua: fatto fuori Ratzinger, dopo Ratisbona, a suon di attentati e roghi, sono stati gli imam ad imporre un capo cattolico di loro gradimento dietro il ricatto della strage diffusa, infinita. Anche questo, probabilmente, un cliché ma anche qui un pizzico di verità o almeno di plausibilità sembra affiorare.

Differenze con Wojtyla

La patente sgarberia alla massima diplomazia americana è resa ancora più bruciante dalla motivazione, offensivamente pretestuosa: il Vaticano non si presta a campagne elettorali. Qualcosa di puerile, che con Wojtyla non sarebbe mai potuto accadere se è vero che il Papa polacco anticomunista, antimodernista, a suo modo anticapitalista incontrava sì i dittatori da destra a sinistra, da Pinochet a Castro: ma poi, in privato, li strigliava, dettava le sue condizioni. Bergoglio non si preoccupa neppure di dissimulare, a seconda dell’identità ideologica, disprezzo o compiacenza.

Questo pontefice ringhioso ma debole, umorale, si disinteressa delle questioni finanziarie fino a che non esplodono in tutte le sue drammatiche contraddizioni ma contraddizioni che egli per primo ha alimentato; nomina e caccia, ma le nomine le decide lui o chi per lui e se si dimostrano perverse o disastrose la responsabilità è anzitutto sua. Lui invece si comporta sempre come il padrone che scarica tutto sui sottoposti. Teologicamente è difficile trovarci qualche sostanza, le sue encicliche viaggiano su un terzomondismo climatista che sfiora l’infantilismo di Greta o di Carola, le grandi riforme interne alla macchina vaticana sono rimaste pie intenzioni, la Chiesa come comunità dei fedeli implode in un messaggio solidaristico, sì, caritatevole, ma senza respiro, senza concretezza, senza grandezza. Senza autorevolezza.

Una riduzione ai minimi termini che i prelati conservatori non possono accettare, mentre i progressisti stanno alla finestra. Ma se i preti progressisti sono i don Biancalani o gli esagitati che su Twitter augurano morte violenta a Trump e Salvini, se hanno la faccia del cardinale elemosiniere che aiuta i parassiti del centro sociale a rubare la corrente elettrica alla comunità, allora non c’è da rallegrarsi. La Chiesa non è una Ong e non è un ente assistenziale e che il suo sommo pontefice sia finito sulla bandiera al posto di Guevara dovrebbe preoccupare anche i cattolici che se ne compiacciono.

Non è necessario essere cardinali duri, duramente conservatori come Robert Sarah per capire che la Chiesa è una nave mandata alla deriva da un nocchiero che non sembra preoccuparsene affatto.

Max Del Papa, 2 ottobre 2020

da Nicola Porro – Facebook

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Il “Caso Becciu” e Papa Bergoglio nel declino di un Pontificato. Con qualche sorprendente segnale di ortodossia Cattolica.

Il “Caso Becciu” e Papa Bergoglio nel declino di un Pontificato. Con qualche sorprendente segnale di ortodossia Cattolica.

Già Benedetto XVI cercò di fare pulizia nelle intricate e oscure questioni finanziarie del Vaticano e si ebbe la sensazione di un’impresa durissima ai limiti dell’impossibile, addirittura fino a suscitare in alcuni il dubbio che essa abbia influito nella “rinuncia” al pontificato.

Jorge Mario Bergoglio, nel 2013, fu eletto anche “per far pulizia nelle finanze del Vaticano”, come ha ricordato il cardinale George Pell. In effetti ci ha provato fin dall’inizio, ma questi sette anni sono stati un susseguirsi di tentativi e fallimenti. Anche qui con una serie di nomine, siluramenti, contraddizioni, errori e casi mai ben chiariti, fino a precipitare nel dramma di queste ore che ha investito uno dei principali collaboratori di papa Francesco: il cardinale Angelo Becciu, “licenziato” su due piedi dal pontefice per la gestione dei fondi del Vaticano. Lui che era – come scrive Matteo Matzuzzi – “il potentissimo cardinale, considerato più vicino e in confidenza con il Papa”.

E’ un caso tanto clamoroso – anche per i suoi possibili sviluppi – che ieri un giornale titolava: “La Chiesa è nel caos. Siamo al tutti contro tutti”.

C’è chi si rallegra, come il card. Pell, perché pensa che stavolta sia stata presa la strada giusta (peraltro Pell è ritenuto un conservatore) e chi ritiene di assistere a un incomprensibile sfacelo. Infatti i media che hanno sempre supportato papa Bergoglio non sanno più che spartito suonare, perché quella che viene chiamata “guerra per bande”, esplosa con il “caso Becciu”, è tutta interna all’establishment bergogliano. Ed è un significativo paradosso che tale guerra scoppi oltretevere proprio mentre il papa sta per firmare la sua nuova enciclica che si intitola “Fratelli tutti”. Guardando alla sua Curia verrebbe da commentare: fratelli coltelli.

