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Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Gli USA cercano di spiegare al Vaticano che deve difendere i Cristiani Perseguitati dal regime comunista cinese e non rinnovare un accordo insensato con i tiranni di Pechino

Mancano pochi giorni alla visita di Mike Pompeo in Vaticano, prevista per il 29 settembre, ma il Segretario di Stato americano ha già lanciato un avvertimento molto chiaro dalla prestigiosa rivista “First Things”.

Già nelle precedenti visite aveva spiegato al cardinale Parolin e a papa Bergoglio quanto era sbagliato l’accordo sottoscritto dalla Santa Sede col regime comunista di Pechino, perché danneggiava i cristiani cinesi e legittimava nel mondo una tirannia molto pericolosa (il Covid-19 è l’ennesimo esempio della sua perniciosità globale).

Ora quell’accordo provvisorio di due anni fa (rimasto peraltro segreto nei suoi contenuti) arriva a scadenza e il Vaticano è deciso a rinnovarlo nonostante il bilancio fallimentare di questi due anni.

Così il Segretario di Stato di Trump preme sul Vaticano perché si fermi e non rinnovi un così nefasto accordo. Su “First Things” spiega che, negli ultimi tempi, la situazione dei diritti umani in Cina è diventata ancora più grave soprattutto per i credenti.

Pompeo ricorda la recrudescenza della persecuzione contro i cristiani, come contro buddisti tibetani e devoti di Falun Gong; menziona la pesantissima repressione contro i musulmani dello Xinjiang, infine  denuncia la “campagna di ‘sinizzazione’ per subordinare Dio al Partito comunista promuovendo lo stesso Xi come una divinità ultramondana. Ora più che mai” scrive Pompeo “il popolo cinese ha bisogno della testimonianza morale e dell’autorità del Vaticano a sostegno dei credenti”.

Infatti due anni dopo l’accordo sino-vaticano, per i cristiani le persecuzioni sono addirittura peggiorate, mentre, afferma Pompeo, il Vaticano “ha legittimato” i vescovi nominati dal regime. Quale convenienza ha dunque la Chiesa a rinnovare l’accordo?

Il Vaticano peraltro sta pure perdendo la sua autorevolezza morale. Infatti durante la brutale repressione comunista a Hong Kong dei mesi scorsi, la Santa Sede non ha speso nemmeno una parola (nonostante gli appelli dei cristiani della città e del card. Zen). Eppure “le voci più importanti di Hong Kong in difesa della dignità umana e dei diritti umani” scrive Pompeo “sono spesso voci cattoliche”.

Il Segretario di Stato Usa ricorda l’appello, dell’anno scorso, di 22 paesi alle Nazioni Unite per denunciare la detenzione, da parte del regime comunista, di “oltre un milione di musulmani uiguri, kazaki e altre minoranze nei cosiddetti campi di ‘rieducazione’ nello Xinjiang”.

Inoltre cita l’Alleanza Interparlamentare, composta da rappresentanti delle democrazie di tutto il mondo, che “ha condannato le atrocità” perpetrate dal comunismo cinese.

Pompeo rivendica i meriti dell’amministrazione Trump in questo campo: “Il Dipartimento di Stato è una voce forte in difesa della libertà religiosa in Cina e nel mondo e ha preso provvedimenti contro chi commette abusi sui credenti. Continueremo a farlo”.

Ma il Segretario di Stato USA dice anche alla Santa Sede che essa soprattutto ha “la capacità e il dovere” di richiamare l’attenzione del mondo “sulle violazioni dei diritti umani, in particolare quelle perpetrate da regimi totalitari come la Cina”.

Pompeo ricorda Giovanni Paolo II: “alla fine del XX secolo, la forza della testimonianza morale della Chiesa ha contribuito a ispirare coloro che hanno liberato l’Europa centrale e orientale dal comunismo e coloro che hanno sfidato i regimi autocratici e autoritari dell’America Latina e dell’Asia orientale”.

Oggi “la stessa testimonianza morale dovrebbe esprimersi nei confronti del Partito Comunista Cinese”.

Infatti il Concilio Vaticano II e i papi hanno sempre “insegnato che la libertà religiosa è il primo dei diritti civili” e che “la solidarietà è uno dei quattro principi fondamentali della dottrina sociale cattolica”. Oggi questo insegnamento della Chiesa dovrebbe essere proclamato “di fronte agli sforzi incessanti del Pcc per piegare tutte le comunità religiose alla volontà del Partito e al suo programma totalitario”.

E’ una responsabilità che il Vaticano ha verso tutta l’umanità: “Se il Pcc riuscirà a mettere in ginocchio la Chiesa cattolica e altre comunità religiose” scrive Pompeo “i regimi che disprezzano i diritti umani saranno incoraggiati e il costo della resistenza alla tirannia aumenterà per tutti i coraggiosi credenti che onorano Dio al di sopra dell’autocrate del giorno”.

La conclusione di Pompeo è drammatica: “Prego che, nei rapporti con il Pcc, la Santa Sede e tutti coloro che credono… prestino ascolto alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: ‘La verità vi renderà liberi’“.

