Categoria: Articoli

Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

“Il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e Dio “non rende legittimo un singolo governo globale”. Resistere ad una immigrazione islamica su larga scala, per il cardinale americano è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo”

In Italia per partecipare al sesto Rome Life Forum (evento organizzato, tra gli altri, da Voice of the Family, dall’associazione italiana Famiglia Domani, dal Family Life International della Nuova Zelanda, dall’agenzia LifeSiteNews e dalla Società per la protezione dei bambini non nati del Regno Unito), che si è svolto nei giorni 16 e 17 maggio, il giorno prima della Marcia per la Vita, che si è tenuta nel pomeriggio di sabato 18 maggio, il cardinale americano ha dichiarato che “il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e che Dio “in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un singolo governo globale“.

Partecipando alle attività dei due giorni, assieme ad altri tre cardinali (il lettone Jānis Pujats, il tedesco Walter Brandmüller, l’olandese Willem Jacobus Eijk) ed ai massimi leader cattolici pro-vita e pro-famiglia arrivati da 30 paesi del mondo, il porporato statunitense ha lungamente spiegato che “ci sono quelli che propongono e lavorano per un singolo governo globale, cioè per l’eliminazione dei singoli governi nazionali, in modo che tutta l’umanità sia sotto il controllo di un’unica autorità politica. Per chi è convinto che l’unico modo per raggiungere il bene comune sia la concentrazione di tutto il governo in una singola autorità, la lealtà verso la propria patria o il patriottismo è diventato un male“. Per Burke, invece, “l’autorità divina, in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un unico governo globale: infatti, la legge divina illumina le nostre menti e i nostri cuori al fine di vedere che un tale governo sarebbe, per definizione, totalitario, dimenticando che è l’autorità divina a governare il mondo“.

Il Cardinale ha paragonato l’orgoglio peccaminoso che ispira il perseguimento di un singolo governo globale a quello “dei nostri antichi antenati, dopo il Diluvio, che pensavano di poter unire il cielo con la terra solo con le loro forze, costruendo la Torre di Babele“. Per Burke “al contrario, Dio ci incontra, e ordina le nostre vite per il bene, nella famiglia e nella patria“.

Il cardinale nordamericano, che è d’origine irlandese, ha poi spiegato che il rapporto con la patria “esige la pratica di quella parte della pietà che è chiamata patriottismo” aggiungendo che “l’amore per il proprio paese non è un peccato ma“, ha spiegato, “è incluso nel Quarto Comandamento“.

Il cardinale, che è stato uno dei 4 firmatari dei famosi Dubia, citando san Tommaso d’Aquino, ha ricordato che “l’uomo è debitore, dopo Dio, principalmente dei suoi genitori e del suo paese. Perciò, proprio come appartiene alla religione rendere culto a Dio, così appartiene alla pietà rendere culto ai propri genitori e al proprio paese“.

Burke ha attinto anche alla famosa New Catholic Encyclopedia per illustrare come praticare il patriottismo “è una forma della carità con la quale viviamo pienamente la verità del nostro essere in relazione con Dio e con il resto della sua creazione“.

Osservando la relazione storica tra pietà e patriottismo, il cardinale ha osservato come l’aggettivo latino “pius“, attribuito agli eroi romani, attraverso la grazia di Cristo, è stato sviluppato. “La pietà del mondo pagano è elevata e perfezionata per essere una risposta a Dio, nostro Creatore e Redentore, che ha desiderato portarci a vivere, in Cristo, in una famiglia e in una patria“.

Il cardinale ha parlato anche di onorare i leader civili, spiegando che “l’onore prestato ai governanti civili è essenzialmente connesso all’onore che dobbiamo, soprattutto, a Dio“. E nel caso delle malefatte dei governanti civili, ha spiegato il cardinale, l’onore mostrato loro non è per ciò che di negativo hanno fatto ma per “l’autorità che Dio ha loro affidato“. Tuttavia ha ricordato che i comandi dei governanti civili, se contrari alla legge morale, non vanno eseguiti.

Il cardinale Burke, infatti, ha riflettuto sui molti governi che, non riconoscendo che la loro autorità proviene da Dio, introducono leggi contrarie alla legge morale, per esempio “riguardo al rispetto dovuto a tutta la vita umana, dal momento del concepimento fino al momento della morte naturale“, oppure tutte quelle leggi che attaccano “l’integrità della sessualità umana ordinata al matrimonio e alla famiglia” o quelle norme che contrastano il “libero esercizio della religione“.

Nel corso del suo intervento il cardinale ha sottolineato che “in molte società domina una cultura anti-vita, anti-famiglia e anti-religiosa in aperta ribellione al buon ordine con cui Dio ci ha creati” e ha profetizzato che “il cittadino cristiano che vuole soddisfare le richieste del patriottismo oggi rischia il martirio“, o quello bianco (il pubblico disprezzo, l’indifferenza, l’essere considerati ridicoli) o quello rosso (l’attacco fisico vero e proprio, la persecuzione, la morte).

Il cardinale ha ribadito che il Catechismo di San Giovanni Paolo II del 1992 parla dei doveri delle autorità civili, dei cittadini e persino degli immigrati nei loro nuovi paesi. Le autorità civili devono proteggere i diritti conferiti da Dio all’individuo, i cittadini devono pagare le tasse, votare e difendere il loro paese, e gli immigrati devono “rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del paese che li riceve, obbedire alle sue leggi e assumersi gli oneri civici“. Il cardinale ha poi sottolineato che le responsabilità verso la comunità internazionale “possono essere soddisfatte solo attraverso una vita sana in famiglia e in patria, riconoscendo e rispettando le distinte identità culturali e storiche“. Burke ha pure sollevato la questione della resistenza armata a un governo ingiusto, che è “ammissibile in determinate circostanze“.

