Categoria: Studi biblici

Crescere con le radici delle parole ebraiche.

Crescere con le radici delle parole ebraiche.

PREGHERA תפלה (Tefillà)!      

La sua radice è פלל (Pé-Lamed-Lamed) il cui tema è sperare, desiderare, pensare, esaminare noi stessi.

Nella forma riflessiva esprime il pregare, chiedere misericordia e grazia, nonché sottoporsi a giudizio.

להתפלל (Lehitpallel)

Ormai anche la neurologia ha riconosciuto i vantaggi e i benefici della PREGHIERA תפלה (Tefillà) sul nostro cervello: “ Un cervello più distaccato dagli eventi e meno emotivo….”. 

Possiamo donarci di più verso l’esterno e impedire al mondo esterno di sommergerci.

LA PREGHERA תפלה (Tefillà) ci aiuta a ritrovarci con noi stessi e ci allontana dall’ego.

(Pé-Lamed-Lamed) פלל  ha lo stesso valore di מעל (Ma’aI) LUOGO ALTO.

E’ Iì che riusciamo ad entrare nell’intimo LUOGO di TRASCENDENZA.

 

Fonte: facebook.com/radiciebraiche

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CIBES: Iniziative di formazione biblica guidate dal professor Giovanni Odasso, biblista.

CIBES: Iniziative di formazione biblica guidate dal professor Giovanni Odasso, biblista.

PROGRAMMA COMPLETO ANNO 2019-2020

  • INTRODUZIONE ALLA SACRA SCRITTURA
  • Il messaggio dei Profeti
  • Le lettere “paoline”
  • ESEGESI BIBLICA
  • La spiritualità degli anawim
  • INTRODUZIONE AL GRECO DEL NUOVO TESTAMENTO
  • Indicazioni grammaticali e lessicali per l’esegesi del NT (2019)
  • INCONTRI DELLA TERZA DOMENICA
  • Il “Figlio dell’uomo” nelle testimonianze del NT
  • ARAMAICO TARGUMICO (2019)
  • Il “Poema delle quattro notti”. L’interpretazione targumica
  • LETTURA ESEGETICA DEI SALMI (2020)
  • Salmo 122
  • Salmo 123
  • SETTIMANE INTENSIVE DI EBRAICO BIBLICO (2020)
  • Ebraico I
  • Ebraico II
  • Ebraico III

Segretaria del CIBES, Sig.ra Angela Pak (334.7661564; Ore:20-21,30)

 

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Il Popolo ebraico: segno di Dio.

Il Popolo ebraico: segno di Dio.

Premessa

Federico il Grande, chiese a Jean Baptiste du Boyer, marchese d’Argent: “Può darmi un segno inconfutabile dell’esistenza di Dio?”. Il marchese, rispose: “Sì, Maestà, gli Ebrei!”.

“All’origine di questo piccolo popolo situato tra i grandi imperi di religione pagana che lo eclissano con lo splendore della loro cultura, vi è l’elezione divina. Questo popolo è invitato e guidato da Dio, Creatore del cielo e della terra… Si tratta di un fatto soprannaturale. Questo popolo persevera a dispetto di tutti perché è il popolo dell’Alleanza e perché, nonostante le infedeltà degli uomini, il Signore è fedele alla sua Alleanza”. (1)

“I cristiani sono legati agli ebrei da una speciale parentela spirituale: hanno in comune con loro un patrimonio religioso da mettere a frutto nel dialogo e nella collaborazione” (CdA, 449).  Il Catechismo degli Adulti della CEI: “La Verità vi farà liberi”, illustrando lo stretto legame che intercorre tra la Chiesa e gli Ebrei, tra l’Antica e la Nuova Alleanza, dice: “L’antica alleanza non è mai stata revocata, ma perfezionata dalla nuova. Gli ebrei, intimamente solidali con la comunità cristiana, rimangono popolo di Dio. Congiunti pertanto al mistero della Chiesa, che ha la pienezza dei mezzi di salvezza, cooperano anch’essi all’edificazione del regno di Dio; svolgono ‘un servizio all’umanità intera’Gli ebrei rimangono depositari e testimoni delle promesse di Dio(CdA, 443-444). Lo stesso Catechismo, enumera poi le componenti comuni che caratterizzano le due religioni: “Il comune patrimonio spirituale è grande: un solo Dio, creatore, signore della storia, trascendente e presente; bontà del mondo creato, sviluppo proteso a un compimento ultimo, risurrezione dei morti e vita eterna; tradizione orale accanto alla Scrittura; istituzioni ecclesiali derivate dalla sinagoga; etica dell’amore verso Dio e il prossimo, senso della famiglia, della giustizia e della solidarietà; liturgia come memoriale, lettura dell’Antico Testamento e preghiera dei Salmi, feste ebraiche come la Pasqua e la Pentecoste attualizzate con nuovo significato, elementi rituali di derivazione ebraica come il battesimo, la preghiera eucaristica di benedizione, la stessa struttura complessiva della Messa. Conoscere la religione ebraica giova a conoscere meglio anche la religione cristiana(CdA,447).