Quello che sconcerta nella vicenda di queste ore è – in primo luogo – la gravità delle accuse stavolta abbattutesi su uno dei più stretti collaboratori del papa, da lui sempre sostenuto e promosso cardinale; in secondo luogo la modalità del “siluramento” senza spiegazioni e senza condanne, che ha fatto firmare a Luis Badilla, direttore del sito ultrabergogliano “Il Sismografo”, molto ben introdotto in Vaticano, un editoriale di fuoco intitolato: “Vicenda Becciu: un tipico caso di cannibalismo mediatico animato dall’interno delle mura vaticane”.

Dopo aver ricordato che Becciu “non è sotto processo e non è indagato”, Badilla scrive: “Il gesto di ieri del Papa assomiglia ad una ‘esecuzione’: sei accusato di … ma non puoi difenderti (tranne che tramite la stampa)”.

Secondo Badilla, “Becciu va processato come Pell e tutti devono attendere la sentenza finale definitiva. Il Papa, nonostante i suoi poteri, non è un giudice né un tribunale. Nonostante tutto, i diritti dell’accusato esistono e le garanzie anche così come la presunzione d’innocenza tanta cara a Francesco… Occorre ricordare” ha aggiunto Badilla “che sono decine le persone, alcune collaboratori vicini a Papa Francesco, che hanno finito di colpo le loro mansioni, senza ricevere spiegazioni, prove o ringraziamenti… Non si può andare avanti così anche perché causa un danno gigantesco nel cuore dei cristiani semplici, umili e fedeli”.

Il giudizio del bergogliano Badilla è simile a quello di Riccardo Cascioli, direttore del sito cattolico “La nuova Bussola quotidiana”: “Quella del cardinale Becciu è l’ennesima epurazione ai vertici della Santa Sede che accade in questo pontificato. Epurazioni degne di giunte militari sudamericane, che evitano di appurare la verità”.

Eppure stavolta, al di là della durezza del potere e delle formalità controverse, sembra di cogliere in papa Bergoglio una sorta di sbigottimento, di smarrimento e delusione, come di chi si trova di fronte a una mole di problemi imprevisti da cui si sente schiacciato, cosicché reagisce in modo sbrigativo e convulso. Lo ha fatto capire lo stesso Becciu nella sua conferenza stampa, dicendo: “l’ho trovato in difficoltà, ho visto che soffriva”.

Matteo Matzuzzi, vaticanista del “Foglio”, ha fatto un affresco drammatico: “Il declinante pontificato bergogliano sta assumendo i tratti della più cupa tragedia shakespeariana… siamo alla nemesi del pontificato: dopo aver eliminato senza troppi complimenti gli oppositori dottrinari, magari leali, ma non troppo in linea” con la sua rivoluzione e “averli sostituiti con fidatissimi uomini d’apparato con poco odore di pecora e lunghe carriere tra gli uffici della curia, la mannaia è andata ora a colpire proprio questi ultimi”.

Il dramma è solo agli inizi, perché non si può pensare di riportare nel silenzio una vicenda così clamorosa senza chiarire tutte le responsabilità. Ma ora l’enormità del problema economico incombe sul papa anche da altri lati. Il 30 settembre – proprio mentre il segretario di Stato americano Mike Pompeo è a Roma per lo scottante problema dei rapporti Vaticano/Cina – inizierà pure l’ispezione del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, che deve decidere sulla permanenza del Vaticano nell’elenco dei Paesi virtuosi per gestione dei bilanci, lotta a corruzione e riciclaggio.

Inoltre c’è un altro macigno: il crollo delle offerte dei fedeli. Il Vaticano teme che anche casi finanziari come quello in corso alimentino la forte sfiducia dei credenti che negli ultimi anni hanno già tagliato le offerte dell’8 per mille, dell’Obolo di San Pietro e delle altre donazioni: basti dire che l’Obolo di San Pietro è passato dai 101 milioni del 2006 ai 70 del 2015. Ormai i giornali agitano apertamente lo spettro del default vaticano, che sarebbe davvero un dramma singolare considerato che fin dall’inizio papa Bergoglio ha affermato di sognare una Chiesa povera.

Adesso forse si capirà che l’ideale della povertà, dell’austerità della vita, dovrebbe essere semmai delle persone (dai semplici cristiani agli alti prelati), ma la Chiesa in quanto tale ha bisogno di grandi mezzi economici per le sue missioni, per le sue opere educative, caritatevoli e assistenziali, per sacerdoti e religiosi, per la sua presenza ai quattro angoli del globo.