L’ex prefetto della Segnatura apostolica ha poi risposto a una domanda sugli immigrati e il loro rispetto del patrimonio culturale e spirituale del paese che li accoglie. “I musulmani hanno detto che oggi sono in grado di realizzare ciò che non erano in grado di compiere in passato con gli armamenti, perché i cristiani non sono più pronti a difendere la loro fede, ciò in cui credono. Non sono più pronti a difendere la legge morale. I cristiani non si riproducono più. Sono entrati nella mentalità contraccettiva“. Alla domanda che chiedeva lumi sulla resistenza ad una immigrazione islamica su larga scala, Burke ha risposto che è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo“. L’altro prelato, ricordando che l’insegnamento della Chiesa sull’immigrazione è relativa all’aiuto delle persone che “non sono assolutamente in grado di trovare un modo di vivere nel proprio paese“, e ai “veri rifugiati” (“che vanno ricevuti e aiutati in ogni modo“) ha invitato a resistere all’opportunismo di molti migranti economici, a contrastare le speranze islamiche di un dominio mondiale insite in questa religione, a osteggiare una immigrazione musulmana su larga scala, ad opporsi ai pericoli di creare delle enclave musulmane legali nei paesi che ospitato i migranti musulmani (“non devi essere uno scienziato missilistico per vedere cosa è successo, ad esempio, in Europa, in paesi come Francia e Germania e anche qui in Italia e che cosa sta accadendo anche negli Stati Uniti“, dove ha spiegato il cardinale gli immigrati musulmani “hanno creato il proprio ordine legale” e “resistono all’autorità legittima dello stato“). Il cardinale americano, invece, non ha voluto commentare l’ipotesi di un rifiuto di Papa Francesco relativo alla concessione di un’udienza al vice primo ministro italiano Matteo Salvini.

La “Settimana per la vita“, all’interno della quale è stato organizzato il Rome Life Forum 2019, arriva in un momento tumultuoso non solo nella Chiesa cattolica ma nel mondo. I movimenti populisti e nazionalisti si stanno sollevando per opporsi al multiculturalismo di stato e ad un nuovo ordine mondiale illiberale. E in queste spinte da parte di alcune autorità secolari sembrano coinvolti anche alcuni chierici della Chiesa Cattolica che spingono per un organismo sovranazionale da costituire per attuare, uniformemente in tutto il mondo, politiche legate al contrasto del “cambiamento climatico” e per far rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Negli altri interventi durante il Forum, il cardinale Willem Jacobus Eijk ha parlato della teoria gender e di “come sia una minaccia alla famiglia e alla proclamazione della fede cristiana“, lo storico Roberto de Mattei, della Fondazione Lepanto, ha ricordato che “un nuovo ordine mondiale” porterà “al caos globale“, il vescovo kakazo Athanasius Schneider ha spiegato che la città dell’uomo, senza Dio, porta alla disperazione, il cardinale Janis Pujats ha riflettuto su questioni di attualità per la famiglia e per la società mentre l’altro cardinale presente, Walter Brandmüller, ha parlato delle genesi del documento Humanae Vitae.

 

Matteo Orlando – Sab, 18/05/2019 – IL GIORNALE.IT

Condividi con:
La sinistra ossessionata da Salvini è da sempre la sinistra degli “addetti ai livori”.

La sinistra ossessionata da Salvini è da sempre la sinistra degli “addetti ai livori”.

Vedendo l’ossessione della Sinistra per Salvini, in questi mesi, sembra di tornare indietro nel tempo. Quante volte abbiamo già visto questo triste film, questa sorta di caccia (politica) all’uomo nero  da parte dei “sinceri democratici”, questa fanatica mostrificazione, questo assalto collettivo  al Nemico dell’umanità?

La Sinistra in Italia è sempre stata così, da decenni: una fabbrica di odio, di intolleranza e demonizzazione. Con tanti “addetti ai livori”  a supportarla sui media.

Ci sono intere biblioteche che documentano questa storia, dagli anni del dopoguerra a quelli recenti: fiumi di odio  tracimanti contro tutti coloro che venivano individuati come nemici perché osavano opporsi alla sua egemonia (in certi momenti storici, in cui i gruppi più settari inseguivano la rivoluzione, com’è noto, non è mancata nemmeno la violenza fisica).

I maggiori avversari della Sinistra hanno subito lunghe campagne di odio, sono stati demonizzati, ossessivamente attaccatidileggiati  e “asfaltati”. Con il coro – ovvio – di molti media e delle piazze.

Si sperava che con il crollo (nella vergogna) del comunismo  la nostra Sinistra, che per anni aveva sostenuto regimi disumani, facesse una severa autocritica e cambiasse anche il suo modo di far politica.

Invece ha solo rovesciato la giacca, il giorno dopo il crollo del Muro ha annunciato che non c’erano più comunisti (anzi, nessuno ricordava di esserlo stato) e ha continuato a imperversare esattamente con gli stessi metodi: con la stessa pratica della demonizzazione dell’avversario. Accompagnata dai salotti radicl-chic e cattoprogressisti.