Anche 80 Ong per la difesa dei diritti umani in Cina hanno scritto al Papa chiedendogli di riflettere su quell’accordo. E’ una situazione di una gravità senza precedenti e segna una terribile svolta storica: nel confronto planetario sempre più aspro fra Occidente libero e Cina comunista, il Vaticano rischia di schierarsi di fatto con l’impero comunista, proprio mentre intensifica la repressione religiosa.

Così il Vaticano si separa dall’Occidente libero, ma soprattutto dai cristiani perseguitati.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 21 settembre 2020

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Gerusalemme!

Gerusalemme!

O Sion, dall’occidente e dall’oriente, da settentrione e da meridione, lontani e vicini, ti inviano il loro saluto. Ti saluta chi soffre per te di una nostalgia invincibile, il cui pianto è come la rugiada dell’Hermon che vorrebbe irrorare i tuoi monti.

Sono come uno sciacallo che piange il tuo dolore, ma se sogno di ritornare a te, sono come un’arpa che canta i tuoi carmi. La tua aria è la vita che l’anima respira, i tuoi grani di sabbia sono grani di mirra, i tuoi corsi d’acqua fiumi di miele.

Sion, tutta la bellezza, la grazia e l’amore sono riuniti in te: coloro che ardentemente ti amano sono a te congiunti. Esiliati, dispersi per pendii e monti, le greggi della tua moltitudine non dimenticano mai che tu sei il loro ovile, cercano le tue vie, salgono i sentieri che conducono alle tue palme.

Dio ti ha desiderato come sua residenza. Beato colui che è stato scelto per avvicinarsi a te e rimanere nella tua dimora! Beato, beato colui che attende e veglia e vedrà salire l’alba della tua luce! Beato colui sul quale sorgeranno le tue aurore, quando la tua antica giovinezza rifiorirà per la salvezza dei tuoi eletti e per la loro gioia!

(Juda Halevy, fine X sec – 1140)

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Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

Roma: Giornata Europea della Cultura Ebraica (domenica 6 settembre 2020)

ASCER

Ore 10.00, 11.30, 16.00, 17.30

VISITE GUIDATE AI TESORI CONSERVATI NELL’ARCHIVIO STORICO

DELLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA “GIANCARLO SPIZZICHINO”

a cura di Silvia Haia Antonucci (Responsabile dell’ASCER)

Ingresso contingentato. Prenotazione obbligatoriaarchivio.storico@romaebraica.it

Punto d’incontro: Lungotevere Cenci, angolo Largo Stefano Gaj Tachè (di fronte al Tempio Maggiore)

Si raccomanda la puntualità

PALAZZO DELLA CULTURA

Via del Portico d’Ottavia, 71

Ore 12.00

COMUNITA’ EBRAICA DI ROMA: PASSATO E PRESENTE

Gli ebrei di Roma, Serena Di Nepi

Gli ebrei sefarditi, Gabriella Yael Franzone

Gli ebrei ashkenaziti, Shalom Hazan

Gli ebrei libici, David Meghnagi

Modera: Paolo Conti

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Ore 17.45

VIAGGIO TRA I COGNOMI, I MESTIERI E IL DIALETTO GIUDAICO ROMANESCO

Con Claudio ProcacciaMicaela Procaccia

e la partecipazione straordinaria di Enrico Montesano

Ingresso libero fino ad esaurimento postiGECE Roma Programma 2020

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Bergoglio va alla guerra

Bergoglio va alla guerra

Condannando senza appello il sovranismo e accostandolo alla guerra e al nazismo, Papa Bergoglio ha fatto nell’agitato clima d’agosto una dichiarazione di guerra mondiale nel nome della pace e dei migranti. Non ha solo scomunicato Salvini e benedetto la santa alleanza tra grillini e pd, come molti hanno sottolineato, ma ha colpito tutti i sovranisti del mondo, da Trump a Putin, dal nazionalista indiano Modi al cattolico Orban e al brasiliano Bolsonaro che guida il paese cattolico più popoloso al mondo.

Non ricordo un’accusa politica così radicale ed esplicita da parte di un Papa, almeno negli ultimi settant’anni con un paragone così infamante col nazismo e la guerra. Per trovare un vago precedente bisogna risalire alla scomunica di Papa Pio XII, nell’estate del 1949, nei confronti dei comunisti. Ma il comunismo era un regime totalitario e ateo in atto, perseguitava i credenti e i dissidenti, soffocava nel sangue e nel gulag la libertà. Qui siamo a una scomunica a priori nei confronti di leader e movimenti popolari, democratici e liberamente eletti che non si sono macchiati di alcun crimine e non hanno fatto nessuna azione o dichiarazione ostile verso la fede, la Chiesa e i credenti. Scomunicandoli, Bergoglio si è lanciato in uno spericolato paragone tratto dalla propaganda corrente, tra il sovranismo di oggi e il nazismo e la guerra di ieri e di domani. Sarebbe come accusare di comunismo antioccidentale o di complicità col fanatismo islamico chiunque voglia far sbarcare i clandestini e imporne l’accoglienza. Un processo alle intenzioni senza fondamento.

