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L’estate delle stelle cadenti.

L’estate delle stelle cadenti.

Ci sarebbero tutti gli ingredienti della solita estate italiana: gli amorazzi da rotocalco, il tragico giallo dell’estate, il caldo e ora le stelle cadenti di S. Lorenzo. Solo che l’estate 2020 è diversa, è vuota di turisti stranieri e piena di problemi e di ansie.

Le stelle cadenti non sono solo quelle di san Lorenzo. Nel mondo, come in Italia, è una vera pioggia di stelle, preannuncio di un autunno catastrofico.

Sembrano cadenti perfino le stelle della bandiera americana nella campagna presidenziale più drammatica della storia recente, fra i danni umani ed economici del Covid e la piazza sobillata da chi vuole alimentare l’incendio; con il presidente Trump che si scambia con gli avversari addirittura l’accusa di voler mettere in discussione il sistema democratico.

Stella cadente è pure quella della bandiera della Cina comunista, isolata dal Covid, dallo scontro commerciale e politico con gli Stati Uniti e per la sua “occupazione” illiberale di Hong Kong. Ma isolata anche dalla cintura di sicurezza marittima che India, Australia e Giappone le stanno stringendo attorno con l’aiuto degli Usa.

Stelle cadenti poi sono quelle della bandiera Ue che ha perso una stella di primissima grandezza (economica e politica) come il Regno Unito e che ha rattoppato provvisoriamente il crollo economico dovuto al Covid, ma non usando la Bce, bensì con il bilancio dell’Unione per tenere sotto tiro l’Italia e impedirle di andarsene. Cosicché ora è stata innescata la bomba a orologeria dei debiti pubblici e, non avendo tolto di mezzo il “Fiscal compact”, a breve si riproporranno tragici scenari greci: anzitutto per l’Italia.

La stella per noi più importante, quella che viene rappresentata nel simbolo ufficiale della Repubblica italiana, è anche la più cadente. Già ultima nella graduatoria delle economie europee in questi vent’anni di euro, che ci ha stremato, l’Italia ha pagato e paga anche la crisi del Covid più pesantemente degli altri, sia in vite umane, sia in costi economici.

Sebbene Giuseppe Conte si sia molto affidato allo “stellone” portafortuna (e, in effetti, come premier appare più fortunato che capace) il suo governo e la sua leadership sono in caduta libera su tutti i fronti.

Il presidente del Consiglio è alle prese con la grana dei verbali del Cts, che rimettono in discussione la sua controversa gestione dell’emergenza; è alle prese con la pessima gestione dei migranti che s’intreccia con i rischi del Covid; è alle prese con i mal di pancia del Pd (che vanno dal desiderato rimpasto ministeriale, con ridimensionamento del premier, al problema del referendum sul taglio dei parlamentari); è alle prese con il problema del Mes e con le divisioni dei Cinquestelle, che sono le stelle più cadenti di tutte, unite solo dalla ferrea volontà di tenersi stretto il mandato parlamentare.

Infine Conte ha sulla testa la spada di Damocle delle elezioni regionali che, con un ennesimo successo del centrodestra, potrebbero decretare la fine del suo esecutivo. In effetti, in tutta questa nebbiosa incertezza, la sola cosa salutare, capace di purificare l’aria dai miasmi e ridare una guida vigorosa al Paese, sarebbe il voto. Ma faranno di tutto per evitarlo perché professano la religione del potere e della poltrona.

Allora resta il voto parziale delle regionali che sarà anche un referendum per dare all’Italia un governo davvero rappresentativo del Paese, un governo più efficace e capace di visione.

Ce n’è un bisogno estremo per risollevarsi dal baratro in cui siamo precipitati prima con l’euro e poi con il Covid. Anche perché proprio il Covid ha avviato la deglobalizzazione che contiene una chance: il ritorno a casa delle imprese prima delocalizzate.

Un gruppo di economisti ha valutato che negli ultimi tempi sono già 175 le decisioni di “reshoring” relative all’Italia (sono 163 in Francia, 120 nel Regno Unito, 93 in Germania e 58 in Spagna).

Ma cosa trovano qua le aziende che tornano? Se resta l’Italia della Sinistra, con la pressione fiscale soffocante, la burocrazia paralizzante, le infrastrutture fatiscenti e l’inefficienza giudiziaria sarà una catastrofe. Andiamo definitivamente dalle stelle alle stalle.

Non può essere questo governo a preparare il terreno per un nuovo “miracolo economico”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 10 agosto 2020

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Governo e mondo Clericale cancellano Dio (perfino nei Documenti Vaticani) col pretesto del Covid.

Governo e mondo Clericale cancellano Dio (perfino nei Documenti Vaticani) col pretesto del Covid.

C’è una vittima illustre del Covid, la più illustre, eppure è passata inosservata: Dio. Non poteva esser “fatto fuori” dal Covid, ma è stato cancellato dagli uomini a motivo (o con il pretesto) del Covid. Non si tratta solo di ciò che è avvenuto nei mesi del lockdown – una sorta di blackout della Chiesa – che è stato clamoroso e non ha precedenti in duemila anni di storia.

La cancellazione di Dio è stata anche più radicale. Fa discutere in questi giorni la “Pontificia Accademia per la vita”, al cui vertice papa Bergoglio ha voluto mons. Vincenzo Paglia, della Comunità di S. Egidio.

L’Accademia ha appena emanato un documento dal titolo altisonante, “L’Humana communitas nell’era della pandemia: riflessioni inattuali sulla rinascita della vita”. Un testo di 29.128 caratteri dove non si trovano mai (proprio mai) le parole Dio, Gesù Cristo, fede e religione. C’è cinque volte la parola “salute”, ma non c’è mai la parola “salvezza”.

Come ha rilevato Stefano Fontana“non dice niente di cattolico, vale a dire di ispirato alla Rivelazione di Nostro Signore. In tutto il documento non si fa mai alcun riferimento né esplicito né implicito a Dio”.

Eliminato Dio da questa riflessione clericale sul Covid, è però impossibile eliminarlo dalla vita degli uomini, perché lascia un vuoto infinito. Allora il rischio è che lo si sostituisca con la Natura (scritta rigorosamente con la N maiuscola come si addice alla divinità). E’ un po’ la nuova religione ecologista che ha Greta Thunberg come profetessa.

Lo fa pensare un recente intervento di due cardinali molto importanti in questo pontificato, Walter Kasper e Francesco Coccopalmerio.

I due prelati, nella prefazione al libro “Una nuova innocenza” scrivono che “la pandemia ha voluto essere una sorta di immenso campanello di allarme per ricordarci, in sostanza, che il mondo è gravemente malato e che così non può durare; e che, se non cambiamo atteggiamento e visione, altri e più catastrofici cataclismi si abbatteranno su di noi sotto la regia di una Natura sconvolta in primo luogo dal cambiamento climatico. Perché l’origine prima del contagio universale del Covid-19 sta proprio nell’attacco alla Natura”.

Anche “Avvenire” pubblica il testo ribadendo che “la prima origine del contagio universale del Covid-19 sta nell’attacco alla Madre Terra”. E’ assurdo. Tutti sanno che le epidemie ci sono sempre state, dall’età della pietra, e anzi erano molto più virulente proprio perché l’uomo era totalmente in balia della natura, la quale non è affatto idilliaca, ma spietata.

E’ proprio grazie all’aumento del potere umano sulla natura, tramite la scienza e la tecnologia, che le pandemie sono state in gran parte sconfitte. Il Covid-19 non c’entra nulla con “l’attacco alla Natura” da parte dell’uomo, tanto meno col cambiamento climatico (fra l’altro il virus sembra essere indebolito proprio dalle alte temperature).

A meno che non si voglia dire che il virus è stato fabbricato dall’uomo, ovvero dai cinesi nel laboratorio di Wuhan, come ipotizza il professor Joseph Tritto nel libro “Cina-Covid19”, ma questa non è certo la posizione del Vaticano che con la Cina va d’amore e d’accordo e mai direbbe una cosa simile.