Così negli anni duemila è toccato a Berlusconi, appena entrato in politica. E oggi è esattamente il film che stiamo vedendo contro Salvini e – più di recente – contro Giorgia Meloni  da quando il suo consenso è cresciuto (si è già guadagnata la copertina dell’Espresso di questa settimana).

È un film già visto. La Sinistra cambia poco. Oggi sono tutti ossessionati da Salvini. Lo sognano pure di notte. Ogni loro discorso ruota attorno a Salvini. Sempre. Salvini qua, Salvini là. Ogni sua parola o gesto o selfie dà l’occasione alla Sinistra per scagliare scomuniche e invettive.

Salvini è l’alibi  che permette loro di giustificare qualsiasi loro scelta. Sono stati fino ad agosto nemici acerrimi dei grillini? Se le sono dette di tutti i colori? Hanno idee opposte? Eppure subito sono corsi a farci il governo insieme: per fermare Salvini.

Ma – si obietta loro – avete perso le elezioni, gli italiani vi hanno mandato al minimo storico e i sondaggi dicono che è un governo senza maggioranza nel Paese.

Risposta: non importa, è nostro dovere fermare Salvini, noi salviamo la democrazia governando come minoranza; dobbiamo fare questa indigestione di poltrone perché altrimenti – se facessimo votare gli italiani – vincerebbe Salvini.

Fatto il governo litigano su qualunque cosa, riconoscono loro stessi che un esecutivo così non può andare avanti, che è un disastro per il Paese, però – ti spiegano – dobbiamo tenerlo in vita con l’ossigeno pur di tenere Salvini all’opposizione.

Chiedi loro come possono subire il Mes voluto dalla Germania che sarà un disastro per l’Italia  (come hanno certificato voci autorevoli e indipendenti) e loro ti rispondono: Salvini vuole portarci fuori dall’euro (Gualtieri ha addirittura accusato Salvini di aver fatto sul Mes “una campagna terroristica”).

Chiunque attacchi Salvini ha il loro plauso: fosse pure Francesca Pascale, la compagna di Berlusconi, che ha detto di pensare a “scendere in piazza con le sardine”.

Risposta del capo delle sardine, Mattia Santori: “La Pascale tra noi? Diamo il benvenuto a chiunque si discosti dal sovranismo”. Salvini per loro è il male assoluto  (il diavolo, insinuava una celebre copertina di “Famiglia cristiana”).

Scalfari  ieri è arrivato a scrivere che “Salvini è un dittatore”  che “lascerebbe il posto di padrone del Mediterraneo al presidente di tutte le Russie, Vladimir Putin”, insomma “Salvini sarebbe il suo alto rappresentante nel Mediterraneo” e vorrebbe “un’Italia rappresentante internazionale d’un grande impero straniero”.

C’è da trasecolare. In Italia c’è davvero stato un partito che prendeva ordini dall’Unione Sovietica, ma era il Pci. Scalfari fu anticomunista? Del resto a quel tempo era il Pci che accusava la Dc di De Gasperi di essere “asservita” agli Usa e alla Nato.

A proposito di rovesciamento della frittata: Scalfari – invece dei suoi risibili scenari di fantapolitica – non vede oggi  concretamente un’Italia “asservita” ad altre potenze straniere? Non coglie sudditanza in altri partiti?

Nessuno risponderà. Perché attaccare Salvini è l’imperativo categorico. Salvini ha la colpa di tutto, pure dell’acqua alta a Venezia che c’è da secoli. Per qualunque cosa bisogna puntare il dito su Salvini. Giorni fa si è vista in televisione una “sardina”  attaccare Salvini per il Jobs act. Il realtà il Jobs act lo ha fatto il Pd, ma quel giovanotto attaccava Salvini perché anno scorso, a suo dire, avrebbe dovuto abolirlo.

L’altroieri il giornale dei vescovi, “Avvenire”, ha pubblicato un editoriale in prima pagina: “Giù le mani da Maria”. Parlava dei “collettivi blasfemi” dell’Università di Bologna che avevano organizzato – in occasione della festa dell’Immacolata – il party “Immacolata con(tracc)ezione”. L’invito “con tanti preservativi  svolazzanti sopra a un’immagine mariana” recitava: “mettiamo al bando la verginale santità mariana”.

A Sinistra c’è anche questo, com’è noto. “Avvenire” in quell’editoriale parlava di “politici senza rispetto”, ma – attenzione – non per criticare la Sinistra, bensì per mettere quei “collettivi blasfemi” sullo stesso piano di Salvini perché, a “Porta a porta”, di recente, ha citato, invitando a meditarlo, un messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje. Si resta senza parole davanti a tale ostilità preconcetta.

Questa è una novità rispetto agli anni Settanta. È entrata a far parte di questo partito del livore e della demonizzazione anche la chiesa bergogliana. E non si ricorda nella storia della Chiesa dell’ultimo secolo una tale demonizzazione personale: mai i media cattolici e i vescovi hanno manifestato una tale ossessione contro un politico  (non certo per i leader del Pci, più che rispettati, e neanche per i radicali anticlericali). Mai si è vista una cosa simile.

Davvero singolare considerato che Salvini è cattolico, che raccoglie il voto della maggioranza dei cattolici  e che si batte in difesa dei valori cristiani  (la Lega, per dire, è stata la prima a protestare per quella manifestazione di Bologna, mentre la Curia del card. Zuppi è arrivata per ultima).