Del resto quante guerre recenti sono state combattute nel nome della pace e del Bene contro le potenze del Male; quante guerre pacifiste, quanti stermini umanitari, quante bombe progressiste sganciate sulle popolazioni, quante invasioni a fin di bene, quanti maltrattamenti e respingimenti democratici di immigrati clandestini. Fu il democratico e pacifista Kennedy a far la guerra in Vietnam e a sfiorare la guerra a Cuba con l’Urss; toccò al “cattivo conservatore” Nixon chiudere la sciagurata guerra in Vietnam e dialogare col comunismo cinese.

Con la sua dichiarazione di guerra ai sovranisti, Bergoglio ha compiuto tre atti ostili in uno: ha offeso i cattolici che liberamente votano per i “sovranisti” riducendoli a potenziali seguaci di Hitler e nemici dell’umanità e della cristianità, erigendo così un muro d’odio e disprezzo nei loro confronti; proprio lui che dice di voler abbattere tutti i muri ne ha eretto uno gigantesco, insormontabile. Ha poi schiacciato la Chiesa su un versante politico a fianco di movimenti, governi e organi laicisti, atei, massonici, di sinistra radicale o all’opposto filo-islamici, comunque avversi alla cristianità e ai suoi valori, alla civiltà cattolica e alla famiglia cristiana. E si è schierato con l’Europa anticristiana degli eurocrati, con l’establishment laicista e col peggior capitalismo finanziario, contraddicendo anche il suo populismo cristiano-terzomondista. Peraltro Bergoglio deve ancora raccontarci che rapporti ebbe con la dittatura argentina quando era influente prelato in patria.

I catto-bergogliani sono insorti con livore e disprezzo (ma sempre in nome della carità) contro chi muove queste obiezioni al Papa, accusandoli d’insolenza. E’ ridicolo che questi cattolici progressisti ricorrano al dogma dell’infallibilità del papa e si trincerino dietro quel principio di autorità che hanno calpestato fino a ieri, diciamo fino a che era Papa Ratzinger.
Il problema è opposto: non è chi critica le dichiarazioni politiche di Bergoglio a mettersi al di sopra del Papa, ma è Bergoglio a scendere al di sotto del suo ruolo di Papa, fino a usare strumenti della propaganda politico-mediatica di sinistra che accusa di nazismo chiunque non la pensi come loro. Un vero Pontefice dovrebbe innalzare ponti e non steccati, dovrebbe porsi al di sopra delle parti e delle ideologie, esortare a trovare un punto di sintesi, sforzandosi di salvare un nucleo di verità in ciascuna delle parti in campo.

Per i catto-bergogliani la verità del Vangelo e della cristianità non è quella trasmessa da duemila anni di tradizione cristiana, di fede, dottrina, esempio di santi e teologi, di papi e martiri. Ma è solo nella lettura che ne fa ora Bergoglio in un volo pindarico dal cristianesimo delle origini al Concilio Vaticano II, con un breve scalo francescano. Il resto è cancellato.
È puerile e riduttiva questa rappresentazione manichea del Bene e del Male. I mali di cui è infestata la società sono molteplici, evidenti e remoti dal sovranismo: la droga e la criminalità derivata, il terrorismo e il fanatismo, la persecuzione dei cristiani nel mondo, la delinquenza diffusa e il traffico di bambini, di uteri, di organi, di donne, di migranti, solo per citarne alcuni. Mali rispetto a cui il sovranismo è considerato da molti come argine e antidoto. Elevando il sovranismo a male sovrano dell’epoca, passano in sordina questi mali globali, coi loro agenti e alleati.

In un mondo dominato dall’ateismo e minacciato dall’islamismo, Bergoglio addita come nemico principale il sovranismo e come suo gesto di massimo sfregio l’esibizione del rosario. Intanto la civiltà cristiana e la fede cristiana vengono cancellate dalla vita pubblica e privata, le chiese, i fedeli e le vocazioni sono in caduta libera, il senso religioso sparisce nell’orizzonte della gente; ma quel che conta è la mobilitazione umanitaria pro-migranti e resistenza contro un presunto pericolo nazista. E intanto i cattolici praticanti in Europa, una volta esclusi i sovranisti, si riducono all’otto per mille della popolazione…

Da Marcello Veneziani

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IN NOME DI DIO ANDATEVENE!

IN NOME DI DIO ANDATEVENE!

Così terminava il discorso di Oliver Cromwell all camera dei comuni il 20 aprile 1653: “In nome di Dio andatevene!”

Un discorso disperato e di fuoco contro la classe dirigente inglese

dell’epoca, corrotta ed incapace.

Suona molto attuale vero?

Lasciai l’Italia 10 anni fa, portandola, e la porterò sempre nel cuore, ma non la capirò mai.

Nessun paese al mondo è stato così tante volte, stuprato, vassallo, schiavo e invaso da chiunque. Qualcosa non va.

L’80 % di tutti i capolavori artistici del pianeta si trova in italia, la moda, la classe e l’eleganza sono nate in italia.

La cultura, le chiese medioevali, i paesi di qualsiasi regione, le coste, i monumenti, il clima e gli spaghetti con le telline di Peppe ‘o mare: tutto in italia e meraviglioso. Non poteva essere perfetto. Ovvio.

Italia che dal giorno della nascita della repubblica ha avuto classi dominanti sempre peggiori, sino ad arrivare al top, quella odierna.