RELIGIONE EBRAICA  

  1. Un solo Dio.

Fondamento della religione ebraica è la professione di fede nell’unico Dio. Essendo il solo popolo monoteista, in mezzo a nazioni idolatre, il popolo ebraico è stato, fin dalla sua costituzione, combattuto e perseguitato proprio a causa di questa sua specificità.

Si può dire che la fede nel Dio unico, abbia reso unico anche il popolo d’Israele, e lo abbia separato, in un certo qual modo, dagli altri popoli politeisti. La professione di fede nell’unico Dio è espressa nello Shemà.

  • Shemà, Israel, Adonài Elohénu, Adonài Echàd” – “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico!”

La preghiera dello Shemà è la dichiarazione di fede e di appartenenza a Dio che caratterizza la vita di ogni ebreo, di generazione in generazione. Essa viene recitata mattina e sera ed è contenuta – scritta a mano su piccoli rotoli di pergamena – in astucci di cuoio, detti tefillin (filatteri), che si legano sulla fronte e sul braccio sinistro, prima della preghiera. Inoltre, una piccola pergamena con le parole dello Shemà – custodita in un astuccio detto mezuzàh – viene applicata sul lato destro della porta di casa delle famiglie ebree. Ciò avviene in ossequio al comando del Signore: “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un frontale tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6, 4-9).

Ecco che cosa scrive l’ ebreo Alfonso Pacifici nei suoi Discorsi sullo Shemà: “In tutti i luoghi, sotto tutti i cieli, in tutti i tempi, sera e mattina, cantate e silenziose, nelle riunioni delle case di studio e delle case di preghiera, dalla culla del bimbo, dal fondo di una prigione, dall’arsura dei deserti, dai geli, dalla stiva delle navi, dal silenzio cupo delle trincee, dalla lenta carovana scampanante, dai treni in corsa pazza per la notte buia, si sono alzate verso il cielo quelle sei parole, tenui ed ostinate conferme di una verità suprema: “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”, e sono state come piccole infinite luci accese nel buio di un’umanità ostinata a non vedere quel vero, a negarlo, ma talvolta anche a voler sopprimerlo, e allora non sono state più le miti parole addolcite dall’uso, ma sono diventate il grido di sfida, sorto dai roghi, la risposta alla spada omicida, il grido in cui si sono sublimati e confermati gli eroismi del martirio” (Ed.Israel 1953).

Gesù di Nazareth, allo scriba che gli chiede qual è il primo di tutti i comandamenti, risponde con le parole dello Shemà: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” ( Mc 12,29-30).

  1. Il Nome di Dio: (Yod, he,vav, he): JHWH *

“Benedetto il suo Nome glorioso e sovrano per sempre in eterno”.

Nell’ebraismo, chiamare qualcuno per nome significa conoscere la realtà del suo essere più profondo, la sua vocazione, la sua missione, il suo destino. E’ come tenere la sua anima nella propria mano, avere potere su di lui. Per questa ragione, il Nome di Dio, che indica la sua essenza stessa, è considerato impronunciabile dagli ebrei. Solo il Sommo sacerdote, nel Tempio di Gerusalemme, poteva pronunciarlo nel giorno di Kippur (espiazione), quando faceva la triplice confessione dei peccati per sé, per i sacerdoti e per la comunità. A questo riguardo il Talmud dice: “Quando i sacerdoti e il popolo che stavano nell’atrio, udivano il nome glorioso e venerato pronunciato liberamente dalla bocca del Sommo Sacerdote in santità e purezza, piegavano le ginocchia e si prostravano e cadevano sulla loro faccia ed esclamavano: Benedetto il suo Nome glorioso e sovrano per sempre in eterno” (Jomà, VI,2).