L’altra novità è surreale ed è questa: a differenza dei decenni passati, fino all’epoca Berlusconi, oggi questo “partito dell’odio” e della demonizzazione si maschera, nientemeno, da anti odio, ovviamente accusando di odio Salvini. Ed è tutto una risibile sfilata  di vecchi compagni che si atteggiano a suorine dell’amore caritatevole.

Il vecchio Marx  nel “18 brumaio di Luigi Bonaparte” scriveva: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”.

È il caso della Sinistra italiana  che fu comunista, oggi “progressista”, che fino a ieri addirittura andava in sollucchero perfino per il testo di Gramsci intitolato “Odio gli indifferenti”  e che oggi scatenerebbe il finimondo se quella parola “odio” fosse pronunciata da Salvini, dal momento che la Sinistra attuale si straccia le vesti accusando di odio i suoi avversari perfino se parlano della fede cristiana e del presepio. È il mondo alla rovescia.

.

Antonio Socci

.

Da “Libero”, 9 dicembre 2019

Condividi con:
Da Gaza, pioggia di missili su Israele. Preghiamo per i soldati della Difesa e per il popolo israeliano sotto attacco nemico.

Da Gaza, pioggia di missili su Israele. Preghiamo per i soldati della Difesa e per il popolo israeliano sotto attacco nemico.

Forza piccolo e grandissimo stato ebraico. Ripeterlo come un mantra: “Io sostengo il diritto di Israele a difendersi”.

Senza tutti gli utili idioti occidentali che chiamano Israele “occupante, nazista, apartheid”, che riempiono le piazze europee scandendo slogan contro gli ebrei, o semplicemente rimanendo in silenzio quando Israele è attaccato, i terroristi islamici che da Gaza lanciano missili sulle strade israeliane non sarebbero niente.

di Giulio Meotti

da: ITALIAISRAELETODAY.IT

Condividi con:
Apertura straordinaria dell’Archivio storico della Comunità ebraica di Roma. Un’opportunità da non perdere!

Apertura straordinaria dell’Archivio storico della Comunità ebraica di Roma. Un’opportunità da non perdere!

Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma (ASCER)

«Giancarlo Spizzichino»

Apertura straordinaria:

Domeniche 27 ottobre, 3 e 10 novembre 2019: h 13,00-14,30; 14,30-16,00

Entrata in Lungotevere Cenci (Sinagoga Maggiore)

(per questioni di capienza, per ognuna delle 2 visite,

avranno accesso le prime 20 persone

che si prenoteranno al seguente indirizzo email: dibac@romaebraica.it)

La Comunità di Roma è la più antica d’Europa essendo la sua presenza nel II secolo a.e.c., ben prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 e. v.).

L’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma è ritenuto uno tra più importanti archivi d’Europa per ciò che riguarda la storia degli ebrei e, nel 1981, il Ministero per i Beni Culturali lo ha dichiarato di “notevole interesse storico”.

Conserva, prevalentemente, documenti relativi al periodo compreso tra l’inizio dall’età del ghetto (1555) e gli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale suddivisi in

1) Archivio Medievale e Moderno che conserva, tra l’altro, notizie diverse sulla popolazione, vita quotidiana degli ebrei, sull’attività delle “Cinque Scole” o Sinagoghe e delle Confraternite del ghetto, informazioni di carattere economico, finanziario e fiscale, carte riguardanti l’amministrazione della Comunità, e la condizione giuridica e civile degli ebrei all’interno dello Stato pontificio, lo Jus Gazagà (diritto di inquilinato perpetuo), il prestito contro interesse e la gestione dei banchi di pegno, le false accuse di omicidio rituale, i battesimi clandestini e forzati, i rapporti con la Casa dei Catecumeni, le restrizioni per la detenzione dei libri ebraici, e le diverse vessazioni cui era soggetta la popolazione ebraica nel periodo del carnevale e durante altre festività cattoliche);

2) Archivio Contemporaneo che conserva documentazione di carattere amministrativo, contabile e fiscale, materiale relativo alla fase dell’emancipazione dopo la breccia di Porta Pia (1870), alle persecuzioni razziali, alla costruzione delle nuove sinagoghe, alla legislazione della Comunità ebraica di Roma e delle Confraternite, che poi confluirono nella Deputazione di Assistenza, negli Asili infantili israelitici, nell’Ospedale Israelitico, ai verbali delle sedute del Consiglio della Comunità.

3) Archivio Fotograficoche conserva le immagini dall’epoca del ghetto nei periodi immediatamente precedenti la sua distruzione ad oggi, comprese foto della Terra di Israele scattate nei primi decenni del ‘900).

4) Archivio Musicale che conserva 740 spartiti di musica liturgica ebraica dal periodo del ghetto ad oggi.

L’iniziativa è realizzata con il contributo della Regione Lazio, Area Servizi Culturali, Promozione della Lettura e Osservatorio della Cultura, legge regionale 42/1997, artt. 13-16

Condividi con:
Lettera a un musulmano.

Lettera a un musulmano.