Non eletta (lo so che il governo non viene eletto e che il presidente della Repubblica etc etc, ma manca il consenso popolare, e da anni gli italiani, l’unico voto che possono esprimere è quello del vincitore di Sanremo, anche in questo caso, qualche dubbio è legittimo, visto che, il vincitore (bravissimo) di due anni fa, di italiano non aveva nemmeno il soprannome, ma l’accoglienza è un dovere (Wink-wink).

“Andatevene in nome di Dio!”

Le ultime trovate del governo?

Monopattino elettrico, costato 200 milioni di euro, quando ci sono società internazionali (Limes e Wind) che hanno riempito il pianeta di monopattini elettrici che l’utente affitta a pochi centesimi l’ora ma che nessun paese al mondo ha comprato. Sono gratis, perché pagarli? Gratis, gratis, gratis.

Il monopattino può andare bene in Svizzera e a San Marino-forse-con distanze ridotte e strade perfette, ma un impiegato del tiburtino che ogni mattina deve farsi 10 Km di tangenziale, che ci fa col monopattino?

Ma anche nel centro di Roma, con buche grandi come voragini, che ci farete coi monopattini? Monopattini pagati per giunta: pagati Gesù ! Pagati.

E poi, dopo aver studiato per secoli sui bei banchi di scuola in legno Made in Italia, scopriamo di averne bisogno di nuovi, con le rotelle? Tipo autoscontro, senza lo spazio per un dizionario, senza considerare che i vecchi banchi andavano benissimo e che questa spesa poteva e doveva essere evitata?

Questi banchi costeranno 300 euro l’uno ma su internet si trovano identici, I D E N T I C I! A 34 euro, comprandone un pezzo alla volta, figuriamoci tre milioni di pezzi. Ma poi, i test non si fanno più?

Se proprio questi banchi avessero salvato il paese da una guerra civile, dall’ invasione delle cavallette, dalla pizza Margherita con L’ananas, dai terremoti, dai programmi di Jerry Scotti e ovviamente dai rigurgiti neofascisti, non si poteva iniziare con un test di 50 pezzi, per esempio all’istituto della beata vergine affranta e addoloratissima di Frattamaggiore? (provincia di Caserta). No! 3 milioni di pezzi, e subito eh, che abbiamo troppi soldi da spendere e poi siamo eco-solidali, eco-sostenibili, climatici e asmatici, mica stupidi, noi ci ispiriamo alla dottrina, al verbo della 16 enne Greta, che non ha finito il liceo ma tiene conferenze nelle università.

Ora al posto dei banchi di legno avremo tre milioni di banchi di plastica molto ecologici, vegani e democratici

Anzi si chiameranno banche per non discriminare le donne e avranno inciso qualche verso del profeta per far sentire bene accolti tutti.

Ma, scusate, i vecchi banchi, da chi e come saranno rottamati? Tre milioni di banchi vecchi formano una montagna di legno e ferro alta quanto il monte bianco: era necessario?

Ma poi, questo governo fantastico che assume task force da 500 super esperti pagati 800 euro al giorno, non poteva almeno, prima di comprare sti banchi, dare una sfogliata al primo sito internet? No, l’Italia invece della prosperità economica e del boom del benessere li paga solo 300 euro anziché 34. Eh aspetta ma quelli sono banchi cinesi… Vero, dalla Cina importiamo mascherine non omologate che dovrebbero salvarci la vita ma per i sederini e le puzzette dei nostri figli vogliamo il top dei top. Io però ho vissuto e lavorato in Cina per anni. Per un ordine di tre milioni di pezzi, i banchi li avrebbero fatti in oro zecchino e con un diffusore di raggi Xenon adsl quantici, in grado di proteggere i bambini anche dalle guerre nucleari e li avreste pagati 17 euro.

“Andatevene in nome di Dio!”

Italia che ha gestito bene la crisi Vairus, solo 35.000 morti. La guerra in Vietnam vide 4 eserciti in conflitto per 25 anni e vi morirono 50.000 americani. Il vostro fantastico governo ha fatto poche migliaia di morti in meno del Vietnam ma è stato molto più efficiente: 35.000 morti in sei mesi, gli americani, ripeto, 50.000 morti in 25 anni, con quattro eserciti in gioco, ma l’Italia ha l’esercito di incompetenti più potente al mondo e questo tipo di guerre le vince sempre.

L’Italia delle 15 auto blu per il vostro primo ministro, così importante che Trump non ne ricorda il cognome. 15 auto blu, più scorte di motociclisti, furgoni blindati e quanto altro; qui in Israele, Benjamin Netanyahu, il primo ministro a più alto rischio di attentati dell’intero pianeta, ha solo due auto di scorta, DUE SOLTANTO, e vogliamo togliergli pure quelle.

“Fermatevi in nome di Dio!”

Fermatevi dal continuare a distruggere il paese, dalle multe di 500 euro per chi non fa lo scontrino sulla tazzina di caffè, dalle leggi sulle aziende, scritte da chi lavorato non ha mai.

Fermatevi con i ministri dalla lacrima facile e con la terza media.

“Fermatevi in nome di Dio!”

Dalle umiliazioni che infliggete al popolo “subalterno”, si perché è così che lo chiamate. Fermatevi dall’umiliare chi le leggi da voi scritte le rispetta, ma voi no.