Se dunque il Covid-19 è “naturale” che colpa ha l’uomo? E perché dovrebbe essere punito?  Il pensiero implicito di questi ecclesiastici “progressisti” è la vecchia idea di un “dio vendicativo” che torna con un nome diverso: la Natura. La quale punisce l’uomo per i suoi presunti peccati contro la Natura stessa.

I due cardinali sostengono di riflettere la visione di papa Bergoglio espressa nel titolo della “Stampa” del 22 aprile scorso, che ha così riassunto il suo discorso sul dramma del coronavirus: “Il Papa: abbiamo peccato contro la terra, la natura non perdona”.

Se dunque, nel pensiero ecclesiastico, c’è il rischio di sostituire Dio con la Natura, la concreta cancellazione di Dio dalla vita del popolo, nei mesi del lockdown, è un fatto. Proprio nei giorni in cui si poteva pensare che gli uomini avessero più bisogno di Lui, il governo e gli uomini di Chiesa hanno concordato la cancellazione delle messe e di tutti i riti religiosi per il popolo che è stato privato di tutti i sacramenti (perfino quello dei morenti).

Una cosa mai accaduta nella storia cristiana, perché finora per la Chiesa – come proclama il Codice di diritto canonico – “salus animarum suprema lex”, cioè: la salvezza delle anime è (sempre stata) la legge suprema.

Adesso sembra che alla salvezza dell’anima si sia sostituita la salute del corpo come valore supremo, cosicché si può rinunciare a Dio e ai sacramenti che non sono beni essenziali, anzi – è stato detto – rischiano di essere addirittura pericolosi perché andare in chiesa, confessarsi o ricevere la comunione, poteva (può) mettere a rischio la salute. Una nuova prospettiva del tutto immanentista.

Si poteva salvaguardare la salute senza veicolare il messaggio per cui, nei momenti più drammatici, è bene fare a meno di Dio e pensare solo alla salute del corpo affidandosi alla scienza e al governo? Certo che si poteva. Come si poteva e si doveva fare un lockdown diverso, nei tempi e nei modi, un lockdown che non annientasse tutte le attività umane, da quelle economiche a quelle spirituali.

Una delle conseguenze, per la Chiesa, è oggi la scarsa affluenza alle messe che sono riprese – diversamente dall’attività delle discoteche – con forti limitazioni di presenza. I fedeli si chiedono cosa fare di una Chiesa che parla come il ministero della sanità.

E nel mondo clericale fa scandalo Gesù Cristo che, pur essendo il più grande guaritore dei corpi, afferma che il bene supremo è la salvezza dell’anima e la vita eterna: “chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del Vangelo, la salverà… che giova all’uomo conquistare il mondo intero se poi perde la sua anima?” (Mc 8, 35-36). E il Salmo 62 recita: “la Tua grazia vale più della vita”.

Sembra che nel mondo clericale non circoli molta speranza cristiana, ma ci si affidi semmai a Speranza, il ministro della sanità. Auguri.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 9 agosto 2020

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Grillo hai ragione, non vi meritiamo.

Grillo hai ragione, non vi meritiamo.

Caro Grillo, hai ragione a dire alla tua sindaca, Morticia Raggi, che i romani non se la meritano. È troppo per loro. Romani carogne tornate nelle fogne, anziché costringere le fogne, come è accaduto con la Raggi, ad andare da loro, topi inclusi.

Hai tanta ragione a dirlo che estenderei la tua saggia osservazione all’Italia intera e al Movimento intero: è vero, noi italiani non ci meritiamo i grillini al potere. Non ci meritiamo Conte e non ci meritiamo Casalino, non ci meritiamo Di Maio e non ci meritiamo Crimi, non ci meritiamo Bonafede e non ci meritiamo Toninelli e lo sciame grillino nelle istituzioni. Ma soprattutto non ci meritiamo te, BeppeGrillo. Sei troppo per noi. Siamo – è vero – un popolo istrione, gigione, con tendenza alla buffoneria, ma un Guitto di mestiere alla guida occulta della Repubblica, come presidente-ombra o regista del potere, non ce lo meritavamo. Troppa grazia.

È curioso che tu, proprio tu che sei stato così generosamente beneficiato, adotti ora l’argomento tipico di chi detesta i responsi elettorali: se un sindaco o un governante non funziona per una città o per un popolo, allora bisogna cambiare i cittadini o i popoli, non certo il sindaco o chi governa. Lo diceva Bertolt Brecht, lo pensi pure tu.

E quando i grillini si scopriranno quarto partito italiano si trincereranno in questa posizione aristocratica da marchese del grillo: gli italiani non ci meritano. Si che non vi meritiamo, che abbiamo fatto così di male per meritarvi? Non bastava già meritarsi quella sottospecie di sinistra, quella specie di destra, quella sottospecie di progressisti, quella specie di moderati, abbiamo compiuto crimini così gravi da meritarci addirittura pure voi, i grillini? Avevamo già il dramma di una classe dirigente che rispecchiava il popolo italiano con tutti i suoi vizi e i suoi limiti; ora siamo riusciti ad avere una classe dirigente perfino peggiore della plebe nazionale, della media italiana, anche nell’istruzione media.

A volte, quando vi vedo insieme nelle ricostruzioni dei media, ho l’impressione che siete un po’ come il remake nostrano degli Addams. Oltre Morticia Raggi, c’è lui, Gomez Addams, col fazzoletto nel taschino e il ciuffo vanesio. Alle sue spalle c’è l’inquietante maggiordomo, Lurch Casalino. C’è il piccolo degli Addams, Di Maio, c’è Ofelia Bonafede e Mercoledì Azzolina. Tu sei lo zio Drago, meglio noto come Zio Festen. E Casaleggio è Mano, la mano inquietante a cui non corrisponde un volto che muove la piattaforma Addams. Avete portato sicuramente un’altra aria nelle istituzioni, nella politica, nello stile, eravamo abituati a pessimi standard ma siete riusciti a stracciarli tutti, a fare peggio di tutti i peggiori predecessori, con un danno di sostanza e d’immagine che non ha precedenti. Dopo di voi al governo ci possono andare solo i Pokemon, una volta usciti dalla logica anche qui infima degli umani.

Per tentare un’analisi culturale, ma senza discostarsi dal genere grottesco, si potrebbe dire che la vostra ideologia, la vostra fenomenologia, anzi il vostro fenotipo, si riassume in una figura: il Superometto di massa. Vi spiego i precedenti per capirci. Il Superuomo, come non sapete, fu il sogno di Friedrich Nietzsche; l’uomo superiore avrebbe dato senso della terra, dopo la morte di Dio e si sarebbe contrapposto all’ultimo uomo. Qualcuno legge il Superuomo come l’Oltreuomo e non come Superman: cioè un essere che sa andare oltre l’umano senza per questo essere malato di titanismo e avere poteri speciali.

Il vostro avvento al potere segna invece il trionfo di una nuova specie transumana, l’ultimo uomo con pretese da superuomo, l’uomo della strada e dell’autostrada, il leone da tastiera, l’Ignorante Universale, l’Incapace per definizione, inesperto di tutto, che andando al potere, viene preso dal delirio d’onnipotenza. Siamo gente comune, come voi, ma al potere diventiamo speciali.

Il superometto abolisce la povertà, bonifica lo Stato, punisce il Drago cattivo Benetton, guida governi che ci invidiano, ci copiano e ci elogiano in tutto il mondo – come indossiamo noi la pandemia non l’indossa nessuno – siamo i migliori del pianeta, cinesi e americani fanno a botte per fidanzarsi con noi (ecco la vera causa del loro conflitto). Ci sono narratori cinque stelle – c’è un fregno buffo che si chiama Perilli se non sbaglio, tanto per citare un campioncino tra tanti – che raccontano agli italiani i miracoli e le meraviglie dei grillini. Avete visto come abbiamo liquidato Benetton? Ammazza, che liquidazione… Insomma rappresentavano i laqualunque, ora sono i fenomeni. Come chiamare questa trasmutazione se non l’avvento del superometto di massa? Al superuomo di massa si dedicò Umberto Eco e sarebbe stato divertente vederlo ora alle prese con un governo grillosinistro e vedere come lo avrebbe giustificato per salvarci dall’Ur-Fascismo. Siamo a una beffa della storia, al superometto di massa, la cui ideologia online è il superomettismo.

Prendete Di Maio che sembra uno di quegli ominarelli piovuti dal cielo come nei quadri di Magritte, gli manca solo la bombetta: lui è la rappresentazione plastica del superometto di massa. Ma meglio di lui è l’avvocaticchio che fa lo statista, il superometto perfetto che sentendosi super chiede poteri speciali. E l’avvento del superomo al potere e in tv, ora che la legge dichiarerà reato nominare invano gay e trans, non è la trans-azione che unisce i quaquaracquà della sinistra e i superometti grillini? Noi umani e romani avevamo solo i Cesari, i Papi, i santi e gli artisti, non ci meritiamo i superometti grillini e le superdonnette coi Raggi laser per distruggere Roma.

di Marcello Veneziani

Tratto da La Verità 18 luglio 2020

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La basilica di Santa Sofia trasformata in moschea. Il fallimento del dialogo con l’Islam. Perfino Bergoglio dice una parola. Ecco perché.

La basilica di Santa Sofia trasformata in moschea. Il fallimento del dialogo con l’Islam. Perfino Bergoglio dice una parola. Ecco perché.

Sabato scorso “Avvenire” ha fatto un titolo quantomeno ambiguo sulla trasformazione della basilica di Santa Sofia in moschea: “Santa Sofia è di Erdogan”.

Il sottotitolo recitava: “Insorgono l’Onu, gli ortodossi, Usa, Ue e Atene”. Dall’elenco mancava clamorosamente l’istituzione che più avrebbe dovuto manifestare dolore e disappunto: la Santa Sede.

Un silenzio imbarazzante che – col passare delle ore – diventava sempre più insostenibile, perché rischiava di replicare l’analogo silenzio del papa di domenica scorsa su Hong Kong quando Bergoglio si è rifiutato di leggere, all’Angelus, un pensiero sulla repressione della libertà e dell’autonomia di Hong Kong da parte del regime comunista cinese.

Oltretutto con la replica di un altro silenzio papale, stavolta relativo all’Italia, cioè alla controversa legge sull’omofobia, in discussione al Parlamento, che – secondo vescovi, sacerdoti e laici – minaccia gravemente la libertà di insegnamento della Chiesa. Anche su questo il papa – sempre così interventista nella politica italiana – sta osservando il più rigoroso silenzio (pur essendosi pronunciato più volte, in passato, su questi temi).

Dunque Bergoglio ieri ha ritenuto che – almeno sulla vicenda di Santa Sofia – doveva dire una parola, forse anche per non esporsi troppo alle critiche di chi lo accusa di non difendere i cristiani e di chi nota la sua spiccata acquiescenza verso il mondo islamico, persecutore dei cristiani, e verso i regimi comunisti, specialmente quello cinese.

Così ieri all’Angelus papa Bergoglio ha detto una parola su Santa Sofia: si è detto “molto addolorato”. E’ poca cosa, ma è comunque un messaggio, quanto basta per non passare alla storia – fra l’altro – come il papa che è stato indifferente alla trasformazione in moschea di Santa Sofia. Il pronunciamento pontificio esprime infatti il dolore della Chiesa cattolica.

E’ un intervento significativo anche per l’Italia, dove sono stati Matteo Salvini e Giorgia Meloni a intervenire su questo caso che – peraltro – evidenzia il problema internazionale rappresentato dalla Turchia di Erdogan.

Giorgia Meloni ha scritto sulla sua pagina fb:

“Erdogan completa il processo di trasformazione della laica Turchia in un sultanato islamico convertendo (nuovamente) in moschea il museo di Santa Sofia di Istanbul. Con questo atto, che Erdogan crede essere una dimostrazione di forza della sua deriva islamista, l’aspirante sultano non fa altro che ammettere di essere incapace, nel 2020, di costruire qualcosa che possa anche solo avvicinare la maestosità della basilica di Santa Sofia costruita circa 1500 anni fa dalla cristiana Costantinopoli”.

Matteo Salvini, preannunciando anche un presidio della Lega davanti al consolato turco di Milano, ha scritto su Twitter:

“La stessa Turchia che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa, trasforma Santa Sofia in una moschea. La prepotenza di un certo Islam si conferma incompatibile con i valori di democrazia, libertà e tolleranza dell’Occidente”.

Con l’operazione Santa Sofia il “Sultano” Erdogan ha riconfermato le sue mire espansionistiche ed egemoniche che vanno addirittura dalla Spagna a Gerusalemme (passando per la Libia).

Infatti Erdogan, parlando ai turchi e ai musulmani di tutto il mondo, ha detto che la “riconversione” di Santa Sofia è “precorritrice della liberazione della moschea al-Aqsa”, cioè di Gerusalemme (gli sono giunti applausi da Hamas) e fa parte del piano che vuole risvegliare l’Islam “da Bukhara, in Uzbekistan, all’Andalusia, in Spagna”. Una sorta di Califfato. Come si vede c’è di che preoccuparsi.

Gad Lerner – sul “Fatto quotidiano” – ieri ha notato l’inquietante riferimento a Gerusalemme, mettendone giustamente in luce il senso destabilizzatore.

Poi ha sentito l’inspiegabile bisogno di improvvisarsi storico parlando del 1236 “quando la reconquista cristiana della penisola iberica fu suggellata dalla trasformazione della Mezquita islamica di Cordoba in cattedrale dell’Immacolata Concezione”.

Lerner probabilmente voleva insinuare che anche i cristiani hanno fatto ai musulmani quello che oggi Erdogan fa con Santa Sofia.

La storia però dice l’opposto, perché la Spagna era cristiana, i musulmani la invasero nel 756 e a Cordova costruirono la moschea dove prima c’era la basilica visigota, del IV-VI secolo, dedicata a San Vincenzo Martire (con la sede episcopale e il seminario).

Gli islamici la demolirono e ci costruirono la Mezquita. Gli scavi archeologici del XX secolo hanno riportato alla luce i resti dell’originaria basilica cristiana. La “reconquista” – lo dice la parola stessa – non fu altro che la liberazione della Spagna dal dominio degli invasori musulmani e per questo, una volta liberata Cordova, la struttura edificata sulla basilica fu ritrasformata in chiesa. Lerner aveva esordito ammonendo che “a scherzare con la storia ci si brucia” e in effetti lui ha provveduto a bruciarsi.

Nella vicenda di Santa Sofia tutto comincia dalla tragica invasione turca che nel 1453 devastò Costantinopoli e pose fine a una civiltà millenaria che aveva illuminato tutto il Mediterraneo. Costantinopoli era letteralmente la seconda Roma.

Per la cristianità orientale di rito ortodosso Santa Sofia è la Chiesa madre, perciò è come sa da noi fosse trasformata in moschea la basilica di San Pietro.

Prima della dichiarazione di ieri del Papa, il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, aveva dichiarato che la “riconversione” di Santa Sofia avrebbe spinto “milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam”.

Ma soprattutto il Patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill – che giorni fa aveva già lanciato un appello per scongiurare questa decisione – ha espresso “grande pena e dolore”. Il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, l’ha definita “un duro colpo per l’ortodossia mondiale”.

Oggi però la Turchia è un problema per il mondo, non solo per i cristiani.

Antonio Socci

Da “Libero”, 13 luglio 2020

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Finalmente abbiamo il nuovo “Salvatore” dell’umanità!

Finalmente abbiamo il nuovo “Salvatore” dell’umanità!

Mentre nelle Chiese italiane non si svolge alcuna celebrazione, e i credenti non possono trovare una voce che plachi le loro ansie, le loro paure e doni luce e speranza in questo momento cruciale nella storia dell’umanità. Il nuovo Messia salverà tutti gli uomini della Terra dal Covid-19 ma non solo!

Non ha capelli lunghi e vesti semplici, ma capelli corti e occhiali che lasciano ben trasparire i suoi occhi.

Il suo nome? Non è Gesù, né George Soros, ma Bill. William Henry Gates III, al secolo Bill Gates, classe 1955, fondatore di Microsoft, inventore del sistema Windows attraverso cui operano un miliardo e mezzo di computer sull’intero pianeta.