Caro “muslim”,
vorrei poter scrivere caro AMICO muslim, ma purtroppo non posso.
L’amicizia è una cosa seria. Significa fidarsi, condividere progetti e valori.
L’amicizia è quella cosa che il “barbaro e peccatore” occidente ti ha offerto.
Che tu hai fatto finta di accettare.
Ma in tutta onestà sai che non possiamo essere amici.
Io rispetto la tua Fede, per certi versi l’ammiro. Ma non è la mia. Non è compatibile con la società in cui tanto insistentemente pretendi di essere accolto ed integrato.
Ho letto e riletto, con il massimo rispetto, il tuo Libro Sacro: il Corano; in cerca di uno spiraglio, di una speranza di pacifica convivenza.
Non l’ho trovata. Non c’è.
La tua Fede non ammette interpretazioni. La “Sunna” è la Legge.
Ma devi sapere che noi, l’Occidente, ha lottato, sofferto, combattuto per la sua Libertà… anche di fronte agli dei.
È dall’antica Grecia, attraverso i miti prima e le guerre poi, che affermiamo il principio che l’uomo è padrone del suo destino, capitano della sua anima. Non ci siamo mai inginocchiati. 2500 anni di storia che ci hanno portati a quella libertà che ti ha permesso di venire qui, a casa mia, di essere libero di professare la tua fede, di pretendere e offendere. Anche di uccidere. Anche di uccidermi.
Odio l’ipocrisia. Per questo ti dico: “non possiamo essere amici”.
Perché tu non mi rispetti. Tu mi usi.
La tua Fede, ti permette di mentire a me che non la condivido. Addirittura di negare la tua fede per nasconderti, proteggerti e colpirmi.
La tua Fede ammette la schiavitù, la poligamia, le punizioni corporali a moglie e figli. Non riconosce diritti alle donne.
Nella tua Fede ci sono schiavi sessuali bambini… perché il Corano vieta l’omosessualità solo tra uomini (adulti).
Nel tuo Libro, tu devi uccidermi. Ti posso elencare tutte le sure e i versetti in cui ti è ordinato di farlo. Ma li conosci e sono talmente tante da non starci qui [a perdere tempo].
Poi, la tua fede ti VIETA di obbedire ai “kefirut”, gli infedeli. È scritto chiaramente.
[3;149,151]-[4;59]-[12;54]-[40;35,36].
Mi amareggia molto. Mi piacerebbe ci fosse uno spiraglio per una possibile pacifica convivenza.
Ma perché ci sia, tu dovresti distaccarti dal tuo Libro, non pensare che Religione e Stato siano lo stesso. Lasciare tua moglie e tua figlia libera. Non essere poligamo e non sentirti offeso dalla mia cultura e dai miei simboli. Allora forse potremmo anche iniziare a conoscerci e, chissà, un giorno essere veramente amici.
Ma tu non lo farai. Non puoi. Non te ne faccio una colpa.
Semplicemente, tu non puoi stare qui.
Non c’è spazio per lasciarti praticare qui appieno la tua Fede. Almeno, senza calpestare la mia e me.
Per il tuo bene e il mio bene, te ne devi andare.
Quando sarai pronto per separare la tua vita spirituale da quella secolare, sarai il benvenuto. Quando il Corano sarà per te quello che per noi è la Bibbia, sarai pronto per vivere con noi.
Apprezzo molto quello che in passato è stata la tua cultura. Le siamo debitrici per tante cose.
Lo so che l’Islam è pace. Ma lo è perché prevede che tutti debbano essere musulmani o muoiano. La religione è una scelta non un’imposizione, per noi.
Forse noi ci arriveremo da soli a islamizzarci. Chissà, dubito. Ma più premete, più ci indurite. Più ci attaccate, più ci incattivite.
Ci state cambiando, e questo non è un bene, né per noi né per voi.
Lo sai che abbiamo una storia di violenza, guerra e crudeltà. Una brutta storia da cui per secoli abbiamo cercato di purgarci.
Questa minaccia che rappresentate, l’arroganza con cui ci disprezzate, ci sta facendo riemergere il lato peggiore e più oscuro.
La vergogna di questo ed il senso di colpa è la sola ragione per cui ancora non abbiamo reagito. Forse anche il petrolio. Ma sta venendo meno. TUTTO.
La gente apre gli occhi. Lo faranno anche i governi.
Non ci sentiremo in colpa, ci avrete ferito così tanto da non farci più vergognare di noi, il petrolio non ci servirà più, e se ci servisse ce lo prenderemo di forza.
Allora accadrà quello che nessuno vuole.
Avrete portato la guerra e la paura nelle nostre strade. Le stesse da cui sarete ferocemente scacciati.
Non ci sarà più libertà, né per me né per te.
Non ci sarà più la possibilità di convivere.
Cosa peggiore, non ci sarà un ritorno, perché, come sai, noi siamo guidati dalla ragione e non dalla Fede. La ragione ci dice che fino a che resterà uno di voi e una copia del Corano, noi saremo sempre in pericolo.
Sarà l’orrore peggiore che il mondo avrà visto. Miliardi di morti.
Pensa, potevamo essere amici. Tu con la tua Fede nel tuo Paese. Io nel mio.
Tu che lotti perché il tuo paese sia migliore (invece di abbandonarlo per cercare di cambiarne un altro che non ti appartiene), io che rispetto la tua lotta, il tuo coraggio e la tua libertà.
Non mi convertirò mai, non ti lascerò mai convertire la mia Terra. Non ti lascerò uccidere chi non la pensa come te.
Difenderò me, i mie cari, compatrioti europei fino all’ultimo respiro e proiettile. Finiti quelli continuerò con le unghie e i denti.
Come hanno fatto i miei nonni e i loro nonni e i nonni dei nonni dei miei nonni prima di loro. Fino all’alba della Nostra Civiltà. Questa terra è imbevuta del sangue dei miei avi.
Io sono Italiano, io sono Europeo.
Sono della genia di Enea, Achille, Alessandro, Cesare, Omero, Dante, Napoleone, Riccardo, Scipione…
Abbiamo combattuto alle Termopili, Maratona, Poitiers, Vienna … Gerusalemme.
Noi non ci inginocchiamo. Spargiamo il sale sulle ceneri dei nostri nemici dopo averli cancellati.
Forse prevarrete, ma se regnerete, regnerete su una distesa di tombe, di croci e stelle di David.
Avrete perso, anche voi

(di Gian Paolo Sardos Albertini)

Condividi con:
Non togliete quel Crocefisso.