(Va bene, la Boschi è un bel pezzo di tronco di gallina e le si perdona tutto, agli altri no, sopratutto al papà birichino).

Farsi fotografare in barca, appiccicati e senza mascherina, fa molto “volemmose bbene”, ma è contro la legge che voi avete scritto.

Andate a casa, in nome di Dio e annullate l’ordine dei banchi.

di Josef Jossy Jonas

Tratto da Facebook

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Udienza privata

Udienza privata

Francesco riceve in udienza Giuseppe Conte

La Sala Stampa vaticana ha dato notizia dell’incontro stamattina in Vaticano tra il Papa e il premier italiano

VATICAN NEWS

“Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”. Francesco aveva aperto così, il 12 marzo scorso, la quarta Messa da S. Marta in tempi di pandemia. Con un pensiero a chi tiene le redini della cosa pubblica e deve fare scelte difficili, anche impopolari. Non è noto il contenuto del dialogo avvenuto questa mattina tra il Papa e il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giuseppe Conte, che ha incontrato il Pontefice in udienza privata. Ma è noto quanto l’Italia sta affrontando a causa del Covid-19 e quanto Francesco abbia a cuore la situazione della Penisola e non solo.

I precedenti incontri

In precedenza, il Papa e Conte si erano visti brevemente alla fine delle esequie del cardinale Achille Silvestrini. Era il 30 agosto dell’anno passato e di lì a pochi giorni sarebbe nato il secondo governo del premier. La prima udienza in Vaticano era avvenuta l’anno prima, il 15 dicembre 2018, 45 minuti di colloqui per un confronto su diseguaglianze sociali, migrazioni, ambiente e pace.

 

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Il governicchio di Giuseppe Conte e le mascherine cinesi.

Il governicchio di Giuseppe Conte e le mascherine cinesi.

Circola sui social l’autoconsolatorio slogan “andrà tutto bene”. Lo speriamo, ma temiamo che invece con questo governo possa andare tutto sempre peggio. Infatti l’Italia vive già una tragedia gravissima che sembra passare nella disattenzione generale: il record di morti (ormai quasi 2 mila!).

Con tanti saluti allo spot di febbraio con cui il ministero della salute voleva fare informazione sanitaria spiegando (testualmente) che “non è affatto facile il contagio” (lo abbiamo visto). D’altronde a quel tempo sostenevano che il problema era il razzismo

C’è voluto del tempo (tempo prezioso perduto) perché capissero che invece il problema era il coronavirus e bisognava averne paura. Ancora a febbraio, quando sapevamo già da settimane che stava per arrivare in Italia lo tsunami dell’epidemia, il governo non ha pensato di attrezzarsi preventivamente con grandi dotazioni di mascherine sanitarie, per gli ospedali e per i cittadini. Eppure ha avuto un mese di tempo.

Anzi, questo incredibile esecutivo, il 15 febbraio, attraverso il ministero degli Esteri guidato da Di Maio, con la Cooperazione internazionale, ha spedito in Cina, con un volo dell’Onu partito da Brindisi, 2 tonnellate di materiale sanitario di cui facevano parte molte mascherine. Regalate.

Oggi in Italia ce n’è una drammatica carenza, pure negli ospedali, e finiamo col doverle comprare. Da chi? Da quegli stessi cinesi… E tre giorni fa il solito Di Maio ha ringraziato la Cina per questa vendita come se ci facesse – lei – beneficienza. Dimenticando pure le enormi responsabilità del regime di Pechino nel dilagare dell’epidemia.

Il dramma non è solo avere per ministri dei dilettanti, degli improvvisatori: è un governo del tutto scollegato dalla realtà italiana e questo “scollegamento” si è evidenziato in modo drammatico nello scontro di queste ore con la Regione Lombardia che sta affrontando eroicamente l’emergenza.

Un governo scollegato perché è stato messo insieme tra nemici che volevano solo evitare le elezioni e conservare le poltrone ed è un governo di minoranza che non rappresenta il Paese, che non ha basi sociali.

Purtroppo i media, invece di essere i sensori di questa drammatica spaccatura fra Palazzo e Paese, invece di spingere a coinvolgere l’opposizione (maggioritaria fra la gente), per unire l’Italia nell’emergenza, sono ormai del tutto dentro quelle stesse logiche di Palazzo. Lontani dal paese reale quanto il governo.

Perfino gli osservatori più attenti portano fuori strada. Sabato scorso, sul “Corriere della sera”Paolo Mieli ha concluso il suo editoriale con una considerazione surreale, spiegando che questo è uno dei “governi (frutto di combinazioni parlamentari) che, per loro stessa natura, sono pressoché indifferenti alle opzioni degli elettori, dalle quali non dipende la loro vita. Cosa che però” concludeva Mieli “in un frangente come questo può rivelarsi un pregio”.

Un pregio? Oltre ad essere un’anomalia democratica, proprio in questo frangente si dimostra devastante avere un governo di minoranza nato nel Palazzo.

E’ per questa lontananza dalle “opzioni degli elettori” infatti che Conte – per  inseguire un consenso elettorale che non ha mai avuto – è stato convinto a far finta di essere Winston Churchill e si è inventato condottiero, mettendosi a fare quello che nessun presidente del consiglio ha mai fatto prima.