Il mondo intero può finalmente tirare un sospiro di sollievo perché tutto è nella mani di quest’uomo, che sta sacrificando se stesso per il bene del prossimo.

A diffondere le sue parole non ci sono gli Evangelisti ma soprattutto i media e i social network.

Il 13 marzo Gates scriveva su Linkedin:“Ho deciso di lasciare Microsoft e Berkshire Hathaway per dedicare più tempo alle priorità filantropiche, lo sviluppo e la salute globale, l’istruzione e il mio crescente impegno sul cambiamento climatico”.

Che grazia per gli uomini!

Il Messia dei Vangeli operava mediante parabole, miracoli e i suoi discepoli. Gates, invece, “oltre ad utilizzare le  sue donazioni filantropiche per controllare l’OMS, UNICEF, GAVI e PATH, finanzia aziende farmaceutiche private che producono i vaccini e una massiccia rete di gruppi di facciata  dell’industria farmaceutica che trasmettono propaganda ingannevole, sviluppano studi fraudolenti, conducono operazioni di  sorveglianza e di pressioni  psicologiche contro chi esprime dubbi sulle vaccinazioni plurime,  e usa il potere e il denaro di Gates per far tacere il dissenso e costringere alla conformità.

Nelle sue recenti apparizioni senza sosta, Gates sembra felice che la crisi Covid-19 gli darà l’opportunità di forzare i suoi programmi di vaccino del Terzo mondo sui bambini americani.”

Ad annunciare il Messia Gates con queste parole è Robert F. Kennedy Jr., nipote dell’ex presidente John F. Kennedy , in un documentato atto, in cui tra l’altro Kennedy evidenzia l‘ossessione vaccinista e la sete “di controllo dittatoriale sulla politica sanitaria globale” di Bill Gates.

Se i miracoli compiuti da Gesù li possiamo leggere nelle Sacre Scritture, ben pochi ne ha compiuti Gates in tema di vaccini. A quanto scrive Robert Kennedy gli esiti dei vaccini sono stati altro che miracolosi, quanto invece pericolosi e dannosi.

“Grazie a una donazione di 1,2 miliardi di dollari e la promessa di sradicare  la polio”, afferma Kennedy, “Gates  ha preso il controllo del National Advisory Board (NAB) dell’India e ha imposto 50 vaccini contro la poliomielite (dai 5 che erano) a tutti i bambini prima dei 5 anni. I medici indiani accusano la campagna Gates di aver causato una devastante epidemia di poliomielite che ha paralizzato 496.000 bambini tra il 2000 e il 2017. Nel 2017, il governo indiano ha terminato il regime di vaccini di Gates e sfrattato Gates e i suoi compari dal NAB. I tassi di paralisi della polio sono scesi precipitosamente.

Nel 2017  l’Organizzazione Mondiale della Sanità  ha dovuto riconoscere, con riluttanza, che l’esplosione mondiale di polio era “vaccine strain”; ossia era provocata dal ceppo contenuto nei vaccini  – quindi dal programma vaccinale di Gates.

“Le epidemie più spaventose  che si sono verificate in Congo, nelle Filippine e in Afghanistan sono tutte legate ai vaccini di Gates. Ancora nel  2018, ¾ dei casi di poliomielite globale provenivano dai vaccini di Gates”.

Kennedy prosegue (fonte: https://www.maurizioblondet.it/robert-kennedy-jr-accusa-bill-gates/):

“Nel 2014, la Gates Foundation ha finanziato test di vaccini sperimentali contro il papilloma umano (HPV), sviluppati da GSK e Merck, su 23.000 ragazze di  remote province indiane. Circa 1.200 hanno sofferto di gravi effetti collaterali, fra cui disturbi autoimmuni e della fertilità. Sette sono morte. Le indagini del governo indiano hanno accusato  i ricercatori finanziati da Gates di aver commesso violazioni etiche intrusive e pervasive:  facendo pressioni indebite su ragazze vulnerabili rurali affinché accettassero la procedura,  opprimendo e  intimidendo i genitori, falsificando i moduli di consenso e rifiutando l’assistenza medica alle ragazze colpite. Il caso è ora davanti alla Corte suprema del paese”.

I poteri di Gates sono davvero unici: egli, infatti, sta finanziando gli scienziati di Harvard per usare la geoingegneria al fine di bloccare il sole e così invertire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Ovviamente, il Nuovo Messia è uno dei principali promotori della diffusione del 5G.

Insomma il paladino della Salvezza per l’umanità che tutto sa e tutto conosce.

Roberto Pecchioli, nel  ‘Ritratto di Bill Primo, re del Mondo’, aggiunge che “l’OMS, (Organizzazione Mondiale della Sanità) diretta da un politico africano marxista di lungo corso, implicato in massacri e guerre civili, Tedros Adhanom Gebreyesus, scelto soprattutto per il colore della pelle, è sostanzialmente una proprietà privata di Bill Gates. Egli, attraverso la Fondazione (Bill & Melinda Gates) e la sua ONG Gavi Alliance, è il primo contribuente al bilancio totale. Le donazioni volontarie, informa il British Medical Journal, tra le quali prevalgono quelle del Re del Mondo, costituiscono l’87 per cento del bilancio dell’Oms, e sono in larga misura vincolate a programmi di vaccinazione. Inutile ricordare che chi paga i suonatori decide la musica; superfluo altresì rammentare che non pochi vaccini imposti dall’OMS per volontà di Bill I hanno prodotto gravi problemi, tanto che le sue fondazioni sono sotto inchiesta in India. Gli esperimenti avvengono in corpore vili, nei Paesi più poveri del mondo.”

Anche Milena Gabanelli (insieme a Simona Ravizza) fa un’analisi sull’OMS e sui suoi finanziatori nell’articolo ‘Oms, chi comanda davvero: i 194 Stati, Bill Gates o la Cina?’

I PRINCIPALI 20 CONTRIBUENTI DELL’OMS (2017-2019, in milioni di euro):

Su questo aspetto anche Sigfrido Ranucci, nella puntata di Report dell’11 maggio 2020, dichiara che “l’OMS ha ricevuto da Gates nell’ultimo biennio mezzo miliardo di dollari, per cui è il secondo finanziatore, più degli altri Stati, e lui decide le politiche e le strategie dell’OMS: decide se investire su una campagna di vaccinazione per la poliomielite piuttosto che sulla malaria, che provoca più morti. Ora Gates ha detto che si sta impegnando sulla produzione del vaccino contro il Covid-19 e sarà accessibile a tutti, sì ma a quale prezzo?

Lui i soldi li prende dal suo Trust di famiglia e li mette nella Fondazione Bill & Melinda Gates e dalla Fondazione finiscono nell’OMS; ma i soldi che arrivano dal Trust arrivano in parte anche da investimenti sul mondo sanitario. Parliamo di circa 323 milioni di dollari nel 2018, che avrebbe anche investito in casa farmaceutiche tra cui quelle molto importanti e che producono e distribuiscono i vaccini (Novartis 6 milioni, Gilead 4.6 milioni, Takeda 2.7 milioni, Medtronic 2.2 milioni, Merck 2.2 milioni, Teva 2 milioni, Pfizer 1.7 milioni, Ely Lilly 1 milione). Di questi, 227 milioni li aveva investiti almeno fino ad un anno fa nel Walgreens Boots Alliance, la società che distribuisce farmaci all’ingrosso e al dettaglio in mezzo mondo. Poi tra l’altro Gates aveva fatto un accordo attraverso Microsoft per costruire e gestire la rete informatica di questa società. Serve anche per accaparrare dati sanitari sulle prescrizioni, per sapere quali farmaci vengono più venduti e di conseguenza per investire su quei farmaci. Ecco il cerchio si chiude. Più soldi nel suo Trust e poi soldi che partono per la sua fondazione. Veste i panni da filantropo, dona, risparmiando tasse, all’OMS, e determina quelle politiche sanitarie e campagne di vaccinazione o quelle cure farmaceutiche magari prodotte da quelle multinazionali dove lui ha investito. Più che un conflitto sembra una visione del mondo, chapeau Mister Gates, noi crediamo che la salute della popolazione mondiale meriti qualcosa di meglio.”