Nella Bibbia ebraica il Nome è espresso con quattro consonanti: JHWH, dette “Tetragramma sacro”, citato ben 6.828 volte. Ma la sua esatta vocalizzazione è oggi sconosciuta. E’ bene ricordare che nell’alfabeto ebraico le vocali furono aggiunte in epoca molto tarda (VI-VIII sec. d. C.) da rabbini detti Masoreti ( “i tradizionali”). Costoro posero sotto le quattro consonanti le vocali della parola Adonai, “Signore”, che gli ebrei hanno sempre pronunciato al posto del tetragramma sacro. Ciò viene rilevato anche dal Catechismo CEI in una nota: “La tradizione ebraica considera questo nome impronunciabile e suggerisce di dire in suo luogo “Adonai”, cioè “Signore” o di pronunciare un altro titolo divino. Per rispetto ai nostri fratelli ebrei questo catechismo invita a fare altrettanto e in ogni caso riduce all’indispensabile l’uso del tetragramma sacro” (CdA 48,6).

Anche il Papa ci invita, col suo autorevole esempio, ad astenerci dal pronunciare il “Nome” , in segno di rispetto verso i fratelli ebrei che lo ritengono impronunciabile: “Quel Nome che neppure io voglio pronunciare per rispettare il desiderio del popolo ebraico” (Giovanni Paolo II – “Via Crucis” Venerdì Santo – 30 marzo 1986).

Come abbiamo visto, la vocalizzazione del tetragramma, oltre ad essere offensiva per gli ebrei, è anche del tutto arbitraria, dal momento che non se ne conosce l’esatta pronuncia.

* N.B.: La trascrizione “italiana” del nome tetragrammato (JHWH) non è accettata dall’ebraismo.

LE FESTE EBRAICHE

L’ebraismo è una religione del tempo che mira alla santificazione del tempo… Ci insegna a sentirci legati alla santità nel tempo, ad essere legati ad eventi sacri, a consacrare i santuari che emergono dal grandioso corso di un anno”. (2)

  1. Il Sabato: Shabbàth

Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il Sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di Sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,8-11).

Nella Genesi ( 1 e 2), di tutte le cose create, Dio dice che sono buone; dell’uomo dice che è: “molto buono”, ma soltanto il Sabato viene da lui benedetto e dichiarato sacro. Sabato, in ebraico Shabbàth, vuol dire: cessò, perché appunto nel settimo giorno, avendo compiuto la creazione, Dio si fermò, “cessò da ogni suo lavoro” (Cfr Gn 1,2). Egli ha voluto donare a Israele un giorno di riposo, di pace e di santificazione, in ricordo perenne dell’opera della Creazione.

Durante il giorno del venerdì, nelle case degli ebrei, fervono i preparativi per il Sabato, ‘signore e re di tutti gli altri giorni’. Viene adornata la casa, preparati i cibi, i vestiti della festa e fatto quanto è necessario per ricevere il Sabato con l’onore che gli è dovuto. Lo Shabbàth ha inizio la sera del venerdì e viene accolto con la preghiera nelle sinagoghe e nelle case. Mentre il padre di famiglia, con i figli maggiori, partecipa alla preghiera della comunità, in casa, la madre di famiglia, con i figli più piccoli, presiede alla liturgia domestica accendendo, prima del tramonto, le due candele che rappresentano i due volti del Sabato. Una di esse è chiamata “ricorda” e l’altra “osserva” (per ricordare e osservare il precetto di santificare il Sabato).

La madre di famiglia accende le candele e, coprendosi gli occhi con le mani, dice: “Benedetto sii tu, Signore Dio nostro, re dell’universo che ci hai santificati con i tuoi precetti e ci hai comandato di accendere i lumi del Sabato”.

Il padre di famiglia, al ritorno dalla Sinagoga, davanti alla tavola imbandita, in mezzo ai suoi cari, alza il calice col vino e recita un’antica preghiera di benedizione a Dio per il frutto della vite, per la santificazione di Israele mediante i precetti, per il dono del Sabato, memoria della Creazione e dell’uscita dall’Egitto. Segue la benedizione sul pane.

“Il vino rallegra il cuore dell’uomo” è scritto nei Salmi (104,15); per questo motivo la santificazione sul vino (Kiddush) fu introdotta nelle case come simbolo di gioia e di allegria nei Sabati e in tutte le festività.

Il Sabato è consacrato all’incontro con Dio, alla preghiera, allo studio della Toràh, alla festa in famiglia, alle riunioni con i parenti ed alle visite agli ammalati. “Il Sabato è un ricordo dei due mondi: questo mondo e il mondo futuro; esso è un esempio di entrambi i mondi. Il Sabato infatti è gioia, santità e riposo; la gioia è parte di questo mondo, la santità e il riposo sono del mondo futuro”. (3)

“I Sabati sono le nostre grandi cattedrali; e il nostro Santo dei Santi è un santuario che né i Romani, né i Tedeschi sono riusciti a bruciare”. (4)

Quando il giorno del Sabato sta per terminare, esso viene salutato con grande nostalgia, quasi a volerlo trattenere e a prolungarne la presenza. Il rito del saluto al Sabato esprime la speranza nel suo prossimo ritorno.

La vita dell’ebreo è come un pellegrinaggio che, di Sabato in Sabato, conduce verso il Sabato eterno, riposo perfetto nel Dio d’Israele. “L’ebraismo propugna una visione della vita intesa come pellegrinaggio verso il settimo giorno; l’aspirazione al Sabato durante tutti i giorni della settimana esprime l’aspirazione al Sabato eterno durante tutti i giorni della nostra vita”. (5)

  1. Capodanno: Rosh ha-shanà

Il Capodanno ebraico si celebra il 1° e 2° giorno del mese di Tishri (settembre – ottobre) esso segna l’inizio di un tempo di penitenza e di riconciliazione con Dio che dura dieci giorni, e termina con la solennità di Kippur. I due giorni del Capodanno vengono considerati un sol giorno, detto anche: giorno del Ricordo, in quanto Dio, in questo giorno, tiene presenti le azioni compiute dagli uomini durante l’anno e, in base al loro comportamento, ne fissa le sorti per l’anno che sta per iniziare: giorno del Giudizio, perché in questo giorno Dio, seduto sul trono della Giustizia, si accinge a giudicare il mondo, opera delle sue mani, decretando le sorti degli uomini e delle nazioni; Giorno del suono, perché in questo giorno è comandato di suonare lo Shofar (corno di ariete), per richiamare gli uomini a meditare su quanto è stato da loro compiuto durante l’anno passato, affinché non abbiano a ripetersi eventuali errori o azioni indegne. Il Capodanno ebraico si celebra, infine, per commemorare la Creazione del mondo. Il suono dello Shofar ha diversi significati: richiama alla memoria il sacrificio d’Isacco e ricorda la discendenza degli ebrei dagli antichi Patriarchi. Ricorda il suono dello Shofar che precedette il dono della Legge e, infine, il suono del grande Shofar che proclamerà il Giorno dell’avvento del Messia.

  1. Giorno dell’espiazione: Kippur

Il 10 di Tishri ricorre la solennità di Kippur, destinato al digiuno, alla preghiera e al sincero ritorno a Dio. Quale giorno di espiazione, esso è dedicato alla riparazione delle colpe e alla riconciliazione con l’Eterno. Detto anche “Sabato dei Sabati”, il Kippur ha la stessa importanza del Sabato, ed in esso è proibito anche il più piccolo lavoro.

In questo giorno sacro, i templi di tutto il mondo rimangono aperti per l’intera giornata, affinché tutti possano partecipare alla preghiera comune. Si recitano cinque preghiere, al termine delle quali si suona lo Shofar.

  1. Festa delle Capanne (o dei Tabernacoli): Sukkot

Il 15 del mese di Tishri ricorre la festa delle Capanne (Sukkot) che si celebra in memoria delle Capanne abitate dagli ebrei durante i 40 anni della loro permanenza nel deserto, dopo l’uscita dall’Egitto. Nel formulario di preghiere questa festa è chiamata ‘epoca della nostra gioia’, in quanto la Toràh raccomanda di celebrarla e di festeggiarla con allegria. Durante i sette giorni della festa, è comandato di abitare nella Capanna (Sukkà), elemento fondamentale della festa, costruita all’aria aperta ad imitazione di quelle utilizzate dagli ebrei nel deserto. Un’altra caratteristica di questa festa è il Lulav, composto da un lungo ramo di palma, insieme ad alcuni rami di mirto e di salice, accompagnati da un ramo di cedro. Il Lulav si tiene in mano durante le preghiere e il canto dell’Alleluia e degli Osanna.

  1. Festa della Riconsacrazione del Tempio: Channukkàh

La festa di Channukkàh dura otto giorni e si celebra in dicembre. La parola Channukkàh significa alla lettera “inaugurazione” e ricorda la riconsacrazione, ad opera dei fratelli Maccabei, del Santuario di Gerusalemme, che era stato profanato con statue di idoli. Durante la festa, si accende una lampada ad otto fiammelle, aumentandone una per ognuna delle otto sere. Gli otto giorni della festa sono considerati semifestivi e in essi è permesso qualsiasi lavoro.

Un’antica leggenda narra che allorché i fratelli Maccabei entrarono nel Tempio, la loro prima cura fu quella di riaccendere la lampada perenne (Ner tamid), spenta durante la profanazione. La leggenda vuole che nel sacro luogo essi trovassero una bottiglietta di olio puro, ancora sigillato, con il sigillo del Sommo Sacerdote, che sarebbe bastato appena per tenere acceso il lume soltanto fino all’indomani. Per un vero miracolo, però, l’olio bastò per ben otto giorni, il tempo necessario a preparare una provvista di nuovo olio per la lampada. E’ in ricordo di ciò che durante questa festa, detta anche Festa delle luci, si accendono le otto luci.

Il Candelabro ha otto bracci (più il nono usato per accendere le luci) e viene detto:Chanukkiyà.

  1. Festa delle sorti: Purìm

Questa festa si celebra in memoria della salvezza degli ebrei in Persia, per intercessione della regina Ester. Accogliendo la preghiera di costei, il re Assuero revocò il decreto mediante il quale si autorizzava l’uccisione in massa di tutto il popolo ebraico che risiedeva nelle 127 province del regno, dall’India all’Abissinia, secondo quanto è narrato nella Bibbia, nel Libro di Ester. Il giorno di Purim è destinato alla gioia e al divertimento; viene letto pubblicamente il rotolo di Ester, detto Meghillà e si scambiano doni fra amici e parenti. Inoltre, a Purim si inviano generose offerte ai poveri, affinché anche questi possano partecipare alla gioia comune, trascorrendo lietamente la festa e celebrare la giornata con un pasto festivo (Seudat Purim).

  1. Pasqua: Pèsach

La Pasqua è la prima e la principale festa ebraica. Essa ricorda il passaggio degli ebrei dallo stato di schiavitù a quello di libertà e la formazione del popolo ebraico come nazione unita ed indipendente, con usi, costumi e leggi proprie. La Pasqua commemora l’uscita degli ebrei dall’Egitto dopo 430 anni di dura schiavitù sotto il giogo faraonico. Il ricordo di questa miracolosa “uscita” è divenuto il punto centrale della legge e della vita degli ebrei, tanto che questo pensiero si trova un gran numero di volte espresso in molti passi della Bibbia e nei libri di preghiere.

Il nome della festa: Pèsach, deriva dal verbo pasoach, che significa “passare oltre”, perché l’Angelo, inviato dall’Eterno per colpire i primogeniti egiziani, “oltrepassò” le case abitate dagli ebrei, lasciandone in vita i primogeniti.

La festa viene anche chiamata “festa delle azzime” perché per tutta la durata della festa è vietato cibarsi di sostanze lievitate e si mangia pane azzimo, in ricordo del pane che gli ebrei in fuga non ebbero il tempo di far lievitare (Cfr Lv 23,6). La Pasqua ebraica dura otto giorni (sette in terra d’Israele). Le prime due sere, si fa una cena chiamata Sèder (ordine), appunto perché il suo svolgimento segue un determinato ordine, e si mangiano cibi simbolici che ricordano l’amarezza della schiavitù in Egitto e la dolcezza della libertà ritrovata. Durante il Sèder si recita il testo della Haggadà (racconto), libro contenente in forma edificante e leggendaria, commista a vari passi biblici, il racconto dell’uscita degli ebrei dall’Egitto. La notte di Pasqua, tutti, grandi e piccoli, celebrano la memoria di quella notte splendida e terribile, in cui Dio stesso scese a liberare Israele. Di generazione in generazione, partecipando al memoriale di Pèsach, ogni ebreo si sente salvato e liberato da Dio, rinnovato spiritualmente, come se egli stesso fosse uscito dall’Egitto. Ai bambini che fanno domande, il padre di famiglia risponde spiegando perché la notte di Pasqua è unica, diversa da tutte le altre notti. Si cantano Salmi, Inni e il “grande Hallel” (Sal 136). Si bevono quattro coppe di vino durante la lettura dell’ haggadà, ma – al racconto di ogni piaga che ha colpito l’Egitto – ogni partecipante versa in una ciotola una goccia di vino, che verrà poi gettato. Essendo il vino segno di gioia, con questo gesto si vuol significare che, anche nella gioia più grande, non bisogna gioire per la morte di nessuno, neppure dei propri nemici.

  1. Pentecoste: Shavuòt

Il termine Shavuòt, alla lettera significa “settimane”, appunto perché la festa cade sette settimane dopo Pasqua. Questa festa si celebra in ricordo del dono dei dieci comandamenti, ricevuti da Mosè sul Monte Sinai e da lui trasmessi ed insegnati al popolo riunito ai piedi del monte. In ricordo di tale avvenimento, nel formulario ebraico di preghiere, la Festa viene definita “dono della Toràh”. La Toràh fu donata ad Israele dopo la sua liberazione dalla schiavitù perché soltanto un popolo libero può osservare la legge e gioirne. E’ anche festa della mietitura e delle primizie perché in questo giorno aveva termine in Israele il periodo della mietitura e venivano offerte al Santuario le primizie dei frutti e alcuni pani, confezionati con il nuovo frumento. Durante questa festa i Templi sono ornati di fiori, in omaggio ad una tradizione che insegna che nel giorno in cui Dio promulgò i Dieci Comandamenti, un grande profumo pervase il mondo intero.

 di Vittoria Scanu

Note:

(1) : Dal Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti all’incontro di studio su “Radici dell’antigiudaismo in ambiente cristiano” – 31 ott. ‘97.
(2) : A.J.Heshel: Il Sabato – Ed. Rusconi
(3) : Al Nakawa: Menorath ha-Maor, ed. Enelow
(4) : A.J.Heshel: Il Sabato – Ed. Rusconi
(5) : A.J.Heshel: Il Sabato – Ed. Rusconi

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Ebraico biblico per principianti Roma 16 – 21 luglio 2018

Ebraico biblico per principianti Roma 16 – 21 luglio 2018

SETTIMANA INTENSIVA DI EBRAICO BIBLICO PER PRINCIPIANTI

Guidata dal prof. Giovanni Odasso

Il corso intensivo di ebraico biblico:

  1. ha l’obiettivo di introdurre alla lettura della Torah, dei Profeti e degli Scritti nella lingua originale;
  2. è destinato principalmente a coloro che si accostano per la prima volta alla lingua ebraica;
  3. è accessibile anche a chi non abbia sviluppato l’apprendimento di altre lingue antiche o moderne, ma sia realmente motivato a comprendere la Scrittura nella ricchezza della lingua originale.

Mediante un approccio progressivo e globale i partecipanti imparano la scrittura e la fonetica ebraica e nel contempo acquisiscono le conoscenze principali riguardanti il nome e il verbo.

I vari argomenti sono svolti attraverso la lettura del Sal 100 e di alcune formule importanti all’interno della tradizione biblica.

 

Sede Via  XX  Settembre, 65b   –   Roma

Per informazioni: rivolgersi alla Segretaria del CIBES,

Sig.ra Angela Pak (334.7661564; Ore: 20.00 – 21.30)

o scrivere a: cibesedu@gmail.com

 

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Settimane intensive di ebraico biblico

Settimane intensive di ebraico biblico

Guidate dal Prof. Giovanni Odasso

Roma – 2018

  1. Ebraico I    16-21 luglio

Il corso intensivo di ebraico biblico:                                                                                                                           

1. ha l’obiettivo di introdurre alla lettura della Torah, dei Profeti e degli Scritti nella lingua originale; 2. è destinato principalmente a coloro che si accostano per la prima volta alla lingua ebraica; 3. è accessibile anche a chi non abbia sviluppato l’apprendimento di altre lingue antiche o moderne, ma sia realmente motivato a comprendere la Scrittura nella ricchezza della lingua originale.

Mediante un approccio progressivo e globale i partecipanti imparano la scrittura e la fonetica ebraica e nel contempo acquisiscono le conoscenze principali riguardanti il nome e il verbo. I vari argomenti sono svolti attraverso la lettura del Sal 100 e di alcune formule importanti all’interno della tradizione biblica.

  1. Ebraico II    23-28 luglio

Il corso presenta un quadro sistematico del verbo ebraico e costituisce una tappa fondamentale per coloro che intendono accostare personalmente i testi narrativi della Scrittura. Lettura esegelica: Es 20,1-21 (le Dieci Parole) e testi affini; Sal 1.

  1. Ebraico III   27-3I agosto

Lo studio grammaticale di questa settimana ha come argomento la funzione e il significato delle principali coniugazioni del verbo ebraico (temi Nip‘al; Pi‘él; Hip‘il).    Lettura esegetica: Is 62,1-12 (“il tuo Dio gioirà per te”) e Sal 119,97-136.

 

Sede Via  XX Settembre, 65b – Roma

Per informazioni rivolgersi alla Segretaria del CIBES,

Sig.ra Angela Pak (334.766I 564; Ore: 20.00-21.30)

o scrivere a: cibesedu@gmail.com

Per il sito del CIBES

cliccare cibesedu nel motore di ricerca Google

 

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CIBES – Roma / Corsi estivi di ebraico biblico – 2015

CIBES – Roma / Corsi estivi di ebraico biblico – 2015

Leggere le pagine più belle della Bibbia
nella loro lingua originale!

 
Le settimane di ebraico biblico qui indicate sono pensate per coloro che hanno il desiderio di giungere a gustare la ricchezza dei testi più affascinanti della Bibbia, in particolare dei Salmi, nella bellezza spirituale e culturale della sua lingua.


 

Ebraico I    6 -11 luglio 2015

Il corso è destinato a coloro che si accostano per la prima volta all’ebraico biblico.
Gli elementi grammaticali sono sviluppati in modo globale e con un metodo progressivo che rende possibile pregare il Sal 100 e imparare alcune espressioni frequenti della Sacra Scrittura. Il corso può essere seguito, con frutto, anche da chi non abbia una conoscenza previa di altre lingue antiche o moderne.

Ebraico II  13-18 luglio 2015

Il corso presenta un quadro sistematico del verbo ebraico e costituisce una tappa importante per coloro che intendono giungere a un buon livello nella conoscenza della lingua ebraica. Al termine della settimana i partecipanti saranno in grado di accostare personalmente molti testi narrativi della Scrittura. Lo studio del verbo è accompagnato dalla lettura e dall’esegesi dei seguenti testi: Es 24,1-11; Sal 24

Ebraico III  24-29 agosto

Il corso avanzato di Ebraico biblico (Ebraico III) approfondisce le tematiche principali della sintassi ebraica. La settimana estiva di quest’anno è dedicata allo studio del valore dei temi verbali (Nifal, Piel e Hifil). Lo studio della sintassi sarà facilitato dalla traduzione e dall’esegesi dei seguenti testi: Ger 30,1-10; 46,25-28 (Il popolo «servo del Signore»: orizzonte escatologico). Sal 119,1-24 

Orario

Le lezioni, svolte dal prof. Odasso P. Giovanni, biblista, impegnano tre sessioni di 45 minuti ogni mattina (dalle 9.30 alle 12.15).

Sede del corso
CASA DI SPIRITUALITA’ S. RAFFAELLA MARIA, via XX Settembre, 65b (Roma).

Informazioni
Rivolgersi alla Segretaria del CIBES, Sig.ra Angela Pak (334.7661564; Ore: 20.00 – 21.30).


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Ebraico biblico III 25/30 agosto 2014 – Roma

Ebraico biblico III 25/30 agosto 2014 – Roma

CIBES
CENTRO INTERNAZIONALE
BIBBIA E STORIA
ROMA

Per “riscoprire” le virtualità della sintassi dell’Ebraico biblico

25-30 agosto – Roma

 

Nella settimana di Ebraico, che si svolge dal 25 al 30 agosto di quest’anno, il Centro internazionale Bibbia e storia (CIBES), offre agli interessati la possibilità di approfondire il valore semantico dei principali temi verbali (Nip‘al, Pi‘ēl, Hip‘îl, Hitpā‘ēl).
Si tratta di un settore della sintassi dell’Ebraico biblico che è fondamentale per comprendere il testo originale delle Sacre Scritture e che in questi ultimi decenni, grazie alla conoscenza comparata delle altre lingue semitiche, è stato profondamente rinnovato dai promettenti risultati raggiunti nella ricerca scientifica.
Il corso metterà in evidenza i principali significati connessi ad ogni tema verbale e prospetterà le conseguenze che ne derivano per una migliorata comprensione dei testi biblici.
Lo studio di questo interessante argomento è associato alla lettura esegetica del Sal 31 e del brano di Is 41,8-13. Il primo testo offre una affascinante testimonianza della spiritualità degli ‘ănāwîm. Il secondo brano è una chiara prova che i canti del Servo del Signore, originariamente intesi in senso individuale, furono riletti riferendo il loro messaggio teologico a tutto il popolo (reinterpretazione collettiva).
Le lezioni, guidate dal prof. Giovanni Odasso, impegnano tre sessioni di 45 minuti ogni mattina (dalle 9.00 alle 11.45). Per la partecipazione è richiesta una conoscenza di base degli elementi fondamentali della grammatica ebraica
La Settimana si svolge a Roma, in Via XX Settembre 65b, presso la Casa di Spiritualità S. Raffaella Maria.

Per informazioni

rivolgersi alla Segretaria del CIBES

Sig.ra Angela Pak

(334.766 15 64; Ore: 20.00 – 21.30)

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Leggere la Bibbia nella sua lingua originale!

Leggere la Bibbia nella sua lingua originale!

CORSI ESTIVI DI EBRAICO BIBLICO

“La Parola è Parola del Signore,
ma la sua comprensione
egli l’ha data all’uomo”
(A. J. Heschel)

CIBES
CENTRO INTERNAZIONALE
BIBBIA E STORIA –
ROMA

Il Centro internazionale Bibbia e storia (CIBES) organizza, come ogni anno durante l’estate, dei corsi intensivi per imparare l’ebraico biblico e comprendere la Scrittura nella bellezza e nella profondità del testo originale.



Ebraico I°                  7-12 luglio 2014

 
Dal 7 al 12 luglio si svolge il corso di Ebraico I° destinato a coloro che per la prima volta si accostano a questa lingua, nella quale sono giunti a noi i libri santi della Torah, dei Profeti e degli Scritti.

Gli elementi grammaticali sono sviluppati con un approccio progressivo-globale. La loro conoscenza è resa più facile dalla traduzione del Sal 100 e dalla lettura di alcune espressioni e formule tipiche della Sacra Scrittura.
Il corso può essere seguito con frutto anche da chi non abbia una conoscenza di altre lingue antiche o moderne.

Ebraico II°              14-19 luglio 2014  

La settimana dedicata al livello successivo dell’ebraico biblico si svolge dal 14 al 19 luglio. Il corso presenta un quadro sistematico del verbo ebraico e costituisce una tappa fondamentale per coloro che intendono raggiungere una conoscenza sostanziale della lingua ebraica ed essere in grado di accostare personalmente i testi narrativi della Scrittura. Lo studio del verbo è reso accessibile e interessante mediante la lettura esegetica del brano di Es 19,3-8 e del Sal 28.


Orario
 
Le lezioni, che saranno svolte dal prof. Giovanni Odasso biblista, impegnano tre sessioni di 45 minuti ogni mattina (dalle 9.00 alle 11.45).

Sede del corso

è la CASA DI SPIRITUALITA’ S. RAFFAELLA MARIA, in Via XX Settembre, 65b (Roma).

Per informazioni  
Rivolgersi alla Segretaria del CIBES, Sig.ra Angela Pak (334.7661564; Ore: 20.00 – 21.30). 

Vedi locandina dei corsi estivi. 

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Ebraico biblico

Ebraico biblico

INIZIATIVE DI FORMAZIONE BIBLICA

prof.Giovanni Odasso, biblista

Docente

 

CIBES
CENTRO INTERNAZIONALE 
BIBBIA E STORIA
ROMA

Con le sue iniziative il CIBES intende favorire, in tutti coloro che lo desiderano, la conoscenza della Parola di Dio mediante l’approfondimento del suo messaggio e la familiarità con la sua ricchezza spirituale.  

2013-2014 

Nel mese di ottobre si svolgono le seguenti iniziative:

1. Incontri della terza domenica

Il 20 ottobre riprendono gli “Incontri della terza domenica” dedicati, quest’anno, alla lettura meditata di brani scelti dal libro dell’Esodo.

L’incontro ha inizio alle 9.30 con la celebrazione dell’ora media e si conclude con la celebrazione eucaristica delle 11.30.
 
Il tema del 20 ottobre è:

“Io-Sono mi ha mandato a voi” (Es 3,1-15)

La vocazione di Mosè e l’attualità del suo messaggio


 

2. Lettura esegetica del Sal 24 Durante l’anno accademico 2013 – 2014 sono programmati tre cicli di giornate dedicate alla “Lettura esegetica dei Salmi”
Esse hanno un duplice scopo: 

(1) sviluppare nei partecipanti la familiarità con l’ebraico biblico;


(2) facilitare un incontro personale con le ricchezze spirituali e teologiche della Scrittura.
Per una fruttuosa partecipazione è indispensabile una conoscenza, almeno iniziale, degli elementi principali dell’ebraico biblico.      

Il primo ciclo inizia il 25 ottobre alle h. 15.00 e si conclude il 27 ottobre alle h. 12.00 

Negli incontri si svolgerà la traduzione e l’esegesi del Sal 24 mettendo opportunamente in rilievo le correlazioni intertestuali che offrono prospettive nuove e feconde per l’interpretazione del testo all’interno del canone delle Scritture.   

Sede:  
CASA DI SPIRITUALITA’                            S.RAFFAELLA MARIA

Ancelle del Sacro Cuore di Gesù 
Via XX Settembre, 65b – Roma
Informazioni:  
rivolgersi alla Segretaria del CIBES,  
Sig.ra ANGELA PAK (334.7661564) 



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