Non togliete quel Crocefisso.

Oltre 30 anni fa Natalia Ginzburg, ebrea atea, scrisse per L’Unità un articolo sul crocefisso che merita, oggi, di essere riletto.

Non togliete quel Crocefisso

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?

Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

L’Unità 22 marzo 1988

Condividi con:
Osservatore Vaticano: a Messa la retorica CEI sui Migranti. Ma non tiene.

Osservatore Vaticano: a Messa la retorica CEI sui Migranti. Ma non tiene.

Ieri l’altro,  29 settembre, sono andato a messa e nel foglietto <La Domenica> edito dalla CEI, nell’ultima pagina, il retro del manifestino, che riporta le letture e un commento finale, intitolato: <105ma giornata mondiale del migrante  e del rifugiato>, il commento era titolato così: <CHE NON SI TRATTI SOLO DI MIGRANTI?>, ed era a firma del “Direttore generale Migrantes” ( don Giovanni DeRobertis ). Consentimi un commento. 

“Con l’usurato metodo teso a stimolare commozione, il Direttore generale Migrantes ci racconta che nel 1989  morì a Roma di freddo un “senza fissa dimora”, creando indignazione generale. Questo inverno ne son morti dodici, nell’indifferenza generale. Stiamo chiudendo i nostri cuori, oltre che i porti ? (si chiede astutamente il “Direttore Generale” – sempre più direttore generale di qualcosa e sempre meno sacerdote di anime…).

Bene, giochiamo pure a questo gioco. Chi ne è responsabile, chi ha sulla coscienza questi 12 morti di freddo? Salvini? Noi? O chi li ha fatti venire illudendoli e poi abbandonandoli? Vede signor Direttore Generale di Migrantes, ormai nessuno (tranne chi è costretto a farlo) crede più alla storia dei migranti per guerre e fame.

Lo stesso suo padrone Spadaro ci spiega che è per fare meticciato. Ma senza le spiegazioni di Spadaro, ci spieghi lei perché i migranti son quasi tutti giovani e forti; ci spieghi chi paga il loro viaggio, cosa si aspettano di trovare qui, di chi sono le ONG che li trasportano, quanto guadagnano,  ecc.

Le pare poi che siano mal accolti? Son trattati molto meglio dei nostri derelitti, da voi ignorati.

Ma risponda anche a questo: quanti migranti alloggiano nei lussuoso palazzi della Santa Sede, in Vaticano o altrove? Chi sono i ricchi Epuloni, noi o voi?

E’  vero siamo diventati diffidenti, insensibili, ma ciò è avvenuto anche  per colpa vostra. Non so lei, signor Direttore Generale, ma molti suoi colleghi ci pare  vivano  come ricchi Epuloni, e meglio che non le dica quello che pensano dei migranti ….

Ma voi pensate piuttosto se non sembrate  aver fallito  nella vostra missione di evangelizzazione: state trasformando la fede cattolica in una forma di etica socialmente utile. Persa la fede, caro signor Direttore generale, rischiate di  far male tutto, e di far del male a tutti.  Faccia gli esercizi spirituali ignaziani, prima di dare lezioni di etica sociale”.

Tratto da: Stilum Curiae di Marco Tosatti.

1 Ottobre 2019 Pubblicato da wp_7512482 37 Commenti —

Condividi con:
“L’Occidente sta uccidendo Dio, e per questo morirà”.

“L’Occidente sta uccidendo Dio, e per questo morirà”.

Perfino correnti di pensiero visceralmente anticristiane hanno attinto dal cristianesimo le basi delle loro affermazioni.

*********************

Monsignor Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares, nello Stato brasiliano di Pernambuco, ha pubblicato questa riflessione sulla nostra epoca e sulle conseguenze della sua rottura con le radici cristiane:La società occidentale si sta decomponendo, sfigurandosi rapidamente. È stata generata dalla tradizione giudaico-cristiana, che ha partorito la nostra cultura d’Occidente. È stato il cristianesimo, con la sua convinzione del fatto che ogni individuo è creato a immagine e somiglianza di Dio in Cristo, ad aver permesso che questa cultura sviluppasse concetti come persona, diritti umani, democrazia, dignità dell’individuo… È stato il pensiero giudaico-cristiano, affermando che la storia è aperta e cammina verso una pienezza e che l’uomo ha la funzione di “dominare” la terra, ad aver ispirato e reso possibile lo sviluppo tecnologico che ha fatto sì che l’Occidente si affermasse egemonicamente di fronte ad altre culture. Senza il cristianesimo, l’Occidente non esisterebbe. Perfino correnti di pensiero che si sono mostrate visceralmente anticristiane hanno attinto dal cristianesimo le basi delle loro affermazioni…

Dal XVIII secolo, però, con l’illuminismo razionalista, l’uomo occidentale ha voltato le spalle a Dio, a Cristo, alla Chiesa, e ha generato un progetto suicida: conservare e custodire i valori della nostra società negando Dio. Questo progetto va avanti con il vento in poppa: l’illusione di un umanesimo senza Dio e il suo Cristo, un progetto di fraternità universale che nasconde Gesù Cristo, nostro Signore… C’è solo un problema, grave, urgente, inevitabile: senza la sua linfa cristiana, il grande albero occidentale marcirà, morirà e si seccherà. Rinnegando la cosmovisione cristiana che li ha ispirati, la nostra società non potrà conservare i valori ammirevoli che ha costruito.

