Autore: Vittoria Scanu

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Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

Il Cardinal Burke sul patriottismo: “Dio è contrario al governo globale”.

“Il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e Dio “non rende legittimo un singolo governo globale”. Resistere ad una immigrazione islamica su larga scala, per il cardinale americano è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo”

In Italia per partecipare al sesto Rome Life Forum (evento organizzato, tra gli altri, da Voice of the Family, dall’associazione italiana Famiglia Domani, dal Family Life International della Nuova Zelanda, dall’agenzia LifeSiteNews e dalla Società per la protezione dei bambini non nati del Regno Unito), che si è svolto nei giorni 16 e 17 maggio, il giorno prima della Marcia per la Vita, che si è tenuta nel pomeriggio di sabato 18 maggio, il cardinale americano ha dichiarato che “il patriottismo è richiesto dalla legge naturale” e che Dio “in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un singolo governo globale“.

Partecipando alle attività dei due giorni, assieme ad altri tre cardinali (il lettone Jānis Pujats, il tedesco Walter Brandmüller, l’olandese Willem Jacobus Eijk) ed ai massimi leader cattolici pro-vita e pro-famiglia arrivati da 30 paesi del mondo, il porporato statunitense ha lungamente spiegato che “ci sono quelli che propongono e lavorano per un singolo governo globale, cioè per l’eliminazione dei singoli governi nazionali, in modo che tutta l’umanità sia sotto il controllo di un’unica autorità politica. Per chi è convinto che l’unico modo per raggiungere il bene comune sia la concentrazione di tutto il governo in una singola autorità, la lealtà verso la propria patria o il patriottismo è diventato un male“. Per Burke, invece, “l’autorità divina, in accordo con l’ordine scritto nel cuore umano, non rende giusto e legittimo un unico governo globale: infatti, la legge divina illumina le nostre menti e i nostri cuori al fine di vedere che un tale governo sarebbe, per definizione, totalitario, dimenticando che è l’autorità divina a governare il mondo“.

Il Cardinale ha paragonato l’orgoglio peccaminoso che ispira il perseguimento di un singolo governo globale a quello “dei nostri antichi antenati, dopo il Diluvio, che pensavano di poter unire il cielo con la terra solo con le loro forze, costruendo la Torre di Babele“. Per Burke “al contrario, Dio ci incontra, e ordina le nostre vite per il bene, nella famiglia e nella patria“.

Il cardinale nordamericano, che è d’origine irlandese, ha poi spiegato che il rapporto con la patria “esige la pratica di quella parte della pietà che è chiamata patriottismo” aggiungendo che “l’amore per il proprio paese non è un peccato ma“, ha spiegato, “è incluso nel Quarto Comandamento“.

Il cardinale, che è stato uno dei 4 firmatari dei famosi Dubia, citando san Tommaso d’Aquino, ha ricordato che “l’uomo è debitore, dopo Dio, principalmente dei suoi genitori e del suo paese. Perciò, proprio come appartiene alla religione rendere culto a Dio, così appartiene alla pietà rendere culto ai propri genitori e al proprio paese“.

Burke ha attinto anche alla famosa New Catholic Encyclopedia per illustrare come praticare il patriottismo “è una forma della carità con la quale viviamo pienamente la verità del nostro essere in relazione con Dio e con il resto della sua creazione“.

Osservando la relazione storica tra pietà e patriottismo, il cardinale ha osservato come l’aggettivo latino “pius“, attribuito agli eroi romani, attraverso la grazia di Cristo, è stato sviluppato. “La pietà del mondo pagano è elevata e perfezionata per essere una risposta a Dio, nostro Creatore e Redentore, che ha desiderato portarci a vivere, in Cristo, in una famiglia e in una patria“.

Il cardinale ha parlato anche di onorare i leader civili, spiegando che “l’onore prestato ai governanti civili è essenzialmente connesso all’onore che dobbiamo, soprattutto, a Dio“. E nel caso delle malefatte dei governanti civili, ha spiegato il cardinale, l’onore mostrato loro non è per ciò che di negativo hanno fatto ma per “l’autorità che Dio ha loro affidato“. Tuttavia ha ricordato che i comandi dei governanti civili, se contrari alla legge morale, non vanno eseguiti.