Se Gesù lo abbiamo flagellato e messo in croce, ora Gates viene assecondato e seguito come Verbo profetico e veritiero dai Governi di tutto il mondo (Italia compresa). In occasione della raccolta fondi per la ricerca di un vaccino contro il Covid-19, promossa dall’Unione Europea e presentata in una conferenza stampa on line il 4 maggio, Conte ha confermato che l’Italia darà 140 milioni di euro. Si tratta della cifra che aveva promesso a Bill Gates, rispondendo alla sua chiamata telefonica.

Il premier ha precisato che “daremo 10 milioni di euro alla Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) per accelerare la ricerca per un vaccino. Daremo un contributo di 10 milioni di euro all’Oms, per sostenere i Paesi più vulnerabili nella risposta al Covid-19. Assegneremo mezzo milione di euro al Fondo globale per il meccanismo di risposta al Covid-19. Ci impegniamo a dare un contributo di 120 milioni di euro nei prossimi 5 anni all’alleanza Gavi per l’immunizzazione globale dal Covid”.

In merito alla telefonata ricevuta dal Presidente Conte da parte di Gates l’onorevole Sara Cunial nel suo intervento in Parlamento del 14 maggio (qui il video ) non usa mezzi termini dichiarando: “Caro Presidente, la prossima volta che riceve una telefonata dal filantropo Bill Gates la inoltri direttamente alla Corte penale internazionale per i crimini contro l’umanità, diversamente ci dica come dovremmo definire l’amico avvocato che prende ordini da un criminale”.

Nel suo intervento Sara Cunial cita, inoltre, le parole tratte da una dichiarazione di Gates: “Se facciamo un buon lavoro con i nuovi vaccini, la sanità e la salute riproduttiva, possiamo diminuire la popolazione mondiale del 10-15%. Solo un genocidio può salvare il mondo.”

Bisogna ricordare che questo Messia è anche un generosissimo “donatore” di organi mainstream come l’inglese Guardian, a cui, secondo il sito MintPress, ha offerto più di 9 milioni di dollari. Altri 3 sono andati alla catena televisiva NBC Universal, 4.5 a NPR, National Public Radio, una rete di novecento emittenti radiofoniche americane qualificate “indipendenti”. Un milione agli arabi di Al Jazeera; mentre addirittura 49 milioni al programma finanziario della BBC Media Action. Ovviamente la parola del Salvatore deve essere ben espressa ed esaltata ovunque e a qualsiasi costo.

Se Gesù Cristo aveva la capacità di muovere le masse toccando i cuori con la forza dell’amore, del bene e del giusto, certo Gates muove anch’egli le masse ma con quali strumenti? I mal pensanti, come Robert Kennedy per esempio, risponderebbero i soldi, il potere e gli interessi economici che tutto schiacciano e uccidono senza guardare in faccia nessuno. Ma di fronte al Messia ci si deve solo inchinare e dire sì…o almeno è quello che tutto il mondo sta dimostrando di fare.

Di:  Alessandra Corrente – La Voce del Trentino
Data di pubblicazione: 16 Maggio 2020

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Saggezza popolare ebraica

Saggezza popolare ebraica

Dal Talmud: 38 detti popolari

Sulla crescita dei bambini

  1. La qualità di un cetriolo può essere individuata quando è ancora un fiore. Berachot 48a.

Molti dei tratti di una persona sono già visibili nei primi anni.

  1. Il vagito di un bambino viene da suo padre o da sua madre. Sukkah 56b.

I bambini adottano la lingua e gli atteggiamenti con cui sono cresciuti. Tutta la famiglia di Miriam Bat Bilga, una donna di un clan sacerdotale che parlava contro D-o, fu penalizzata. Perché? Perché le sue parole aspre e blasfeme non sono apparse nel vuoto; erano il risultato dell’atmosfera beffarda e cinica della sua casa d’infanzia.

  1. La pecora segue la pecora; le azioni della figlia sono le stesse di sua madre. Ketubot 63a.

La moglie del rabbino Akiva lo sposò quando era un pastore semplice e lo incoraggiò a studiare la Torah. La loro figlia fece quindi lo stesso per suo marito, Ben Azzai, che divenne uno studioso. I saggi citano questo adagio, osservando che i bambini imparano la compassione dai loro genitori.

Sulla natura umana

  1. Un piatto appartenente a due persone non è né caldo né freddo. Eiruvin 3b.

Quando più di una persona è responsabile di qualcosa, è normale che nessuno si assuma la responsabilità. È per questo motivo, affermano i saggi del Talmud,che è molto probabile che gli spazi condivisi vengano trascurati.

  1. Un singolo peperone ben definito è meglio di un cesto di zucche. Yoma 85b.

Indipendentemente dal numero di zucche che una persona può ottenere, non sarà in grado di estrarne una minima quantità di sapore di un singolo peperone, che è ricco di sapore. Allo stesso modo, un argomento forte vale più di tanti argomenti deboli.

  1. Nel cucchiaio che ha fatto il carpentiere stesso, la senape brucerà il suo palato. Pesachim 28a.

A volte siamo noi stessi i nostri peggiori nemici, mettendoci in guai che solo noi stessi avremmo potuto creare.

  1. O un amico o la morte. Taanit 23a.

La vita senza amici non vale la pena di essere vissuta. Abbiamo bisogno dell’interazione sociale per vivere in modo significativo. Allo stesso modo, una volta che una persona è arrivata al punto in cui non ha più amici, anche la morte diventa gradita.

  1. Chi è stato morso da un serpente ha paura di una corda. Shir Hashirim Rabbah 1:14.

Le esperienze traumatiche del nostro passato possono essere rievocate dalle situazioni più semplici.

  1. All’interno della mia città sono conosciuto con il mio nome. Quando sono fuori da essa, sono conosciuto per i miei vestiti. Shabbat 145b.

Quando si è lontano da casa, l’abbigliamento assume un significato di maggiore importanza, in quanto segnala agli altri chi siamo e come ci consideriamo. A Babilonia gli studiosi di Talmud indossavano abiti identificabili in modo tale che le persone li riconoscessero come studiosi.

  1. Dal grasso della persona sfortunata, la donnola e il gatto fanno un matrimonio. Sinedrio 105a.

La donnola e il gatto sono rivali naturali. Tuttavia, quando c’è un bene di cui entrambi possono beneficiare, mettono da parte le controversie per goderselo. Allo stesso modo, un nemico comune spesso porta gli avversari a mettere da parte le loro differenze e a lavorare insieme pacificamente.

  1. Un cane affamato mangia anche letame. Bava Kama 92b.

Quando siamo disperati, siamo facilmente attratti da soluzioni che sappiamo non funzioneranno mai, come lo sterco che non può certamente nutrire. È fondamentale ricordare che lo sterco è sterco, non importa quanto possiamo essere affamati.

  1. Una persona che ha avuto un membro della sua famiglia impiccato non dirà “impicca un pesce per me”. Bava Metzia 59b.

Le parole hanno un grande peso. Le stesse parole che possono essere completamente neutre per una persona, possono essere pungenti e dolorose per un’altra.

  1. La povertà segue i poveri. Bava Kama 92a.

A volte sembra che una sfortuna abbia l’abitudine di attirare sempre più sfortuna.

  1. Quando un cammello cerca di avere le corna, le sue orecchie vengono tagliate. Sinedrio 106a.

È importante conoscere i nostri limiti. Quando perseguiamo ciò che non ci è dovuto, perdiamo ciò che è giustamente nostro.

Consigli per la vita

  1. Se hai un difetto, sii il primo a dirlo. Bava Kama 92b.

Lo sforzo di mantenere qualcosa di segreto può essere peggiore della stessa imperfezione. L’onestà e la sincerità sono spesso premiate con accettazione e perdono.

  1. Non gettare pietre nel pozzo da cui hai bevuto. Bava Kama 92b.

Sii sempre gentile con coloro di cui hai beneficiato in passato.

  1. Vendi le tue erbe in un luogo dove crescono le erbe. Menachot 85a.

La concorrenza può essere più intensa che in un luogo in cui le erbe sono sconosciute, ma almeno ci saranno acquirenti che capiranno e apprezzeranno i vantaggi delle tue merci.