Attualmente, è di moda criticare il cristianesimo, biasimare la Chiesa e il suo passato, relativizzare Cristo, distruggere la morale cristiana sfigurandola. Lo fanno nelle università, lo promuovono nei mezzi di comunicazione, si porta avanti questa politica nei vari programmi governativi…Il prezzo sarà alto, le conseguenze saranno tremende, perché l’uomo non può uccidere Dio e continuare ad essere umano, vivendo una vita umana. Saremo lupi di noi stessi, delusi da noi stessi, che disprezzano se stessi. Esempi di questa necrosi? La distruzione del concetto di famiglia e della sua stessa realtà, il disincanto e la mancanza di ideali dei nostri giovani, la banalizzazione della sessualità, l’esaltazione dell’omosessualità come ideologia, la corruzione in politica, la violenza nelle più varie manifestazioni, la droga e la guerriglia urbana nelle nostre città, il disprezzo della vita: aborto, esperimenti immorali con embrioni umani, promozione dell’eutanasia…

L’Occidente sta uccidendo Dio, e per questo morirà! Se continuiamo così, il nostro destino non molto distante saranno la barbarie e la tirannia. Alla fine dei conti, valgono per tutta la nostra società le parole che l’ateo Miguel de Unamuno diceva al Dio in cui non riusciva a credere: “Che peccato che Tu non esista! Se esistessi, anch’io esisterei davvero”.

TRATTO DA https://it.aleteia.org/2019/09/28/loccidente-sta-uccidendo-dio-e-per-questo-morira/

Monsignor Henrique Soares da Costa | Set 28, 2019

Condividi con:
Riflessione sul Capodanno Ebraico /ROSH HASHANA/ del nuovo Ambasciatore d’Israele in Italia, Sua Eccellenza DROR EYDAR.

Riflessione sul Capodanno Ebraico /ROSH HASHANA/ del nuovo Ambasciatore d’Israele in Italia, Sua Eccellenza DROR EYDAR.

Le cose rinate

In onore del nuovo anno ebraico che è alle porte, ci siamo riuniti nella sala riunioni dell’ambasciata per augurarci a vicenda un felice anno nuovo. Ne abbiamo tutti bisogno. Questa settimana ha piovuto a Roma, e la pioggia mi ha ricordato un po’ il profumo inebriante della prima pioggia d’autunno in Israele, l’odore dell’infanzia di un nuovo anno.
La strada lavata dalla pioggia mi ha riportato alla mente i versi di “Viali nella pioggia” di Nathan Alterman (che altro?):

בָּאוֹר וּבַגֶּשֶׁם הָעִיר מְסֹרֶקֶת.
הַיָּפָה בֶּאֱמֶת – הִיא תָּמִיד בַּיְשָׁנִית,
אֵלֵךְ נָא הַיּוֹם, עִם בִּתִּי הַצּוֹחֶקֶת,
בֵּין כָּל הַדְּבָרִים שֶׁנּוֹלְדוּ שֵׁנִית…

(“La città è sferzata da luce e da pioggia.
La più bella davvero: è sempre pudica,
Oggi me ne andrò con mia figlia ridente
Tra tutte le cose rinate …”)

Con l’occasione, ho parlato del costante bisogno di rinnovamento, di scrollare la polvere accumulatasi nel tempo su noi stessi e i nostri pensieri. Ho ricordato il suono dello Shofàr (il corno di montone): la chiamata alla sveglia annuale. Tra i due suoni “semplici” (detti teki’òt), ci sono i suoni spezzati e a singhiozzo (Shevarìm e Teru’à). Come le nostre vite fatte di frammenti e tempi di crisi, di clamore (Teru’à) di pianto, e di clamore di gioia (che sia sempre in abbondanza). Il tutto avvolto dai colpi di shofàr semplici, pieni e completi, per ricordarci da dove veniamo e dove stiamo andando.

Siamo tutti ambasciatori, ognuno di noi nel suo piccolo è un messaggero, un inviato: della sua famiglia, in pubblico, dello Stato di Israele, del popolo di Israele, e della buona volontà di fare del bene al mondo.

Abbiamo intinto degli spicchi di mela nel miele, per addolcire i nostri pensieri e il nostro futuro, e abbiamo levato i calici con del vino israeliano, brindando alla “vita” (lechaim).
Concludo con il tradizionale augurio di Rosh Hashanà (il Capodanno ebraico): “Ktivà ve-chatimà tovà”, (Buona scrittura e buona firma [nel Libro della Vita]!

Nella foto: la bellissima tavola imbandita dalle bravissime Tair ed Eden.

Condividi con:
Perché sono tutti ossessionati da Salvini?