E’ possibile un ripensamento del papa su molte sue parole d’ordine “rivoluzionarie” di questi sette anni? Vedremo. La Chiesa è nella tempesta e c’è chi ha notato che negli ultimi tempi sono arrivati segnali che farebbero pensare a un papa Bergoglio preoccupato della confusione in cui si trovano i fedeli dopo questi anni “rivoluzionari”.

Per esempio il suo stop all’ordinazione di uomini sposati o certe recenti prese di posizione sul fine vita e sull’aborto o il recente “no” vaticano all’intercomunione con i protestanti.

Sono segnali che potrebbero far pensare a una correzione in corso del pontificato (gradita, per esempio, alla Chiesa americana). Ma anche segnali che aumenteranno l’irritazione (già palese nei mesi scorsi) dei settori cattoprogressisti (specie tedeschi). Su queste prese di posizione il papa sa di avere, anche da noi, l’appoggio di quella Chiesa fedele che non ha dimenticato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e che in questi anni è stata relegata ai margini. Quello è il popolo cristiano che resta sempre fedele.

Antonio Socci

Da “Libero”, 27 settembre 2020

 

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Chiesa è stabilità. Con Francesco la mia fede barcolla.

Chiesa è stabilità. Con Francesco la mia fede barcolla.

Papi e cardinali che si dimettono, ordini religiosi ridimensionati. Il pontificato di Francesco è tutto un fare e disfare: tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare.

Sant’Agostino tu mi puoi capire, “tutto ciò che finisce è tutto breve”, pensavi, e anch’io lo penso, e sto nella Chiesa per stare nella durata ma qui non dura più niente: i Papi si dimettono, i cardinali si dimettono, i fondatori vengono dimissionati… La fortezza non è più una virtù, e dalla rinuncia di Papa Benedetto ogni cosa è scardinata. Papa Francesco, Dio lo perdoni, è un autocrate confusionario, un agitato che mette agitazione. Il suo pontificato è tutto un fare e disfare. Senza mai spiegare.

Decapitati i francescani dell’Immacolata, decapitato il monastero di Bose, sberrettato il cardinale Becciu, il Vaticano sembra la Lubjanka, più sede di sinistri servizi segreti che casa del mistero dolce di Cristo. Il mio cuore ha bisogno di stabilità, Sant’Agostino, mentre la mia fede, in questo fracasso di scandali, barcolla. Mi turba l’incostanza, mi allarma la frenesia, mi angoscia una Curia che ingoia uomini e non si sa che fine fanno, mi sgomenta un Papa che tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare.

Di Camillo Langone

Fonte: Il Foglio 26 settembre 2020

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Terremoto in Vaticano: E Gesù lapidò l’adultera! E’ questo che insegnano in Cina… Grazie a Bergoglio!!!

Terremoto in Vaticano: E Gesù lapidò l’adultera! E’ questo che insegnano in Cina… Grazie a Bergoglio!!!

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la prima pietra contro di lei». La risposta di Gesù, come riportato da Giovanni (8,1-11), agli scribi e ai farisei è uno dei passi più famosi del Vangelo. Altrettanto rinomato è il finale dell’episodio dell’adultera: “Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»”. Eppure c’è un paese al mondo dove il racconto evangelico non si conclude così.

E GESÙ LAPIDÒ L’ADULTERA

Come denunciato da UcaNews, la storia viene distorta in un libro di testo destinato alle scuole secondarie in Cina. Nel sussidiario pubblicato dall’editrice governativa dell’Università di scienza elettronica e tecnologia, che ha l’obiettivo di insegnare negli istituti professionali del Dragone “la legge e l’etica professionale”, Gesù lapida l’adultera. Sembra incredibile, ma è esattamente così.

Quando la folla rinuncia all’intenzione di punire la donna, spiega il “Vangelo con caratteristiche cinesi”, Gesù le dice: «Anch’io sono un peccatore. Ma se la legge può essere eseguita solo da uomini senza macchia, la legge sarebbe morta». E poi la uccide.

«LA CHIESA FACCIA CORREGGERE IL LIBRO»

Il passo del testo, riproposto in pagina, è stato pubblicato sui social media cinesi da un cattolico. «Voglio che tutti sappiano che il Partito comunista cinese ha sempre cercato di distorcere la storia della Chiesa, di calunniare la nostra Chiesa, e di far sì che la gente odi la nostra Chiesa». Un docente cristiano in una scuola professionale, Matthew Wang, ha confermato il contenuto del libro, spiegando che può cambiare da provincia a provincia.