Il cardinale Burke, infatti, ha riflettuto sui molti governi che, non riconoscendo che la loro autorità proviene da Dio, introducono leggi contrarie alla legge morale, per esempio “riguardo al rispetto dovuto a tutta la vita umana, dal momento del concepimento fino al momento della morte naturale“, oppure tutte quelle leggi che attaccano “l’integrità della sessualità umana ordinata al matrimonio e alla famiglia” o quelle norme che contrastano il “libero esercizio della religione“.

Nel corso del suo intervento il cardinale ha sottolineato che “in molte società domina una cultura anti-vita, anti-famiglia e anti-religiosa in aperta ribellione al buon ordine con cui Dio ci ha creati” e ha profetizzato che “il cittadino cristiano che vuole soddisfare le richieste del patriottismo oggi rischia il martirio“, o quello bianco (il pubblico disprezzo, l’indifferenza, l’essere considerati ridicoli) o quello rosso (l’attacco fisico vero e proprio, la persecuzione, la morte).

Il cardinale ha ribadito che il Catechismo di San Giovanni Paolo II del 1992 parla dei doveri delle autorità civili, dei cittadini e persino degli immigrati nei loro nuovi paesi. Le autorità civili devono proteggere i diritti conferiti da Dio all’individuo, i cittadini devono pagare le tasse, votare e difendere il loro paese, e gli immigrati devono “rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del paese che li riceve, obbedire alle sue leggi e assumersi gli oneri civici“. Il cardinale ha poi sottolineato che le responsabilità verso la comunità internazionale “possono essere soddisfatte solo attraverso una vita sana in famiglia e in patria, riconoscendo e rispettando le distinte identità culturali e storiche“. Burke ha pure sollevato la questione della resistenza armata a un governo ingiusto, che è “ammissibile in determinate circostanze“.

L’ex prefetto della Segnatura apostolica ha poi risposto a una domanda sugli immigrati e il loro rispetto del patrimonio culturale e spirituale del paese che li accoglie. “I musulmani hanno detto che oggi sono in grado di realizzare ciò che non erano in grado di compiere in passato con gli armamenti, perché i cristiani non sono più pronti a difendere la loro fede, ciò in cui credono. Non sono più pronti a difendere la legge morale. I cristiani non si riproducono più. Sono entrati nella mentalità contraccettiva“. Alla domanda che chiedeva lumi sulla resistenza ad una immigrazione islamica su larga scala, Burke ha risposto che è un “esercizio responsabile del proprio patriottismo“. L’altro prelato, ricordando che l’insegnamento della Chiesa sull’immigrazione è relativa all’aiuto delle persone che “non sono assolutamente in grado di trovare un modo di vivere nel proprio paese“, e ai “veri rifugiati” (“che vanno ricevuti e aiutati in ogni modo“) ha invitato a resistere all’opportunismo di molti migranti economici, a contrastare le speranze islamiche di un dominio mondiale insite in questa religione, a osteggiare una immigrazione musulmana su larga scala, ad opporsi ai pericoli di creare delle enclave musulmane legali nei paesi che ospitato i migranti musulmani (“non devi essere uno scienziato missilistico per vedere cosa è successo, ad esempio, in Europa, in paesi come Francia e Germania e anche qui in Italia e che cosa sta accadendo anche negli Stati Uniti“, dove ha spiegato il cardinale gli immigrati musulmani “hanno creato il proprio ordine legale” e “resistono all’autorità legittima dello stato“). Il cardinale americano, invece, non ha voluto commentare l’ipotesi di un rifiuto di Papa Francesco relativo alla concessione di un’udienza al vice primo ministro italiano Matteo Salvini.