Invece di delegare a un tecnico come Bertolaso la gestione dell’emergenza, uno esperto e capace di prendere decisioni immediate, senza problemi di immagine e di consenso, ha fatto tutto in prima persona cercando un protagonismo improprio.

Così in queste settimane abbiamo visto continui decreti, correzioni, precisazioni, informazioni mancanti e bozze anticipate che hanno provocato il caos. Il finale è il decreto di ieri che invece di presentare poche e chiare decisioni per affrontare l’emergenza – con un grande impegno di spesa come la Germania (che ha messo in campo 550 miliardi) – è una specie di “milleproroghe”, un’inverosimile legge di bilancio fatta per decreto (Borghi l’ha definito “200 pagine di marchette”).

Così di nuovo abbiamo un governo più attento a cercare il consenso che ad affrontare la tragedia in corso. E – ovviamente – l’opposizione non è stata coinvolta, se non a parole. Intanto il Paese affonda e vive in un incubo.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 16 marzo 2020

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E’più cristiano il Natale “consumistico”di San Francesco, che il Natale politicante dei comizi rancorosi di Bergoglio.

E’più cristiano il Natale “consumistico”di San Francesco, che il Natale politicante dei comizi rancorosi di Bergoglio.

Il Natale riscalda il cuore anche di chi non frequenta più la Chiesa. Come scriveva, nella “Storia dell’idea d’Europa”, il laico Federico Chabod  “non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli Antichi… è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’, anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.

Stessi concetti del papa laico Benedetto Croce  che, nel 1942, scriveva “Perché non possiamo non dirci cristiani”  osservando: “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto.

Essere nati dopo Gesù significa trovare dovunque la sua luce, significa nascere con una dignità umana e una libertà  che non sarebbero stati immaginabili senza di lui. Per non dire dell’eredità cristiana di bellezza, storia, cultura e carità di cui godiamo, soprattutto se si è nati in Italia.

C’è al cuore di tutto la commozione per la figura di Gesù  che tutti riconoscono sublime e inarrivabile.

Molti ancora si ritroverebbero nelle parole semplici di Enzo Biagi: “Gesù ha detto cose che a tutt’oggi sono insuperabili. E credo che nessuno abbia conosciuto l’uomo come lui. Gesù è una figura misteriosa, difficile da spiegare solo con l’umano. Regge da 2000 anni. Non vedo paragoni in giro”.

Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato da un amico su Cristo, restò un attimo in silenzio, chinò il capo e disse: “È un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi”.

Anche il laico Albert Camus  accusava il colpo: “Io non credo nella risurrezione però non posso nascondere l’emozione che sento di fronte a Cristo e al suo insegnamento. Di fronte a lui e di fronte alla sua storia non provo che rispetto e venerazione”.

Ci sono tutti questi sentimenti nella collettiva celebrazione del Natale che in questi giorni si vede nelle strade delle città e dei paesi, che unisce credenti e non credenti.

Si potrebbe perfino dire che c’è più religiosità cristiana nel bistrattato “Natale consumistico”  – pieno di luci, regali e buona tavola – che in tanti sermoni clericali, fatti da politicanti carichi di recriminazione, di faziosità ideologica e rancore  (ossessionati in particolare da Salvini, “reo” di ricordare l’identità cristiana  del nostro Paese).

Festeggiare con luci colorate – come fanno molti – è infatti ricordare e accendere sulla strada di tutti la Luce  che, a Betlemme, è entrata nel nostro mondo tenebroso.

E i regali? La “cultura del dono”  – come la chiama Benedetto XVI – è entrata nel mondo dalla grotta di Betlemme quando Dio ha donato se stesso all’umanità, quindi ha donato tutto, venendo fra noi.

E poi il pranzo, il mangiare e il bere, la festa: “Esultiamo! Perché non vi è posto per la tristezza dove si celebra il Natale della vita”, diceva papa san Leone magno.

Potrà stupire, ma è stato soprattutto san Francesco d’Assisi a plasmare questo modo popolare di festeggiare il Natale che oggi – da certi pulpiti – viene sprezzantemente squalificato come “consumistico”.

Il santo poverello non ha solo inventato il presepio  – che del nostro Natale è il centro – ma anche l’idea del dono natalizio, perché per san Francesco – scrive Chiara Mercuri – “il Natale deve essere il giorno della gioia e dell’abbondanza per tutti. Solo se lo sarà per tutti, allora sarà Natale”. Così – conclude la Mercuri – “ognuno dovrà sforzarsi in questo giorno di essere ‘il Natale’ di qualcun altro, senza dimenticare nessuno, nessuna creatura vivente”.

Infatti – si legge nella “Compilatio Assisiensis” – san Francesco “voleva che a Natale ogni cristiano esultasse nel Signore e che per amore di Lui, il quale ha dato a noi tutto se stesso, fosse largo e munifico con slancio e con gioia non solo verso i poveri ma anche verso gli animali e gli uccelli”.