L’obiettivo di una simile distorsione è far passare il messaggio che tutti devono obbedire alla legge in Cina, la quale è incarnata dal Partito comunista e dalle sue decisioni, e che anche i cattolici devono farlo, visto che persino Gesù si sottometteva ad essa. Kama, cattolico, spera che «le autorità della Chiesa si facciano sentire perché il libro venga corretto».

Il regime non è nuovo a interventi così clamorosi, nonostante sia in trattativa per rinnovare l’accordo sino-vaticano. L’anno scorso, ad esempio, l’Editrice per l’educazione del popolo aveva dato alle stampe un libro di testo per i bambini di quinta elementare, dove cancellava qualunque riferimento a Dio, alla Chiesa e a Cristo in capolavori come La piccola fiammiferaia La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe. L’obiettivo (finora mai raggiunto, anzi) è eliminare Dio per evitare che il cristianesimo si diffonda e resti soltanto la fede nel comunismo guidato da Xi Jinping.

Fonte

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Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Mancano pochi giorni alla visita di Mike Pompeo in Vaticano, prevista per il 29 settembre, ma il Segretario di Stato americano ha già lanciato un avvertimento molto chiaro dalla prestigiosa rivista “First Things”.

Già nelle precedenti visite aveva spiegato al cardinale Parolin e a papa Bergoglio quanto era sbagliato l’accordo sottoscritto dalla Santa Sede col regime comunista di Pechino, perché danneggiava i cristiani cinesi e legittimava nel mondo una tirannia molto pericolosa (il Covid-19 è l’ennesimo esempio della sua perniciosità globale).

Ora quell’accordo provvisorio di due anni fa (rimasto peraltro segreto nei suoi contenuti) arriva a scadenza e il Vaticano è deciso a rinnovarlo nonostante il bilancio fallimentare di questi due anni.

Così il Segretario di Stato di Trump preme sul Vaticano perché si fermi e non rinnovi un così nefasto accordo. Su “First Things” spiega che, negli ultimi tempi, la situazione dei diritti umani in Cina è diventata ancora più grave soprattutto per i credenti.

Pompeo ricorda la recrudescenza della persecuzione contro i cristiani, come contro buddisti tibetani e devoti di Falun Gong; menziona la pesantissima repressione contro i musulmani dello Xinjiang, infine  denuncia la “campagna di ‘sinizzazione’ per subordinare Dio al Partito comunista promuovendo lo stesso Xi come una divinità ultramondana. Ora più che mai” scrive Pompeo “il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità del Vaticano a sostegno dei credenti”.

Infatti due anni dopo l’accordo sino-vaticano, per i cristiani le persecuzioni sono addirittura peggiorate, mentre, afferma Pompeo, il Vaticano “ha legittimato” i vescovi nominati dal regime. Quale convenienza ha dunque la Chiesa a rinnovare l’accordo?

Il Vaticano peraltro sta pure perdendo la sua autorevolezza morale. Infatti durante la brutale repressione comunista a Hong Kong dei mesi scorsi, la Santa Sede non ha speso nemmeno una parola (nonostante gli appelli dei cristiani della città e del card. Zen). Eppure “le voci più importanti di Hong Kong in difesa della dignità umana e dei diritti umani” scrive Pompeo “sono spesso voci cattoliche”.

Il Segretario di Stato Usa ricorda l’appello, dell’anno scorso, di 22 paesi alle Nazioni Unite per denunciare la detenzione, da parte del regime comunista, di “oltre un milione di musulmani uiguri, kazaki e altre minoranze nei cosiddetti campi di ‘rieducazione’ nello Xinjiang”.

Inoltre cita l’Alleanza Interparlamentare, composta da rappresentanti delle democrazie di tutto il mondo, che “ha condannato le atrocità” perpetrate dal comunismo cinese.

Pompeo rivendica i meriti dell’amministrazione Trump in questo campo: “Il Dipartimento di Stato è una voce forte in difesa della libertà religiosa in Cina e nel mondo e ha preso provvedimenti contro chi commette abusi sui credenti. Continueremo a farlo”.

Ma il Segretario di Stato USA dice anche alla Santa Sede che essa soprattutto ha “la capacità e il dovere” di richiamare l’attenzione del mondo “sulle violazioni dei diritti umani, in particolare quelle perpetrate da regimi totalitari come la Cina”.

Pompeo ricorda Giovanni Paolo II: “alla fine del XX secolo, la forza della testimonianza morale della Chiesa ha contribuito a ispirare coloro che hanno liberato l’Europa centrale e orientale dal comunismo e coloro che hanno sfidato i regimi autocratici e autoritari dell’America Latina e dell’Asia orientale”.

