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7 Ottobre 1571 LA BATTAGLIA DI LEPANTO…

7 Ottobre 1571 LA BATTAGLIA DI LEPANTO…

La Battaglia di Lepanto è la battaglia navale del 7 ottobre 1571 nel corso della guerra di Cipro, tra le flotte musulmane dell’impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa.

Antefatto

Nel Mediterraneo era rimasta da tempo una partita aperta: quella tra cristiani e musulmani, che si riassumeva nello scontro tra l’Impero ottomano e il Regno di Spagna.

Ambedue erano Stati fondati sul potere assoluto del loro sovrano; avevano dimensioni enormi; infine, potevano contare su un potenziale bellico considerevole, che sostanzialmente si equivaleva.

Alla guerra aperta si mischiava poi la pirateria, fenomeno centrale nella storia dell’epoca. La pirateria musulmana costituiva un pericolo per tutte le rotte e le coste del Mediterraneo ed aveva il suo principale centro ad Algeri. Ma ben diffusa era anche la pirateria cristiana, rivolta non solo contro i musulmani.

La tensione tra il re di Spagna Filippo II e il sultano turco aumentò tuttavia in seguito all’occupazione da parte del successore di Solimano il Magnifico, Selim II (1566-74) dell’isola di Cipro, dominio veneziano situato in una zona strategicamente vitale (1570). Fu allora che il mondo cristiano si scosse e, tra infinite diffidenze e trattative quanto mai complesse, riuscì a trovare una comunione d’intenti.

Decisiva fu la mediazione di papa Pio V (1565-72), che portò alla costituzione di una Lega Santa contro i turchi, comprendente oltre al pontefice, la Spagna, Venezia, Genova, Granducato di Toscana, Savoia, Urbino e Cavalieri di Malta. Fu così armata una grande flotta al comando di Giovanni d’Austria, fratello naturale di Filippo II.

La battaglia di Lepanto

E così il 7 ottobre del 1571, nelle acque di Lepanto (una città greca posta all’imboccatura del golfo di Corinto) si fronteggiarono due grandi flotte (Lega Santa e Turchi) composte da centinaia di navi.

La Lega Santa si presentò con una flotta solida e numerosa. I Veneziani, infatti, avevano investito in tecnologia, innovando il proprio parco di armi da fuoco ma, soprattutto, avevano lavorato alla costruzione di una vera arma segreta: la galeazza, una galea più alta e più lunga di quelle normali e, per questo, praticamente inabbordabile. Su di essa erano sistemati i tradizionali cannoni laterali, ma anche altri quattro cannoni, due a poppa e due a prua, che le permettevano di sparare da qualsiasi posizione.

La battaglia di Lepanto si risolse in una grande disfatta dei turchi, che misero in salvo appena trenta galee e persero circa 35.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri. I cristiani liberarono inoltre 15.000 forzati imbarcati come rematori nelle stive turche.

Nella memorabile battaglia di Lepanto, fu preziosa non solo la superiorità cattolica dell’artiglieria e nelle armi da fuoco leggere ma il fatto che la flotta musulmana arrivò allo scontro in cattive condizioni, dopo mesi di estenuanti scorribande nell’Adriatico.

Dalla Letteratura alla Storia

Alla battaglia di Lepanto partecipò Miguel de Cervantes (autore del Don Chisciotte della Mancia), che si imbarcò insieme con il fratello Rodrigo. Nella battaglia Cervantes, nonostante la febbre, combatté con valore, ma ricevette tre colpi di archibugio, due al petto, il terzo alla mano sinistra, di cui perse l’uso.

Le conseguenze della battaglia di Lepanto

La notizia della vittoria della Lega Santa nella battaglia di Lepanto suscitò un’ondata di entusiasmo nei Paesi vincitori e in tutte le terre che confinavano con la potenza turca. Quando la notizia della vittoria giunse in Vaticano, il papa ordinò che tutte le campane di Roma suonassero a festa.

Quali furono le reali conseguenze della battaglia di Lepanto?

La scarsa coesione tra i vincitori impedì alle forze alleate di sfruttare appieno la vittoria per ottenere una supremazia duratura. Dal punto di vista militare i turchi si ripresero prestissimo: ricostruirono la flotta e stipularono una pace separata con Venezia (1575), che si rassegnò alla perdita di Cipro.

Ma dopo Lepanto la presenza dei turchi nel Mediterraneo risultò come offuscata, senza più la brillante aggressività dei secoli precedenti. Essi preferirono spostare il loro interesse su un altro fronte, quello persiano, che li tenne occupati a lungo.

Per il mondo cristiano la battaglia di Lepanto segnò la fine di un incubo, perché mostrò che i turchi potevano essere duramente sconfitti in un grande scontro frontale. Libere da un troppo radicato complesso d’inferiorità, le potenze cattoliche che mantenevano flotte nel mediterraneo ripresero coscienza delle proprie forze e i traffici mediterranei divennero ora, per le navi cristiane, più sicuri di prima.

Nell’affresco del Vasari, alla raffigurazione della battaglia navale fra la Lega Santa e i Turchi si affianca una rappresentazione simbolica della lotta tra il Bene e il Male: in cielo (a sinistra) Cristo impugna la folgore e gli apostoli brandiscono le loro spade contro le forze demoniache (a destra). In basso (a sinistra) la Fede cristiana è incoronata d’alloro per la sua vittoria contro i Turchi.

Fonte: Benedetto XVI/7 Ottobre 2021 alle 8,15

BENEDETTOXVIBLOGWORDPRESS

 

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Dio, Uomini e Diritti Umani

Dio, Uomini e Diritti Umani

Il dottor Zelenko:
”Questa e’ una guerra contro Dio. Ci sono due modi di vedere la vita: o si guarda all’essere umano come fatto a immagine di Dio, ciò significa che la sua vita è sacra; se hai una vita sacra allora hai i diritti umani . E se hai i diritti umani, non sono affari tuoi o miei decidere quante persone dovrebbero esserci sul pianeta o chi dovrebbe vivere o morire.
L’altra visione della vita, l’altro sistema: chiamiamolo il sistema eugenetico di Darwin, ma in realtà risale a molto tempo fa. Ma è il sistema che sostanzialmente dice: chi è al vertice della gerarchia dominante della vita? Quelli con il maggior vantaggio di sopravvivenza. Il che porta inevitabilmente a tre categorie di persone: gli Übermensch (super-umani) , i Mensch (umani) e gli Untermensch (sub-umani).
Se si applica questo 80 anni fa, gli Übermensch (super-umani) erano i nazisti che sostenevano di essere discendenti degli dei ariani; sentivano che era loro prerogativa, loro diritto, decidere chi vive o muore . I mensche (umani) erano gli anglosassoni, gli europei, potevano vivere ed essere schiavi. E l’ Untermenschen (sub-umani), gli ebrei, gli slavi, gli handicappati, gli zingari, i prigionieri politici, questi sarebbero diventati polvere.
Sembra una bella sciocchezza, ma ha ucciso 200 milioni di persone. Ed è esattamente la stessa cosa che sta accadendo in questo momento, tranne che non è antisemita. Oggi è completamente diverso: c’è un gruppo di persone che sentono di essersi evolute a un livello di coscienza superiore e che nella loro nuova intelligenza e nella loro nuova intuizione, permette loro di determinare queste cose. Non credo si siano evoluti. Penso che siano pagani involuti. Penso che lo siano, diventano i mamzer, nella Torah [degli adoratori di Moloch]. Non c’è differenza.”
Il Dr. Vladimir Zelenko, i primi di agosto ha parlato davanti al Beth Din, il tribunale (religioso) rabbinico di Ma’aleh Adumim in Israele.
Nel suo intervento ha parlato della pericolosità dei vaccini, della corruzione farmaceutica , e del fatto che essi siano un’arma biologica genocida. Ha ricordato che questi sono ”legali” mentre l’idrossiclorochina e altri farmaci sicuri e che salvano sono banditi in Israele. Il dr. Zelenko ha curato Trump, Bolsonaro, Rudy Giuliani. Essi hanno un’immensa stima (ricambiata) nei suoi confronti.
Kol hakavod dottore!

 ( Da Anna Gentileschi –Web )

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UNA BELLA STORIA DAVVERO!

UNA BELLA STORIA DAVVERO!

UN RACCONTO PARTICOLARE

Dio stava creando il Mondo e spiegava ai suoi subordinati: “Ogni cosa deve essere bilanciata. Ogni 10 cervi ci deve essere un leone. Guardate, miei angeli, l’Italia. E’ benedetta dalla prosperità e felicità; ma allo stesso tempo le ho dato insicurezza e tensione. E questa è l’Africa. Le ho dato una natura splendida; ma allo stesso tempo, le ho dato condizioni climatiche estreme. E il sud America, cui ho dato enormi foreste, ma allo stesso tempo, gli ho dato poca terra, così le foreste verranno distrutte. Come vedete, tutto deve essere bilanciato”.

E un angelo chiese: “Signore, cos’è questo meraviglioso paese?”. Ah, questo è il gioiello sul gioiello, Israele. La mia creazione più preziosa. Vi abita gente comprensiva ed amichevole. Sorgenti argentine, fresche montagne. Una cultura che testimonia la sua grande tradizione. Tecnologicamente avanzatissimo, e con un cuore d’oro”.

L’angelo, un po’ sorpreso: ”Ma, Signore, hai detto che tutto deve essere bilanciato!”. “Ma, figlio mio, guarda i vicini che gli ho dato!”.

Arie L.

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Il Papa marxista che manda la Chiesa alla deriva.

Il Papa marxista che manda la Chiesa alla deriva.

Circola una battuta: i cinesi hanno qualche imbarazzo a farsi ricevere in Vaticano, perché Bergoglio è troppo comunista. Un cliché, d’accordo, ma ogni cliché nasconde un pizzico di verità e qui più che pizzichi sono manciate, sono palate: ci sarà una ragione se il papa argentino è stato adottato dalla sinistra come ultima spes del marxismo riverniciato. Se rifiuta di accogliere Mike Pompeo, segretario di stato Usa, se con Donald Trump fa la faccia schifata come con l’ex presidente del suo paese, Macrì, se il vescovo di Hong Kong lo tiene a cuccia, se Matteo Salvini non vuole vederlo neanche dipinto e lo umilia platealmente e invece non si fa problemi coi dittatori sudamericani che gli regalano allucinanti Crocifissi sulla falce e martello.

Fama da prete di sinistra

Bergoglio riposa in fama di prete di sinistra, affiliato alla teologia della Liberazione di Romero ma è un abbaglio, Bergoglio se mai è un pastore da  barricata, vicino a posizioni anarcoidi: il Messaggero scrisse tre anni fa, mai smentito, dei suoi appoggi, anche finanziari, alla galassia dei centri sociali; all’arruffapopoli Casarini dice “vai avanti fratello mio” e sulle Ong che trafficano clandestini non trova mai altro che elogi incondizionati e sconclusionati. Arrivò perfino a giustificare, se non scusare, gli stragisti islamisti di Charlie Hebdo con la delirante uscita aerea su quelli da prendere a pugni se ti toccano la mamma. Che poi il suo marxismo appartenga a Karl o piuttosto a Groucho, è questione più sfumata, forse insolubile.

Non un Papa sociale: un Papa militante. Fazioso come lo sono le milizie a senso unico. Ma può un Papa permettersi di essere spericolatamente fazioso? Sempre tardivo, sofferente quando si tratta di difendere le mattanze dei cristiani per il mondo, entusiasta e quasi minaccioso se c’è da schierarsi in favore di altre religioni, anche nei loro aspetti antitetici e devastanti per il cristianesimo. Bergoglio lascia correre e non condanna mai episodi di devastazioni di chiese, di statue, di simboli della santità cristiana ma si scatena appena sente eccepire sulla sacralità emblematica dell’Islam. C’è chi insinua: fatto fuori Ratzinger, dopo Ratisbona, a suon di attentati e roghi, sono stati gli imam ad imporre un capo cattolico di loro gradimento dietro il ricatto della strage diffusa, infinita. Anche questo, probabilmente, un cliché ma anche qui un pizzico di verità o almeno di plausibilità sembra affiorare.

Differenze con Wojtyla

La patente sgarberia alla massima diplomazia americana è resa ancora più bruciante dalla motivazione, offensivamente pretestuosa: il Vaticano non si presta a campagne elettorali. Qualcosa di puerile, che con Wojtyla non sarebbe mai potuto accadere se è vero che il Papa polacco anticomunista, antimodernista, a suo modo anticapitalista incontrava sì i dittatori da destra a sinistra, da Pinochet a Castro: ma poi, in privato, li strigliava, dettava le sue condizioni. Bergoglio non si preoccupa neppure di dissimulare, a seconda dell’identità ideologica, disprezzo o compiacenza.

Questo pontefice ringhioso ma debole, umorale, si disinteressa delle questioni finanziarie fino a che non esplodono in tutte le sue drammatiche contraddizioni ma contraddizioni che egli per primo ha alimentato; nomina e caccia, ma le nomine le decide lui o chi per lui e se si dimostrano perverse o disastrose la responsabilità è anzitutto sua. Lui invece si comporta sempre come il padrone che scarica tutto sui sottoposti. Teologicamente è difficile trovarci qualche sostanza, le sue encicliche viaggiano su un terzomondismo climatista che sfiora l’infantilismo di Greta o di Carola, le grandi riforme interne alla macchina vaticana sono rimaste pie intenzioni, la Chiesa come comunità dei fedeli implode in un messaggio solidaristico, sì, caritatevole, ma senza respiro, senza concretezza, senza grandezza. Senza autorevolezza.

Una riduzione ai minimi termini che i prelati conservatori non possono accettare, mentre i progressisti stanno alla finestra. Ma se i preti progressisti sono i don Biancalani o gli esagitati che su Twitter augurano morte violenta a Trump e Salvini, se hanno la faccia del cardinale elemosiniere che aiuta i parassiti del centro sociale a rubare la corrente elettrica alla comunità, allora non c’è da rallegrarsi. La Chiesa non è una Ong e non è un ente assistenziale e che il suo sommo pontefice sia finito sulla bandiera al posto di Guevara dovrebbe preoccupare anche i cattolici che se ne compiacciono.

Non è necessario essere cardinali duri, duramente conservatori come Robert Sarah per capire che la Chiesa è una nave mandata alla deriva da un nocchiero che non sembra preoccuparsene affatto.

Max Del Papa, 2 ottobre 2020

da Nicola Porro – Facebook

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Il “Caso Becciu” e Papa Bergoglio nel declino di un Pontificato. Con qualche sorprendente segnale di ortodossia Cattolica.

Il “Caso Becciu” e Papa Bergoglio nel declino di un Pontificato. Con qualche sorprendente segnale di ortodossia Cattolica.

Già Benedetto XVI cercò di fare pulizia nelle intricate e oscure questioni finanziarie del Vaticano e si ebbe la sensazione di un’impresa durissima ai limiti dell’impossibile, addirittura fino a suscitare in alcuni il dubbio che essa abbia influito nella “rinuncia” al pontificato.

Jorge Mario Bergoglio, nel 2013, fu eletto anche “per far pulizia nelle finanze del Vaticano”, come ha ricordato il cardinale George Pell. In effetti ci ha provato fin dall’inizio, ma questi sette anni sono stati un susseguirsi di tentativi e fallimenti. Anche qui con una serie di nomine, siluramenti, contraddizioni, errori e casi mai ben chiariti, fino a precipitare nel dramma di queste ore che ha investito uno dei principali collaboratori di papa Francesco: il cardinale Angelo Becciu, “licenziato” su due piedi dal pontefice per la gestione dei fondi del Vaticano. Lui che era – come scrive Matteo Matzuzzi – “il potentissimo cardinale, considerato più vicino e in confidenza con il Papa”.

E’ un caso tanto clamoroso – anche per i suoi possibili sviluppi – che ieri un giornale titolava: “La Chiesa è nel caos. Siamo al tutti contro tutti”.

C’è chi si rallegra, come il card. Pell, perché pensa che stavolta sia stata presa la strada giusta (peraltro Pell è ritenuto un conservatore) e chi ritiene di assistere a un incomprensibile sfacelo. Infatti i media che hanno sempre supportato papa Bergoglio non sanno più che spartito suonare, perché quella che viene chiamata “guerra per bande”, esplosa con il “caso Becciu”, è tutta interna all’establishment bergogliano. Ed è un significativo paradosso che tale guerra scoppi oltretevere proprio mentre il papa sta per firmare la sua nuova enciclica che si intitola “Fratelli tutti”. Guardando alla sua Curia verrebbe da commentare: fratelli coltelli.

Quello che sconcerta nella vicenda di queste ore è – in primo luogo – la gravità delle accuse stavolta abbattutesi su uno dei più stretti collaboratori del papa, da lui sempre sostenuto e promosso cardinale; in secondo luogo la modalità del “siluramento” senza spiegazioni e senza condanne, che ha fatto firmare a Luis Badilla, direttore del sito ultrabergogliano “Il Sismografo”, molto ben introdotto in Vaticano, un editoriale di fuoco intitolato: “Vicenda Becciu: un tipico caso di cannibalismo mediatico animato dall’interno delle mura vaticane”.

Dopo aver ricordato che Becciu “non è sotto processo e non è indagato”, Badilla scrive: “Il gesto di ieri del Papa assomiglia ad una ‘esecuzione’: sei accusato di … ma non puoi difenderti (tranne che tramite la stampa)”.

Secondo Badilla, “Becciu va processato come Pell e tutti devono attendere la sentenza finale definitiva. Il Papa, nonostante i suoi poteri, non è un giudice né un tribunale. Nonostante tutto, i diritti dell’accusato esistono e le garanzie anche così come la presunzione d’innocenza tanta cara a Francesco… Occorre ricordare” ha aggiunto Badilla “che sono decine le persone, alcune collaboratori vicini a Papa Francesco, che hanno finito di colpo le loro mansioni, senza ricevere spiegazioni, prove o ringraziamenti… Non si può andare avanti così anche perché causa un danno gigantesco nel cuore dei cristiani semplici, umili e fedeli”.

Il giudizio del bergogliano Badilla è simile a quello di Riccardo Cascioli, direttore del sito cattolico “La nuova Bussola quotidiana”: “Quella del cardinale Becciu è l’ennesima epurazione ai vertici della Santa Sede che accade in questo pontificato. Epurazioni degne di giunte militari sudamericane, che evitano di appurare la verità”.

Eppure stavolta, al di là della durezza del potere e delle formalità controverse, sembra di cogliere in papa Bergoglio una sorta di sbigottimento, di smarrimento e delusione, come di chi si trova di fronte a una mole di problemi imprevisti da cui si sente schiacciato, cosicché reagisce in modo sbrigativo e convulso. Lo ha fatto capire lo stesso Becciu nella sua conferenza stampa, dicendo: “l’ho trovato in difficoltà, ho visto che soffriva”.

Matteo Matzuzzi, vaticanista del “Foglio”, ha fatto un affresco drammatico: “Il declinante pontificato bergogliano sta assumendo i tratti della più cupa tragedia shakespeariana… siamo alla nemesi del pontificato: dopo aver eliminato senza troppi complimenti gli oppositori dottrinari, magari leali, ma non troppo in linea” con la sua rivoluzione e “averli sostituiti con fidatissimi uomini d’apparato con poco odore di pecora e lunghe carriere tra gli uffici della curia, la mannaia è andata ora a colpire proprio questi ultimi”.

Il dramma è solo agli inizi, perché non si può pensare di riportare nel silenzio una vicenda così clamorosa senza chiarire tutte le responsabilità. Ma ora l’enormità del problema economico incombe sul papa anche da altri lati. Il 30 settembre – proprio mentre il segretario di Stato americano Mike Pompeo è a Roma per lo scottante problema dei rapporti Vaticano/Cina – inizierà pure l’ispezione del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa, che deve decidere sulla permanenza del Vaticano nell’elenco dei Paesi virtuosi per gestione dei bilanci, lotta a corruzione e riciclaggio.

Inoltre c’è un altro macigno: il crollo delle offerte dei fedeli. Il Vaticano teme che anche casi finanziari come quello in corso alimentino la forte sfiducia dei credenti che negli ultimi anni hanno già tagliato le offerte dell’8 per mille, dell’Obolo di San Pietro e delle altre donazioni: basti dire che l’Obolo di San Pietro è passato dai 101 milioni del 2006 ai 70 del 2015. Ormai i giornali agitano apertamente lo spettro del default vaticano, che sarebbe davvero un dramma singolare considerato che fin dall’inizio papa Bergoglio ha affermato di sognare una Chiesa povera.

Adesso forse si capirà che l’ideale della povertà, dell’austerità della vita, dovrebbe essere semmai delle persone (dai semplici cristiani agli alti prelati), ma la Chiesa in quanto tale ha bisogno di grandi mezzi economici per le sue missioni, per le sue opere educative, caritatevoli e assistenziali, per sacerdoti e religiosi, per la sua presenza ai quattro angoli del globo.

E’ possibile un ripensamento del papa su molte sue parole d’ordine “rivoluzionarie” di questi sette anni? Vedremo. La Chiesa è nella tempesta e c’è chi ha notato che negli ultimi tempi sono arrivati segnali che farebbero pensare a un papa Bergoglio preoccupato della confusione in cui si trovano i fedeli dopo questi anni “rivoluzionari”.

Per esempio il suo stop all’ordinazione di uomini sposati o certe recenti prese di posizione sul fine vita e sull’aborto o il recente “no” vaticano all’intercomunione con i protestanti.

Sono segnali che potrebbero far pensare a una correzione in corso del pontificato (gradita, per esempio, alla Chiesa americana). Ma anche segnali che aumenteranno l’irritazione (già palese nei mesi scorsi) dei settori cattoprogressisti (specie tedeschi). Su queste prese di posizione il papa sa di avere, anche da noi, l’appoggio di quella Chiesa fedele che non ha dimenticato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e che in questi anni è stata relegata ai margini. Quello è il popolo cristiano che resta sempre fedele.

Antonio Socci

Da “Libero”, 27 settembre 2020

 

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Chiesa è stabilità. Con Francesco la mia fede barcolla.

Chiesa è stabilità. Con Francesco la mia fede barcolla.

Papi e cardinali che si dimettono, ordini religiosi ridimensionati. Il pontificato di Francesco è tutto un fare e disfare: tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare.

Sant’Agostino tu mi puoi capire, “tutto ciò che finisce è tutto breve”, pensavi, e anch’io lo penso, e sto nella Chiesa per stare nella durata ma qui non dura più niente: i Papi si dimettono, i cardinali si dimettono, i fondatori vengono dimissionati… La fortezza non è più una virtù, e dalla rinuncia di Papa Benedetto ogni cosa è scardinata. Papa Francesco, Dio lo perdoni, è un autocrate confusionario, un agitato che mette agitazione. Il suo pontificato è tutto un fare e disfare. Senza mai spiegare.

Decapitati i francescani dell’Immacolata, decapitato il monastero di Bose, sberrettato il cardinale Becciu, il Vaticano sembra la Lubjanka, più sede di sinistri servizi segreti che casa del mistero dolce di Cristo. Il mio cuore ha bisogno di stabilità, Sant’Agostino, mentre la mia fede, in questo fracasso di scandali, barcolla. Mi turba l’incostanza, mi allarma la frenesia, mi angoscia una Curia che ingoia uomini e non si sa che fine fanno, mi sgomenta un Papa che tuona contro la cultura dello scarto e non fa altro che scartare.

Di Camillo Langone

Fonte: Il Foglio 26 settembre 2020

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Terremoto in Vaticano: E Gesù lapidò l’adultera! E’ questo che insegnano in Cina… Grazie a Bergoglio!!!

Terremoto in Vaticano: E Gesù lapidò l’adultera! E’ questo che insegnano in Cina… Grazie a Bergoglio!!!

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la prima pietra contro di lei». La risposta di Gesù, come riportato da Giovanni (8,1-11), agli scribi e ai farisei è uno dei passi più famosi del Vangelo. Altrettanto rinomato è il finale dell’episodio dell’adultera: “Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»”. Eppure c’è un paese al mondo dove il racconto evangelico non si conclude così.

E GESÙ LAPIDÒ L’ADULTERA

Come denunciato da UcaNews, la storia viene distorta in un libro di testo destinato alle scuole secondarie in Cina. Nel sussidiario pubblicato dall’editrice governativa dell’Università di scienza elettronica e tecnologia, che ha l’obiettivo di insegnare negli istituti professionali del Dragone “la legge e l’etica professionale”, Gesù lapida l’adultera. Sembra incredibile, ma è esattamente così.

Quando la folla rinuncia all’intenzione di punire la donna, spiega il “Vangelo con caratteristiche cinesi”, Gesù le dice: «Anch’io sono un peccatore. Ma se la legge può essere eseguita solo da uomini senza macchia, la legge sarebbe morta». E poi la uccide.

«LA CHIESA FACCIA CORREGGERE IL LIBRO»

Il passo del testo, riproposto in pagina, è stato pubblicato sui social media cinesi da un cattolico. «Voglio che tutti sappiano che il Partito comunista cinese ha sempre cercato di distorcere la storia della Chiesa, di calunniare la nostra Chiesa, e di far sì che la gente odi la nostra Chiesa». Un docente cristiano in una scuola professionale, Matthew Wang, ha confermato il contenuto del libro, spiegando che può cambiare da provincia a provincia.

L’obiettivo di una simile distorsione è far passare il messaggio che tutti devono obbedire alla legge in Cina, la quale è incarnata dal Partito comunista e dalle sue decisioni, e che anche i cattolici devono farlo, visto che persino Gesù si sottometteva ad essa. Kama, cattolico, spera che «le autorità della Chiesa si facciano sentire perché il libro venga corretto».

Il regime non è nuovo a interventi così clamorosi, nonostante sia in trattativa per rinnovare l’accordo sino-vaticano. L’anno scorso, ad esempio, l’Editrice per l’educazione del popolo aveva dato alle stampe un libro di testo per i bambini di quinta elementare, dove cancellava qualunque riferimento a Dio, alla Chiesa e a Cristo in capolavori come La piccola fiammiferaia La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe. L’obiettivo (finora mai raggiunto, anzi) è eliminare Dio per evitare che il cristianesimo si diffonda e resti soltanto la fede nel comunismo guidato da Xi Jinping.

Fonte

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Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Mancano pochi giorni alla visita di Mike Pompeo in Vaticano, prevista per il 29 settembre, ma il Segretario di Stato americano ha già lanciato un avvertimento molto chiaro dalla prestigiosa rivista “First Things”.

Già nelle precedenti visite aveva spiegato al cardinale Parolin e a papa Bergoglio quanto era sbagliato l’accordo sottoscritto dalla Santa Sede col regime comunista di Pechino, perché danneggiava i cristiani cinesi e legittimava nel mondo una tirannia molto pericolosa (il Covid-19 è l’ennesimo esempio della sua perniciosità globale).

Ora quell’accordo provvisorio di due anni fa (rimasto peraltro segreto nei suoi contenuti) arriva a scadenza e il Vaticano è deciso a rinnovarlo nonostante il bilancio fallimentare di questi due anni.

Così il Segretario di Stato di Trump preme sul Vaticano perché si fermi e non rinnovi un così nefasto accordo. Su “First Things” spiega che, negli ultimi tempi, la situazione dei diritti umani in Cina è diventata ancora più grave soprattutto per i credenti.

Pompeo ricorda la recrudescenza della persecuzione contro i cristiani, come contro buddisti tibetani e devoti di Falun Gong; menziona la pesantissima repressione contro i musulmani dello Xinjiang, infine  denuncia la “campagna di ‘sinizzazione’ per subordinare Dio al Partito comunista promuovendo lo stesso Xi come una divinità ultramondana. Ora più che mai” scrive Pompeo “il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità del Vaticano a sostegno dei credenti”.

Infatti due anni dopo l’accordo sino-vaticano, per i cristiani le persecuzioni sono addirittura peggiorate, mentre, afferma Pompeo, il Vaticano “ha legittimato” i vescovi nominati dal regime. Quale convenienza ha dunque la Chiesa a rinnovare l’accordo?

Il Vaticano peraltro sta pure perdendo la sua autorevolezza morale. Infatti durante la brutale repressione comunista a Hong Kong dei mesi scorsi, la Santa Sede non ha speso nemmeno una parola (nonostante gli appelli dei cristiani della città e del card. Zen). Eppure “le voci più importanti di Hong Kong in difesa della dignità umana e dei diritti umani” scrive Pompeo “sono spesso voci cattoliche”.

Il Segretario di Stato Usa ricorda l’appello, dell’anno scorso, di 22 paesi alle Nazioni Unite per denunciare la detenzione, da parte del regime comunista, di “oltre un milione di musulmani uiguri, kazaki e altre minoranze nei cosiddetti campi di ‘rieducazione’ nello Xinjiang”.

Inoltre cita l’Alleanza Interparlamentare, composta da rappresentanti delle democrazie di tutto il mondo, che “ha condannato le atrocità” perpetrate dal comunismo cinese.

Pompeo rivendica i meriti dell’amministrazione Trump in questo campo: “Il Dipartimento di Stato è una voce forte in difesa della libertà religiosa in Cina e nel mondo e ha preso provvedimenti contro chi commette abusi sui credenti. Continueremo a farlo”.

Ma il Segretario di Stato USA dice anche alla Santa Sede che essa soprattutto ha “la capacità e il dovere” di richiamare l’attenzione del mondo “sulle violazioni dei diritti umani, in particolare quelle perpetrate da regimi totalitari come la Cina”.

Pompeo ricorda Giovanni Paolo II: “alla fine del XX secolo, la forza della testimonianza morale della Chiesa ha contribuito a ispirare coloro che hanno liberato l’Europa centrale e orientale dal comunismo e coloro che hanno sfidato i regimi autocratici e autoritari dell’America Latina e dell’Asia orientale”.

Oggi “la stessa testimonianza morale dovrebbe esprimersi nei confronti del Partito Comunista Cinese”.

Infatti il Concilio Vaticano II e i papi hanno sempre “insegnato che la libertà religiosa è il primo dei diritti civili” e che “la solidarietà è uno dei quattro principi fondamentali della dottrina sociale cattolica”. Oggi questo insegnamento della Chiesa dovrebbe essere proclamato “di fronte agli sforzi incessanti del Pcc per piegare tutte le comunità religiose alla volontà del Partito e al suo programma totalitario”.

E’ una responsabilità che il Vaticano ha verso tutta l’umanità: “Se il Pcc riuscirà a mettere in ginocchio la Chiesa cattolica e altre comunità religiose” scrive Pompeo “i regimi che disprezzano i diritti umani saranno incoraggiati e il costo della resistenza alla tirannia aumenterà per tutti i coraggiosi credenti che onorano Dio al di sopra dell’autocrate del giorno”.

La conclusione di Pompeo è drammatica: “Prego che, nei rapporti con il Pcc, la Santa Sede e tutti coloro che credono… prestino ascolto alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: ‘La verità vi renderà liberi’“.

Anche 80 Ong per la difesa dei diritti umani in Cina hanno scritto al Papa chiedendogli di riflettere su quell’accordo. E’ una situazione di una gravità senza precedenti e segna una terribile svolta storica: nel confronto planetario sempre più aspro fra Occidente libero e Cina comunista, il Vaticano rischia di schierarsi di fatto con l’impero comunista, proprio mentre intensifica la repressione religiosa.

Così il Vaticano si separa dall’Occidente libero, ma soprattutto dai cristiani perseguitati.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 21 settembre 2020

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Gerusalemme!

Gerusalemme!

O Sion, dall’occidente e dall’oriente, da settentrione e da meridione, lontani e vicini, ti inviano il loro saluto. Ti saluta chi soffre per te di una nostalgia invincibile, il cui pianto è come la rugiada dell’Hermon che vorrebbe irrorare i tuoi monti.

Sono come uno sciacallo che piange il tuo dolore, ma se sogno di ritornare a te, sono come un’arpa che canta i tuoi carmi. La tua aria è la vita che l’anima respira, i tuoi grani di sabbia sono grani di mirra, i tuoi corsi d’acqua fiumi di miele.

Sion, tutta la bellezza, la grazia e l’amore sono riuniti in te: coloro che ardentemente ti amano sono a te congiunti. Esiliati, dispersi per pendii e monti, le greggi della tua moltitudine non dimenticano mai che tu sei il loro ovile, cercano le tue vie, salgono i sentieri che conducono alle tue palme.

Dio ti ha desiderato come sua residenza. Beato colui che è stato scelto per avvicinarsi a te e rimanere nella tua dimora! Beato, beato colui che attende e veglia e vedrà salire l’alba della tua luce! Beato colui sul quale sorgeranno le tue aurore, quando la tua antica giovinezza rifiorirà per la salvezza dei tuoi eletti e per la loro gioia!

(Juda Halevy, fine X sec – 1140)

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Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

ASCER

Ore 10.00, 11.30, 16.00, 17.30

VISITE GUIDATE AI TESORI CONSERVATI NELL’ARCHIVIO STORICO

DELLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA “GIANCARLO SPIZZICHINO”

a cura di Silvia Haia Antonucci (Responsabile dell’ASCER)

Ingresso contingentato. Prenotazione obbligatoriaarchivio.storico@romaebraica.it

Punto d’incontro: Lungotevere Cenci, angolo Largo Stefano Gaj Tachè (di fronte al Tempio Maggiore)

Si raccomanda la puntualità

PALAZZO DELLA CULTURA

Via del Portico d’Ottavia, 71

Ore 12.00

COMUNITA’ EBRAICA DI ROMA: PASSATO E PRESENTE

Gli ebrei di Roma, Serena Di Nepi

Gli ebrei sefarditi, Gabriella Yael Franzone

Gli ebrei ashkenaziti, Shalom Hazan

Gli ebrei libici, David Meghnagi

Modera: Paolo Conti

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Ore 17.45

VIAGGIO TRA I COGNOMI, I MESTIERI E IL DIALETTO GIUDAICO ROMANESCO

Con Claudio ProcacciaMicaela Procaccia

e la partecipazione straordinaria di Enrico Montesano

Ingresso libero fino ad esaurimento postiGECE Roma Programma 2020

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