Sono ancora molto preoccupata.

Sono ancora molto preoccupata.

di Silvia Haia Antonucci

Le informazioni che arrivano tramite i mass media, sono molto diverse – per fortuna – ma il numero di facili e banali distorsioni della realtà che sembrano essere accettate dal pubblico acriticamente stanno aumentando a dismisura.

La mia sensazione è che la nostra società occidentale sia in pieno decadimento.
Purtroppo, se si guarda al passato, certi meccanismi sono sempre gli stessi: un impero / società nasce, si sviluppa e poi decade. Solitamente, purtroppo, il decadimento porta a un evento disastroso, di solito una guerra che distrugge la società esistente, seguita da un periodo “buio” e poi da una rinascita di un’altra società…

Il decadimento che riguarda la nostra società da molti anni ormai colpisce tutti i settori, nessuno escluso. Ma solitamente, i primi effetti devastanti si notano nel campo della cultura e dei valori.
Non è certo mia intenzione scrivere qui un trattato sociologico/filosofico, anche se moltissimo ci sarebbe da scrivere.

Quello che più mi preoccupa è la diffusa ignoranza – intesa proprio etimologicamente, quindi non sapere, non avere gli strumenti per capire – che, malgrado l’apparente facile accesso a scuole, università, master, notizie, informazioni, etc., dilaga ed è accettata senza che vi sia una qualche “autorità” che possa correggere gli errori. E’ proprio il concetto di “autorità” che non esiste più, inteso non come una dittatura, ma come un qualcosa che è riconosciuto, seguito, rispettato, che ha gli “strumenti” per costituire un esempio da seguire riconosciuto.
Mi riferisco al ruolo atavico di genitori, insegnanti, politici, etc., insomma tutti coloro che dovrebbero formare, indirizzare e dare l’esempio.

Invece, sempre più spesso, mi capita di cogliere discorsi di genitori che si lamentano per il fatto che i figli fanno tutto quello che vogliono e sono i genitori stessi a subire i loro comportamenti… Purtroppo, anche a causa del fatto che i genitori sono sempre più assenti (in genere per il lavoro che molto spesso è una effettiva necessità) e incapaci di gestire la fluidità attuale dei ruoli genitoriali – soprattutto da parte maschile – i figli non ne riconoscono più la loro giusta autorevolezza.

La scuola non riesce più a compiere la propria funzione di formazione e istruzione, con gli insegnanti che, ad esempio, se danno voti bassi a studenti che se li meritano, devono poi affrontare l’ira dei genitori che difendono a spada tratta e acriticamente i figli a parole e, a volte, anche con minacce e scontri fisici mentre, ad episodio accaduto, la “Legge” non è in grado di comminare allo studente e ai genitori la giusta punizione per il comportamento altamente scorretto, al fine di ricostituire l’autorità dell’insegnante che, invece, risulta irrimediabilmente compromessa…
Anche l’università dà il suo contributo a questo panorama – a parte eccezioni che esistono, ma stanno diventando purtroppo una minoranza –, infatti, non riesce a compiere il proprio ruolo, ovvero produrre la futura dirigenza del Paese. Tutti, o quasi, possono accedere all’università, stazionarvi come preferiscono – basta che i genitori continuino a pagare le rette – e a volte sono promossi perché, altrimenti, “quella cattedra” o “quella università” rischia di chiudere (sottolineo il fatto che, purtroppo, queste mie affermazioni si basano su fatti realmente accaduti di cui sono venuta a conoscenza dai diretti interessati). Il risultato è che coloro che vorrebbero formare la nostra classe dirigente sono sempre meno preparati e adeguati, quindi, di conseguenza, anche la classe dirigente spesso lo è e, ovviamente, a caduta, coloro che lavorano nei ruoli da essa dipendenti sono scelti in modo tale che non possano “oscurare” la dirigenza… è il meccanismo perverso del “cane che si morde la coda”….

Inoltre, oggi tutti possono dire tutto a tutti – sui Social Network in generale – contando su una platea enorme, compresi anche coloro che in passato erano irraggiungibili, ad esempio i politici: non sembra esistere più distinzione di ruoli – anche perché poi spesso, come già accennato prima, la competenza non c’è e il livello culturale di chi dirige è molto simile a quello della “persona comune” –  quindi chiunque può governare il Paese a prescindere dalle proprie capacità e titoli: tutto si appiattisce, tutto è uguale e banalizzato.