Perché sono tutti ossessionati da Salvini?

Come si accende la Tv e ci si sintonizza su un talk show il menù è sempre uno e solo quello: Matteo Salvini. Da mesi. Non si parla d’altro.

In molti casi sembra di assistere a “processi in contumacia” dove commentatori e conduttori in gran parte sono schierati, come un tribunale, tutti contro uno, Salvini. Poi apri i giornali ed è, più o meno, la stessa solfa. Una fissazione generale.

Ci sono illustri colleghi – che un tempo abbiamo apprezzato come sagaci e brillanti analisti – i quali ormai non scrivono che di lui. Ne sono così ossessionati – e tanto è il loro livore – che viene da credere che ne siano innamorati pazzi (politicamente parlando), essendo questo tipo di odio una maschera dell’infatuazione, come insegna René Girard.

D’altra parte una così accanita mania collettiva attorno a un sol uomo ha molto a che fare col meccanismo mimetico e con la girardiana dinamica del “capro espiatorio”.

Antonio Polito, sul “Corriere della sera”, ha scritto che nei confronti di Salvini, portato in alto dalle elezioni e dai sondaggi, si è ormai costituito – ed è scatenato – il partito trasversale del “Tutto Tranne Lui”.

Polito aggiunge che questa “santa alleanza di tutti” contro “l’Uomo solo in fuga” è “una legge non scritta della politica italiana” perché si è già verificata la stessa cosa con Matteo Renzi  e con Silvio Berlusconi nel loro periodo di massimo fulgore (e potere).

La caratteristica di questo fenomeno – spiega Polito – è che partecipa al “tutti contro lui” anche “una quinta colonna”, cioè “alcuni presunti alleati dell’Uomo da battere”.

E’ vera l’analisi di Polito, ma ci sono alcune grandi differenze fra i tre. Anche contro Renzi si saldò alla fine un fronte politico trasversale, ma Renzi aveva il sostegno di quasi tutti i media e anche delle cancellerie straniere (scusate se è poco). Berlusconi aveva dalla sua almeno una parte dei media (a quel tempo non c’erano i social).

Salvini – oltre al partito trasversale antisalvini – ha contro di sé quasi tutti i media, moltissime cancellerie straniere e tutte le élite  (perfino le élite clericali che lo detestano).

Inoltre sia Berlusconi che Renzi detenevano un potere reale, come capi del governo. Salvini no, è ancora (solo) ministro dell’Interno e in Parlamento la Lega ha tuttora (solo) il 17 per cento.

Anche se nel Paese si avvicina al 40 per cento  (come hanno dimostrato le europee), questo consenso e questa forza restano potenziali nell’equilibrio parlamentare di oggi e state certi che tutti faranno in modo che non possa conseguirlo nelle urne

Trovarsi accerchiati dal partito del “Tutto Tranne Lui” può avere un beneficio immediato nel catalizzare consensi, nel polarizzare le tifoserie, ma è sempre da evitare.

Un politico dovrebbe scongiurare ad ogni costo la saldatura di tutti gli avversari in un fronte unico contro di lui. Perché è la premessa della disfatta. La storia insegna.

Bisogna sempre rompere l’accerchiamento, scombinare i giochi, cercare alleanze e sorprendere gli avversari. Bisogna essere leone, ma anche volpe insegnava Machiavelli.

C’è un’ultima cosa da chiedersi. Questa personalizzazione della politica è una cosa positiva ? No. E’ disastrosa per il Paese, perché trasforma tutto in teatro, in baruffe personali, in battibecchi, impedendo di parlare dei problemi veri, delle idee, delle proposte e degli interessi del Paese. Quello che gli italiani vorrebbero vedere è un confronto serio sulle diverse proposte e le idee per il nostro Paese.

L’eccessiva personalizzazione deriva in parte dalla sparizione delle grandi culture politiche della prima Repubblica che avevano dato vita a “forme partito” in cui l’identità ideale non era mai identificata in uno solo.

Ma deriva anche dalla pessima propensione della Sinistra italiana alla demonizzazione dell’avversario, quindi alla trasformazione della battaglia politica in guerra di liberazione contro il Nemico. E’ una storia antica che si è vista anche nella prima Repubblica (basti pensare al caso Craxi).

L’area ideologica marxista, così forte nella nostra storia, dal dopoguerra, per decenni, nelle sue diverse articolazioni politiche, o ha teorizzato “l’odio di classe” o ha praticato l’odio politico verso gli avversari.

In questo senso al PD, che è erede della Sinistra, e a quei suoi dirigenti che provengono dal Pci e che continuano a demonizzare gli avversari politici come una sorta di “partito dell’odio”, andrebbe detto, serenamente, che l’Italia sta ancora aspettando una vera riflessione autocritica di chi ha partecipato alla storia del comunismo. Non è ancora venuta l’ora di rinnegarla e condannarla?

Ovviamente di individui odiatori ce ne sono dappertutto, perché l’uomo purtroppo è così (e c’è solo il Vangelo che può convertirne il cuore).

Ma la politica non si occupa di individui, bensì di partiti e ideologie. E se è vero che tutte le parti devono guardarsi dal fomentare l’odio, difficilmente può dare lezioni chi proviene da una certa storia (non rinnegata) e chi pratica da sempre la demonizzazione dell’avversario.

.

Antonio Socci

.

Da “Libero”, 29 luglio 2019

Condividi con: