Covid. Il governo ha perso mesi preziosi e l’Italia oggi è una nave senza timoniere. A sorpresa lo dicono…

Covid. Il governo ha perso mesi preziosi e l’Italia oggi è una nave senza timoniere. A sorpresa lo dicono…

“State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.

Søren Kierkegaard, nel libro “Stadi sul cammino della vita”, illustra bene la condizione umana nella modernità in cui è censurata la domanda sul “dove andiamo”. Ma questa memorabile pagina oggi torna utilissima per descrivere la situazione politica italiana nella seconda ondata del Covid 19.

Sembra infatti che – nelle liti fra i partiti di governo e il premier o nello scontro fra regioni e governo – a Palazzo Chigi abbiano perso il controllo della nave la quale sta andando verso una cascata dove si sommano l’emergenza sanitaria e quella economica.

La prospettiva del Paese è molto cupa, ma chi parla “al megafono del comandante” non tiene il timone per portare la barca in salvo: riesce solo a balbettare cosa c’è oggi sul menù di bordo, ovvero parla di questioni (in fondo) secondarie (tipo: quanti ospiti voi potete invitare a cena, o la distinzione fra correre in un parco e camminare) e non sa affrontare di petto la situazione.

In effetti sembra che il problema oggi sia rappresentato proprio dalla mancanza di un (vero) timoniere, cioè di un inquilino di Palazzo Chigi che sappia dove andare e sappia guidare la nave. Il “rinvio” è la cifra politica e stilistica di Giuseppe Conte (vengono perennemente rimandati tutti i dossier più scottanti) e oggi non è più tempo di rinvii.

A imputargli questa inadeguatezza, in queste ore, con la seconda ondata del Covid, sono (esplicitamente) i giornali che – all’esordio dell’esecutivo – erano filo governativi e (sommessamente, nei corridoi) i partiti di governo (soprattutto Pd e Iv, perché il M5S sembra impegnato nella lotta interna di tutti contro tutti).

Il ritornello che ieri si leggeva su quei giornali (non di opposizione) era questo: a febbraio tutti siamo stati colti di sorpresa, ma la seconda ondata era preannunciata da mesi e non è stato preparato nulla, sono stati sprecati mesi preziosi inutilmente, perciò oggi siamo nei guai.

Così Walter Veltroni (sic!) sul Corriere della sera: “non siamo più nella condizione di legittima sorpresa che ci ha colpito all’emersione di questa orrenda bestia. Sono passati mesi, bisognava essere pronti”.

Così, su RepubblicaStefano Folli: “Tutto sembra piuttosto casuale, avviene al di fuori di una strategia, di un piano coerente. E c’è una divergenza sostanziale rispetto alla primavera. Allora i cittadini si aggrapparono in massa alla figura del presidente del consiglio (…). Ora invece un segmento crescente di opinione pubblica è impaurita, sì, ma anche sconcertata. La magia sembra svanita e nell’aria aleggia il rimprovero: perché questi mesi in cui il virus aveva concesso una tregua sono stati sprecati? Perché in sostanza la seconda ondata ha preso alla sprovvista il governo?”.

Stefano Feltri su Domani (il quotidiano di Carlo De Benedetti) titolava il suo editoriale: “Ogni contagio è un voto di sfiducia verso il governo”.

Ecco le sue parole: “I dati sui contagi sono un quotidiano voto di sfiducia della realtà nei confronti di questo governo. Oltre 10.000 nuovi positivi in un giorno certificano che i mesi di tregua concessi dalla disciplina degli italiani durante il lockdown e dal caldo estivo sono stati sprecati in un’orgia irresponsabile di autocompiacimento. Ricordate la passerella degli stati generali a Villa Pamphili, a Roma?”.

Certo, c’è ancora qualcuno che cerca di incolpare gli italiani accusandoli di aver passato “un’estate rock temerariamente sbarazzina” (La Stampa), ma è un’accusa assurda, ingiusta e improponibile.

Primo: perché la seconda ondata è arrivata ad autunno inoltrato e non a ferragosto. Secondo: perché sapevamo che sono le condizioni climatiche a portare la seconda ondata e infatti era stata perfettamente prevista in primavera, tanto è vero che la stanno subendo tutti i paesi, sbarazzini o no, ed è storicamente accertato che le epidemie hanno questo andamento: anche la spagnola tornò in autunno e cento anni fa, dopo la Grande guerra, nessuno aveva fatto estati sbarazzine.

Del resto sono gli stessi partiti di governo – a cominciare da Pd e Iv – a fremere, brontolare e chiedere chiarimenti e riunioni del consiglio dei ministri con nuove misure. Ma ormai il loro stesso giudizio sul governo è di inadeguatezza.

Peraltro ieri anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi è tornato a bombardare l’esecutivo: “Il Covid è stato qualcosa su cui nessuno era preparato” a marzo, “ma dall’emergenza bisognava pensare al futuro. Cosa è stato fatto nel frattempo?… Siamo ancora fermi; il modello Veneto ha funzionato: perché non lo abbiamo adottato? Ora ci troviamo qua a dire: la curva è ripartita e non siamo in grado di monitorarla”.

In conclusione, questo esecutivo e questo presidente del consiglio sembrano e sono al capolinea, ma potrebbero continuare ancora per mesi a stare al loro posto – nonostante la gravità della situazione del Paese – perché i partiti di governo temono di destabilizzare i loro equilibri di potere. A pagare il prezzo (salato) di questa politica sono gli italiani.

Così viene in mente la micidiale immagine usata ieri da Walter Veltroni all’inizio del suo editoriale sul Corriere.

Ha ricordato una sequenza di “Todo modo”, il film di Elio Petri ispirato al romanzo di Leonardo Sciascia: “Un’ambulanza gira per la periferia di una città con degli altoparlanti montati: ‘Attenzione attenzione. A tutti i cittadini… l’epidemia sta continuando a mietere vittime tra la popolazione…’. Poco lontano, nell’albergo Zafer… il potere del tempo mette in mostra il suo lato malato tra intrighi, lotte di potere, separazione dal reale. Fuori c’è l’epidemia, dentro la malattia… Esiste questo rischio oggi?”.

La risposta di Veltroni è “finora non è stato così”, ma ne è convinto? O risponde così per carità di patria (anzi di partito)? In ogni caso se ha esordito con quella citazione il motivo è molto chiaro e drammatico, per chi lo vuol capire.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 18 ottobre 2020

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