Inoltre, se la scuola fallisce nel fornire una base culturale e valoriale solida, tale ruolo non è certo supplito da altri, ad esempio i mass media. A parte il fatto che anche i quotidiani più seri ormai propinano al pubblico una serie di “notizie” che riguardano solo il pettegolezzo sui volti noti, svilendo quindi la propria funzione giornalistica sia per quanto riguarda l’importanza che viene data alla notizia, sia per quanto concerne la sua attendibilità: nella nostra società in cui non conta più il rigore nel controllo della veridicità della notizia e il conseguente rispetto per il pubblico, ma la velocità con cui viene data, tutti possono dire tutto, smentire tutto, ribaltare tutto, senza che esista più un’etica e senza che chi dà una notizia errata venga punito e tale “punizione” sia di esempio per tutti gli altri…
Molto ci sarebbe da dire anche sul livello culturale della TV italiana, ma andiamo oltre…

Questa mancanza di base di un sistema culturale e valoriale di riferimento, produce di conseguenza superficialità, appiattimento, inaffidabilità…
E questo ha ricadute pesantissime sulla vita di tutti i giorni: in un mondo che cambia sempre più velocemente, non siamo più in grado di analizzare e comprendere le situazioni e il significato stesso delle parole.

Prendiamo ad esempio la situazione attuale di coloro che immigrano in Europa.
Movimenti migratori sono sempre esistiti nel mondo, a volte si è trattato di un fenomeno che si è riassorbito senza traumi per la società, altre volte, invece, si è trattato di vere e proprie invasioni.
E’ ovvio e scontato che la solidarietà verso chi è in difficoltà deve essere sempre un valore condiviso. Ma siamo davvero certi di sapere cosa significhi davvero la parola “solidarietà” e che sia corretto impiegarla per ogni situazione estrapolandola dal suo contesto?
Una persona soffre: ha bisogno della nostra solidarietà… chi sia, perché soffre e perché chiede aiuto fa parte del contesto che la maggior parte della popolazione ignora completamente. Siamo certi che sia giusto e corretto usare la parola “solidarietà” in modo automatico e acritico?

In generale, semplificando molto, le informazioni che riceviamo dai mass media circa gli immigrati sono:
1.      nei paesi del Terzo Mondo ci sono tante guerre;
2.      nei paesi del Terzo Mondo le persone muoiono di fame;
3.      l’Occidente deve aiutare il Terzo Mondo;
4.      l’Italia deve accogliere tutti altrimenti mostra di non avere umanità e solidarietà;
5.      le ONG sono le uniche associazioni umanitarie che possono aiutare i migranti;
6.      bisogna accogliere tutti per non compiere di nuovo gli errori accaduti in passato.

Tutto apparentemente corretto, ma andiamo ad analizzare la situazione nel dettaglio:

1.      Nei paesi del Terzo Mondo ci sono tante guerre…
Anche l’Europa ha subito guerre devastanti e vi sono state emigrazioni, ma certamente non ingenti come quelle a cui stiamo assistendo adesso. Inoltre, per quanto riguarda, ad esempio, la situazione italiana, studiando un po’ di storia si scoprirebbe che molto spesso dietro a questi flussi di migranti vi sono veri e propri accordi polico-economici tra i paesi interessati che nulla hanno a che vedere con la parola “solidarietà”. Possibile, comunque, che se c’è una guerra è automaticamente normale e giusto che la popolazione scappi e vada in altri paesi, comunque non limitrofi, ma lontani, come è, ad esempio, l’Europa per il continente africano?… C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

2.      Nei paesi del Terzo Mondo le persone muoiono di fame…
E’ vero che nel Terzo Mondo molta gente muore di fame e vuole scappare… eppure è noto che coloro che scappano pagano somme non indifferenti agli scafisti per fuggire. E poi, perché mai l’Occidente non mette in atto nessuna procedura per minare il lavoro degli scafisti che sono ladri e approfittatori immorali? Gli immigrati comunque danno loro tanti soldi, ma, allora, sono davvero poveri oppure no?… C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