La “Settimana per la vita“, all’interno della quale è stato organizzato il Rome Life Forum 2019, arriva in un momento tumultuoso non solo nella Chiesa cattolica ma nel mondo. I movimenti populisti e nazionalisti si stanno sollevando per opporsi al multiculturalismo di stato e ad un nuovo ordine mondiale illiberale. E in queste spinte da parte di alcune autorità secolari sembrano coinvolti anche alcuni chierici della Chiesa Cattolica che spingono per un organismo sovranazionale da costituire per attuare, uniformemente in tutto il mondo, politiche legate al contrasto del “cambiamento climatico” e per far rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Negli altri interventi durante il Forum, il cardinale Willem Jacobus Eijk ha parlato della teoria gender e di “come sia una minaccia alla famiglia e alla proclamazione della fede cristiana“, lo storico Roberto de Mattei, della Fondazione Lepanto, ha ricordato che “un nuovo ordine mondiale” porterà “al caos globale“, il vescovo kakazo Athanasius Schneider ha spiegato che la città dell’uomo, senza Dio, porta alla disperazione, il cardinale Janis Pujats ha riflettuto su questioni di attualità per la famiglia e per la società mentre l’altro cardinale presente, Walter Brandmüller, ha parlato delle genesi del documento Humanae Vitae.

 

Matteo Orlando – Sab, 18/05/2019 – IL GIORNALE.IT

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E’più cristiano il Natale “consumistico”di San Francesco, che il Natale politicante dei comizi rancorosi di Bergoglio.

E’più cristiano il Natale “consumistico”di San Francesco, che il Natale politicante dei comizi rancorosi di Bergoglio.

Il Natale riscalda il cuore anche di chi non frequenta più la Chiesa. Come scriveva, nella “Storia dell’idea d’Europa”, il laico Federico Chabod  “non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli Antichi… è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’, anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.

Stessi concetti del papa laico Benedetto Croce  che, nel 1942, scriveva “Perché non possiamo non dirci cristiani”  osservando: “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto.

Essere nati dopo Gesù significa trovare dovunque la sua luce, significa nascere con una dignità umana e una libertà  che non sarebbero stati immaginabili senza di lui. Per non dire dell’eredità cristiana di bellezza, storia, cultura e carità di cui godiamo, soprattutto se si è nati in Italia.

C’è al cuore di tutto la commozione per la figura di Gesù  che tutti riconoscono sublime e inarrivabile.

Molti ancora si ritroverebbero nelle parole semplici di Enzo Biagi: “Gesù ha detto cose che a tutt’oggi sono insuperabili. E credo che nessuno abbia conosciuto l’uomo come lui. Gesù è una figura misteriosa, difficile da spiegare solo con l’umano. Regge da 2000 anni. Non vedo paragoni in giro”.

Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato da un amico su Cristo, restò un attimo in silenzio, chinò il capo e disse: “È un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi”.

Anche il laico Albert Camus  accusava il colpo: “Io non credo nella risurrezione però non posso nascondere l’emozione che sento di fronte a Cristo e al suo insegnamento. Di fronte a lui e di fronte alla sua storia non provo che rispetto e venerazione”.

Ci sono tutti questi sentimenti nella collettiva celebrazione del Natale che in questi giorni si vede nelle strade delle città e dei paesi, che unisce credenti e non credenti.

Si potrebbe perfino dire che c’è più religiosità cristiana nel bistrattato “Natale consumistico”  – pieno di luci, regali e buona tavola – che in tanti sermoni clericali, fatti da politicanti carichi di recriminazione, di faziosità ideologica e rancore  (ossessionati in particolare da Salvini, “reo” di ricordare l’identità cristiana  del nostro Paese).

Festeggiare con luci colorate – come fanno molti – è infatti ricordare e accendere sulla strada di tutti la Luce  che, a Betlemme, è entrata nel nostro mondo tenebroso.

E i regali? La “cultura del dono”  – come la chiama Benedetto XVI – è entrata nel mondo dalla grotta di Betlemme quando Dio ha donato se stesso all’umanità, quindi ha donato tutto, venendo fra noi.

E poi il pranzo, il mangiare e il bere, la festa: “Esultiamo! Perché non vi è posto per la tristezza dove si celebra il Natale della vita”, diceva papa san Leone magno.

