Perché sono tutti ossessionati da Salvini?

Perché sono tutti ossessionati da Salvini?

Come si accende la Tv e ci si sintonizza su un talk show il menù è sempre uno e solo quello: Matteo Salvini. Da mesi. Non si parla d’altro.

In molti casi sembra di assistere a “processi in contumacia” dove commentatori e conduttori in gran parte sono schierati, come un tribunale, tutti contro uno, Salvini. Poi apri i giornali ed è, più o meno, la stessa solfa. Una fissazione generale.

Ci sono illustri colleghi – che un tempo abbiamo apprezzato come sagaci e brillanti analisti – i quali ormai non scrivono che di lui. Ne sono così ossessionati – e tanto è il loro livore – che viene da credere che ne siano innamorati pazzi (politicamente parlando), essendo questo tipo di odio una maschera dell’infatuazione, come insegna René Girard.

D’altra parte una così accanita mania collettiva attorno a un sol uomo ha molto a che fare col meccanismo mimetico e con la girardiana dinamica del “capro espiatorio”.

Antonio Polito, sul “Corriere della sera”, ha scritto che nei confronti di Salvini, portato in alto dalle elezioni e dai sondaggi, si è ormai costituito – ed è scatenato – il partito trasversale del “Tutto Tranne Lui”.

Polito aggiunge che questa “santa alleanza di tutti” contro “l’Uomo solo in fuga” è “una legge non scritta della politica italiana” perché si è già verificata la stessa cosa con Matteo Renzi  e con Silvio Berlusconi nel loro periodo di massimo fulgore (e potere).

La caratteristica di questo fenomeno – spiega Polito – è che partecipa al “tutti contro lui” anche “una quinta colonna”, cioè “alcuni presunti alleati dell’Uomo da battere”.

E’ vera l’analisi di Polito, ma ci sono alcune grandi differenze fra i tre. Anche contro Renzi si saldò alla fine un fronte politico trasversale, ma Renzi aveva il sostegno di quasi tutti i media e anche delle cancellerie straniere (scusate se è poco). Berlusconi aveva dalla sua almeno una parte dei media (a quel tempo non c’erano i social).

Salvini – oltre al partito trasversale antisalvini – ha contro di sé quasi tutti i media, moltissime cancellerie straniere e tutte le élite  (perfino le élite clericali che lo detestano).

Inoltre sia Berlusconi che Renzi detenevano un potere reale, come capi del governo. Salvini no, è ancora (solo) ministro dell’Interno e in Parlamento la Lega ha tuttora (solo) il 17 per cento.

Anche se nel Paese si avvicina al 40 per cento  (come hanno dimostrato le europee), questo consenso e questa forza restano potenziali nell’equilibrio parlamentare di oggi e state certi che tutti faranno in modo che non possa conseguirlo nelle urne

Trovarsi accerchiati dal partito del “Tutto Tranne Lui” può avere un beneficio immediato nel catalizzare consensi, nel polarizzare le tifoserie, ma è sempre da evitare.

Un politico dovrebbe scongiurare ad ogni costo la saldatura di tutti gli avversari in un fronte unico contro di lui. Perché è la premessa della disfatta. La storia insegna.

Bisogna sempre rompere l’accerchiamento, scombinare i giochi, cercare alleanze e sorprendere gli avversari. Bisogna essere leone, ma anche volpe insegnava Machiavelli.

C’è un’ultima cosa da chiedersi. Questa personalizzazione della politica è una cosa positiva ? No. E’ disastrosa per il Paese, perché trasforma tutto in teatro, in baruffe personali, in battibecchi, impedendo di parlare dei problemi veri, delle idee, delle proposte e degli interessi del Paese. Quello che gli italiani vorrebbero vedere è un confronto serio sulle diverse proposte e le idee per il nostro Paese.

L’eccessiva personalizzazione deriva in parte dalla sparizione delle grandi culture politiche della prima Repubblica che avevano dato vita a “forme partito” in cui l’identità ideale non era mai identificata in uno solo.

Ma deriva anche dalla pessima propensione della Sinistra italiana alla demonizzazione dell’avversario, quindi alla trasformazione della battaglia politica in guerra di liberazione contro il Nemico. E’ una storia antica che si è vista anche nella prima Repubblica (basti pensare al caso Craxi).

L’area ideologica marxista, così forte nella nostra storia, dal dopoguerra, per decenni, nelle sue diverse articolazioni politiche, o ha teorizzato “l’odio di classe” o ha praticato l’odio politico verso gli avversari.

In questo senso al PD, che è erede della Sinistra, e a quei suoi dirigenti che provengono dal Pci e che continuano a demonizzare gli avversari politici come una sorta di “partito dell’odio”, andrebbe detto, serenamente, che l’Italia sta ancora aspettando una vera riflessione autocritica di chi ha partecipato alla storia del comunismo. Non è ancora venuta l’ora di rinnegarla e condannarla?

Ovviamente di individui odiatori ce ne sono dappertutto, perché l’uomo purtroppo è così (e c’è solo il Vangelo che può convertirne il cuore).

Ma la politica non si occupa di individui, bensì di partiti e ideologie. E se è vero che tutte le parti devono guardarsi dal fomentare l’odio, difficilmente può dare lezioni chi proviene da una certa storia (non rinnegata) e chi pratica da sempre la demonizzazione dell’avversario.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 29 luglio 2019

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