Oggi “la stessa testimonianza morale dovrebbe esprimersi nei confronti del Partito Comunista Cinese”.

Infatti il Concilio Vaticano II e i papi hanno sempre “insegnato che la libertà religiosa è il primo dei diritti civili” e che “la solidarietà è uno dei quattro principi fondamentali della dottrina sociale cattolica”. Oggi questo insegnamento della Chiesa dovrebbe essere proclamato “di fronte agli sforzi incessanti del Pcc per piegare tutte le comunità religiose alla volontà del Partito e al suo programma totalitario”.

E’ una responsabilità che il Vaticano ha verso tutta l’umanità: “Se il Pcc riuscirà a mettere in ginocchio la Chiesa cattolica e altre comunità religiose” scrive Pompeo “i regimi che disprezzano i diritti umani saranno incoraggiati e il costo della resistenza alla tirannia aumenterà per tutti i coraggiosi credenti che onorano Dio al di sopra dell’autocrate del giorno”.

La conclusione di Pompeo è drammatica: “Prego che, nei rapporti con il Pcc, la Santa Sede e tutti coloro che credono… prestino ascolto alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: ‘La verità vi renderà liberi’“.

Anche 80 Ong per la difesa dei diritti umani in Cina hanno scritto al Papa chiedendogli di riflettere su quell’accordo. E’ una situazione di una gravità senza precedenti e segna una terribile svolta storica: nel confronto planetario sempre più aspro fra Occidente libero e Cina comunista, il Vaticano rischia di schierarsi di fatto con l’impero comunista, proprio mentre intensifica la repressione religiosa.

Così il Vaticano si separa dall’Occidente libero, ma soprattutto dai cristiani perseguitati.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 21 settembre 2020

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Gerusalemme!

Gerusalemme!

O Sion, dall’occidente e dall’oriente, da settentrione e da meridione, lontani e vicini, ti inviano il loro saluto. Ti saluta chi soffre per te di una nostalgia invincibile, il cui pianto è come la rugiada dell’Hermon che vorrebbe irrorare i tuoi monti.

Sono come uno sciacallo che piange il tuo dolore, ma se sogno di ritornare a te, sono come un’arpa che canta i tuoi carmi. La tua aria è la vita che l’anima respira, i tuoi grani di sabbia sono grani di mirra, i tuoi corsi d’acqua fiumi di miele.

Sion, tutta la bellezza, la grazia e l’amore sono riuniti in te: coloro che ardentemente ti amano sono a te congiunti. Esiliati, dispersi per pendii e monti, le greggi della tua moltitudine non dimenticano mai che tu sei il loro ovile, cercano le tue vie, salgono i sentieri che conducono alle tue palme.

Dio ti ha desiderato come sua residenza. Beato colui che è stato scelto per avvicinarsi a te e rimanere nella tua dimora! Beato, beato colui che attende e veglia e vedrà salire l’alba della tua luce! Beato colui sul quale sorgeranno le tue aurore, quando la tua antica giovinezza rifiorirà per la salvezza dei tuoi eletti e per la loro gioia!

(Juda Halevy, fine X sec – 1140)

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Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

ASCER

Ore 10.00, 11.30, 16.00, 17.30

VISITE GUIDATE AI TESORI CONSERVATI NELL’ARCHIVIO STORICO

DELLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA “GIANCARLO SPIZZICHINO”

a cura di Silvia Haia Antonucci (Responsabile dell’ASCER)

Ingresso contingentato. Prenotazione obbligatoriaarchivio.storico@romaebraica.it

Punto d’incontro: Lungotevere Cenci, angolo Largo Stefano Gaj Tachè (di fronte al Tempio Maggiore)

Si raccomanda la puntualità

PALAZZO DELLA CULTURA

Via del Portico d’Ottavia, 71

Ore 12.00

COMUNITA’ EBRAICA DI ROMA: PASSATO E PRESENTE

Gli ebrei di Roma, Serena Di Nepi

Gli ebrei sefarditi, Gabriella Yael Franzone

Gli ebrei ashkenaziti, Shalom Hazan

Gli ebrei libici, David Meghnagi

Modera: Paolo Conti

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Ore 17.45

VIAGGIO TRA I COGNOMI, I MESTIERI E IL DIALETTO GIUDAICO ROMANESCO

Con Claudio ProcacciaMicaela Procaccia

e la partecipazione straordinaria di Enrico Montesano

Ingresso libero fino ad esaurimento postiGECE Roma Programma 2020

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Bergoglio va alla guerra

Bergoglio va alla guerra

Condannando senza appello il sovranismo e accostandolo alla guerra e al nazismo, Papa Bergoglio ha fatto nell’agitato clima d’agosto una dichiarazione di guerra mondiale nel nome della pace e dei migranti. Non ha solo scomunicato Salvini e benedetto la santa alleanza tra grillini e pd, come molti hanno sottolineato, ma ha colpito tutti i sovranisti del mondo, da Trump a Putin, dal nazionalista indiano Modi al cattolico Orban e al brasiliano Bolsonaro che guida il paese cattolico più popoloso al mondo.

Non ricordo un’accusa politica così radicale ed esplicita da parte di un Papa, almeno negli ultimi settant’anni con un paragone così infamante col nazismo e la guerra. Per trovare un vago precedente bisogna risalire alla scomunica di Papa Pio XII, nell’estate del 1949, nei confronti dei comunisti. Ma il comunismo era un regime totalitario e ateo in atto, perseguitava i credenti e i dissidenti, soffocava nel sangue e nel gulag la libertà. Qui siamo a una scomunica a priori nei confronti di leader e movimenti popolari, democratici e liberamente eletti che non si sono macchiati di alcun crimine e non hanno fatto nessuna azione o dichiarazione ostile verso la fede, la Chiesa e i credenti. Scomunicandoli, Bergoglio si è lanciato in uno spericolato paragone tratto dalla propaganda corrente, tra il sovranismo di oggi e il nazismo e la guerra di ieri e di domani. Sarebbe come accusare di comunismo antioccidentale o di complicità col fanatismo islamico chiunque voglia far sbarcare i clandestini e imporne l’accoglienza. Un processo alle intenzioni senza fondamento.

Del resto quante guerre recenti sono state combattute nel nome della pace e del Bene contro le potenze del Male; quante guerre pacifiste, quanti stermini umanitari, quante bombe progressiste sganciate sulle popolazioni, quante invasioni a fin di bene, quanti maltrattamenti e respingimenti democratici di immigrati clandestini. Fu il democratico e pacifista Kennedy a far la guerra in Vietnam e a sfiorare la guerra a Cuba con l’Urss; toccò al “cattivo conservatore” Nixon chiudere la sciagurata guerra in Vietnam e dialogare col comunismo cinese.

Con la sua dichiarazione di guerra ai sovranisti, Bergoglio ha compiuto tre atti ostili in uno: ha offeso i cattolici che liberamente votano per i “sovranisti” riducendoli a potenziali seguaci di Hitler e nemici dell’umanità e della cristianità, erigendo così un muro d’odio e disprezzo nei loro confronti; proprio lui che dice di voler abbattere tutti i muri ne ha eretto uno gigantesco, insormontabile. Ha poi schiacciato la Chiesa su un versante politico a fianco di movimenti, governi e organi laicisti, atei, massonici, di sinistra radicale o all’opposto filo-islamici, comunque avversi alla cristianità e ai suoi valori, alla civiltà cattolica e alla famiglia cristiana. E si è schierato con l’Europa anticristiana degli eurocrati, con l’establishment laicista e col peggior capitalismo finanziario, contraddicendo anche il suo populismo cristiano-terzomondista. Peraltro Bergoglio deve ancora raccontarci che rapporti ebbe con la dittatura argentina quando era influente prelato in patria.

I catto-bergogliani sono insorti con livore e disprezzo (ma sempre in nome della carità) contro chi muove queste obiezioni al Papa, accusandoli d’insolenza. E’ ridicolo che questi cattolici progressisti ricorrano al dogma dell’infallibilità del papa e si trincerino dietro quel principio di autorità che hanno calpestato fino a ieri, diciamo fino a che era Papa Ratzinger.
Il problema è opposto: non è chi critica le dichiarazioni politiche di Bergoglio a mettersi al di sopra del Papa, ma è Bergoglio a scendere al di sotto del suo ruolo di Papa, fino a usare strumenti della propaganda politico-mediatica di sinistra che accusa di nazismo chiunque non la pensi come loro. Un vero Pontefice dovrebbe innalzare ponti e non steccati, dovrebbe porsi al di sopra delle parti e delle ideologie, esortare a trovare un punto di sintesi, sforzandosi di salvare un nucleo di verità in ciascuna delle parti in campo.

Per i catto-bergogliani la verità del Vangelo e della cristianità non è quella trasmessa da duemila anni di tradizione cristiana, di fede, dottrina, esempio di santi e teologi, di papi e martiri. Ma è solo nella lettura che ne fa ora Bergoglio in un volo pindarico dal cristianesimo delle origini al Concilio Vaticano II, con un breve scalo francescano. Il resto è cancellato.
È puerile e riduttiva questa rappresentazione manichea del Bene e del Male. I mali di cui è infestata la società sono molteplici, evidenti e remoti dal sovranismo: la droga e la criminalità derivata, il terrorismo e il fanatismo, la persecuzione dei cristiani nel mondo, la delinquenza diffusa e il traffico di bambini, di uteri, di organi, di donne, di migranti, solo per citarne alcuni. Mali rispetto a cui il sovranismo è considerato da molti come argine e antidoto. Elevando il sovranismo a male sovrano dell’epoca, passano in sordina questi mali globali, coi loro agenti e alleati.

In un mondo dominato dall’ateismo e minacciato dall’islamismo, Bergoglio addita come nemico principale il sovranismo e come suo gesto di massimo sfregio l’esibizione del rosario. Intanto la civiltà cristiana e la fede cristiana vengono cancellate dalla vita pubblica e privata, le chiese, i fedeli e le vocazioni sono in caduta libera, il senso religioso sparisce nell’orizzonte della gente; ma quel che conta è la mobilitazione umanitaria pro-migranti e resistenza contro un presunto pericolo nazista. E intanto i cattolici praticanti in Europa, una volta esclusi i sovranisti, si riducono all’otto per mille della popolazione…

Da Marcello Veneziani

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IN NOME DI DIO ANDATEVENE!

IN NOME DI DIO ANDATEVENE!

Così terminava il discorso di Oliver Cromwell all camera dei comuni il 20 aprile 1653: “In nome di Dio andatevene!”

Un discorso disperato e di fuoco contro la classe dirigente inglese

dell’epoca, corrotta ed incapace.

Suona molto attuale vero?

Lasciai l’Italia 10 anni fa, portandola, e la porterò sempre nel cuore, ma non la capirò mai.

Nessun paese al mondo è stato così tante volte, stuprato, vassallo, schiavo e invaso da chiunque. Qualcosa non va.

L’80 % di tutti i capolavori artistici del pianeta si trova in italia, la moda, la classe e l’eleganza sono nate in italia.

La cultura, le chiese medioevali, i paesi di qualsiasi regione, le coste, i monumenti, il clima e gli spaghetti con le telline di Peppe ‘o mare: tutto in italia e meraviglioso. Non poteva essere perfetto. Ovvio.

Italia che dal giorno della nascita della repubblica ha avuto classi dominanti sempre peggiori, sino ad arrivare al top, quella odierna.

Non eletta (lo so che il governo non viene eletto e che il presidente della Repubblica etc etc, ma manca il consenso popolare, e da anni gli italiani, l’unico voto che possono esprimere è quello del vincitore di Sanremo, anche in questo caso, qualche dubbio è legittimo, visto che, il vincitore (bravissimo) di due anni fa, di italiano non aveva nemmeno il soprannome, ma l’accoglienza è un dovere (Wink-wink).

“Andatevene in nome di Dio!”

Le ultime trovate del governo?

Monopattino elettrico, costato 200 milioni di euro, quando ci sono società internazionali (Limes e Wind) che hanno riempito il pianeta di monopattini elettrici che l’utente affitta a pochi centesimi l’ora ma che nessun paese al mondo ha comprato. Sono gratis, perché pagarli? Gratis, gratis, gratis.

Il monopattino può andare bene in Svizzera e a San Marino-forse-con distanze ridotte e strade perfette, ma un impiegato del tiburtino che ogni mattina deve farsi 10 Km di tangenziale, che ci fa col monopattino?

Ma anche nel centro di Roma, con buche grandi come voragini, che ci farete coi monopattini? Monopattini pagati per giunta: pagati Gesù ! Pagati.

E poi, dopo aver studiato per secoli sui bei banchi di scuola in legno Made in Italia, scopriamo di averne bisogno di nuovi, con le rotelle? Tipo autoscontro, senza lo spazio per un dizionario, senza considerare che i vecchi banchi andavano benissimo e che questa spesa poteva e doveva essere evitata?

Questi banchi costeranno 300 euro l’uno ma su internet si trovano identici, I D E N T I C I! A 34 euro, comprandone un pezzo alla volta, figuriamoci tre milioni di pezzi. Ma poi, i test non si fanno più?

Se proprio questi banchi avessero salvato il paese da una guerra civile, dall’ invasione delle cavallette, dalla pizza Margherita con L’ananas, dai terremoti, dai programmi di Jerry Scotti e ovviamente dai rigurgiti neofascisti, non si poteva iniziare con un test di 50 pezzi, per esempio all’istituto della beata vergine affranta e addoloratissima di Frattamaggiore? (provincia di Caserta). No! 3 milioni di pezzi, e subito eh, che abbiamo troppi soldi da spendere e poi siamo eco-solidali, eco-sostenibili, climatici e asmatici, mica stupidi, noi ci ispiriamo alla dottrina, al verbo della 16 enne Greta, che non ha finito il liceo ma tiene conferenze nelle università.

Ora al posto dei banchi di legno avremo tre milioni di banchi di plastica molto ecologici, vegani e democratici

Anzi si chiameranno banche per non discriminare le donne e avranno inciso qualche verso del profeta per far sentire bene accolti tutti.

Ma, scusate, i vecchi banchi, da chi e come saranno rottamati? Tre milioni di banchi vecchi formano una montagna di legno e ferro alta quanto il monte bianco: era necessario?

Ma poi, questo governo fantastico che assume task force da 500 super esperti pagati 800 euro al giorno, non poteva almeno, prima di comprare sti banchi, dare una sfogliata al primo sito internet? No, l’Italia invece della prosperità economica e del boom del benessere li paga solo 300 euro anziché 34. Eh aspetta ma quelli sono banchi cinesi… Vero, dalla Cina importiamo mascherine non omologate che dovrebbero salvarci la vita ma per i sederini e le puzzette dei nostri figli vogliamo il top dei top. Io però ho vissuto e lavorato in Cina per anni. Per un ordine di tre milioni di pezzi, i banchi li avrebbero fatti in oro zecchino e con un diffusore di raggi Xenon adsl quantici, in grado di proteggere i bambini anche dalle guerre nucleari e li avreste pagati 17 euro.

“Andatevene in nome di Dio!”

Italia che ha gestito bene la crisi Vairus, solo 35.000 morti. La guerra in Vietnam vide 4 eserciti in conflitto per 25 anni e vi morirono 50.000 americani. Il vostro fantastico governo ha fatto poche migliaia di morti in meno del Vietnam ma è stato molto più efficiente: 35.000 morti in sei mesi, gli americani, ripeto, 50.000 morti in 25 anni, con quattro eserciti in gioco, ma l’Italia ha l’esercito di incompetenti più potente al mondo e questo tipo di guerre le vince sempre.

L’Italia delle 15 auto blu per il vostro primo ministro, così importante che Trump non ne ricorda il cognome. 15 auto blu, più scorte di motociclisti, furgoni blindati e quanto altro; qui in Israele, Benjamin Netanyahu, il primo ministro a più alto rischio di attentati dell’intero pianeta, ha solo due auto di scorta, DUE SOLTANTO, e vogliamo togliergli pure quelle.

“Fermatevi in nome di Dio!”

Fermatevi dal continuare a distruggere il paese, dalle multe di 500 euro per chi non fa lo scontrino sulla tazzina di caffè, dalle leggi sulle aziende, scritte da chi lavorato non ha mai.

Fermatevi con i ministri dalla lacrima facile e con la terza media.

“Fermatevi in nome di Dio!”

Dalle umiliazioni che infliggete al popolo “subalterno”, si perché è così che lo chiamate. Fermatevi dall’umiliare chi le leggi da voi scritte le rispetta, ma voi no.

(Va bene, la Boschi è un bel pezzo di tronco di gallina e le si perdona tutto, agli altri no, sopratutto al papà birichino).

Farsi fotografare in barca, appiccicati e senza mascherina, fa molto “volemmose bbene”, ma è contro la legge che voi avete scritto.

Andate a casa, in nome di Dio e annullate l’ordine dei banchi.

di Josef Jossy Jonas

Tratto da Facebook

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Udienza privata

Udienza privata

Francesco riceve in udienza Giuseppe Conte

La Sala Stampa vaticana ha dato notizia dell’incontro stamattina in Vaticano tra il Papa e il premier italiano

VATICAN NEWS

“Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”. Francesco aveva aperto così, il 12 marzo scorso, la quarta Messa da S. Marta in tempi di pandemia. Con un pensiero a chi tiene le redini della cosa pubblica e deve fare scelte difficili, anche impopolari. Non è noto il contenuto del dialogo avvenuto questa mattina tra il Papa e il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giuseppe Conte, che ha incontrato il Pontefice in udienza privata. Ma è noto quanto l’Italia sta affrontando a causa del Covid-19 e quanto Francesco abbia a cuore la situazione della Penisola e non solo.

I precedenti incontri

In precedenza, il Papa e Conte si erano visti brevemente alla fine delle esequie del cardinale Achille Silvestrini. Era il 30 agosto dell’anno passato e di lì a pochi giorni sarebbe nato il secondo governo del premier. La prima udienza in Vaticano era avvenuta l’anno prima, il 15 dicembre 2018, 45 minuti di colloqui per un confronto su diseguaglianze sociali, migrazioni, ambiente e pace.

 

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