Potrà stupire, ma è stato soprattutto san Francesco d’Assisi a plasmare questo modo popolare di festeggiare il Natale che oggi – da certi pulpiti – viene sprezzantemente squalificato come “consumistico”.

Il santo poverello non ha solo inventato il presepio  – che del nostro Natale è il centro – ma anche l’idea del dono natalizio, perché per san Francesco – scrive Chiara Mercuri – “il Natale deve essere il giorno della gioia e dell’abbondanza per tutti. Solo se lo sarà per tutti, allora sarà Natale”. Così – conclude la Mercuri – “ognuno dovrà sforzarsi in questo giorno di essere ‘il Natale’ di qualcun altro, senza dimenticare nessuno, nessuna creatura vivente”.

Infatti – si legge nella “Compilatio Assisiensis” – san Francesco “voleva che a Natale ogni cristiano esultasse nel Signore e che per amore di Lui, il quale ha dato a noi tutto se stesso, fosse largo e munifico con slancio e con gioia non solo verso i poveri ma anche verso gli animali e gli uccelli”.

Quel giorno sulla povera tavola del convento – scrive la Mercuri – arrivano cibi ricchi, rari, di solito assenti dalla mensa dei frati, come la carne, i formaggi stagionati, il vino, l’olio, il lardo e la frutta fresca. Mendicanti, contadini, medici, notai, nobili si uniranno alla mensa dei frati per festeggiare con loro, e le donne faranno portare ai frati e ai poveri che gli vivono accanto torte di mandorle e miele, mostaccioli, frittelle cosparse di acqua di rosa, rotoli di pasta dolce ripieni di mele, di uva, di noci e cannella, e biscotti all’anice e pan pepato”.

Insomma, il nostro modo di vivere il Natale è quello di san Francesco che nasceva dalla sua commozione per Dio che si fa uomo, nella grotta di Betlemme.

È quel Gesù che affascina perfino i nemici più acerrimi  del cristianesimo. Friedrich Nietzsche, per esempio, un giorno confessò: “(Gesù) ha volato più alto di chiunque altro”.

Ed Ernest Renan  scrisse che “Gesù è l’individuo che ha fatto fare alla sua specie il più grande passo verso il divino”, “Gesù è la più eccelsa di quelle colonne che indicano all’uomo donde venga e dove debba andare. In lui si è condensato tutto ciò che vi è di buono e di elevato nella nostra natura… Gesù non sarà mai superato… tra i figli dell’uomo non è mai nato uno più grande di Gesù”.

Sorprendenti anche le parole su Gesù del giovane Karl Marx“l’unione con Cristo dona un’elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto all’amore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l’unione con Cristo dona una letizia che invano l’epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che innalza e più bella rende la vita.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 24 dicemnre 2019

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La sinistra ossessionata da Salvini è da sempre la sinistra degli “addetti ai livori”.

La sinistra ossessionata da Salvini è da sempre la sinistra degli “addetti ai livori”.

Vedendo l’ossessione della Sinistra per Salvini, in questi mesi, sembra di tornare indietro nel tempo. Quante volte abbiamo già visto questo triste film, questa sorta di caccia (politica) all’uomo nero  da parte dei “sinceri democratici”, questa fanatica mostrificazione, questo assalto collettivo  al Nemico dell’umanità?

La Sinistra in Italia è sempre stata così, da decenni: una fabbrica di odio, di intolleranza e demonizzazione. Con tanti “addetti ai livori”  a supportarla sui media.

Ci sono intere biblioteche che documentano questa storia, dagli anni del dopoguerra a quelli recenti: fiumi di odio  tracimanti contro tutti coloro che venivano individuati come nemici perché osavano opporsi alla sua egemonia (in certi momenti storici, in cui i gruppi più settari inseguivano la rivoluzione, com’è noto, non è mancata nemmeno la violenza fisica).

I maggiori avversari della Sinistra hanno subito lunghe campagne di odio, sono stati demonizzati, ossessivamente attaccatidileggiati  e “asfaltati”. Con il coro – ovvio – di molti media e delle piazze.

Si sperava che con il crollo (nella vergogna) del comunismo  la nostra Sinistra, che per anni aveva sostenuto regimi disumani, facesse una severa autocritica e cambiasse anche il suo modo di far politica.

Invece ha solo rovesciato la giacca, il giorno dopo il crollo del Muro ha annunciato che non c’erano più comunisti (anzi, nessuno ricordava di esserlo stato) e ha continuato a imperversare esattamente con gli stessi metodi: con la stessa pratica della demonizzazione dell’avversario. Accompagnata dai salotti radicl-chic e cattoprogressisti.

Così negli anni duemila è toccato a Berlusconi, appena entrato in politica. E oggi è esattamente il film che stiamo vedendo contro Salvini e – più di recente – contro Giorgia Meloni  da quando il suo consenso è cresciuto (si è già guadagnata la copertina dell’Espresso di questa settimana).

È un film già visto. La Sinistra cambia poco. Oggi sono tutti ossessionati da Salvini. Lo sognano pure di notte. Ogni loro discorso ruota attorno a Salvini. Sempre. Salvini qua, Salvini là. Ogni sua parola o gesto o selfie dà l’occasione alla Sinistra per scagliare scomuniche e invettive.

Salvini è l’alibi  che permette loro di giustificare qualsiasi loro scelta. Sono stati fino ad agosto nemici acerrimi dei grillini? Se le sono dette di tutti i colori? Hanno idee opposte? Eppure subito sono corsi a farci il governo insieme: per fermare Salvini.

Ma – si obietta loro – avete perso le elezioni, gli italiani vi hanno mandato al minimo storico e i sondaggi dicono che è un governo senza maggioranza nel Paese.

Risposta: non importa, è nostro dovere fermare Salvini, noi salviamo la democrazia governando come minoranza; dobbiamo fare questa indigestione di poltrone perché altrimenti – se facessimo votare gli italiani – vincerebbe Salvini.

Fatto il governo litigano su qualunque cosa, riconoscono loro stessi che un esecutivo così non può andare avanti, che è un disastro per il Paese, però – ti spiegano – dobbiamo tenerlo in vita con l’ossigeno pur di tenere Salvini all’opposizione.

Chiedi loro come possono subire il Mes voluto dalla Germania che sarà un disastro per l’Italia  (come hanno certificato voci autorevoli e indipendenti) e loro ti rispondono: Salvini vuole portarci fuori dall’euro (Gualtieri ha addirittura accusato Salvini di aver fatto sul Mes “una campagna terroristica”).

Chiunque attacchi Salvini ha il loro plauso: fosse pure Francesca Pascale, la compagna di Berlusconi, che ha detto di pensare a “scendere in piazza con le sardine”.

Risposta del capo delle sardine, Mattia Santori: “La Pascale tra noi? Diamo il benvenuto a chiunque si discosti dal sovranismo”. Salvini per loro è il male assoluto  (il diavolo, insinuava una celebre copertina di “Famiglia cristiana”).

Scalfari  ieri è arrivato a scrivere che “Salvini è un dittatore”  che “lascerebbe il posto di padrone del Mediterraneo al presidente di tutte le Russie, Vladimir Putin”, insomma “Salvini sarebbe il suo alto rappresentante nel Mediterraneo” e vorrebbe “un’Italia rappresentante internazionale d’un grande impero straniero”.

C’è da trasecolare. In Italia c’è davvero stato un partito che prendeva ordini dall’Unione Sovietica, ma era il Pci. Scalfari fu anticomunista? Del resto a quel tempo era il Pci che accusava la Dc di De Gasperi di essere “asservita” agli Usa e alla Nato.

A proposito di rovesciamento della frittata: Scalfari – invece dei suoi risibili scenari di fantapolitica – non vede oggi  concretamente un’Italia “asservita” ad altre potenze straniere? Non coglie sudditanza in altri partiti?

Nessuno risponderà. Perché attaccare Salvini è l’imperativo categorico. Salvini ha la colpa di tutto, pure dell’acqua alta a Venezia che c’è da secoli. Per qualunque cosa bisogna puntare il dito su Salvini. Giorni fa si è vista in televisione una “sardina”  attaccare Salvini per il Jobs act. Il realtà il Jobs act lo ha fatto il Pd, ma quel giovanotto attaccava Salvini perché anno scorso, a suo dire, avrebbe dovuto abolirlo.

L’altroieri il giornale dei vescovi, “Avvenire”, ha pubblicato un editoriale in prima pagina: “Giù le mani da Maria”. Parlava dei “collettivi blasfemi” dell’Università di Bologna che avevano organizzato – in occasione della festa dell’Immacolata – il party “Immacolata con(tracc)ezione”. L’invito “con tanti preservativi  svolazzanti sopra a un’immagine mariana” recitava: “mettiamo al bando la verginale santità mariana”.

A Sinistra c’è anche questo, com’è noto. “Avvenire” in quell’editoriale parlava di “politici senza rispetto”, ma – attenzione – non per criticare la Sinistra, bensì per mettere quei “collettivi blasfemi” sullo stesso piano di Salvini perché, a “Porta a porta”, di recente, ha citato, invitando a meditarlo, un messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje. Si resta senza parole davanti a tale ostilità preconcetta.

Questa è una novità rispetto agli anni Settanta. È entrata a far parte di questo partito del livore e della demonizzazione anche la chiesa bergogliana. E non si ricorda nella storia della Chiesa dell’ultimo secolo una tale demonizzazione personale: mai i media cattolici e i vescovi hanno manifestato una tale ossessione contro un politico  (non certo per i leader del Pci, più che rispettati, e neanche per i radicali anticlericali). Mai si è vista una cosa simile.

Davvero singolare considerato che Salvini è cattolico, che raccoglie il voto della maggioranza dei cattolici  e che si batte in difesa dei valori cristiani  (la Lega, per dire, è stata la prima a protestare per quella manifestazione di Bologna, mentre la Curia del card. Zuppi è arrivata per ultima).

L’altra novità è surreale ed è questa: a differenza dei decenni passati, fino all’epoca Berlusconi, oggi questo “partito dell’odio” e della demonizzazione si maschera, nientemeno, da anti odio, ovviamente accusando di odio Salvini. Ed è tutto una risibile sfilata  di vecchi compagni che si atteggiano a suorine dell’amore caritatevole.

Il vecchio Marx  nel “18 brumaio di Luigi Bonaparte” scriveva: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”.

È il caso della Sinistra italiana  che fu comunista, oggi “progressista”, che fino a ieri addirittura andava in sollucchero perfino per il testo di Gramsci intitolato “Odio gli indifferenti”  e che oggi scatenerebbe il finimondo se quella parola “odio” fosse pronunciata da Salvini, dal momento che la Sinistra attuale si straccia le vesti accusando di odio i suoi avversari perfino se parlano della fede cristiana e del presepio. È il mondo alla rovescia.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 9 dicembre 2019

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Festa delle luci.

Festa delle luci.

Chanukkah 2019.

Dalla sera del giorno: domenica 22 dicembre

Fino alla sera del giorno: lunedì 30 dicembre

 

AUGURI!

Abbiamo bisogno di luce. Abbiamo bisogno di affetti puri e fraterni. Abbiamo bisogno di verità. Abbiamo bisogno di Amore. Abbiamo bisogno di Dio!

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“2, 5, 9, 23…1000 sfumature di ebraismo”

“2, 5, 9, 23…1000 sfumature di ebraismo”

Il Pitigliani
Centro Ebraico Italiano

I giovedì al Ghimel
5780/2019-2020

con Elisabetta Moscati Anticoli
e Alessandra De Santis

Giovedì 5 dicembre 2019, ore 16,30
Il Pitigliani
Via Arco de’ Tolomei 1, Roma

“2, 5, 9, 23… 1000 sfumature di ebraismo”
a cura di Silvia Haia Antonucci

Per info e prenotazioni: 065898061

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Crescere con le radici delle parole ebraiche.

Crescere con le radici delle parole ebraiche.

PREGHERA תפלה (Tefillà)!      

La sua radice è פלל (Pé-Lamed-Lamed) il cui tema è sperare, desiderare, pensare, esaminare noi stessi.

Nella forma riflessiva esprime il pregare, chiedere misericordia e grazia, nonché sottoporsi a giudizio.

להתפלל (Lehitpallel)

Ormai anche la neurologia ha riconosciuto i vantaggi e i benefici della PREGHIERA תפלה (Tefillà) sul nostro cervello: “ Un cervello più distaccato dagli eventi e meno emotivo….”. 

Possiamo donarci di più verso l’esterno e impedire al mondo esterno di sommergerci.

LA PREGHERA תפלה (Tefillà) ci aiuta a ritrovarci con noi stessi e ci allontana dall’ego.

(Pé-Lamed-Lamed) פלל  ha lo stesso valore di מעל (Ma’aI) LUOGO ALTO.

E’ Iì che riusciamo ad entrare nell’intimo LUOGO di TRASCENDENZA.

 

Fonte: facebook.com/radiciebraiche

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A Roma: “Una giornata particolare” Mercoledì 20 Novembre 2019

A Roma: “Una giornata particolare” Mercoledì 20 Novembre 2019

“Una giornata particolare”

Scene della Roma ebraica nel 1938: quando la storia passò da via Celimontana”

documentario di Claudio Della Seta

Mercoledì 20 novembre 2019, h 18,00

Rome Global Gateway, Aula Walsh

Via Ostilia 15, Roma

Intervengono

Claudio Della Seta

Silvia Haia Antonucci (Responsabile dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma-ASCER “Giancarlo Spizzichino”)

Claudio Procaccia (Direttore del Dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità Ebraica di Roma)

con la testimonianza della sig.ra Mirella Fiorentini

che frequentò le Scuole medie Israelitiche istituite dalla Comunità Ebraica di Roma – a seguito delle Leggi razziste –

dal 23 novembre 1938 presso Villa Celimontana

h 17,00: visita guidata della Villa di via Celimontana 23

si prega di prenotare: rome@nd.edu – 06772643100

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La mia anima ha fretta.

La mia anima ha fretta.

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.

Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.

Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà.

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.

Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone  a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta,  ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.

Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti.  Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.

Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

 

Poema di Mario de Andrade (San Paolo 1893-1945) Poeta, romanziere, saggista e musicologo. Uno dei fondatori del modernismo brasiliano.

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Da Gaza, pioggia di missili su Israele. Preghiamo per i soldati della Difesa e per il popolo israeliano sotto attacco nemico.

Da Gaza, pioggia di missili su Israele. Preghiamo per i soldati della Difesa e per il popolo israeliano sotto attacco nemico.

Forza piccolo e grandissimo stato ebraico. Ripeterlo come un mantra: “Io sostengo il diritto di Israele a difendersi”.

Senza tutti gli utili idioti occidentali che chiamano Israele “occupante, nazista, apartheid”, che riempiono le piazze europee scandendo slogan contro gli ebrei, o semplicemente rimanendo in silenzio quando Israele è attaccato, i terroristi islamici che da Gaza lanciano missili sulle strade israeliane non sarebbero niente.

di Giulio Meotti

da: ITALIAISRAELETODAY.IT

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Viva i Santi! Tutti i Santi di Dio, compresi i nostri cari defunti che vivono alla luce del Risorto!

Viva i Santi! Tutti i Santi di Dio, compresi i nostri cari defunti che vivono alla luce del Risorto!

NON FESTEGGIO HALLOWEEN, MA TUTTI I SANTI!

Alle zucche vuote a forma di teschio, preferisco quelle piene di fiori e colori. A mostri e pipistrelli, preferisco Bambi, il piccolo scoiattolo disneyano. Al buio, preferisco la Luce. Alla paura, preferisco la gioia, l’abbraccio e il sorriso!

BUONA SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI!

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