3.      L’Occidente deve aiutare il Terzo Mondo…
E’ vero che il mondo occidentale non può rimanere inerte di fronte ai problemi del Terzo Mondo, ma come mai la maggior parte dei migranti approda in Italia? Solo recentemente qualcosa è cambiato e la reazione durissima del presidente francese Macron, e non solo, contro l’Italia è un indicatore evidente di come l’Europa dia assolutamente per scontato che tutti debbano arrivare in Italia, ma perché? Perché quasi tutti danno per scontato che solo l’Italia debba accogliere tutti coloro che arrivano sulle sue coste e che questo sia giusto? C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

4.      L’Italia deve accogliere tutti altrimenti mostra di non avere umanità e solidarietà…
Considerando la crisi finanziaria che stiamo affrontando, è evidente che continuare ad accogliere tutti è semplicemente un suicidio per l’Italia, non credo che ci vogliano capacità analitiche professionali per capirlo. L’Italia deve essere per forza il “primo approdo” per tutti al di là delle proprie capacità di accoglienza altrimenti è “disumana”? C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

5.      Le ONG sono le uniche associazioni umanitarie che possono aiutare i migranti…
E’ vero che spesso lo Stato non è in grado da solo di assistere coloro che hanno bisogno di aiuto e il fatto che vi siano persone che svolgono attività di volontariato nell’aiuto dei più deboli è giusto e bellissimo, ma questa attività dovrebbe essere solo di supporto all’azione dello Stato. Ma com’è che sembra che senza ONG non si riesca più a soccorrere nessuno?
E poi ci vorrebbe una estrema chiarezza circa il lavoro delle ONG, proprio per evitare accuse davvero infamanti di lucrare sui migranti: lo Stato dovrebbe chiarire bene chi sono le ONG autorizzate a intervenire (è chiaro che debbano avere una serie di precisi requisiti per operare), se la loro attività è svolta solo su base volontaria o se i loro membri sono pagati e, in caso positivo, da chi? Dallo Stato? E perché lo Stato non riesce a organizzare propri uffici per far fronte all’emergenza? Perché le ONG sono diventate i principali soggetti coinvolti nell’aiuto ai migranti? C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

6.      Bisogna accogliere tutti per non compiere di nuovo gli errori accaduti in passato…
Sempre a proposito di questa “solidarietà acritica”, sui mass media compaiono paragoni agghiaccianti e antistorici con la Shoah che mostrano una profonda ignoranza della situazione. Ogni fatto va contestualizzato e affermare che l’aiuto ai migranti oggi è uguale all’aiuto – che non c’è stato – agli ebrei durante la Shoah è mostrare una superficialità terribile. Perché l’idea che l’Europa, anzi, l’Italia, provi a difendersi da un’ondata migratoria senza precedenti a cui non riesce a far fronte, non risulta una semplice, banale e normale politica di autotutela, mentre qualsiasi no ai migranti viene interpretato automaticamente come un’offesa all’umanità? C’è qualcosa che non torna in questo ragionamento…

La parola “solidarietà” applicata a quello che sta accadendo oggi nel Mediterraneo, è quasi sempre usata in modo completamente distorto, antistorico e fazioso. L’accogliere chiunque in nome di una “solidarietà acritica” è una politica suicida verso il proprio Paese che forse nasconde ben altri interessi.

E gli esempi di ragionamenti “che non tornano” e parole, di cui si è perso il significato reale, usate a sproposito, potrebbero moltiplicarsi…

E’ giusto che ognuno manifesti la propria opinione e quindi non mi stupisce di leggere articoli faziosi che distorcono la realtà e manipolano il significato delle parole.
Quello che mi spaventa è che non vi sia un’alzata di scudi consapevole contro di ciò.

La nostra società sta perdendo l’abitudine al ragionamento critico in favore di una molto più facile e accessibile superficialità, banalizzazione, appiattimento, accettazione passiva, giustificazione di qualsiasi comportamento e disinteresse…

Il problema è che non è affatto facile ragionare in modo critico, crescere in modo consapevole e con un’identità e valori forti, svolgere un ruolo attivo all’interno della società, ambire a voler essere protagonisti sui Social Network e sui mass media in generale, e via dicendo. Tutto ciò è ormai accessibile a tutti, ma ci si dimentica troppo spesso che, per farlo bene, bisogna avere gli strumenti necessari e per averli è fondamentale faticare, impegnarsi.

 

di Silvia Haia Antonucci

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