  1. Usa un calice costoso oggi; domani lascia che si spezzi. Berachot 28a.

Spesso siamo così preoccupati per quello che potrebbe succedere, che non facciamo nulla. Conservare delle tazze costose e non usarle mai per non romperle, è un esempio perfetto. A volte, è saggio e prudente correre dei rischi.

  1. Prepara il cibo per un bue, prepara del cibo per più buoi. Bava Metzia 69a.

Se stai facendo un favore a una persona, prova a includere altre persone che hanno bisogno dello stesso favore. Una volta che ci si sforza e ci si impegna per nutrire un singolo bue, farlo anche per altri non è uno sforzo altrettanto grande.

Sulla gestione delle persone difficili

  1. Che tu abbia ragione o torto, non imprecare. Jerusalem Talmud, Shavuot 6: 5.

Anche se tecnicamente è permesso, ed è spesso l’unico modo con cui una persona può difendere il suo buon nome, è sempre meglio non prestare giuramento.

  1. Non fare favori ai malvagi e nessun male ti accadrà. Genesi Rabbah 22:17.

Un favore indiscriminato può finire per ritorcersi contro il benefattore.

  1. Dal tuo debitore, prendi la paglia. Bava Kama 15b.

Un precursore di “Un uccello nella mano vale due nella boscaglia”: se il tuo debitore ti offre il pagamento, anche se è sotto forma di paglia indesiderata, prendilo, è meglio che non ottenere nulla. A volte, la seconda offerta è la migliore opzione disponibile.

  1. Se tuo nipote diventa poliziotto, stai alla larga da lui nel mercato. Yoma 18a.

Avere una persona di autorità troppo intimamente consapevole della tua attività non può portare a nulla di buono.

  1. Anche quando pensi agli affari tuoi, il tuo nemico si sente minacciato. Sinedrio 95b.

A volte percepiamo qualcosa come minaccioso anche quando è del tutto innocuo. Un nemico vede complotti viziosi anche dietro la passeggiata più innocente.

  1. Se un bue corre e inciampa, un cavallo viene messo al suo posto. Sinedrio 98b.

Nella pratica, le relazioni sono spesso difficili da cambiare. Un bue è di gran lunga superiore a un cavallo in forza. Tuttavia, quando il bue non è disponibile, il padrone non ha altra scelta che usare un cavallo per il suo lavoro. E una volta che ciò accade, egli si abitua talmente al cavallo che trova difficile poi tornare ad utilizzare un bue.

  1. Meglio essere maledetti che maledire. Sinedrio 49a.

L’innocente destinatario di una maledizione sa di non aver fatto nulla di male. Lo stesso non si può dire per chi ha pronunciato parole dure contro un’altra persona. Inoltre, i saggi notano che le maledizioni dispensate da una persona, alla fine tornano a chi le ha pronunciate avverandosi per lui.

Lo sforzo

  1. Secondo il cammello è il suo carico. Ketubot 67a.

Un carico piccolo per un cammello, può sopraffarne un altro. Allo stesso modo, ogni persona deve dare carità secondo i propri mezzi, non confrontando le proprie offerte con quelle degli altri.

  1. Sessanta corridori corrono e non raggiungono la persona che ha mangiato la mattina. Bava Kama 92a.

Consumare una ricca colazione fornisce l’energia di cui si ha bisogno per affrontare la giornata con vigore, ottimismo e forza.

  1. Se sollevi il carico con me, sarò in grado di sollevarlo; e se non lo farai, non lo solleverò. Bava Kama 92b.

Lo sforzo di due persone equivale a più della semplice somma di due forze: quando ci sosteniamo a vicenda, tutti possiamo realizzare più di quanto potremmo fare da soli.

Sul matrimonio

  1. Chi si vendica a causa del suo zelo, distrugge la propria casa. Sinedrio 102b.

La vendetta può forse funzionare a breve termine, ma alla fine è il vendicatore che finisce per soffrire.

  1. Se tua moglie è bassa, chinati e sussurra a lei. Bava Metzia 59a.

Come apprende ogni uomo sposato, spesso sua moglie ha parole sagge da condividere: vale la pena ascoltarla, anche se a volte può significare anche umiliarsi.

  1. Quando il nostro amore era forte, avremmo potuto giacere sulla lama di una spada. Ora che il nostro amore non è forte, un letto di sessanta cubiti è insufficiente. Sinedrio 7a.

Rav Huna sentì un passante affermare questo paragone e comprese che la stessa verità vale per D-o e Israele. Quando siamo stati in sintonia spiritualmente, abbiamo meritato di stare insieme a D-o all’interno del Tabernacolo; oggi, tuttavia, non c’è posto al mondo che possa contenere la Sua presenza.

  1. Se un cane ti abbaia, resta; se una cagnolina ti abbaia, vattene. Eruvin 86a.

La donna è il pilastro della casa e ha l’ultima parola su chi può rimanere e chi deve andarsene.

Sulla spiritualità e l’anima

  1. Un ladro in piedi all’ingresso del tunnel chiama D-o. Berachot 63a

Precursore di “Non ci sono atei nelle buche”, questo motto ci dice che tutti, anche un ladro, chiamano D-o nel momento del bisogno.

  1. Una singola moneta in un pallone vuoto fa più rumore. Bava Metzia 85b.

Quando una persona supera una storia familiare di ignoranza e apatia verso lo studio della Torah, il contrasto è immediatamente evidente.

  1. Scuoti il sale e getta la carne al cane. Niddah 31a.

Anche il cibo migliore è insapore senza sale. Allo stesso modo, è la scintilla divina, l’anima, che dà vita al corpo. Una volta che l’anima se ne va, tutto ciò che rimane è un corpo senza vita fatto solo di carne e ossa.

  1. Il vino appartiene al padrone. Ma si ringrazia il cameriere. Bava Kama 92b.

Nel Talmud, questo è citato come un fatto di vita. Ma è anche una domanda. Come può accadere che, pur appartenendo il vino al padrone, la gente pensi che se il vino è buono sia merito del cameriere? Gli sciocchi non riescono a riconoscere che il cameriere non è altro che un agente del padrone e che adulando il cameriere, non otterranno nulla. D-o è il Maestro dell’Universo, ma i pagani adoravano follemente i suoi agenti inanimati, i corpi celesti e gli altri fenomeni naturali.

  1. Un mirto tra le spine è ancora chiamato mirto. Sinedrio 44a.

Anche se una persona pecca, circondando la sua anima di spine e rami, l’essenza dell’anima rimane pura e incontaminata.

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Nobile: Chiesa e Sinistra, cronaca di un matrimonio contronatura.

Nobile: Chiesa e Sinistra, cronaca di un matrimonio contronatura.

Potremmo scrivere diversi libri, ma penso che sia sufficiente riportare alcuni titoli dei quotidiani per rilevare la devastante ambiguità vaticana.

La Repubblica,19 maggio 2019: Rosario sul palco, il mondo cattolico contro Salvini. Il Vaticano: “Dio è di tutti, pericoloso invocarlo per sé”.
Il Messaggero, 19 febbraio 2020: Trovato l’accordo tra Cina e Vaticano sul vescovo di Hong Kong, scelto un “falco filo cinese”.
Avvenire, 12 marzo 2020: Coronavirus. La Presidenza Cei: chiusura delle chiese possibile, la scelta ai vescovi. È per senso di responsabilità e di appartenenza alla famiglia umana che la Chiesa italiana indica una scelta che ora si può rendere necessaria.
Avvenire, 10 aprile 2020: Coronavirus. È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale. La pandemia ha generato percorsi di solidarietà inediti. Da questa base si può ripartire per unire i Paesi nella lotta ai veri conflitti.
Corriere della Sera, 10 aprile 2020: La Via Crucis di Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta.
La Repubblica, 12 aprile 2020: Coronavirus, Francesco rinuncia al rito del “Resurrexit” e al posto dell’omelia un momento di silenzio – La decisione motivata dalla pandemia in corso così da adeguare la festa di Pasqua alle difficoltà del tempo presente.
La NBQ, 16 marzo 2020: Adesso è troppo: la polizia interrompe la Messa. Scene da Cina comunista a Marina di Cerveteri dove il parroco viene colto di sorpresa da due agenti che intimano al sacerdote di interrompere la celebrazione. Il motivo? Sul sagrato si erano radunati – a distanza! – alcuni fedeli in preghiera. (La cosa si è ripetuta in una chiesa di Soncino in provincia di Cremona https://www.youtube.com/watch?v=W0HkDPEcius Roba da far arrossire di vergogna tutto l’episcopato. Al contrario la diocesi di Cremona interviene con una sviolinata che non lascia dubbi: “Riguardo alla vicenda pur consapevole dell’intima sofferenza e del profondo disagio di tanti presbiteri e fedeli per la forzata e prolungata privazione dell’Eucaristia, non può non sottolineare con dispiacere che il comportamento del parroco è in contraddizione con le norme civili e le indicazioni canoniche che ormai da diverse settimane condizionano la vita liturgica e sacramentale della Chiesa in Italia e della Chiesa cremonese.”
Tempi, 24 aprile 2020: La polizia è entrata armata in chiesa per interrompere la Messa. Ora basta -La denuncia a tempi.it di padre Philippe de Maistre, parroco a Parigi: “C’erano tre fedeli in chiesa, nessun assembramento. Senza espressione pubblica non c’è fede cattolica: è ora che i vescovi alzino la voce”.
Youtube, il 25 aprile: La sinistra manifesta per le strade cantando Bella ciao. Governo e Vaticano non battono ciglio.
Il Giornale, 26 aprile 2020: Conte dice no alle Messe. L’ira della Cei: “Violate le libertà di culto”. (VatiGiano bifronte.)
Stilum Curiae, 27 aprile 2020: Mons. Giovanni D’Ercole “La Chiesa non è il luogo del contagio“.
Il giorno seguente, martedì 28 aprile, nell’introduzione della messa a Santa Marta, Bergy di Marcomao, per evitare confusione e preoccupato per il coraggio dimostrato da alcuni religiosi, riconferma la sua linea politica: “In questo tempo nel quale si comincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni”.
Da queste vicende possiamo trarre alcune considerazioni. Il Vaticano e la sinistra filo-Xi Jinping confermano che i matrimoni contronatura, oltre che grotteschi, sono controproducenti. Probabilmente gli sposini si sono messi d’accordo per dare l’opportunità alla sposa, dopo infinite umiliazioni, di salvare la faccia attraverso l’ultima uscita di Conte che conferma la chiusura delle chiese. Infatti la Cei, per accattivarsi un po’ di credito dai cattolici nauseati, miagolano “Violate le libertà di culto”. Poveretti, hanno fallito anche qui, perché dopo l’intervento di Bergymao del 28 aprile, che ricorda “l’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni”, hanno fatto l’ennesima figura cacina. A mio avviso, comunque, l’articolo che dovrebbe chiarire questa opera buffa e al contempo terribilmente drammatica, è senz’altro il titolo del quotidiano dei vescovi sul Nuovo Ordine Mondiale. Ne siamo convinti perché Bergymao non ha mai ricordato Gesù Cristo come unico Salvatore. Dopo aver relativizzato la cattolicità con Lutero, islam e Pachamama, ha gettato definitivamente alle ortiche il Cristo per adorare il messia totalitario.

Agostino Nobile

Tratto da:
Stilum Curiae, di Marco Tosatti del 30 aprile 2020

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Fratture nel “Partito dell’odio”. Lo schiaffo di Conte. Il momentaneo sussulto di dignità dei vescovi e il tradimento di Bergoglio. L’ennesimo (vedi Post Scriptum).

Fratture nel “Partito dell’odio”. Lo schiaffo di Conte. Il momentaneo sussulto di dignità dei vescovi e il tradimento di Bergoglio. L’ennesimo (vedi Post Scriptum).

Sta naufragando rovinosamente il sogno di Giuseppe Conte e dei suoi strateghi: usare l’emergenza Covid-19 per dare, allo sconosciuto avvocato foggiano, un’aura da statista attorno alla quale costruire un nuovo partito di centrosinistra e (pseudo) cattolico.

Anzitutto perché da domenica sera è cambiata l’atmosfera: dilagano il malcontento e la rabbia. Si assiste a una sollevazione generale per l’incompetenza del governo che non ha visione, non ha un piano e, invece di varare la Fase 2, sprofonda nelle sabbie mobili di norme assurde. I danni economici e sociali sono giganteschi e ogni giorno si aggravano.

Ma, in secondo luogo, perché Conte, con il pesante schiaffo dato ai cattolici (ancora niente messe, ma solo funerali e con meno di 15 persone, possibilmente all’aperto), è riuscito a inimicarsi perfino l’unico vero sponsor di cui aveva l’appoggio: la gerarchia cattolica e vaticana (da non confondere col popolo cattolico che vota come vuole e – com’è noto – all’opposto di Bergoglio e della Cei).

Eppure da sempre la Cei – su ordine del papa argentino, mosso dalla precisa intenzione di attaccare la Lega di Salvini – era stata più che collaborativa: servile.

Tale era la sottomissione al governo che i vescovi – all’inizio dell’emergenza Covid – in Lombardia non hanno esitato a buttar fuori il popolo cristiano dalle chiese, spazzando via messe e sacramenti, mentre ancora erano aperti bar e ristoranti (il successo di Conte per loro “val bene una messa”).

Dio, nel dramma dell’epidemia, veniva dichiarato inutile: “obbedite al governo”, ha ripetuto Bergoglio. Più realisti del re, non si sono limitati a indicare lo stato di necessità, ma hanno perfino teorizzato (assurdamente) che messe e sacramenti non erano necessari perché bastava pregare da soli in casa. Guadagnandosi così lo sdegno dei fedeli i quali hanno tratto la conclusione che allora nemmeno preti e vescovi erano necessari (tanto meno l’otto per mille).

Con questo servilismo governativo i vescovi non si sono nemmeno resi conto della loro plateale contraddizione, perché – mentre sospendevano le messe per evitare assembramenti – tenevano aperte le frequentatissime mense della Caritas al fine di collaborare col governo nel nutrire chi era senza pasto (prima i migranti). I fedeli hanno capito quindi la malafede.

La Cei si è trasformata in una sorta di ufficio statale alla maniera cinese (come piace a Bergoglio) e ha accettato che la Messa venisse parificata alle attività ludico-ricreative non essenziali (perciò sospese) come la sagra della bistecca.

Non solo. Quando Matteo Salvini, nella settimana santa, si è sommessamente associato alla proposta di Davide Rondoni, per far celebrare le messe almeno a Pasqua, sono stati proprio i vescovi e i media clericali a “linciarlo”.

Tuttavia nel giro di pochi giorni il malcontento e le proteste dei fedeli e dei parroci sono assai cresciuti, anche per diversi inauditi episodi di incursione nelle chiese delle forze dell’ordine durante celebrazioni liturgiche.

Inoltre la sospensione delle attività delle parrocchie rappresenta per la Chiesa un grosso danno economico e ai soldi i vescovi sono alquanto devoti. Così la Cei, in vista della fase 2 che doveva essere varata domenica sera, ha chiesto a Conte di tornare a celebrare le messe, ovviamente con le dovute misure sanitarie. Si aspettava la sua gratitudine e il suo “sì”.

Invece è arrivato “un duro schiaffone condito da una sottile presa in giro”, come ha scritto un analista cattolico di idee moderate, Riccardo Cascioli, che ha aggiunto: “La Cei raccoglie quello che ha seminato. Da servi si sono comportati, da servi vengono ora trattati”.

Allora la Cei ha scoperto d’improvviso che il governo sta attaccando “la libertà di culto”. E ieri dappertutto si sono sentiti i vescovi protestare e strepitare. Ma can che abbaia non morde. I vescovi se volessero potrebbero riaprire subito le chiese al culto perché il governo, in realtà, non ha nessun potere di vietarlo, secondo la Costituzione.

Però non ne hanno il coraggio perché sanno che Bergoglio appoggiava il progetto politico di Conte (lo ha perfino ricevuto con tutti gli onori proprio nei giorni della chiusura totale delle chiese al popolo). Ma ora che farà il politico argentino vestito di bianco? La resa del Conte si avvicina.

Antonio Socci

Da “Libero”, 28 aprile 2020

 

POST SCRIPTUM:

Nelle ore in cui è stato scritto questo articolo tutti i vescovi erano sul piede di guerra e sembrava (a molti) che avessero dalla loro parte anche il Vaticano. Infatti la Cei, prima di pubblicare il suo durissimo comunicato contro il governo, aveva avuto il placet della Segreteria di stato vaticana.

Ma siccome io so come ragiona Bergoglio e so che lui fra il Potere e Cristo sceglie sempre il Potere, ho concluso il mio articolo con un punto interrogativo sul suo comportamento.

E infatti, puntualmente, stamani (martedì), nella sua omelia (perché lui strumentalizza le cose sacre per fare le sue personali battaglie politiche e di potere), stamani – dicevo – ha subito sconfessato la Cei e la Segreteria di Stato, esprimendo il suo appoggio alla “prudenza” di Conte che continua a tenere il popolo cristiano fuori dalle chiese e lontano dai sacramenti.

È un tradimento, contro Cristo e contro il popolo cristiano. Ma Bergoglio se ne infischia. A lui interessano solo la politica e il potere, tanto è vero che la “prudenza” che ha raccomandato oggi agli altri (per continuare a sospendere le messe) non la ebbe lui il 23 febbraio scorso quando – eravamo già nella “psicosi” del Covid – tenne il raduno di Bari dove, davanti a 40 mila persone, fece il suo stizzito comizio politico “anti sovranista”, cioè contro l’Italia).

Siccome il suo fido Conte è in grosse difficoltà, perché il suo governo (il più anticattolico della storia recente), sta facendo enormi danni al paese, Bergoglio subito è corso in suo aiuto (sempre e solo in odio a Salvini che è la sua ossessione).

L’umiliazione che ha inferto ai (pavidi) vescovi italiani per lui non è un problema. È il suo metodo di governo: umiliare i sottoposti gli serve a riaffermare il suo dominio assoluto e ad avere piena sottomissione.

Probabilmente con questo gesto spera anche di ottenere le dimissioni di Bassetti, che lui vuole sostituire con Zuppi, cioè uno ancora più sottomesso di Bassetti. L’umiliazione della Chiesa italiana è dovuta al suo oscuro odio per l’Italia e gli italiani.

Tratto da:

Lo Straniero – il blog di Antonio Socci

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Finire nelle mani della Cina? No,Grazie!

Finire nelle mani della Cina? No,Grazie!

All’Ambasciata americana di via Veneto ieri saranno ammutoliti quando hanno letto ciò che che uno dei leader del M5S, Alessandro Di Battista, ha scritto sul “Fatto quotidiano” sull’abbraccio con la Cina.
In pratica Dibba ha messo a tema un capovolgimento di alleanze internazionali dell’Italia, dallo schieramento occidentale al “rapporto privilegiato con Pechino” nella “terza guerra mondiale” che si sta combattendo e che – parole sue – “la Cina vincerà”.
Siccome i nostri governi da sempre sono definiti anzitutto dalla loro collocazione internazionale, un’affermazione del genere (che non è solo una dichiarazione d’intenti o una sparata a salve) dovrebbe destabilizzare questo esecutivo, dal momento che il M5S ne è il socio di maggioranza ed esprime addirittura il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri.
A meno che anche Pd e Leu (magari per un ritorno di fiamma del loro Dna rosso delle origini) non siano sedotti dall’idea di ributtarsi fra le braccia di un regime comunista orientale (ieri Mosca oggi Pechino).
Eppure era partito bene, Di Battista, criticando l’Ue, il Patto di stabilità “che ha dato inizio all’era dell’austerità” (e al disastro sociale), il Mes e gli altri “strumenti” di cui si sta discutendo a Bruxelles.
Per Di Battista sono “tutte proposte che aumenteranno i debiti pubblici degli Stati”. Aumenteranno anche la tassazione fino a soffocare le economie europee. Infatti l’esponente del M5S sostiene che la Germania vuol far “aumentare i debiti pubblici” degli altri Stati “costringendo presto al rientro i Paesi più esposti a cominciare dall’Italia”.
Per tutti questi motivi – dice Di Battista – “il Mes è una trappola da evitare”, ma di fatto il crollo del Pil e l’aumento del debito ci costringeranno a mettere la testa nel cappio della Ue.
E qui viene lo scenario del M5S tratteggiato da Di Battista: “Ci spingeranno a indebitarci per poi passare all’incasso, ma abbiamo delle carte da giocare. In primis il fatto che senza l’Italia la Ue si scioglierebbe come neve al sole. Poi un rapporto privilegiato con Pechino che, piaccia o non piaccia, è anche merito del lavoro di Di Maio. La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l’Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europeo tale relazione”.
Si allude probabilmente all’idea di vendere parte del debito pubblico a Pechino e di fatto si prospetta la trasformazione dell’Italia in una colonia cinese, la base del Dragone in Europa. Con tutto quello che comporta.
E’ abbastanza singolare che il Quirinale – così come i grandi giornaloni dell’establishment – non facciano una piega, visto che si stracciavano e si stracciano sempre le vesti alla più piccola critica alla Ue della Lega, sicuramente filoamericana.
Oltretutto è noto che non si tratta di parole a vanvera di Dibba. Infatti Di Maio, come ministro degli Esteri, si sta davvero spendendo per questo “matrimonio” con Pechino, dall’accordo per la “via della seta” (condannato dagli Usa), al 5G, fino all’emergenza Coronavirus durante la quale la Cina è stata trattata in guanti bianchi pur essendo all’origine della pandemia.
Nel blog di Beppe Grillo il 12 marzo scorso uscì un articolo intitolato “Cina-Italia: un destino condiviso”. Era un’apologia della Cina nella crisi del coronavirus e una critica all’Occidente.
La linea del M5S è chiara da tempo. Basti ricordare i due incontri che Beppe Grillo ebbe il 22 e il 23 novembre con l’ambasciatore cinese a Roma (intervallati da un confronto proprio con Di Maio).
D’altra parte il Vaticano di Bergoglio è l’altro alleato forte del regime cinese e – guarda caso – proprio il papa argentino è il principale sostenitore del premier Conte, espressione del M5S.
E’ un asse che va da Grillo a Bergoglio, passando per Conte e Di Maio. Che il regime cinese sia il nemico n. 1 dell’Occidente a costoro non interessa.

Antonio Socci

Da “Libero”, 20 aprile 2020

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TRUMP/CINA/OMS

TRUMP/CINA/OMS

REPETITA IUVANT

E arriva il colpo di maglio di Trump sull’OMS. Colpo di maglio annunciato ed eseguito. I fondi americani, i più cospicui erogati all’organizzazione, come sono i più cospicui quelli erogati all’ONU, i più cospicui quelli erogati alla NATO, erano i più cospicui quelli erogati al baraccone della moltiplicazione palestinese, UNRWA, sono finalmente stati sospesi. Si tratta di 400 milioni di dollari in meno.

Motivo? Very simple. L’ossequiosità filocinese dell’organizzazione la quale attaccò il presidente americano quando mise il veto sugli ingressi dei viaggiatori dalla Cina.

La stessa organizzazione che ha atteso un mese intero prima di dichiarare la pandemia e il cui segretario l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, ex militante dell’organizzazione marxista-leninista, “Fronte di Liberazione del Popolo delle Tigri”, si recò a Pechino a baciare la pantofola di Xi Jinping tacendo su i silenzi e le censure del governo cinese che cercò di nascondere al mondo l’epidemia.

Se oggi ci troviamo in questa situazione disastrosa lo dobbiamo, non va mai dimenticato, in primis al governo cinese e al suo illuminato leader e subito di seguito all’OMS.

Al di là delle carenze organizzative, delle specifiche responsabilità di questo o quell’altro paese nell’avere gestito l’epidemia, a monte del disastro c’è la Cina, dove il virus è originato, e non sappiamo ancora come, e la colpevole carenza informativa dell’OMS.

Repetita iuvant. Non a stare meglio, ma a ribadire alcune verità fondamentali.

Niram Ferretti

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