Quel giorno sulla povera tavola del convento – scrive la Mercuri – arrivano cibi ricchi, rari, di solito assenti dalla mensa dei frati, come la carne, i formaggi stagionati, il vino, l’olio, il lardo e la frutta fresca. Mendicanti, contadini, medici, notai, nobili si uniranno alla mensa dei frati per festeggiare con loro, e le donne faranno portare ai frati e ai poveri che gli vivono accanto torte di mandorle e miele, mostaccioli, frittelle cosparse di acqua di rosa, rotoli di pasta dolce ripieni di mele, di uva, di noci e cannella, e biscotti all’anice e pan pepato”.

Insomma, il nostro modo di vivere il Natale è quello di san Francesco che nasceva dalla sua commozione per Dio che si fa uomo, nella grotta di Betlemme.

È quel Gesù che affascina perfino i nemici più acerrimi  del cristianesimo. Friedrich Nietzsche, per esempio, un giorno confessò: “(Gesù) ha volato più alto di chiunque altro”.

Ed Ernest Renan  scrisse che “Gesù è l’individuo che ha fatto fare alla sua specie il più grande passo verso il divino”, “Gesù è la più eccelsa di quelle colonne che indicano all’uomo donde venga e dove debba andare. In lui si è condensato tutto ciò che vi è di buono e di elevato nella nostra natura… Gesù non sarà mai superato… tra i figli dell’uomo non è mai nato uno più grande di Gesù”.

Sorprendenti anche le parole su Gesù del giovane Karl Marx“l’unione con Cristo dona un’elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto all’amore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l’unione con Cristo dona una letizia che invano l’epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che innalza e più bella rende la vita.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 24 dicemnre 2019

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“Cristianesimo non è buonismo”: Parla padre Elia, prete anti immigrazionista.

“Cristianesimo non è buonismo”: Parla padre Elia, prete anti immigrazionista.

Roma, 19 lug -“L’accoglienza non va mai attuata a discapito della sicurezza. La società che si riempie di sconosciuti e delinquenti è destinata a morte certa”. Non tutta la Chiesa cattolica è stata fagocitata dal vortice immigrazionista. In qualche sparuto angolo d’Italia c’è ancora chi è capace (e ha il coraggio) di pensarla diversamente dalle alte e altissime gerarchie ecclesiastiche in materia di porti da aprire, muri da abbattere, ponti e #restareumani. 

La legittimità dei confini

Uno di questi è Padre Giacobbe Elia, prete della Marsica, la cui intervista è apparsa oggi su La Verità. Elia da sempre sostiene la legittimità dei confini – che hanno avuto dall’alba dei tempi un ruolo decisivo e cruciale nell’edificazione di tutte le civiltà – e della loro difesa; elogia l’uso del crocifisso fatto dal ministro dell’interno Salvini durante la scorsa campagna elettorale, riferendosi all’invocazione della protezione di Maria come un gesto “che ha onorato Dio”, perché “ha ricordato a tutti noi le radici cattoliche della nostra fruttuosa civiltà”.  

Cristianesimo non è buonismo

Sull’immigrazione, Elia non è di manica larga: “I fedeli comprendono sempre di più che questo fenomeno è artificioso”, sostiene. “Sanno bene che i veri poveri giacciono dimenticati in Africa”. Guai a confondere “cristianesimo con buonismo“. Del resto “quelli che invitano ad aprire le porte, non accolgono nessuno nella propria casa“. Di Papa Francesco, che dice di costruire ponti, dice che “Vive in Vaticano, circondato da mura. Solo le città che hanno mura possono costruire ponti”, creati dall’economia, dal desiderio di conoscere altre civiltà. “Ma può conoscere un’altra civiltà solo chi ne possiede una propria”.

Cristina Gauri

da: LA VERITA’

 

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Quando la CEI consacrava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria in funzione anticomunista. Mentre oggi…

Quando la CEI consacrava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria in funzione anticomunista. Mentre oggi…

La Chiesa dovrebbe essere sempre la stessa, custodendo la verità rivelata (che è sempre la stessa) e guidando gli uomini all’eternità.

Ma dal 2013 è diventata un’altra cosa da ciò che è stata per duemila anni. E, al seguito di papa Bergoglio, anche i vescovi italiani sembrano essere passati dal Cuore Immacolato di Maria a quello di Maria Elena Boschi, di Greta Thunberg, di Laura Boldrini e di Emma Bonino.

Infatti si sono buttati in politica scagliandosi non contro chi propugna politiche contrarie ai valori cattolici, ma proprio contro chi si ispira a quei valori.

La pubblica devozione alla Madonna, per loro, è diventata addirittura uno scandalo : il presidente della Cei Bassetti, alla vigilia delle europee, fulminò Matteo Salvini proprio per aver mostrato un rosario in pubblico e per aver affidato l’Italia al Cuore Immacolato di Maria (Il “Fatto quotidiano” titolò: “Cei: votate tutti tranne Salvini’”).

Adesso è uscito un libro che (senza volerlo) fa capire quanto la rivoluzione bergogliana abbia ribaltato la Chiesa. Questo volume ricostruisce un grande evento popolare avvenuto proprio 60 anni fa, nel settembre 1959, per decisione dei vescovi italiani, orientati dal card. Giacomo Lercaro  (che poi sarà uno dei pilastri del Concilio): la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria, in chiave esplicitamente anticomunista.

Un evento che “passerà alla storia come la prima decisione della Cei e uno dei primi atti del pontificato di Giovanni XXIII ”. Così scrive Saverio Gaeta che ha pubblicato il volume dalle edizioni San Paolo col titolo “L’eredità segreta di don Amorth (così la Madonna ha salvato l’Italia)”.

Infatti al centro di tutta questa vicenda – come infaticabile organizzatore – c’è proprio quel padre Gabriele Amorth che, negli ultimi decenni, è diventato celebre come esorcista e che – essendo morto nel 2016 – inorridirebbe oggi a sentire le incredibili esternazioni del nuovo capo dei Gesuiti (voluto da Bergoglio), secondo cui il diavolo non esiste (ha detto: “esiste come realtà simbolica, non come realtà personale”, quindi non esiste).

Padre Amorth – racconta Gaeta – ha una storia sorprendente. Nasce nel 1925 in una famiglia cattolica di Modena. Il padre, avvocato, è tra i fondatori del Partito popolare e collabora con don Sturzo. Nel 1943 il giovane Gabriele, diciottenne, è già coinvolto con l’élite cattolica del momento: Dossetti, Fanfani, Vanni Rovighi e Lazzati. Pochi mesi dopo è partigiano nella formazione cattolica “Brigata Italia”.

Il suo punto di riferimento politico durante la guerra di liberazione è Ermanno Gorrieri, che diventerà poi parlamentare, esponente della Sinistra dc, e fondatore della Cisl.

Amorth è un giovane e coraggioso comandante partigiano e finita la guerra viene eletto vicedelegato nazionale dei giovani Dc: il capo era Giulio Andreotti. Quando Andreotti, di lì a pochi mesi, diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio con De Gasperi, la direzione DC chiede ad Amorth di prendere il suo posto, ma lui nel frattempo ha maturato la vocazione religiosa e diventa sacerdote.

Durante il pontificato di Pio XII l’Urss di Stalin arriva con i carri armati fino a Trieste, il comunismo conquista anche la Cina (1949) e l’Italia è il paese occidentale col più forte partito comunista, obbediente agli ordini di Stalin.

In quegli anni la Chiesa medita attentamente le apparizioni del 1917 a Fatima dove la Madonna aveva predetto la rivoluzione bolscevica di Lenin pochi mesi prima che si verificasse e dove aveva profetizzato che “la Russia spargerà i suoi errori in tutto il mondo, fomentando guerre e persecuzioni contro la Chiesa”.

Era esattamente ciò che stava accadendo. Per questo Pio XII ascoltò l’appello della Madonna che a Fatima aveva chiesto di consacrare la Russia al Suo Cuore Immacolato  (lo fece come consacrazione del mondo).

Nel giugno 1953 si verificò la rivolta operaia di Berlino Est (pochi mesi dopo la morte di Stalin) e nel 1956 un’altra rivolta operaia a Poznam, in Polonia, anch’essa repressa nel sangue dal regime comunista. Infine – di lì a pochi mesi – scoppiò la rivolta d’Ungheria, schiacciata nel sangue dai carri armati sovietici.

E’ in questo contesto che matura fra i vescovi italiani la decisione di dar seguito al gesto del papa con la consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria.

Padre Amorth diventò il segretario del Comitato promotore, ma il vero protagonista dell’evento, per il coinvolgimento della Cei, fu il card. Lercaro, vescovo di Bologna, che scriveva: “Non c’è chi non veda quanto l’Italia abbia bisogno di una particolare protezione per non cadere nel baratro del comunismo”.

La Consacrazione fu fatta, il 13 settembre 1959, al Congresso Eucaristico nazionale di Catania, dove convennero circa 80 mila persone, come scrisse trionfale “l’Avvenire d’Italia”.

Ma l’evento aveva già avuto una ben più colossale partecipazione popolare perché era stato preceduto per cinque mesi dalla “Peregrinatio” della statua della Madonna di Fatima in tutte le città d’Italia. Nelle 107 località toccate si registrarono circa 12 milioni di presenze (l’Italia aveva allora 50 milioni di abitanti) e si verificarono anche eventi straordinari, il più noto dei quali riguardò padre Pio da Pietrelcina che dalla visita della Madonna di Fatima a san Giovanni Rotondo, il 6 agosto, ebbe in dono la guarigione istantanea da una grave malattia che lo faceva penare da mesi.

L’evento della consacrazione fu accompagnato ovviamente da un messaggio di papa Giovanni XXIII e uno del presidente della Repubblica Gronchi.

La “Peregrinatio” della Madonna di Fatima ebbe come tappa finale Trieste dove si decise la costruzione di un Santuario dedicato a Maria Regina d’Italia, “in ricordo della consacrazione e quale atto di riconoscenza della patria preservata dalla tirannide del comunismo ateo”, disse il card. Lercaro (fu lui che benedì la prima pietra mentre Giovanni XXIII “pronunciò un ampio messaggio che fu trasmesso via radio”).

E oggi? Oggi i vescovi italiani attaccano chi affida l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Alle elezioni sono una macchina di propaganda del partito erede del Pci e, in questi giorni, sponsorizzano il governo ultralaicista rossogiallo. Cosa è diventata questa gerarchia clericale?

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 8 settembre 2019

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